Amici miei: I ritratti di John Singer Sargent alla National Portrait Gallery

Quando penso ai personaggi dei romanzi di Henry James (1843-1916), li immagino con i volti eleganti e le mani allungate dei ritratti di John Singer Sargent (1856–1925). Nella mia mente i due sono inscindibili. Forse perché entrambi provengono da famiglie ricche e giramondo, sono entrambi americani, entrambi espatriati, artisti e appartenenti a quell bel mondo dorato ed elegante che era l’Inghiterra di Edoardo VII. Con tanto in comune non sorprende che i due fossero diventati grandi amici.

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Carolus-Duran by John Singer Sargent, 1879. Copyright: Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown, Massachusetts, USA (photo by Michael Agee)

Affascinato dalla bellezza, sin da bambino Sargent vuole diventare un artista. A Firenze, dove nasce nel 1856, frequenta i corsi all’Accademia di Belle Arti, con buona pace del padre, un noto chirurgo di Philadelphia, che avrebbe preferito per il figlio qualcosa di meno capriccioso di una carriera artistica. Ma la testardaggine del giovane John paga, e nel 1874 entra nello studio del pittore ritrattista Carolus-Duran, allora molto popolare tra gli studenti d’arte americani espatriati a Parigi.

In breve tempo Sargert acquisisce numerosi clienti sia americani che francesi, tra cui il drammaturgo Edouard Pailleron (1834-1899) di cui ritrae i due figli, Edouard e Marie Louise (1881) in un inquietante doppio ritratto che combina eleganza nervosa e una straordinaria capacità di intuizione psicologica: freddi e seri come due bambole nella loro passiva aggressività, i due bambini sembrano usciti dalle pagine di The Turn of the Screw di Henry James (e non a caso, visto che il racconto fu scritto nel 1998, diciassette anni dopo la realizzazione del dipinto…).

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Édouard and Marie-Louise Pailleron by John Singer Sargent, 1881. Copyright: Des Moines Art Center, Des Moines, Iowa

Ma la fulminante ascesa della sua stella è bruscamente interrotta dallo scandalo suscitato dal suo provocante ritratto di Madame X (l’ereditiera Virginie Gautreau ritratta con lo scandaloso abito nero) esposto al Salone di Parigi del 1884. Ad un passo dalla rovina, Sargent abbandona Parigi per Londra, incoraggiato in questo dal suo amico Henry James. E nella Capitale britannica si dedica pazientemente a rimettere insieme i pezzi della sua brillante carriera. O quantomeno di ciò che ne rimane…

Nella campagna del Cotswolds, dove trascorre le sue estati, Sargent dipinge all’aperto e i suoi esperimenti con l’impressionismo dell’amico Monet risultano in dipinti come Carnation, Lily, Lily, Rose (1885-6) in cui Simbolismo e Impressionismo si combinano con Estetismo e preraffaellitismo e con le influenze giapponesi tanto in voga all’epoca, o Group with Parasols (1904-05) in cui lo spazio piatto della scena e la composizone in primo piano guardano avanti al Modernismo del nuovo secolo.

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Robert Louis Stevenson by John Singer Sargent, 1887. Copyright: Courtesy of the Taft Museum of Art, Cincinnati, Ohio

L’inizio del Novecento vede Sargent diventare il pittore più conteso dall’alta società da entrambi i lati dell’Atlantico, il ‘van Dyck dei nostri tempi’, come l’aveva definito Auguste Rodin. Ma l’artista che dipinge la società elegante alla maniera di van Dyck non piace al secolo delle Avanguardie che lo relega al dimenticatoio senza pensare che criticare Singer Sargent per non essere Picasso o Matisse è come criticare Henry James per non essere James Joyce o Marcel Proust, che Sargent è un ritrattista ed un ritratto è quello che si aspettano da lui i suoi clienti.

E che ritrattista è il nostro americano! Sargent dipinge circa 600 ritratti, oltre a dipinti e acquerelli di soggetti diversi, diventando l’artista prediletto del bel mondo. Come quelli di van Dyck, i ritratti di Sargent si preoccupano di esprimere lo status del soggetto attraverso l’abbigliamento, i gioielli e la posa del personaggio. Ma come spesso accade nei ritratti ‘ufficiali’, il virtuosismo della composizione e l’attenzione alla resa dello status del personaggio finiscono con il prevalere, a scapito dell’espressività.

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William Butler Yeats, 1908

Per questo Sargent: Portraits of Artists and Friends alla National Portrait Gallery è una vera rivelazione. Dipingendo amici e cognoscenti, Sargent può finalmente essere se stesso. E libero di rispondere solamente alle esigenze della pittura invece che a quelle del committente e del suo status sociale, l’artista ci regala un’abbagliante carrellata di volti appartenenti al mondo dell’arte, della musica e della letteratura, come gli artisti Auguste Rodin e Monet, il musicista Gabriel Fauré, lo scrittore R.L. Stevenson, e naturalmente lui, il suo grande amico Henry James. E non mancano anche splendini ritratti femminili come quello dell’attrice Eleonora Duse, nota nel mondo del teatro semplicemente come “La Duse”, reso con una pennelatta larga e soffice, che ricorda quella di Giovanni Boldini – quel Boldini a cui Sargent, abbandonando Parigi, aveva lasciato campo libero.

L’unico ritratto da cui non traspira nulla del carattere del soggetto è il suo autoritratto. Elegante e raffinato, Sargent parlava quattro lingue, era un lettore accanito e un bravo musicista: eppure il personaggio che ci osserva da questo ritratto è un libro chiuso. Gelosamente protettivo della sua privacy, sembra quasi che l’artista abbia volute evitare di proposito di aprire un benché minimo spiraglio che potesse gettare luce sulla sua personalità: e non a caso tutti gli autoritratti da lui completati furono commissionati da terzi, piuttosto che frutto di una spontanea auto-osservazione…

Sargent non si sposò mai, ma continuò a viaggiare tra l’Europa e gli Stati Uniti, circondato dall’affetto e dalla compagnia degli amici e della famiglia. Una famiglia che continua a ricordarlo e ad onorarlo anche adesso, e che annovera tra i suoi discendenti anche lo storico dell’arte Richard Ormond, qui nei panni di curatore della mostra.

Paola Cacciari
Pubblicato su Londonita

Fino al 25 Maggio.
Sargent: Portraits of Artists and Friends.
National Portrait Gallery, St Martin’s Place, London WC2H 0HE
Orario: dal martedi al venerdì dalle 10 alle 18; giovedì e venerdì fino alle 21

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3 pensieri su “Amici miei: I ritratti di John Singer Sargent alla National Portrait Gallery

  1. Deduco che alla Galleria in questione ti sia trovata nell’impossibilità di ricavare delle foto a supporto dei tuoi concetti.
    (Non pensare che io guardo i libri solo per vedere le figure… ci arriverò visto il comunicare di questi tempi, ma ho l’illusione di non esserci ancora…)

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  2. Oh, allelujaaa!
    È vero, i due bimbi appaiono come dici tu, la bimba sopratutto, ha gli occhi di una gatta che ha intravisto un cane…. Anche il signor Stevenson, sebbene meno, ha l’aria d’essere stato colto da un flash a tradimento…
    (Buon… WordPress! Paradossalmente ha tante di quelle risorse che va a finire che ci si perde…)

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