Edmund de Waal: a thousand hours


E’ forse piu noto come l’autore di Un’ereditá di avorio ed ambra, il bestseller che traccia la storia della sua famiglia, gli Ephrussi, banchieri ebrei ricchi e famosi quanto i Rothschild attraverso il viaggio dei 264 netsuke lasciategli in ereditá dal suo prozio Iggie, ma Edmund De  Waal è prima di tutto un ceramista.
Nato a Notthingham nel 1964, dal Reverendo Viktor de Waal, un sacerdote della Chiesa anglicana e dalla storica Esther Moir e cresciuto tra Lincoln e Canterbury, deWaal scopre la la sua vocazione per la ceramica quando, a cinque anni il padre lo porta con sé ad una lezione serale di ceramica. E da lì non si é più fermato. Curatore, critico d’arte e storico dell’arte e professore di ceramica alla University of Westminster, ha creato installazioni per Tate Britain, il Victoria and Albert Museum, Chatsworth e Kettle’s Yard. Per Un’eredità di avorio e ambra, ha ricevuto il Costa Biography Award, l’Ondatjee prize e il premio ‘New Writer of the Year’ al Galaxy Book Awards.

Edmund de Waal with his artwork A Thousand Hours Photo: Ben McMahon


E se Un’ereditá di avorio ed ambra é una storia magnifica magnificamente scritta, ci sono molte risonanze tra il libro e a thousand hours, la sua ultima mostra nello spazio bianco dell’AlanCristea Gallery, al numero 31 & 34 di Cork Street, nel West End di Londra. Infatti si potrebbe dire che un’opera di questo tipo non avrebbe potuto esisistere senza il libro. Le teche hanno sempre fatto parte della sua vita (nel libro, i netsuke sono esposti in una vetrina), ma é solo dopo aver scritto il libro che de Wall ha cominciato a inserire le sue porcellane in teche. Nella sua poetica, le teche catturano lo spazio della sala che le ospita. Racchiusa in esse,  la porcellana, materiale tattile per eccellenza, diventa irragiungibile, visibile, ma inacessibile, separata per sempre dal mondo dei viventi. Ci sono vasi e piatti ovunque nelle vetrine di a thousand hours: in alto, in basso ed ad altezza d’uomo. Alcuni sono facili da vedere, altri sono racchusi dietro una lastra di  vetro smerigliato.  Hanno un che di spettrale, come i volti dei nostri cari che, sebbene presenti nella nostra memoria, sono tuttavia perduti per sempre, irraggiungibili.

Si tratta di undici opere per un  totale di  2202 piccoli vasi fatti a mano di cui a thousand hours, il pezzo che da’ il nome alla mostra, è il punto focale. Composta da una coppia di grandi teche identiche (240cm x 210cm x 75cm) che nell’insieme contengono 1,000 vasi di piccolo dimensioni,  a thousand hours (2012) è l’opera più ambiziosa di de Waal, un’installazione imponente senza essere monumentale, con cui l’osservatore può interagire. Ma basta guardarsi attorno per accorgersi quanto anche nelle altre opera dello show, sia evidente l’affinitá di de Waal con il minimalismo di  Donald Judd e l’estetica giapponese. Ogni vaso richiede un tempo preciso per essere  creato. Ogni vaso diventa così il simbolo di un’unitá di tempo, quello  investito nella loro creazione:  una quantitá precisa, contenuta, immobile in uno spazio atemporale. Un tangibile resoconto del passare del tempo, a thousand hours esplora l’idea di contenere il trascorrere del tempo in uno spazio circorscritto, fermarlo nell’eternitá del momento, ma soprattutto racconta il piacere, l’eccitazione e la stanchezza di una straodinaria delle ore trascorse alla ricerca del significato dell’attimo fuggente.
fino al 10 Novembre
Alan Cristea Gallery
31 & 34 Cork Street
London
W1S 3NU
Telephone 020 7439 1866
Facsimile 020 7439 1874
Email:
info@alancristea.com
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