Diaghilev e la storia dei Balletti Russi: l’altra rivoluzione russa

Venerdì sera alternativo, passato per una volta non al museo, ma ad un concerto della London Philarmonic Orchestra a sentire  La  sagra della  Primavera (Le Sacre du printemps) di Igor Stravinskij.

Ma questa di Stravinskij, lungi dall’essere una nuova sinfonia in realtà era la musica per il balletto da lui creato con la coreografia di Vaslav Nijinsky per i Balletti Russi di Djaghilev nel 1913. Come spesso accadde con i Balletti Russi, la prima rappresentazione al Theatre des Champs-Elysées di Parigi fece scoppiare una vero e proprio pandemonio tra quelli che ritenevano questo balletto un abominio e quelli che invece lo esaltavano come la nascita della musica moderna. Ma Stravinskij non sarebbe stato nulla senza il supporto di quel personaggio geniale che era Sergei (Serge) Pavlovich Diaghilev (1872-1929).

Nato in Russia nel 1872 da una famiglia aristocratica di Novgorod, Diaghilev studia legge all’università prima di dedicarsi alla pittura, al canto e alla musica. Critico d’arte e affascinato dal balletto, diventa consigliere artistico dei teatri Imperiali di Pietroburgo prima di fondare con gli amici Leon Bakst e Alexandre Benois la rivista d’avanguardia Il mondo dell’arte.

Affascinato dal balletto, che occupa nella cultura russa un ruolo molto più importante che in qualsiasi altra nazione europea (incluse Francia e Italia dove la danza classica era nata all’inizio del XIX secolo), nel 1909 Diaghilev si imbarca nell’avventura che diventerà la sua ragione di vita. Avventura che è stata sapientemente raccontata da Diaghilev and the Golden Age of the Ballets Russes, 1909 – 1929, un’elettrizzante mostra al Victoria and Albert Museum di Londra. Circa trecento oggetti che vanno da scenari teatrali cubisti a costumi originali disegnati da geni come Picasso, De Chirico, Bakst e Matisse, accompagnati da poster e filmati d’epoca cronologicamente organizzati nelle tre sale, ad esplorare la storia della compagnia e soffermandosi occasionalmente, su temi personaggi o tematiche.

"Sergej Diaghilev (1872-1929) ritratto da Valentin Aleksandrovich Serov" by Valentin Alexandrovich Serov - PDF (for version uploaded on 2 January 2014). Licensed under Public Domain via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Sergej_Diaghilev_(1872-1929)_ritratto_da_Valentin_Aleksandrovich_Serov.jpg#/media/File:Sergej_Diaghilev_(1872-1929)_ritratto_da_Valentin_Aleksandrovich_Serov.jpg

“Sergej Diaghilev (1872-1929) ritratto da Valentin Aleksandrovich Serov” by Valentin Alexandrovich Serov .

Critico d’arte e consigliere artistico dei teatri Imperiali di Pietroburgo, Diaghilev è passato alla storia per aver portato il balletto in generale – e il balletto russo in particolare – nel mondo degli sponsor privati (o quasi), nonchè per essere stato il più famoso omosessuale dal tempo di Oscar Wilde (che non a caso aveva incontrato e per cui nutriva grande stima).

E per chi come me è un po’ una profana in fatto di balletto (ma sto studiando molto…), la mostra del Victoria and Albert Museum è davvero illuminante. Che per esempio non sapevo che la compagnia di Diaghilev che per la cronaca comprendeva i migliori giovani ballerini russi, quasi tutti provenienti dal Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, come Anna Pavlova e Vaslav Nijinskij (la stella della compagnia, con cui l’impresario ebbe un’appassionata relazione) avesse collaborato con moltissimi artisti delle Avanguardie artistiche del Novecento, come Derain, Matisse e Picasso. O che avesse lanciato le carriere di musicisti come Stravinskij, Prokofiev, Rimsky-Korsakov e dei miei adorati francesi Satie, Debussy e Ravel!

