Un italiano a Londra: Dante Gabriel Rossetti e la Confraternita dei Preraffaelliti

Anno importante il 1848. In tutta Europa i semi del mondo moderno stavano a poco a poco germogliando, rompendo la corteccia secca delle vecchie istituzioni. Parigi insorge, seguita a breve da Italia, Ungheria e Polonia. Luigi Filippo d’Orleans, timoroso di finire come i suoi predecessori Luigi XVI e Maria Antonietta, abdica in tutta fretta rifugiandosi in Inghilterra, che fino ad allora era stata risparmiata dal vento rivoluzionario della Primavera dei Popoli.

Inutile dire che l’arrivo del monarca francese nell’Inghilterra della Regina Vittoria, allora all’apice della sua potenza economica e culturale, gettò il Paese in uno stato di grande agitazione. E in nessun luogo tale sentimento era più evidente che a Londra, dove la vita era dura per la crescente working class. Decimata dalle epidemie e oppressa dalla disoccupazione, la classe operaria della Capitale aveva cominciato ad alzare la voce. E qualcuno era pronto ad ascoltare.

È nello spirito rivoluzionario degli eventi del’48 che nasce la Pre-Raphaelite Brotherhood, la Confraternita dei Preraffaelliti. Tre giovani studenti d’arte di età compresa tra i diciannove e i ventuno anni, William Holman Hunt (1827-1910), John Everett Millais (1829-1896) e Dante Gabriel Rossetti (1828-1882) sentono che il classicismo imbalsamato dell’Accademia incarnato da Joshua Reynolds non li rappresenta, almeno non più. Vogliono trovare un modo nuovo con cui esprimere i contrasti sempre più profondi di una società che sta cambiando (non per nulla la confraternita si forma nello stesso anno in cui Marx ed Engels proprio a Londra pubblicano il Manifesto del Partito Comunista…). Vogliono dipingere ciò che vedono e come lo vedono. Imbevuti dalla passione romantica per la storia e la letteratura, attingono a piene mani da Dante, Chaucer e Shakespeare per i loro soggetti. La loro era un’arte intensamente spirituale, in cui in ogni oggetto rappresentato era intessuto un pensiero profondo. Rispondendo all’appello lanciato dal grande critico John Ruskin (1819-1900) nel suo saggio Modern Painters, i nostri eroi guardano “verso la Natura con tutta la sincerità del cuore.” Il risultato è una serie di immagini incredibili, in cui ogni filo d’erba, ogni pietra, ogni fiore (resi con il colorismo acceso e la luminosità delle vetrate dipinte) sono perfettamente riconoscibili.

John Everett Millais, Ophelia 1851-2 Tate

Sir John Everett Millais, Christ in the House of His Parents 18549-50 © Tate, London

Ma non tutti sono conquistati dal questo nuovo iper-realismo: Charles Dickens trovò così offensivo Christ in the House of His Parents (1850), in cui Millais rappresenta la Sacra Famiglia come persone comuni della working class, che da quel momento fece della distruzione della credibilità della Confraternita la sua nuova missione nella vita. Fortunatamente per loro, i Preraffaelliti avevano in Ruskin un inaspettato difensore e promotore. Almeno fino a quando lo scandalo seguito all’annullamento del suo matrimonio (mai consumato) con Effie Gray (che poi sposa Millais) mette a dura prova le lealtà degli appartenenti alla Confraternita…

Sono narratori fantastici questi Preraffaelliti, come scelgono di chiamarsi in omaggio alla semplicità dell’arte medievale, quella prima di Raffaello. Ma non facciamoci trarre in inganno dal nome: con la loro vita irriverente e anticonformista, tutta sesso, droga e (in mancanza del Rock and roll…) adulterio, Hunt, Millais e soprattutto Rossetti infransero praticamente tutti i tabù morali e di classe della rigida società borghese. Benvenuti nel lato oscuro dell’epoca vittoriana…

Madri, mogli o amanti, madonne o borghesi, eroine shakespeariane come l’Ophelia (1851-2) di Millais o prostitute redente come il personaggio di The Awakening Conscience (1853) di Hunt, le donne sono le protagoniste del movimento. Donne-donne fatte di carne e sangue, lontane anni luce dall’immagine delicata del XIX secolo. E donne straordinarie furono attirate nell’orbita della Confraternita grazie anche (e soprattutto) al fascino di Rossetti. A partire dalla tragica Elizabeth Siddal (1829-1862) lei stessa brillante artista e pupilla di Ruskin, compagna di Rossetti dal 1850 (che riesce a non sposarla fino al 1860) e morta suicida per un’overdose di laudano, la cui magnifica chioma rossa ne fece la modella preferita dei Preraffaelliti; la bionda e carnosa Fanny Cornforth, che sostituisce Lizzie nel cuore di Rossetti, oltre che nel suo letto e nella sua casa di Cheyne Walk, in Chelsea, dove era anche la domestica; e infine lei, Jane Burden (1839-1914), moglie dell’amico William Morris, musa, amante e ossessione fino alla fine.

