Pop Art Design, Barbican Art Gallery

Alzi la mano chi non ha mia sentito parlare della Pop Art e dei suoi discepoli, Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Warhol, quello dei barattoli di zuppa Campbell, del culto della celebrità e del consumismo etc etc. E Roy Lichtenstein, quello dei fumetti trasformati in quadri.
Ma forse meno conosciuto è il fatto che la Pop Art oltre ad artisti come Warhol e Lichtenstein (e Martial Raysse e Claes Oldenburg), è stata per i designers un’impareggiabile fonte d’ispirazione.

The 1970 Bocca sofa designed by Studio 65, from the Barbican’s Pop Art Design exhibition. Photograph Alberto PeroliBarbican

The 1970 Bocca sofa designed by Studio 65, from the Barbican’s Pop Art Design exhibition. Photograph Alberto PeroliBarbican

E allora ci pensa Pop Art Design, una splendida e divertentissima mostra alla Barbican Gallery, che  esamina quel momento di trasformazione sociale avvenuto tra il secondo dopoguerra e il Postmodernismoquando, in seguito a profondi mutamenti storico-sociali, gli Stati Uniti assumono un ruolo di primo piano nella politica mondiale.Con ripercussioni di portata storica anche sul vecchio continente. Questa nuova forma d’arte “popolare” è in netta contrapposizione con l’eccessivo intellettualismo dell’Espressionismo Astratto e rivolge la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi. L’appellativo “popolare” deve essere inteso però in modo corretto. Non come arte del popolo o per il popolo ma, più puntualmente, come arte di massa, cioè prodotta in serie. E poiché la massa non ha volto, l’arte che la esprime deve essere il più possibile anonima: solo così potrà essere compresa e accettata dal maggior numero possibile di persone (almeno a sentire Wikipedia…).

Just what is it that makes today's homes so different, so appealing (1956) Richard Hamilton.

Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing (1956) Richard Hamilton.

La mercificazione dell’uomo moderno, l’ossessivo martellamento pubblicitario, il consumismo piu’ sfrontato diventano nuovi valori di riferimento come nei collages dell’inglese Richard Hamilton, considerato uno dei primi artisti Pop del dopoguerra . In questo mondo cosi superficiale, il fumetto diventa l’unico veicolo rimasto di comunicazione scritta. tutti fenomeni a cui gli artisti pop hanno attinto a piene mani le loro motivazioni. Tirata giù dal suo piedistallo (almeno metaforicamente) l’arte entra di prepotenza nelle case, diventa parte della vita quotidiana – specialmente di quella della società americana – basandosi sul fatto che i soggetti di cui si occupa sono noti a tutti e sono per tutti riconoscibili. E picohe’ da cosa nasce cosa, il consumismo e la prosperità diventano presto evidenti anche nel design.

Girovagare per questa mostra è elettrizzante: sono due piani di colorata celebrazione dell’energia e della produttività del dopoguerra americano ed europeo. Qui sono esaminate e rielaborate questioni come funzione, rappresentazione ed iconografia; qui oggetti quotidiani sono investiti da nuovi significati. Artisti e designers condividono lo stesso vocabolario, stilizzano ed esagerano fumetti, figure politiche, miti del cinema, dei giornali e della TV. Le donne sono idealizzate per la ragione sbagliata e divengono miti del quotidiano alla pari di divani e poltrone come sembra pensare Gaetano Pesce che nella sua celebre UP5 e 6 riprende le forme delle statue votive delle dee della fertilità per dare vita a un vero e proprio manifesto di espressione politica sulla condizione femminile. La società della fine degli anni Sessanta non è pronta a riconoscere alle donne le loro numerose capacità e le rilega ai margini del panorama politico e sociale. E allora poltrona e sgabello si trasformano in  una donna con una palla attaccata alla gamba, l’immagine di un prigioniero. L’immagine delle donne di tutto il mondo, prigioniere del pregiudizio e di un mondo maschile. E su questo c’è ancora molta strada da percorrere…

Up 5 e 6 (1969-73)

Gaetano Pesce, Up 5 e 6 (1969-73)

Gaetano Pesce è  solo uno dei grandi italiani presenti in questa mostra. Che se la Pop Art è generalmente considerata come un fenomeno angloamericano, molti degli oggetti di design più interessanti vengono dall’Europa continentale  e in particolare dall’Italia.
Personaggi come Ettore Sotsass cominciano e a sperimentare con nuovi materiali creando oggetti provocatori che sono anche e soprattutto un commento sociale alla realtà italiana. di un’epoca come gli anni Sessanta in pieno boom economico. Di questo periodo il computer Elea(1964), la macchina da scrivere Tecne 3 e la mitica  portatile Valentine (1969). E il 1961 è l’anno della prima edizione del Salone Internazionale del Mobile di Milano. La diffusione della plastica e del poliuretano, sintetizzato già nel 1941 e utilizzato per le imbottiture, sarà poi utilizzati nel settore del furniture design da aziende come la Gufram con i suoi celebri Pratone.

Novelli William Morris o Bahuaus, i designers Pop del primo dopoguerra volevano fare cose belle che rendessero il mondo un posto migliore. Ma progressivamente spogliata dei suo valori didascalico-morali, l’arte del passato diventa un cliché come la sedia Capitello di Studio 65  realizzata in schiuma di poliuretano e modellata come un elemento architettonico in stile ionico. L’ironia  sta nel contrasto tra il materiale moderno morbido e flessibile in cui è stata modellata e la durezza della forma portante dell’architettura greca. I riferimenti visivi derivati ​​da architettura e l’arte sostituiscono la funzionalita’ come del resto capita nella maggior parte degli oggetti disegnati da Studio 65 e da altri gruppi di designers di questo periodo, trasformando mobili, gioielli, accessori, e anche architettura stessa in oggetti di fantasia. Tutti elementi che ritroveremo nel nuovo stile che mette faccia a faccia passato e presente: il Postmodernismo.
Pop Art Design

Londra//fino al 9 febbraio 2014

Barbican Gallery
barbican.org.uk

 

 


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2 pensieri su “Pop Art Design, Barbican Art Gallery

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