Georgians Revealed alla British Library


Il Settecento è un secolo di straordinaria attualità. Valori come la tolleranza, l’idea del progresso e della famiglia come l’intendiamo ora sono state elaborate dai pensatori del XVIII secolo. Ma anche tante altre cose che diamo per scontate sono nate in quegli anni incredibili, come spiega la mostra Georgians Revealed della British Library.

In Inghilterra, con il termine “Era Georgiana” si indica il periodo compreso tra il 1720–1840, l’era dei quattro re Giorgio. Giorgio I di Hannover (1660–1727), chiamato a fare il re alla fine della dinastia degli Stuart nonostante non parlasse l’inglese (ma un sovrano protestante, anche se tedesco era preferibile ad uno inglese, ma cattolico); Giorgio II (1683- 1760), che oltre ad aver fondato l’università di Gottinga nel suo regno di Hannover, e il British Museum a Londra non ha fatto molto altro.  Giorgio III (1738– 1820) famoso, oltre che per la sua pazzia, anche per gli eventi epocali che si sono svolti durante il suo lungo regno, come la rivoluzione industriale, la guerra d’indipendenza degli Stati Uniti e le guerre napoleoniche. Mica roba da ridere. Suo figlio era il godereccio Giorgio IV (1762–1830), personaggio liberale e stravagante (suo è il folle Royal Pavilion di Brighton) passato alla storia più per i pessimi rapporti con il padre e con la moglie, Carolina di Brunswick e per l’intensa vita mondana che per altro. Fu patrono delle arti e della letteratura, fu legato ai dandy più alla moda di Londra e a personaggi controversi come Georgiana Cavendish, la Duchessa del Devonshire. Quest’ultimo  fu per un certo periodo anche Principe Reggente durante la malattia di suo padre (1812-20). Da qui il nome Reggenza che produce uno stile ben preciso che corrisponde al Biedermeierdei paesi germanofoni, al Federal degli Stati Uniti ed allo stile Imperofrancese. Ma sto divagando.

È un’epoca prettamente inglese quella georgiana. In Italia non esiste nulla di similmente unitario dal punto di vista politico ed economico. Ma esistono esistono numerosi punti di contatto con il mondo delle arti, architettura, la moda e, naturalmente, la musica. Ma oltre ad Handel e a Jane Austen (e scusate se è poco) il periodo georgiano ci ha regalato la cultura popolare come la intendiamo adesso. Questo è il periodo in cui si diffonde l’idea di ‘gusto’ in fatto di arredamento, moda e costume. Il ‘gusto’ era naturalmente quello delle classi aristocratiche che i nuovi borghesi arricchitisi con il commercio volevano emulare. Wedgwood e Chippendale ebbero un bel da fare a creare oggetti per le loro case – case spesso costruite e decorate da grande architetti come John Nash e Robert Adam.

Diventati più ricchi, i borghesi hanno più tempo da riempire e lo fanno con una serie di attivitá varie ed eventuali: nasce pertanto il concetto di ‘hobby’ come lo intendiamo adesso. Si dedicano allo shopping, al giardinaggio, alla danza. Bevono té e caffè, vanno a teatro, visitano musei (in questo periodo nascono istituzioni come il British Museum e la Royal Academy) e dimore storiche e, grazie al miglioramento nella  rete di trasporti, anche città termali relativamente lontane come Bath, Cheltenham  e Tunbridge Wells. Anche il concetto di turismo è dell’era georgiana.

Tom and Jerry at the Exhibition of Pictures at the Royal Aacademy by Isaac Robert and George Cruikshank, 1821
Tom and Jerry at the Exhibition of Pictures at the Royal Aacademy by Isaac Robert and George Cruikshank, 1821

È una mostra entusiamante quella della British Library. L’unica critica dal mio punto di vista è il non aver affrontato (se non appena accennandolo) il tema della schiavitù o delle condizioni del popolino. Ma si sa, la storia la scrivono i potenti e i vincitori. E il poveri, ieri come oggi, non contano nulla.

 ©Paola C. Cacciari

Fino all’11 Marzo 2014. 
 www.bl.uk/georgians-revealed 

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