Museum staff picket Tory summer ball at V&A

Protestors are demanding a pay rise in line with inflation – Photo by Jess Hur

Members of the Victoria and Albert Museum’s (V&A) PCS union branch joined a picket last night outside the London museum during the Conservative Party’s summer fundraising gala.

The demonstration was organised by PCS Culture Group to demand a higher pay rise than the 2-3% proposed by the UK Government for public culture sector workers. The union has described the settlement as a “real-terms pay cut” in light of the cost of living crisis, which has seen inflation spiral by 11%.

The picket was joined by Labour MP John McDonnell, who said the Tory party was “using our museum as the venue for a £20,000 a table fundraiser for their wealthy donors at a time when people are struggling to feed their children and make ends meet”.

Cabinet ministers including the culture secretary Nadine Dorries were booed as they arrived at the museum for the event. Prizes auctioned off included a £30,000 wine tasting, a £37,000 shooting weekend and a £120,000 dinner with David Cameron, Theresa May and Boris Johnson.

In a statement before the protest, PCS industrial officer Steven Warwick said: “Knowing that Tories will welcome in the summer dining at a table which costs more than many museum workers make in a year is shameful. It is a kick in the teeth to the people who kept this museum running during a pandemic, many of whom lost their jobs because of the government’s inadequate Covid response.”

It is not yet clear whether museums sponsored by the Department for Digital, Culture, Media & Sport, including the V&A, will be subject to the public sector pay cap this year; the museum freedoms that usually exempt them from the cap were suspended in 2020/21 due to Covid. Unions have said that, regardless of the situation, pay settlements at national institutions are likely to be difficult this year.

A spokeswoman for the V&A said: “We have not yet reached agreement on a pay settlement for 2021-22 so are unable to comment on this further.”

The campaign group Led By Donkeys has criticised the V&A’s decision to host the event, saying it breached impartiality rules for public institutions because the ball was a political event that acted as an opportunity for “wealthy individuals to gain access to cabinet ministers to successfully lobby them on behalf of their business interests”.

Led By Donkeys said the museum’s impartiality had also been compromised at a recent fundraising lunch for the Conservatives, in which one of the prizes auctioned off was an exclusive tour by V&A chair of trustees Nicholas Coleridge, who is a Tory donor. Conservative Party chairman Ben Elliott also sits on the museum’s board.

The group said: “The code of conduct for board members of public by bodies like the V&A says trustees should be, and be seen to be, politically impartial and should not occupy a high-profile role in a political party.”

The V&A told the group that no staff or resources had been involved in the tour and no special access to the museum was offered.

The V&A’s director Tristram Hunt defended the decision to host the ball, tweeting: “Private venue hire is an important income stream to ensure the V&A stays free and open for everyone, and the collections cared for. Political parties are very welcome to rent out spaces on commercial terms. Personally, I hope the Labour Party might one day be in a position to do so.”

A spokesperson for the V&A told Museums Journal: “The event was a standard corporate hire. None of our trustees were involved in the process of contracting the event. All rates charged for the event were in line with those advertised publicly online, with no special discounts or dispensations.

“The V&A is partially funded but depends upon other forms of income generation to sustain our programme of exhibitions, events and education work, as well as maintaining our collections and galleries. This income generation includes corporate hire of our venue spaces as well as our membership programme, our temporary exhibitions, retail and sponsorship.”

Source:: Museum Association https://www.museumsassociation.org/museums-journal/news/2022/06/museum-staff-picket-tory-summer-ball-at-va/#

LondonLife – Scenes from the Platinum Jubilee celebrations…

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C’era una volta il biglietto di carta…

C’era una volta in un tempo lontano, quella piccola cosa che si chiamava biglietto di carta. Per andare a teatro, al cinema, ad un concerto o ad un museo, in aereo o a qualche evento sportivo, si riceveva un piccolo tagliando colorato che attestava l’avvenuta transazione e il nostro diritto si entrare nel reame (più o meno) fatato per cui ci si era dati pena di attendere in fila, e pagare.

Ricordo con affetto i distributori automatici di biglietti nell’atrio principale della Royal Festival Hall o del National Theatre. Prenotavo spettacoli e concerti da casa e quando passavo da quelle parti, inserivo la mia carta di credito e la macchinetta si metteva in moto, stampando allegramente i miei biglietti per gli eventi per i mesi a venire. Riponevo quei tesori in una busta e ogni tanto li andavo a guardare, pregustando gioie future: una soddisfazione pazzesca.

