Il ritorno dei Wild Boys (un po’ meno wild, un po’ meno boys)

Qualche sera fa su qualche oscuro canale di Freeview ho rivisto un un mini-concerto Live dei Duran Duran trasmesso dalla BBC nel 2011. Inutile dire che mi ha riportato indietro di un ventina d’anni, quando quelli della mia generazione che per motivi geografico-anagrafici avevano mancato in un colpo solo la nascita del rock e del punk, una volta raggiunta l’adolescenza cercavano di rifarsi come potevano. Colpa di Videomusic e di Deejay Television che avevano preso a diffondere videoclip di musica pop Britannica con gruppi dai nomi esotici come Culture Club, Spandau Ballet, Wham!, Simple Minds, Frankie Goes to Hollywood, Pet Shop Boys. E come ogni adolescente che si rispetti anch’io ero pazza dei belloni di turno. Che, nel mio caso (e non solo nel mio), erano i Duran Duran.

Duran Duran 1981

Duran Duran 1981

Non mi capitava di perdere la testa in quel modo da quando, a cinque anni decisi che avrei sposato Gianni Morandi (poi scambiato per Mal, ma questa è un’altra storia). Il viso abbronzato di Simon Le Bon mi osservava costantemente dalla parete della mia cameretta bolognese. Sognavo che si sarebbe pazzamente innamorato di me e saremmo vissuti per sempre felici e contenti. Che l’idea di fuggire con lui a Sry Lanka (dove erano stati girati i video di Rio, Hungry Like a wolf e Save a prayer (che neanche a dirlo, era la mia canzone preferita) era infinitamente più allettante delle mattinate a scuola (anche se sono sempre stata una secchia, lo ammetto senza vergogna) e dei sabati pomeriggio trascorsi con le amiche da Nannucci a spulciare tra dischi che non avrei mai comprato (anche perché non avevo il giradischi, ma solo un monumentale stereo porta-cassette). Fu in quel periodo cominciai a studiare ossessivamente l’inglese in caso Simon (ma in sua mancanza anche il bassista John Taylor andava bene lo stesso…) apparisse sulla mia strada. In un momento di follia mi ero fatta persino tagliare i capelli come lui (tranquilli, ho bruciato le foto!). Sognavo di sposarlo e mi prese una vera e propria crisi isterica quando la paninara milanese Clizia Gurrado ebbe la mia stessa idea (insieme ad altre migliaia di ragazzine isteriche sparse per il mondo…) e ci scrisse pure un libro, dal titolo (minaccioso) Sposerò Simon Le Bon. Libro che il padre giornalista le fece pubblicare e che (ovviamente) giurai di non leggere mai. E che (ovviamente) mi precipitai a comprare e seppure continuando a negare di averlo fatto.

Duran Duran 2011

Duran Duran 2011

E dopo separazioni e riunificazioni, divagazioni e sperimentazioni varie ed eventuali non sempre felici, eccoli di nuovo qui, quattro (che il chitarrista Andy Taylor non ne ha voluto sapere; ma non è una grossa perdita che era il più bruttino dei cinque…) allegri cinquantenni con ancora una gran voglia di suonare, saltare, ballare e divertirsi come ai vecchi tempi! E come ai vecchi tempi, anch’io ho saltato, ballato e  mi sono divertita un mondo, sotto gli occhi allibiti della mia dolce metà, che dei Duran Duran non è mai stato un gran ammiratore neanche negli anni Ottanta, preferendo il ritmo di The Jam o dei Madness. E nonostante le ginocchia doloranti (che in fondo non ho più quindici anni) mi sono divertita molto più di quando avevo quindici anni! Potere della nostalgia…

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