Mughal India: Art, Culture and Empire alla British Library

LIndia misteriosa è la protagonista della mostra Mughal India: Art, Culture and Empire, alla British Library. Fondata da Babur il Conquistatore, discendente del grande conquistatore turco-mongolo Tamerlano, la dinastia Mughal fu una delle più grandi dinastie imperiali a dominarono l’India tra il 1526 e il 1707.

Scacciato dalle sue terre in seguito all’invasione dei nomadi Uzbeki, Babur, non perse tempo e con un piccolo ma agguerritissimo esercito invase l’India, allora sotto il dominio del Sultanato di Delhi. Prontamente sconfitto il sultano Ibrahim Lodi nella battaglia di Panipat (1526) nei quattro anni successivi la battaglia, Babur  portò avanti un grandioso schema di conquiste estendendo il suo nuovo impero dall’Afghanistan al Bengala. Inutile dire che con l’aumento delle migrazioni turche in India dall’Asia centrale l’islamismo divenne più importante dell’induismo e questo richedeva cautela e tolleranza. Qualitá che Babur dimostro’ di possedere in abbondanza. I suoi antenati parlavano una lingua turca chiamata ciagatai (che lui stesso chiamava Tōrki, ovvero Turki), ma Babur e i suoi successori decisero di usare il persiano che divenne così la lingua franca dell’amministrazione e della cultura dei Mughal.
Squirrels in a Plane Tree
Squirrels in a Plane TreePicture: British Library Board, Johnson Album

Ma questo era solo l’inizio. Con Akbar  “il Grande”  (1556 al 1605), l’impero si ingrandì ancora con la conquista del Bengala. Sebbene analfabeta (l’unico tra i discendenti del mitico Babur) Akbar fu un grande patrono delle arti, e sotto di lui fioriscono non solo la pittura, ma anche l’architettura e la musica. Ma la grande qualità di Akbar fu soprattutto la tolleranza e il rispetto per l’altro, soprattutto quando “l’altro” in questione erano i suoi sudditi e si diede da fare per creare una nuova religione sincretistica tra l’Induismo e l’Islamismo.  Come Babur prima di lui, anche Akbar  era conscio di regnare su un popolo etnicamente composito che osservava culti diversi e dedicò tempo e risorse al tentativo di cercare punti di contatto tra le diverse fedi del popolo su cui regnava approfondendo la conoscenza di altri culti, invitando a dibattere pubblicamente e liberamente alcuni esponenti delle principali religioni presenti nel suo regno: musulmani, zoroastriani, hindu, giainisti e anche i missionari cristiani provenienti dal possedimento portoghese di  Goa.

Taj Mahal, Agra
Taj Mahal, AgraPicture: British Library Board

Gli ultimi grandi imperatori Moghul furono Shah Jahan “l’Imperatore del mondo” (1628 al 1658) passato alla storia per quell’edificio stupendo che è il Taj Mahal costruito per commemorare l’adorata sposa Mumtaz Mahal, morta di parto nel 1631;  e suo figlio Aurangzeb (1658 – 1707) che, spietato e fanatico, decise di mandare all’aria il lavoro diplomatico dei suo predecessori imponendo l’islamismo in tutta l’India, provocando rivolte e guerre. Alla sua morte, avvenuta nel 1707, l’impero si disgregò, con grande gioia dell’Impero Britannico che, controllando di già la maggior parte del sub-continente indiano per mezzo della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, conquistò ciò che ne rimaneva dopo la rivolta dei Sepoy nel 1859 quando l’India passò interamente sotto il governo diretto della Corona britannica come colonia dell’Impero Britannico.

Prince Aurangzeb reports to Emperor Shah Jahan in durbar (1650-55
Prince Aurangzeb reports to Emperor Shah Jahan in durbar (1650-55)
Picture: British Library Board
I Moghul sono passati alla storia per lo sfarzo della loro corte imperiale e per lo splendore delle loro capitali, Delhi e Agra, città che esistono ancora oggi, nonché per i loro stupendi monumenti. Inoltre sono rinomati per la scuola artistica Moghul, che l’imperatore Humayun (1530-40) arricchì invitando un buon numero di artisti persiani presso la sua corte, con il ruolo di maestri. La fine della dinastia Moghul aprì indirettamente le porte dell’India alla penetrazione britannica.

fino al 2 Aprile 2013
http://www.bl.uk/mughalindia/

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