Poi è arrivato il Covid e, quella che già era una tendenza diffusa, ma opzionale (che si poteva scegliere tra il biglietto fisico e quello digitale) è divenuta standardizzata a Londra. Certo, consentendo di effettuare la transazione senza alcun contatto, l’e-ticket e il QR code necessario per il sistema Test and Trace del governo, hanno permesso a musei, teatri, negozi e ristoranti e di riaprire cautamente le porte al pubblico nel bel mezzo della pandemia. Che al giorno d’oggi, poiché anche lo smartphone più basilare può scaricare e visualizzare gli e-ticket, non è necessario stamparli, sono più economici, sostenibili e non si perdono nella posta o tra le pile di carta della scrivania…

Ma a livello emotivo, non sono la stessa cosa. Almeno non per me che da quando ero piccola conservo i biglietti delle cose che faccio, degli spettacoli a cui vado, delle mostre che vede. Biglietti che trovano posto su l’album di ritagli del momento, insieme a qualche nota personale, e che mi piace riguardare ogni volta che mi sento nostalgica. Stampare i biglietti digitali non ha senso – vanifica l’idea stessa della sostenibilità. E comunque non è la stessa cosa.

E se i vantaggi della tecnologia e digitalizzazione che ci separano da certi oggetti fisici ormai considerati obsoleti come i CD, i DVD, le musicassette e i biglietti di carta appunto – bisogna convenire che guardare con aria sognante un codice a barre, non da’ certo la stessa soddisfazione del rigirare tra le mani un colorato biglietto stropicciato. Che difficilmente un QR code sarà in grado di sollecitare nel nostro cervello quelle epifanie sensoriali che Proust chiamava memoria involontaria, in grado di restituirci un ricordo intatto, insieme alle sensazioni fisiche che si erano provate, gli odori, i colori, i suoni…

Red is the colour

La Ferrari non è l’unica iconica “rossa” del design italiano. C’è anche la cosiddetta Rossa Portatile, quella progettata da Ettore Sottsass e Perry A. King per Olivetti. Chi come me appartiene alla Generation X cresciuta a cavallo tra i due mondi, pre e post computer, naturalmente sa che mi riferisco alla scintillante macchina da scrivere Valentine di Olivetti.  

Come gli abiti che indossiamo, anche gli oggetti di cui ci circondiamo nelle nostre vite rappresentano sogni ed aspirazioni. La Valentine non è solo un’icona del design italiano, ma il simbolo del momento storico in cui è nata, caratterizzato dalle forti rotture sociali, politiche e culturali. Prodotta a partire dal 1969, l’Olivetti diventa da subito un oggetto di culto tanto che nel giro di due anni un esemplare viene acquisito dal MoMA per la propria prestigiosa collezione.

Olivetti Valentine, Paola Cacciari

La Valentine è la prima macchina interamente in plastica. La sua caratteristica principale è la portabilità e l’integrazione dell’oggetto alla sua custodia: la parte posteriore della macchina è essa stessa la “chiusura” della valigetta, e include la maniglia. Si chiude con due semplici sicure di gomma laterali e, protetta dal suo “guscio”, è pronta ad essere portata in giro nel mondo.

Con la Valentine si voleva rinnovare il successo della Olivetti Lettera 22 ma anche l’immagine dell’intera azienda. La portatile non era destinata a tecnici ed esperti, ma concepita come un oggetto pop per tutti. Alla sua uscita la si poteva trovare in mano (si fa per dire) a stelle del cinema come Richard Burton ed Elizabeth Taylor, o immortalata sulla pellicola come quella che si vede nella stanza del giovane Alex, il protagonista del film Arancia Meccanica, diretto da Stanley Kubrick nel 1971.

“Forse tutta la grafica con la quale abbiamo annunciato la Valentine, non è perfetta: forse si scosta molto dalla antica, famosa, favolosa, classica impostazione della Olivetti, ma spero ci sarà perdonata la presunzione — che certo non è irriverenza — per aver tentato un’apertura verso i nuovi tempi e anche verso la nuova struttura dei programmi dell’industria che affronta ogni giorno responsabilità più vaste e società più coscienti,” affermava Ettore Sottsass.

Ma l’impatto della Valentine va oltre la sua funzionalità. È la rappresentazione del desiderio di libertà di un periodo storico unico.

2022 ©Paola Cacciari

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