MF Husain: Master of Modern Indian Painting al Victoria and Albert Museum

Matisse e Picasso incontrano Salman Rushdie: benvenuti nel mondo di  Maqbool Fida Husain, meglio noto semplicemente come MF Husain (1915-2011).

Gialli, rossi, verdi, blu stesi con una pennellata larga e sciolta chiusa da una nera linea di contorno di sapore vagamente gauguiniano: quelli di Husain sono colori accesi e caldi come la terra da cui proviene. Un vero e proprio assalto ai sensi. Almeno a quello della vista.
Nato nel 1915 a Pandharpur, in una famiglia indiana di religione musulmana, Husain giunse a Mumbai dalla provincia nel 1937, in  cerca di fortuna. Per anni si arrangia dipingendo i cartelloni pubbliciari per Bollywood, la fiorente industria cinematografica della capitale indiana. Ma la sua carriera inizia “davvero” con l’indipendenza dell’India nel 1947. Si unisce ad un gruppo di giovani artisti chiamati Bombay Progressive Artists Group animati dal desiderio di creare una moderna arte indiana. Rifiutando sia l’influenza coloniale britannica e la nativa tradizione di miniatura della scuola del Bengala, Husain vuole creare una nuova, audace arte internazionale che rifletteva la nuova India. Ma per questo bisognava ampliare gli orizzonti. Bisognava vedere cose nuove. E allora parte alla volta del Vecchio Continente.

M.F. Husain, Traditional Indian Festivals, 2008-2011. Courtesy of Usha Mittal, © Victoria and Albert Museum, London

Arrivato in Europa per la prima volta nel 1953, Husain la gira a piedi nudi. “Ho visto Picasso, Matisse, ma Paul Klee e stato la grande influenza,” disce, “perché era così intriso di filosofia indiana si era quasi trasformato in un pittore indiano.” 
E l’India resta una costante fonte di ispirazione per lui fino alla fine, avvenuta a Londra nel 2011 a 95 anni.
Le sue opere tuttavia furono causa di forti controversie quando, nel 1996, rese pubbliche una serie di tele realizzate nel negli anni Settanta nei quali erano presenti scene di nudo inaccettabili ai gruppi nazionalisti indù. Perché il nostro Husain spesso trattava gli dei e le dee dell’induismo come stimoli creativi piuttosto che come divinità, raffigurandoli spesso nudi e in pose sessualmente esplicite. Inutile dire che i gruppi nazionalisti indù, offesi a morte, che all’inizio degli anni Novanta montarono una campagna di protesta contro di lui, attaccando le sue mostre, vandalizzando le sue opere considerate blasfeme e persino la sua casa. Fino a quando, nel 2010, stanco delle continue minacce e vessazioni decise di prendere la cittadinanza del Qatar.

M.F. Husain, Ganesha, 2008. Courtesy of Usha Mittal, © Victoria and Albert Museum, London

Commissionata dalla famiglia del magnate dell’acciaio Lakshmi Mittal, la serie del Victoria and Albert Museum porta il nome di Indian Civilisation (2008-11) e comprende nove dipinti (di cui 8 sono trittici di grandi dimensioni) che celebrano la ricca mitologia, il passato, i festival  e le città della sua terra. Si tratta di immagini rese con una colorata  vitalità di sapore quasi cartonistico: una gioia per gli occhi. 

fino al 27 Luglio
‘MF Husain: Indian Civilisation’
Victoria and Albert Museum
vam.ac.uk

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