Vermeer, l’amore e la musica in mostra alla National Gallery

Può un dipinto fare musica? Un dipinto si guarda, non si ascolta. Ma può capitare. Se ci sono le condizioni giuste (una sala non troppo peina) il pittore giusto (Vermeer) e una certa dose di fantasia (cosa di cui la sottoscritta non manca). Il risultato può essere incredibile.

Adoro Vermeer, questo l’ho già detto, e adoro la pittura olandese e l’Olanda in genere – soprattutto la sua torta di mele. Ci sono altri grandi olandesi – Rubens, van Dyck, Rembrandt.  Ma Jan (or Johan) Vermeer (1632-1675) per me è sempre stato speciale. Da quando molti anni prima di Tracey Chevalier fa ho visto al Mauritshuis de L’Aia il suo magico Ragazza con l’orecchino di perla e ho pensato che fosse una delle cose più belle che avessi mai visto. Mi piacciono le piccole dimensioni delle sue tele, la calma perfetta dei suoi interni, i gialli e i blu oltremare con cui avvolge le sue donne. Mi affascinano la ricchezza severa dei suoi interni borghesi – interni che inneggiano ad un periodo di pace e di prosperità quello seguito al trattato di Münster del 1648 quando le Province Unite si liberarono finalmente dell’ingombrante presenza spagnola. Orgogliosi del successo economico della loro nuova nazione, gli olandesi del XVII secolo amavano mostrare il comfort delle loro case e la ricchezza degli oggetti che le arredavano che raccontava di potenza navale e di terre lontane. Era l’affermazione di una nazione governata non da sovrani, ma da mercanti. E questi nouveau riches amavano la musica e le feste musicali con cui allietavano le loro belle case.
Johannes Vermeer, The Guitar Player, c. 1672 Iveagh Bequest, Kenwood House, London, © English Heritage
La mostra della National Gallery non racconta nulla di nuovo. Non dovrebbe chiamarsi Vermeer and Music: The Art of Love and Leisure in quanto di Veermeer ce ne sono solo 5, quattro dei quali si trovano gia’ a Londra. Ma focalizzandosi sulla musica, la mostra offre uno spaccato della cultura olandese. La moda per il colore giallo delle sete delle giacche da casa ornate di pelliccia bianca, per i tavoli coperti di tappeti persiani, per le scene dipinte all’interno dei coperchi dei clavicordi, per i motti inneggianti alla brevità della vita, per le immagini di quadri e mappe all’interno dei dipinti. Mai come nell’Olanda del XVII secolo i pittori erano interessati alla musica: pare ci siano più stumenti musicali rappresentati nei dipinti dell’Età d’Oro della pittura olandese che in ogni altra epoca. Che la musica era un po’ l’equivalente dei circoli di lettura – occasioni in cui la gente uomini o donne (e a volte uomini E donne!) si ritovavano per socializzare. La Suonatrice di chitarra di Vermeer tiene tra le mani un prezioso strumento intarsiato di madreperla ed ebano – e basta osservare l’esempio contemporaneo di chitarra in mostra nella teca accanto al dipinto per stupirsi della sorprendente precisone della sua rappresentazione. Avete presente lo staccato tra due movimenti di un concerto, quella manciata di secondi in cui i musicisti si preparano al movimento successivo e il pubblico se ne sta con il fiato sospeso e non si sente volare una mosca? Ecco, per questa scena è immobile come solo una di questa pause possono essere. È questa immobilità che permette di fare spazio alla musica e con essa ad un momento di eternita’. Questo è il potere dell’arte.
Londra//fino all’8 Settembre 2013
http://www.nationalgallery.org.uk/
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