Letteratura straniera – Il Cinquecento in 3 libri e un grande autore

La letteratura straniera del Cinquecento in tre grandi opere: Utopia, Gargantua e Pantagruel, Vita di Lazarillo de Tormes e un grande autore: William Shakespeare. Continue reading Letteratura straniera – Il Cinquecento in 3 libri e un grande autore at Uozzart.

Letteratura straniera – Il Cinquecento in 3 libri e un grande autore

Dalle cortigiane a Guerre Stellari: il Kimono si racconta 👘

Nella tristezza generale che avvolge questo Ottobre punteggiato da crisi, ristrutturazioni e licenziamenti anche nel museo in cui lavoro, la visita fuori orario alla mostra Kimono: Kyoto to Catwalk, è stato un raro momento di leggerezza. In fondo, la bellezza fa sempre bene al cuore. E di bellezza in quelle sale ce n’era in abbondanza.

Un semplice pezzo di tessuto con cuciture dritte che viene avvolto da sinistra a destra intono al corpo, fissato con una fascia chiamata obi, il kimono è esattemente quello che dice di essere: “una cosa da indossare”.

Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari

E se per i giapponesi continua ad essere il simbolo della cultura nazionale, per noi altri comuni mortali resta un qualcosa di esotico e affascinante che sa dei tessuti leggeri di Paul Poiret e Mariano Fortuny. Che d’altronde utilizzano a piene mani questo indumento per rivoluzionare la moda femminile e liberare il corpo delle donne dalle costrizioni della moda dell’epoca.

Il kimono è sconcertante per chiunque sia abituato ai principi dell’abbigliamento occidentale. Invece di esaltare o esagerare il corpo, il kimono lo ignora: un singolo pezzo di stoffa fatto per esaltare disegno, tessuto e colore, non la forma.

Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari


La storia del kimono comincia all’inizio del XVII secolo, quando la stabilità economica e politica assicurata al Giappone dalla dinastia Edo (1603-1868) permette alla gente di dedicarsi ad altre cose oltre che alla guerra. A quel tempo il kimono è, per cosi dire, un indumento democratico, indossato da tutti, senza differenza di genere o status. Ma le cose erano destinate a cambiare.

1847-52 woodblock print by Utagawa Kunisada. Photograph: Courtesy of the Victoria and Albert Museum, London.

Anche nell’elegante Giappone di quel tempo le tendenze di costume erano dettate da soliti “pochi” (samurai, artisti e cortigiane) ed erano avidamente seguite dai “molti”, la classe media che, assetata di novità e ossessionata dalla necessità di stabilire il proprio status nella gerarchia sociale, si getta con entusiasmo nell’imitazione dell’elite. Il che significa l’acquisto smodato di stoffe e kimono sempre più lussuosi e sorprendenti. E come accadeva in Occidente, anche nel Giappone all’inizio del XIX secolo artisti, negozianti ed editori di stampe si gettano con gioia in quella che considerano come una magnifica opportunità di business.

Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari

Quando poi, nel 1850, quando il Giappone è costretto dalle potenze straniere presenti sul suo territorio, ad aprire i suoi porti al commerci con il resto del mondo, la sua industria tessile evolve rapidissima e il kimono comincia a furoreggiare ovunque, la sua forma avvolgente che colpisce l’immaginazione dei designer del XX secolo – da Paul Poiret, Paul Poiret (autore di un avvolgente mantello color senape, che pende liberamente dalle spalle ed è catturato lateralmente da un grande fiocco piatto) a Mariano Fortuny e Arthur Liberty

Mantle, 1913 by Paul Poiret. Photograph: V&A

Ma anche ai nostri giorni la linea del Kimono non cessa di ispirare gli stilisti contemporanei, come dimostrano gli abiti creati da Alexander McQueen per Björk per la copertina dell’album Homogenic e Jean Paul Gaultier per il video di Madonna Nothing Really Matters esibiti accanto ad una sorta di vestaglia appartenuta a Freddie Mercury. Accanto, i costumi di Star Wars – e anche una tiepida amante del cinema come lo sono io non può non sostare con una certa devota trepidazione davanti al leggendario costume indossato da Alec Guinness per il ruolo di Obi-Wan Kenobi film del 1977…

Per gli appassionati di moda, l’elemento contemporaneo dell’ultima parte della mostra è certamente il più avvincente. Fin dai primi giorni della sua esportazione, il kimono ha subito infinite trasformazioni, le più recenti delle quali includono i modelli di John Galliano e Rei Kawakubo, oltre al sopra citato

Per gli appassionati di moda, l’elemento contemporaneo dell’ultima parte della mostra è certamente il più avvincente. Fin dai primi giorni della sua esportazione, il kimono ha subito infinite trasformazioni, le più recenti delle quali includono i modelli di John Galliano e Rei Kawakubo, oltre al sopra citato Alexander McQueen.

Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari
Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari

2020© Paola C. Cacciari

The Prospect of Whitby

Questo è il più antico pub sulle rive del Tamigi. Quando mi sono informato sul quartiere di Wapping ho letto anche dell’Execution Dock e di come questo pub abbia lo abbia riprodotto. In più qui si trova un photo-point, proprio sotto un pontile. This is the oldest pub on the banks of the Thames. When […]

The Prospect of Whitby

Ai Musei Capitolini il lockdown italiano visto dalla Stampa Estera

Prende il via giovedì 8 ottobre, sino al 1° novembre, a Palazzo dei Conservatori, la mostra fotografica “LOCKDOWN ITALIA visto dalla Stampa Estera”, a cura dell’Associazione della Stampa Estera in Italia… Continue reading Ai Musei Capitolini il lockdown italiano visto dalla Stampa Estera at Uozzart.