Diaghilev reinventa la sua compagnia come laboratorio e piattaforma di lancio per le avanguardie, collaborando con artisti come Picasso, Cocteau, Derain, Braque e Matisse e lanciando la carriera di musicisti come Stravinskij e Prokofiev. Inizialmente ispirata all’arte russa della fine del XIX secolo, la compagnia dei i Balletti Russi durante i vent’anni della sua esistenza pertipatetica cambia completamente la percezione europea in fatto di musica, colore e movimento. Da Scheherazade che unisce la musica di Rimsky-Korsakov, il virtuosismo del danzatore Vaslav Nijinsky e i disegni di Léon Bakst, a Parade che vede all’opera i geni di Eric Satie, Cocteau e Picasso.

Vaslav Nijinsky in Le Spectre de la Rose, by Bert, 1913. Valentine Gross Archive, © Victoria & Albert Museum, London

Vaslav Nijinsky in Le Spectre de la Rose, by Bert, 1913. Valentine Gross Archive, © Victoria & Albert Museum, London

Ma durante i devastanti anni della Prima Guerra Mondiale (1914-18) la compagnia si trova tagliata fuori dai grandi circuiti dell’Europa occidentale di Londra, Parigi, Berlino e Montecarlo. E se nel 1914 Diaghilev e Stravinsky erano rispettabili cittadini dell’Impero Russo, soli quattro anni dopo si trovano improvvisamente esililiati e senza patria in fuga da una Russia Bolscevica devastata dalla Guerra Civile. Ma non tutto il male viene per nuocere. Perchè questi sono gli anni vedono l’entrata in scena dei modernisti russi Natalia Goncharova, Mikhail Larionov e Naum Gabo e la collaborazione con i Futuristi italiani di Marinetti.

Materiali e costumi riflettono le alterne fortune dei balletti Russi – fortune che spesso ridussero sull’orlo della bancarotta sia Diaghilev che i suoi sponsor. Ma è il potere evocativo dei piccoli oggeti quotidiani presenti nella mostra che cattura l’immaginazione e ricorda il duro lavoro dietro la leggenda dei Balletti Russi. Un paio di logore scarpette da ballo, il manoscritto de L’uccello di Fuoco di Stravinsky pieno di ripensamenti e di cancellazioni, le poche cose possedute da Diaghilev – il suo mantello  da viaggio, l’inseparabile cappello a cilindro e i binocoli con cui ha osservato i trionfi (e gli occasionali disastri) della sua compagnia.

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Illustrations by Léon Bakst

La rivoluzione creata dalla visione di Diaghilev nel mondo del teatro influenzerà le arti visive e la danza cambiando per sempre non solo coreografie e scenari, ma anche il gusto del pubblico.

Di Picasso il V&A si è assicurato la presenza del monumentale (10.4mx11.7m) sipario de Le Train Bleu, disegnato dallo spagnolo nel 1924 e da lui formalmente dedicato a Diaghilev. Sarà il sipario ufficiale dei Balletti Russi per gli anni a venire. E se le dimensioni sono sorprendenti, ancora di più lo sono i segni dell’usura, le pieghe sulla sua superficie. Un testamento alla durezza della peripatetica esistenza di Diaghilev e della sua troupe durante i venta’nni della loro esistenza.

Nell’agosto del 1929, Diaghilev (1872 –1929) si spegne, povero ed esausto, al Grand Hotel di Venezia.  Cosi povero che il suo funerale fu pagato dalla sua amica Coco Chanel. Per uno che un volta disse che “non si può vivere, si può solo essere” Diaghilev ha vissuto la sua vita con sorprendente intensità. Il repertorio dei Ballets Russes ancora oggi resta un’insostituibile risorsa per coreografi di tutto il mondo. Un miracolo, che ancora adesso cattura l’immaginazione.

Londra// fino al 9 Gennaio 2011

Diaghilev and the Golden Age of the Ballets Russes, 1909 – 1929,

vam.ac.uk

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3 pensieri su “Diaghilev e la storia dei Balletti Russi: l’altra rivoluzione russa

  1. come volevo scriverti ieri il balletto russo , la sua storia, i syoi protagonisti mi affascinano da sempre…grazie pertanto per questo articolo che mi è piaciuto davvero molto. buondì paola…anche a Londra

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