Arshile Gorky. Una retrospettiva. Londra, Tate Modern

Nato all’inizio del Novecento nell’Armenia occidentale allora parte dell’Impero Ottomano, Arshile Gorky (c.1904-1948) attraversa gli eventi dell’Europa d’inizio secolo con l’intensità di una cometa. Ha soli cinque anni Vosdanig Adoian quando vede il padre lasciare il piccolo villaggio di Khorkom per evitare di essere deportato dai Turchi. Va per cercare lavoro in America e promette alla moglie Shushan e ai due figli che presto avrebbe mandato loro il denaro per raggiungerlo. Ma gli anni passano e il denaro non arriva. Forse per ricordare al marito lontano la sua famiglia in Armenia, Shushan posa con il giovane Vosdanig per una foto. È il 1912. E su questa foto ritrovata anni dopo, Gorky basa le due versioni de The Artist and his Mother (circa 1926-36 e 1929-42). Per comprendere in pieno la potenza espressiva dell’arte di Gorky basta guardare questi due ritratti. Memorie dell’infanzia perduta e dell’esilio rese con una pennellata potentemente espressiva. Entrambi mostrano il giovane Gorky in piedi mentre stringe un piccolo mazzo di fiori; accanto a lui, siede la madre ieratica come un’icona bizantina. Gorky è un maestro di sintetismo.

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Arshile Gorky – The Artist and His Mother (ca. 1926-1936), Whitney Museum of American Art, New York City

Abbandonata al proprio destino e agli orrori del genocidio degli armeni operato dai Turchi a partire dal 1915, la piccola famiglia si rifugia in Russia. E qui, nell’inverno del 1918-19, Shushan muore di fame e di stenti tra le braccia del figlio quindicenne.
Gli orribili eventi di quegli anni segnano Gorky per sempre, caricandolo di una tristezza che finirà con lo schiacciarlo. Fugge in America nel 1920 con la sorella, e qui in questa nuova terra, Vosdanig Adoian diventa Arshile Gorky. ‘Gorky’, che nella sua lingua significa “l’amaro.” Ma anche in omaggio allo scrittore russo Maksim Gorky che, come lui, fece una vita errante e dolorosa.
A molti critici europei l’opera di Arshile Gorky appare poco originale. L’artista armeno-americano ha studiato profondamente la pittura europea e di ogni singolo quadro è facile individuare la provenienza. In bilico tra le forme biomorfiche di Joan Miró e il cubismo di Picasso, Gorky impiega quasi un decennio per trovare la sua voce. All’inizio della sua carriera dipinge pastiche di Cézanne, Léger, Kandisky e Miró realizzati attraverso gli esempi che vede nei numerosi musei di Boston e New York. Esempi che traduce su tela con una pennellata così densa e spessa da risultare quasi soffocante. Ma Gorky non copia: traduce. Come Hemingway and Scott-Fitzgerald scrivono in inglese, ma fanno una letteratura americana, così Gorky traduce la letteratura pittorica europea rendendola comprensibile in America.Se l’America tra le due guerre non è il posto migliore per un aspirante artista, la New York degli anni Venti al contrario è una città in grande fermento.

Qui il giovane Gorky stringe amicizie con gli artisti emergenti dell’avanguardia newyorchese Willem de Kooning, John Graham, Isamu Noguchi,David Smith. La sua grande opportunità arriva all’inizio degli anni Quaranta con la serie Garden in Sochi (1940-41) dove il recupero dell’infanzia perduta – la famiglia, il giardino assolato, una farfalla – coincide per Gorky con l’incontro con i surrealisti europei rifugiatisi a New York per sfuggire alla Seconda Guerra Mondiale. L’entusiasmo di André Breton gli apre le porte del movimento surrealista permettendogli di raggiungere un pubblico più vasto. Ma Gorky non è un surrealista: per lui il Surrealismo è accademismo in incognito. Quello che vuole è che i suoi dipinti siano riconosciuti come arte americana.

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 Arshile Gorky (1904-1948): Garden in Sochi, 1943. New York, Museum of Modern Art (MoMA)

Le sue liriche astrazioni spianano la strada all’Espressionismo Astratto che vedrà in Willem de Kooning, Mark Rothko, Jackson Pollock e Cy Twombly i suoi profeti.Gli anni della Seconda Guerra Mondiale sono sono i migliori per Gorky che  produce un’incredibile quantità di disegni. Nel 1941 sposa Agnes “Mougouch” Magruder e la coppia passa sempre più tempo in campagna.  L’incontro con il paesaggio della Virginia ispira opere come Untitled (Virginia Landscape)(1943) e Waterfall (1943) in cui l’astratto biomorfismo di Miró lascia il posto a leggeri veli di colore ispirati a Kandinsky in un miracolo di diafana leggerezza.
Ma il disastro è dietro l’angolo anche se, guardando gli evanescenti astrattismi dipinti da Gorky  negli ultimi anni, è difficile crederlo. Il 1946 è un anno terribile per il pittore che vede un incendio distruggere il suo studio polverizzando in un attimo un anno di lavoro, il cancro, il tradimento della moglie con il suo migliore amico e un grave incidente incidente automobilistico in cui si frattura l’osso del collo.  Precipita in una depressione da cui non uscirà più e che nel 1948 lo porterà al suicidio.
Una vita quella di Gorky cominciata e finita allo stesso modo: in tragedia.2010©Paola C. Cacciari

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