Che ne sarà della Union Jack?

È di qualche settimana fa la notizia che, alla fine del 2015, il governo di Cameron ha annunciato la chiusura dei Portsmouth Shipyards, i cantieri navali più famosi del Regno Unito, dove da cinquecento anni si costruiscono le navi della Royal Navy, la marina militare britannica. Da qui sono uscite la Mary Rose, la nave ammiraglia di Enrico VIII costruita nel 1509  e tragicamente affondata con il suo carico umano nel 1545 durante un’altra guerra con la Francia, e adesso anch’essa parte del museo galleggiante della città. Da qui è partita la flotta di Francis Drake che ha vinto l’Invincibile Armada spagnola; da qui è uscita l‘HMS Victory con cui l’ammiraglio Nelson ha sconfitto Napoleone a Trafalgar. Sia La Mary Rose (o meglio, quello che ne resta) che la Victory sono visibile e visitabili nello straordinario Portsmouth Historic Dockyard, il Porto Storico della città. Una città operaia come la definisce giustamente Enrico Franceschini su La Repubblica, che a parte i cantineri navali e il Posrto Storico non davvero nient’altro (lo so, ci sono stata) e che ora si vede portare via da sotto il naso la sua unica fonte di sostentamento.
Ma sui giornali non se ne parla già più, tutti presi come sono dai capelli bianchi di Kate Middleton e da X Factor. L’Impero è finito, andate in pace. Ma tra la gente è diverso, tra la gente non si parla d’altro. Perché solo la gente comune sa cosa significa questo. “Una brutta botta per l’ economia nazionale. Un colpo ancora più duro per l’ orgoglio” scrive Franceschini. Una brutta botta davvero. E non solo per le 1.800 persone che perderanno il posto di lavoro, ma anche come dice il giornalista espatriato a Londra, per l’orgoglio inglese. Chiudere i cantieri della Royal Navy è per l’Inghilterra un po’ come rinunciare ad un pezzo della sua “anima”. Inghilterra dico, non Regno Unito. Perché da qualche settimana il Regno Unito non è mai stato cosi diviso. Comprensibile, dato che la seconda parte della notizia è che, pur chiudendo Portsmouth, la Gran Bretagna continuerà a costruire le sue navi nel cantiere di a Clyde, in Scozia vicino a Glasgow. Dovrebbe essere una buona notizia – quella di Glasgow è una delle aree più povere dell’intero Regno Unito – ma non lo è. Certamente non per i lavoratori della città sulla Manica che sostengono che il cantiere scozzese è stato salvato per una questione politica. E come dar loro torto? Con l’avvicinarsi del referendum per l’indipendenza della Scozia nel 2014, sono in molti a pensare che il Governo Conservatore abbia preferito sacrificare la base inglese per assicurarsi i voti dei secessionisti scozzesi.  Vero o no, da fuori non pare un bel modo di appianare i dissensi esistenti tra Scozia e Inghilterra. Portsmouth vs Glasgow: ovvero, un’altra guerra tra poveri. E quando David Cameron dice che ci siamo dentro tutti insieme in questa crisi, mi chiedo in che mondo vive… Mi chiedo anche che ne sarà della bandiera, l’iconica Union Jack (o Union Flag come si chiama adesso) se la Scozia si separa. Cosa metteranno sulle teiere per i turisti??

Job cuts: The Ministry of Defence has announced that warships will no longer be manufactured in Portsmouth dockyard, pictured

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