Oscar italiani – Mediterraneo, il viaggio epico rivisitato attraverso la lente della denuncia contemporanea: Il non ritorno ad “Itaca”, la fuga

Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores. Premio oscar come miglior film straniero con Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Claudio Bisio e Vana Barba. Il non ritorno ad “Itaca” di Ulisse, il viaggio della fuga. Ultimo film della trilogia della fuga di Gabriele Salvatores

Oscar italiani – Mediterraneo, il viaggio epico rivisitato attraverso la lente della denuncia contemporanea: Il non ritorno ad “Itaca”, la fuga

Angelo Minghetti, ceramista e bolognese

Chi l’avrebbe mai detto! Che proprio nelle sale delle ceramiche del “mio” museo ci fosse un pezzo di Bologna! Anzi non uno, ma tre, che questi grandi busti in terracotta invetriata raffiguranti gli imperatori Tiberio, Caligola e Domiziano furono prodotti nientemeno che dal mio concittadino Angelo Minghetti tra il 1858 e il 1885.

Angelo Minghetti, Busto dell’imperatore Calingola. Victoria and Albert Museum, Londra 2018 ©Paola Cacciari

Nato a Bologna il 16 giugno 1822 il quinto di nove figli, Angelo Minghetti è costretto, ancora fanciullo, a sbarcare il lunario lavorando presso un fornaio per contribuire alle finanze famigliari, che erano nettamente peggiorate quando il padre fu fu chiamato a servire nelle campagne d’Italia, Spagna e Russia nel periodo napoleonico.

Dopo l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si era iscritto alle classi di elementi d’ornato ed elementi di figura, Minghetti si trasferì ad Ancona, diventanto nel 1841 fuciliere e scrivano dell’esercito pontificio. Ma nel capoluogo marchigiano fu vittima di una calunnia e, accusato di furto, fu processato dal tribunale militare di Ancona – accusa dalla quale fu assolto nel 1843.

Il danno, tuttavia, era fatto e nel febbraio del 1842 il nostro eroe fece ritorno a Bologna dove, dopo la morte del padre, lavorò come imbianchino, decoratore e liquorista. Nel 1848 Minghetti combatte sulle barricate durante i moti risorgimentali bolognesi e l’8 agosto partecipò alla battaglia della Montagnola, combattuta l’8 agosto 1848 tra i cittadini bolognesi e le truppe dell’impero austriaco.
Terminati gli scontri, l’inquieto Minghetti iniziò la produzione di ceramiche collaborando con la fabbrica Bucci di Imola nel 1848 per poi tonare a Bologna una volta appresi i segreti del mestiere.

E fu nella città felsinea che, nel 1858, Minghetti aprì la sua prima fornace in palazzo Pepoli, in via Castiglione. L’ampliamento dell’attività richiese una nuova fornace che nel 1864 lui aprì in palazzo Malvasia in via Zamboni e successivamente, dal 1878, in via S. Vitale 87.

Minghetti si dedicò anche alla produzione di ceramiche ispirate a modelli rinascimentali, specialmente a quelli dei Della Robbia, presentando per la prima volta le sue opere nel 1869 all’Esposizione dell’agricoltura industriale di Bologna, dove fu premiato con una medaglia d’argento. Nel 1870 espose anche all’International Exhibition of world a Londra e nello stesso anno alla Mostra d’arte a Roma. Il successo crebbe ulteriormente all’Esposizione universale di Vienna del 1873, dove fu premiato con medaglia al merito per aver presentato un vaso di maiolica alto m 2,30, un’opera dall’altezza mai proposta a quel tempo e la cui decorazione era ispirata al Trionfo di Bacco carraccesco della galleria Farnese. L’opera colpì perché la realizzazione e la decorazione facevano sembrare la ceramica un vero vaso antico, tanto che Minghetti fu considerato il rinnovatore della ceramica italiana e gli fu conferito il diploma d’onore. All’Esposizione nazionale di Milano del 1881 fu premiato con medaglia d’oro.

Morì a Bologna nel febbraio 1885 e riposa nel cimitero della Certosa in una tomba in ceramica che ricorda la tipologia dei Della Robbia, secondo il volere dei figli Gennaro e Arturo, divenuti titolari della ditta Minghetti nel 1885. La manifattura fu attiva fino al 1967. Nel 1949 fu aperto in piazza Galvani a Bologna un negozio di ceramiche Minghetti, che cessò l’attività nel 1989

2020 © Paola Cacciari

Dizionario Biografico degli Italiani Minghetti

Ladoga: la Strada della Vita

La quarantena ha decisamente allargato i miei orizzonti in fatto di cinema e TV, soprattutto internazionale e durante questo periodo di riposo forzato mi sono dilettata con sceneggiati storici e gialli islandesi, tedeschi, francesi e soprattutto, russi.

E tra gli innumerevoli programmi disponibili su Amazono Prime mi sono imbattuta in questo bellissimo Ladoga: Saving the Road of Life, A World War II Story (in russo, con sottotitoli in inglese), la storia di come, nel 1941, un gruppo di coraggiosi, uomini e donne, ha rifornito la città di Leningrado che i tedeschi cercavano di far capitolare con la fame.

