Musei britannici colpiti dalla crisi? In aiuto accorre la Tate…

Grande successo per la Tate Gallery quello dell’anno appena trascorso. E non solo per gli oltre sette milioni di visitatori che tra il 2009 e il 2010 l’hanno visitata facendo della galleria inglese il museo più popolare dopo il Louvre, ma anche (e soprattutto) per il numero delle opere d’arte prestate dalla Tate ad altri musei e gallerie in Gran Bretagna e all’estero, in un momento in cui il settore delle arti si trova ad affrontare una drammatica crisi.

In un periodo come questo infatti, in cui i finanziamenti statali a musei e gallerie sono seriamente minacciati da grossi tagli di budget, la strategia della Tate di condividere competenze e idee con altre istituzioni nazionali e internazionali attraverso una serie di collaborazioni che permetta loro di generare un reddito indipendente che contribuisca al loro mantenimento, si è rivelata un grande successo.
In occasione della pubblicazione del rapporto annuale 2009/10 infatti, il direttore della Tate Gallery Sir Nicholas Serota ha confermato che il programma di prestiti portato avanti dalla galleria è stato il più riuscito di tutti i tempi. Con 887 opere prestate a 130 sedi in Gran Bretagna e altre 443 a musei e gallerie del mondo – da Turner a Pechino a Nauman a Varsavia, da Jenny Holzer a Woking a Magritte a Città del Messico – il pubblico di oltre 252 istituzioni museali ha così potuto ammirare in situ alcuni tra i più grandi capolavori di tutti i tempi.
In quest’ottica si inserisce anche il tour dell’Artist Rooms, la straordinaria collezione di arte contemporanea acquisita dalla Tate Gallery nel 2008 in collaborazione con la National Galleries of Scotland dal collezionista Anthony d’Offay, che conta 725 opere di artisti del calibro di Diane Arbus, Joseph Beuys, Gilbert & George, Damien Hirst, Anselm Kiefer, Jeff Koons, Sol LeWitt, Richard Long, Robert Mapplethorpe, Bruce Nauman, Gerhard Richter, Ed Ruscha, Bill Viola, Andy Warhol. La collezione – che dal 2009 toccherà circa 18 musei e gallerie del Regno Unito – mira a creare una nuova risorsa da condividere con altri musei per interessare un pubblico più vasto all’arte contemporanea.
Ma la strategia di Tate dimostra anche la determinazione della galleria di cambiare l’angolazione all’interno della sua stessa collezione, più volte criticata per essere troppo incentrata sull’arte occidentale, con l’acquisizione di un maggior numero di opere d’arte di artisti internazionali provenienti dall’Algeria, Iran, Corea, Cuba e Sud Africa. E il nuovo programma della galleria inglese riflette questo maggiore internazionalismo con mostre dedicate al messicano Gabriel Orozco, al tedesco Gerhard Richter e la prima retrospettiva dello spagnolo Juan Mirò degli ultimi cinquant’anni. (paola cacciari)
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