La grande moda di Yohji Yamamoto Victoria and Albert Museum

Enigmatico, iconico, evocativo, crea abiti dalle linee assimetriche, oversize, volutamente incompiuti. La semplicità, almeno in apparenza, e’ una delle caratteristiche degli abiti di Yohji Yamamoto (Tokyo, 1943). Come quella di piacere un po’ a tutti, anche a coloro che di solito non sono interessati alla moda. I suoi sono abiti dalla linea sobria, rilassata. Abiti fatti per sfidare il tempo. ‘Il tessuto per me è tutto’, afferma Yamamoto, semplicemente “Yohji” per i giapponesi e per gli addetti ai lavori. E le stesse persone che non si sognerebbero di indossare in un abito della stagione passata, si vantano allegramente di indossare lo stesso Yamamoto da vent’anni. Ma non  sono solo i tessuti di Yohji a brillare nelle sale del V&A, ma il suo intero brand, il contegno, la dedizione, l’innegabile talento di questo personaggio che, con Kenzo ed Issey Miyake, appartiene al  pantheon dei grandi della moda giapponese.

Yohji Yamamoto at the Victoria and Albert Museum, London 2011.

Yohji Yamamoto at the Victoria and Albert Museum, London 2011.

Nato a Tokio nel 1943, Yohji Yamamoto si laurea in legge alla università di Keio nel 1966, prima di dedicarsi agli studi di design della moda nel 1972. È del 1977 la sua prima linea di pret-a-porter, prima del successivo debutto sulle passerelle di Parigi nel 1981 con abiti che sembrano troppo grandi o incompleti che giocano sull’idea del genere o transgenere e sull’ironia. È la consacrazione.

In anni più recenti Yamamoto ha avviato diverse collaborazioni con marchi come Adidas (una linea di abbigliamento sportivo chiamata Y-3), Hermès, Mikimoto e persino l’italianissima Mandarina Duck, che hanno aumentato il bacino di utenza del brand giapponese, permettendogli di aprire nuovi negozi nel mondo, e la prima boutique Y-3 a New York.

Yohji Yamamoto at the Victoria and Albert Museum, London 2011.

Yohji Yamamoto at the Victoria and Albert Museum, London 2011.

Le collaborazioni con grandi artisti da Elton John, ai Placebo, da Takeshi Kitano (per il quale ha realizzato i costumi per i film Brother, Dolls e Zatoichi) a Pina Bausch hanno permesso allo stilista di mostrare differenti lati della sua estetica e della sua creatività. Fra gli entusiasti di Yamamoto si possono citare Herbie Hancock, Chris Lowe, Pete Wentz, Steve McQueen, la stilista Donna Karan, e l’attore Justin Theroux. Yamamoto ha anche disegnato i costumi di scena per i concerti di Jean Michel Jarre.

Yohji Yamamoto at the Victoria and Albert Museum, London 2011

Yohji Yamamoto at the Victoria and Albert Museum, London 2011

E se le scelte dei curatori possono sembrare azzardate se non caotiche, questo è dovuto anche al rifiuto di Yamamoto di scendere a compromessi con un percorso espositivo stabilito e di piegarsi a stereotipi di genere. Perchè è proprio la qualità strutturale dei suoi abiti a regnare sovrana tanto nello spazio bianco accecante della mostra (così bianca e pura da ricordare un set fotografico) quanto nei sei display-satelliti che punteggiano aree diverse del museo attentamente selezionate da Masao Nihei, che di Yamamoto è il più stretto collaboratore nonché disegnatore e scenografo.

 

Londra//fino al 10 Luglio 2011.

Yohji Yamamoto

Victoria and Albert Museum, Cromwell Road, London, SW7 2RL, UK

 

 

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