La Bohème alla Royal Albert Hall

Dai Duran Duran agli U2. Da The Clash a The Doors passando per Metallica e Gun’s n’ Roses. Senza dimenticare David Bowie e Brian Ferry e i Queen: la musica  è  sempre stata la colonna sonora della mia vita. Ma c’era anche un’altra passione, una piu’ segreta per l’opera, e per Giacomo Puccini in particolare. Da quando, a sedici anni ho visto Camera con Vista, il magnifico film diretto da James Ivory tratto dal libro omonimo di E. M. Forster) e la mia vita non è più stata la stessa. Tutto in quel film era bellezza: Firenze, la campagna inglese, i costumi dell’epoca edoardiana. Ma era soprattutto quella musica stupenda che mi faceva venire la pelle d’oca (mentre Julian Sands nei panni del “fusto” in abiti edoardiani faceva il resto…).
Certo,  a sedici anni amare l’opera non è cool, e mi vergognavo pure un po’ (cosa avrebbero pensato di me le mie compagne di classe, tutte prese  dal  synthpop e dai vestiti immacolati dei gruppi New Romantic come Duran Duran o Spandau Ballet o dal post-punk di The Cure e Siouxsie and the Banshees??), ma da allora O mio babbino caro dal Gianni Schicchi è una delle mie arie preferite. Tanto che ho consumato il CD con le più belle opere di Puccini a forza di ascoltarlo; quando poi, due anni fa ho avuto la fortuna di sentire Angela Gheorgiu cantarla (e l’ha fatto in un modo sublime) ho pianto senza ritegno…
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Royal Albert Hall. London, 2014 ©Paola Cacciari

E da brava pucciniana, non importa che io avessi già visto La Bohème due volte (tre con questa): la produzione in-the-round, nell’arena circolare della Royal Albert Hall era un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare. E allora in compagnia di tre college compiacenti, mi sono fatta un altro giro di Bohème!  
 
Riassumendo, si tratta di un’opera in quattro atti, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica ispirato al romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème – libretto che ebbe una gestazione alquanto laboriosa per la difficoltà di tradurre situazioni e i personaggi del testo in un’opera musicale. L’orchestrazione della partitura procedette invece speditamente e fu completata nel dicembre 1895. L’opera, ambientata nella Parigi del 1830 racconta  la vita di un gruppo di giovani artisti bohemian, tra cui il poeta Rodolfo, e costituisce lo sfondo della sua storia storia d’amore di con Mimì (grazie Wikipedia!).
Insieme a Tosca, La Bohème ha alcune delle arie che preferisco – dalle mitiche Che gelida manina, a Sì, mi chiamano Mimí cantata rispettivamente da Rodolfo e da Mimi nel I atto, al glorioso duetto O soave fanciulla, tra Rodolfo e Mimì interpretati da un ottimo cast (bravissimo il tenore kosovano Rame Lahaj) e cantata in italiano, che a Londra per quanto ne so solo la Royal Opera House mantiene le opere in lingua originale.
Non avevo mai visto un opera nell’arena della Royal Albert Hall. Concerti molti, tra cui uno splendido Paolo Conte nel 2010, ma non l’opera che le  dimensioni mastodontiche dell’ arena mi avevano sempre dissuaso. La regista Francesca Zambello ha trasportato l’originale ambientazione nella Parigi degli anni Quaranta, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, (splendidi i costumi) nella sua fantasiosa messa in scena in-the-round che riempie creativamente il vasto spazio circolare della platea. L’unico difetto (se proprio ne vogliamo trovare uno…), l’acustica non è ottima, ma c’era da aspettarselo che nell’immensita’ dell’Arbert Hall le sublimi melodie di Puccini si perdono un poco e non rende pienamente giustizia alla bravura dei musicisti della Royal Philharmonic Orchestra. Ma queste in fondo sono solo minuzie…


fino al 9 Marzo 2014
Royal Albert Hall
Kensington Gore,
London
SW7 2AP
http://www.royalalberthall.com

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