The Iron Lady, un anniversario

Pochi l’hanno amata, molti l’hanno odiata, ma nessuno è rimasto senza un’opinione di qualche tipo su di Margaret Thatcher (1925-2013). Inclusa la sottoscritta. Suppongo di sentire per la defunta baronessa la stessa morbosa curiosità che gli inglesi avevano (e hanno tutt’ora) per Berlusconi o per le vicende politiche dell’Italia. Fatto sta che durante una delle mie razzie in biblioteca ho trovato l’ultima biografia sulla Signora Thatcher (Margaret Thatcher: The Authorised Biography, Volume One: Not for Turning, di Charles Moore se qualcuno è interessato o semplicemente masochista) e ho iniziato a leggerla, con buona pace della mia dolce metà che non capisce il perchè della mia curiosità per un capitolo della storia britannica che lui (e molti altri con lui) preferirebbe dimenticare. Bambinello negli anni Settanta e giovanotto negli Ottanta, il mio compagno l’uragano Maggie l’ha vissuto in prima persona. E da quanto mi pare di capire, non è stata un’esperienza piacevole.

Una cosa è innegabile: sotto la Thatcher la Gran Bretagna ha visto enormi cambiamenti economici, demografici e culturali. Ci sono state due grandi recessioni e il boom degli anni 1980 (OK, un boom in cui il PIL non era cresciuto più di un paio di punti percentuali, ma il Ministro del Tesoro George Osborne solo due anni fa avrebbe ucciso per una crescita del 2,2%…); i poveri sono diventati più poveri e i ricchi più ricchi, i sindacati sono diventati fantocci e i datori di lavoro più potenti. Niente di nuovo sotto il sole, insomma. Lo stesso sta accadendo da quando i conservatori di David Cameron sono tornati al potere nel 2010. Eppure fu una dei pochi parlamentari Conservatori a votare a favore della depenalizzazione dell’omosessualità maschile e (udite, udite!) dell’aborto, s’impegnò (invano bisogna dirlo) per l’abolizione dell’apartheid ed è stato anche grazie a lei che Unione Sovietica e Stati uniti hanno ripreso a parlarsi. E se questo non la cancella il resto, non posso esimermi dall’essere affascinata dalla Lady di Ferro e dalla sua determinazione. Che ci è voluta davvero una volontà di ferro per una donna degli anni Cinquanta per entrare in polica, alla faccia di tutto e di tutti.

Il resto non sta a me giudicarlo. “Gli anni Settanta erano lugubri perchè il Paese andava a catafascio, e negli anni Ottanta il Paese andava a catafascio per colpa di ‘Maggie’…” sentenzia la mia dolce metà con tono lapidario. “Horrible years the Eighties…” “Insomma, non era poi così male!” replico con sincero entusiasmo pensando con nostalgia agli anni della mia adolescenza. “Pensa alla musica! I Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Culture Club…” “As I said…” fa lui lapidario. “Horrible years the Eighties…”

ThatcherRexNilsJorgensen460

Nils Jorgensen/Rex

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3 pensieri su “The Iron Lady, un anniversario

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