The Day Dream Victoria and Albert Museum

Dante Gabriel Rossetti, The Daydream 1880 © Victoria and Albert Museum, London

Non si era mai visto nulla di simile nel mondo dell’arte: non sorprende pertanto che la rigida società vittoriana non li amasse. I loro dipinti, come a loro vita, erano troppo e troppo apertamente fuori dagli schemi. Ma ai Preraffaelliti questo non interessava: quello che volevano era rappresentare il mondo in cui vivevano tutti i suoi aspetti e le sue ipocrisie, con i suoi eroi e villani e utilizzando un realismo che rasentava la pedanteria. Nella loro pittura ci sono tutte le contraddizioni di una società in bilico tra un passato agricolo e un futuro industriale. Nel suo epico Work (1852-63) Ford Maddox-Brown (1821-1893), preraffaellita part-time da sempre alla periferia della Confraternita, fa entrare la totalità del mondo vittoriano in una singola immagine. Pare di leggere un romanzo di Dickens o di Thomas Hardy. Ma in technicolor.

dante-gabriel-rossetti-self-portrait © National Portrait Gallery, London

Dante Gabriel Rossetti, Self-portrait 1847 © National Portrait Gallery, London

Pittore, poeta, traduttore e co-fondatore della Confraternita, Dante Gabriel Rossetti è forse il più famoso dei Preraffaelliti. La sua vita, piena di gesti teatrali come quello di seppellire le sue poesie inedite nella bara della moglie Lizzie Siddal nel 1862, solo poi per cambiare idea qualche anno più tardi e dissotterrare il tutto (moglie compresa) per recuperarle, sembra uscita dalle pagine di un romanzo. Ruskin, che lo conosceva bene, disse che Rossetti “non era un inglese, ma un grande italiano tormentato nell’Inferno di Londra.” Un’affermazione che non era poi cosi lontana dalla verità in quanto Rossetti dimostra sin dalla tenera età una profonda consapevolezza della sua eredità culturale. Figlio di Gabriele Pasquale Giuseppe Rossetti (1783-1854), intellettuale napoletano costretto all’esilio per il suo appoggio ai moti del 1820 e dell’italo-inglese Frances Polidori, il giovane Dante non dubita mai di essere destinato a diventare un artista di qualche tipo. Ma al contrario di Millais e Hunt che nascono e restano pittori, Rossetti oscilla per anni sul cosa fare “da grande”, traducendo nel frattempo in inglese la Vita Nuova del suo (più famoso) omonimo Dante, che aveva adottato come modello artistico. E indeciso se diventare un pittore o un poeta, lui diventa entrambi.

È difficile stabilire quando esattamente la Confraternita cessò di esistere: il gruppo di amici formato da Millais, Hunt, Rossetti, Maddox Brown e Ruskin ha una vita relativamente breve. Già nel 1855, a soli sette anni dalla sua solenne fondazione, lo spirito comunitario della Confraternita era già bello che finito. Holman Hunt, il più spirituale del gruppo, prese a trascorrere sempre più tempo in Terra Santa; liti, antagonismi personali, scandali e semplici cambiamenti di rotta stilistici fecero il resto. Rossetti che, a differenza di Hunt e Millais, mostrò sempre uno scarso interesse per la Natura preferendo soggetti storici e letterari (meglio se italiani), già dal 1860 aveva spostato la sua attenzione sulle lussureggianti bellezze dalle labbra carnose trasudanti sensualità che tutti conosciamo. Il decorativismo intenso e i colori accesi di questi dipinti esaltanti la bellezza fine a se stessa ebbero una profonda influenza sullo sviluppo della seconda fase del ‘preraffaellitismo’ (quello di William Morris e Edward Burne-Jones) e dell’Estetismo. Ma questa è un’altra storia.

Paola Cacciari

Pubblicato su Londonita

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