Ai Musei Capitolini il lockdown italiano visto dalla Stampa Estera

Un pensiero latino

Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle; è perché non osiamo farle che le cose sono difficili Lucio Anneo Seneca, nacque a Corduba, comune spagnolo situato nella comunità autonoma dell’Andalusia, nel 4 a.C. Morì a Roma nell’anno 65. Lucio Anneo Seneca, anche noto semplicemente come Seneca o Seneca il giovane, è […]

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The Shadow King di Maaza Mengiste

Non so quando questo libro sarà pubblicato in Italia. La campagna di Etiopia è stato un fiasco coloniale spiacevole da ricordare, messo a tacere per anni e di cui si parla ancora poco. Ed ora, con l’estrema destra che sta rialzando la testa dubito si voglia rispolverare quella lontana vergogna avvenuta nel 1935 e risuscitare fantasmi lontani di cui tanto poco si parla. Soprattutto a scuola, non c’è mai il tempo. Non c’è mai abbastanza tempo per fare tutto come si deve, soprattutto le cose importanti. Ne sa qualcosa la mia amica insegnante alle medie, che deve ricordare a se stessa tutti i giorni che le sue energie non sono inesauribili e che il lottare contro programmi scolastici miopi e ministri ciechi e sordi è come la battaglia di Don Chisciotte contro mulini a vento.

Secondo un recente sondaggio Eurispes, il 15 % degli Italiani intervistati neghi Auschwitz e la Shoah – una cosa non solo sconfortante, ma che ha addirittura dell’incredibile. Con questi presupposti non sorprende l’apocalittica ignoranza di gran parte di noi italiani nei confronti dei crimini coloniali commessi dagli nostri compartioti in Etiopia come in Libia – un crimine ripetutamente messo a tacere dalla stampa che non ha quasi traccia di quegli eventi nella nostra memoria nazionale. Inclusa la mia.

Map showing the military actions from February to May 1936
Map showing the military actions from February to May 1936

“Nelle famiglie etiopi” ha raccontato Maaza Mengiste (che in in Etiopia ci è nata nel 1974, ma da cui la sua famiglia è fuggita quando era una bambina per sfuggire al regime della giunta militare che aveva rovesciato l’imperatore Hailé Selassié I) durante una serie di conferenze a Ca’ Foscari “si parla molte volte degli italiani, e dei decenni che hanno trascorso sul Corno d’Africa. Gli anziani hanno decine di storie da raccontare sui bianchi che vennero dalle nostre parti. Invece, ho notato che in Italia questa cosa non accade. È sintomo di un passato che si vuole dimenticare, o che perlomeno non si accetta.” Una considerazione illuminante, che fa capire quanto sia controversa l’eredità del colonialismo nel nostro Paese.

Le sue ricerche hanno spesso portato Mengiste  ad incrociare la storia italiana. Ed è proprio il passato coloniale italiano al centro di The shadow King, il suo secondo romanzo (il primo, Beneath the lion’s gaze – Lo sguardo del leone, e’ stato pubblicato nel 2010 dall’editore Neri Pozza). 43726511

Raccontato da diverse prospettive, si concentra sull’esperienza delle donne etiopi che hanno giocato un ruolo fondamentale nella vittoria della guerra, così come su quella dei soldati italiani e del re esiliato, Hailé Selassié. Una storia, quella di Mengiste che attinge alla sua personale storia familiare, con un nonno che ha combattuto contro gli italiani – e una bisnonna che si era arruolata per combattere in prima linea durante la Guerra di Abissinia (1895-1896).

Ha imparato l’italiano per fare ricerche su questo libro. E questo l’ha avvicinata all’esperienza dei soldati fascisti.  Un passato di cui io stessa conosco pochissimo,  fino a quando mi e’ capitato di leggere questa intevista della Mengiste sull’Observer di Febbraio:

“Ero in tournée per il primo libro e sono andata in Calabria, nel sud Italia. Ho capito che molti dei fanti nel 1935 erano calabresi e siciliani. I generali venivano dal nord. Il popolo meridionale d’Italia, è il loro sangue in terra etiope.
Mi trovavo in una minuscola libreria di un piccolo paese della Calabria e durante la sessione di domande e risposte un uomo si è alzato e ha detto: “Vorrei parlarvi del 1935″. E l’intera stanza si è irrigidita.
L’Italia non ha parlato di questa storia; è ancora difficile per gli italiani capire cosa hanno fatto in Africa orientale. Alcune persone cominciarono a borbottare che si sedesse. Ma era visibilmente emotivamente scosso. Mi ha detto che suo padre era un pilota durante la guerra. Disse: “Mio padre ha lanciato del veleno sulla tua gente. Come posso chiedere il tuo perdono? ” E ha iniziato a piangere.

Ecco, perchè non se ne parla?

Massacri italiani in Etiopia e coscienza storica

E’ morto Quino, il papà di Mafalda: la strana genesi della bambina sempre polemica

Era il 1963 quando nacque Mafalda, il personaggio cult nato dalla penna di Quino. La genesi della piccola-grande bambina è abbastanza strana. Doveva infatti servire per una pubblicità… Continue reading E’ morto Quino, il papà di Mafalda: la strana genesi della bambina sempre polemica at Uozzart.

E’ morto Quino, il papà di Mafalda: la strana genesi della bambina sempre polemica

“BE A LEADER & TAKE A PAY CUT!”

Shout out to our Deputy Director Tim Reeve and Director Tristram Hunt for turning up to VE Briefing this morning to face one of the departments they are planning to make redundant! OH WAIT, THEY DIDN’T SHOW! (Isn’t that ironic)
So here’s what you wouldn’t let staff say to your face- BE A LEADER & TAKE A PAY CUT!

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