I capolavori della Maiolica del Rinascimento

Adoro la maiolica. Non avrei mai pensato di potermi appassionare a tal punto a qualche piatto dipinto, ma è così. Anche perché gli oggetti in maiolica istoriata creati nel Rinascimento sono capolavori in miniatura. Il Victoria andAlbert Museum di Londra possiede una delle più grandi collezioni di maiolica italiana nel mondo e gli appassionati di questo genere ancora per qualche giorno possono ammirare un piccolo quanto prezioso display nella pace della galleria delle Ceramiche.

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Dish showing a maiolica painter at work, made by Jacopo, Cafaggiolo, Italy, 1510-15

Introdotta in Italia nel XII secolo, la maiolica (all’estero spesso nota come “faïence”, dal nome della città di Faenza che per secoli ne fu tra i maggiori produttori europei) deve il suo incredibile sviluppo all’abilità dei maiolicari di creare forme delicate di piatti e vasellame dipinte a colori vivaci per la tavola. E se furono proprio le sue qualità estetiche a farne un prodotto altamente desiderabile per le tavole di nobili e clero, una delle ragioni de successo della maiolica fu la sua versatilità ed era per utilizzata largamente in ogni aspetto della vita quotidiana – da piatti a contenitori per spezie e medicinali, a calamai e piastrelle per il pavimento e statue votive.
Il Cinquecento è il secolo d’oro della maiolica italiana. Concepite come pezzi da ammirare più che da usare e per questo di solito esibite su imponenti credenze nelle sale dei banchetti, le maioliche “a figure” erano spesso affiancate da stoffe pregiate, suppellettili in oro e argento. Lungi dall’essere mere terraglie, erano per il padrone di casa un vero e proprio status symbol.
File:BLW Plate with Hippolytus and Phaedra.jpg
Plate with Hippolytus and Phaedra
Probably 1524. V&A
Sotto la protezione dei Duchi di Urbino, la produzione ceramica fa un salto di qualità: comincia a sperimentare con i soggetti della narrativa. Oltre che da incisioni e stampe, i maiolicari traggono ispirazione anche da disegni, placchette, medaglie e bronzetti arrivando a sviluppare lo stile straordinario che contraddistingue. Nascono botteghe di pittori specializzati in questo tipo di decorazioni, alcuni di essi veri e propri artisti come Nicola da Urbino (1480 – 1540/1547), a cui si deve il meraviglioso servizio di paitti commissionatao niente di meno che da Isabelle d’Este. Uno dei più famosi e prolifici pittori maiolica, FrancescoXanto Avelli (attivo a Urbino dalla metà del 1520 a circa il 1542) fu anche poeta alla corte di Francesco Maria I della Rovere, duca di Urbino e a lui si deve la tendenzadi scrivere sul retro di piatti della materia rappresentata sulla parte anteriore. I soggetti erano derivati per lo più dalla Bibbia, dalla mitologia classica e dalla storia romana e contemporanea (Xanto dipinge eventi a lui contemporanei, come il sacco di Roma del 1527).
La crescente prosperità del XIV-XV mise sulle tavole degli italiani  una maggiore quantità di cibo. Tale varietà rese il rituale del pranzo più sofisticato, ragion per cui l’arte della cucina divenne oggetto di studio e di sperimentazione in Italia già a partire dal XIVsecolo, molto prima che in qualsiasi altro paese in Europa. Trattati culinari prestigiosi come De honesta voluptate di Bartolomeo Scappi, il Platina, cominciarono ad apparire tra i secoli XIV e XV. Ieri come oggi, cene e banchetti erano mezzi attraverso cuiil padrone di casa esprimevano potenza e ricchezza. Inoltre, la maiolica è perfetta in quanto oltre ad essere bella è anche impermeabile e igienica. Cosa si può volere di più da un piatto?
Un piccolo interessantissimo display curato da Elisa Sani.

Paola Cacciari © Riproduzione riservata
Londra// fino al 6 Maggio 2013
Victoria and Albert Museum,
Cromwell Road
Ceramics Galleries, Room 146 Free admission
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