Ladoga: Saving the Road of Life, A World War II Story

Per 900 giorni l’antica capitale di Pietro il Grande fu sottoposta ad un assedio feroce, durante il quale i suoi abitanti furono sottoposti a fame, freddo e bombardamenti continui raccontato magnificamente dallo storico Harrison E. Salisbury nel suo libro I 900 giorni (The 900 Days: The Siege of Leningrad).

L’unica speranza (e l’unico accesso) all’assediata città di Leningrado, altrimenti circondata su tutti i fronti dagli eserciti tedesco e finlandese che ne impedivano gli approvvigionamenti, era data dalla Strada della Vita.

Si trattava di una strada sul ghiaccio e neve che correva per circa 48 km attraverso il lago ghiacciato di Ladoga, di cui una parte della sponda orientale era rimasta in mano sovietica, permettendo così il trasporto di rifornimenti a Leningrado tramite camion sul ghiaccio in inverno, e in barca in estate. Inutile dire che il percorso era incredibilmente pericoloso che alle insidie del ghiaccio che si poteva rompere in ogni momento, si aggiungevano i continui bombardamenti dell’aereonautica tedesca, e nella sola prima settimana del loro utilizzo, più di quaranta camion di rifornimento erano sprofondati nel ghiaggio con il loro carico di uomini e materiali. Ma non c’era altra via, che oltre a trasportare migliaia di tonnellate di munizioni e provviste di cibo ogni anno, la Strada della Vita era anche la principale via per evacuare i milioni di sovietici intrappolati nella città affamata. La strada oggi fa parte del patrimonio mondiale dell’umanità.  E con giusta ragione.

Lo sceneggiato in 4 puntate Ladoga: Saving the Road of Life, A World War II Story  è disponibile su Amazon Prime

Quando il “politically correct” diventa esso stesso intolleranza

Usa, da Rushdie a JK Rowling, oltre 150 intellettuali contro la nuova intolleranza “politically correct”

“Ci sono autori di bestseller, ma anche il saggista Ian Buruma e il linguista e attivista Noam Chomsky tra i firmatari della lettera aperta su “Harper’s Magazine”. Un appello a non trasformare le proteste per la giustizia razziale “in un brand dogmatico e coercitivo”

Ci sono femministe come la romanziera Margaret Atwood, afroamericani come il jazzista Wynton Marsalis, guru della sinistra radicale come Noam Chomsky, paladini della libertà di parola come Salman Rushdie e l’autrice di bestseller JK Rowling o il saggista Ian Buruma, tra gli oltre 150 accademici, scrittori, giornalisti e artisti di fama mondiale che hanno sottoscritto una lettera aperta pubblicata su Harper’s Magazine, ripresa dal New York Times e da molte importanti pubblicazioni mondiali.

Si ribellano contro il clima di caccia alle streghe che domina nel mondo della cultura e dei media dopo l’uccisione di George Floyd, la nuova intolleranza degli estremisti dell’anti-razzismo e dei demolitori di statue, di tutti coloro che guidano “epurazioni” nelle redazioni, censurano le opinioni diverse, impongono un pensiero unico politically correct.

I firmatari hanno sostenuto e partecipato alle manifestazioni contro la brutalità della polizia e le disuguaglianze razziali che si sono moltiplicate negli Stati Uniti e in tutto il mondo dopo la morte di George Floyd. Era disarmato e afroamericano. Un ufficiale di polizia si è inginocchiato sul suo collo per quasi nove minuti a Minneapolis il 25 maggio fino a soffocarlo. Tuttavia, la lettera dice anche che le reazioni sono andati a scapito del dibattito aperto e hanno permesso al conformismo ideologico di erodere la tolleranza delle differenze.

Nella lettera si legge anche che “le potenti proteste per la giustizia sociale e razziale” non dovrebbero trasformare “la resistenza in un brand dogmatico e coercitivo”. Il libero scambio di informazioni e idee sta diventando sempre più limitato, avvertono i firmatari che aggiungono che la censura si sta diffondendo ampiamente in tutta la cultura attraverso la pratica del “public shaming”, la “gogna pubblica”, una tendenza a dissolvere questioni politiche complesse in una “accecante certezza morale” e un’intolleranza di opinioni opposte.

“Le cattive idee si sconfiggono attraverso la loro esposizione, l’argomentazione e la persuasione, non cercando di zittire o allontanarle. Rifiutiamo qualsiasi falsa scelta tra giustizia e libertà. L’una senza l’altra” non possono esistere, aggunge la lettera. (articolo preso da La Repubblica 08 Luglio 2020)

Il testo per intero della lettera pubblicata su Harper’s Magazine qui

Addio Ennio Morricone, le sue sette più belle composizioni

Il grande musicista e compositore fu autore delle colonne sonore più belle del cinema italiano e mondiale. Da Per un pugno di dollari a C’era una volta in America, da Nuovo cinema Paradiso a Malena. Continue reading Addio Ennio Morricone, le sue sette più belle composizioni at Uozzart.

Addio Ennio Morricone, le sue sette più belle composizioni

Anna Karenina

OTTO DOMENICHE IN RUSSIA, OVVERO QUALCHE RIFLESSIONE SU QUESTA PRIMA SPLENDIDA LETTURA DI GRUPPO Leggere Anna Karenina non è mai stato nei miei piani. Ho una lista infinita di libri che vorrei leggere, un buon cinquanta per cento è composto da grandi classici ma Anna non era in cima alla lista. Ad un certo punto, […]

Anna Karenina