La corsa a Westminster

Manca una settimana al 7 Maggio,  la data delle elezioni generali in Gran Bretagna, e la lotta tra i vari partiti si sta facendo sempre più accesa. E a quanto pare, secondo un sondaggio del quotidiano londinese Evening Stadard i Laburisti di Ed Miliband sono in testa davanti ai Conservatori di David Cameron, con il partito nazionalista anti-immigrazione UKIP di Nigel Farage al terzo posto – a dimostrazione ancora una volta che i politici ridicoli possono essere più pericolosi di quelli seri (noi in Italia ne sappiamo qualcosa). Aspettiamoci un’altra coalizione, e incrociamo le dita.

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Nigel Farage, leader di UKIP

Essendo cittadina italiana io non posso votare in Gran Bretagna, ma vivendo e lavorando nella terra del Fish and Chips sto inevitabilmente seguendo la vicenda con il fiato sospeso. Perché il fatto che i Tories, il partito conservatore di David Cameron possa vincere ancora mi terrorizza, che altri 5 anni di austerity proprio non li affronto. Il fatto che da cinque anni a questa parte non abbia mai perso una puntata di Downton Abbey non significa che aspiri a vivere in una società in cui la differenza tra chi ha e chi non ha sia così netta. Suona familiare? L’Inghilterra sempre più come l’Italia?

Inutile dire che tutto ciò è particolarmente evidente a Londra, che sta cambiando visibilemente e non in meglio, anche se i turisti fanno finta di non accorgersene. E’ di un paio di settimane fa, per esempio, la notizia che persino Chinatown è in pericolo, minacciata da affitti stellari che i piccoli ristoranti non possono più pagare (a questo proposito guardatevi questo video di Enrico Franceschini Grosso guaio a Chinatown) al contrario di ristoranti e negozi di lusso che invece di diminuire, proliferano. È triste. E non solo perché una Londra senza Chinatown è impensabile, ma perché con la chiusura delle piccole imprese a gestione famigliare si distruggono le comunità storiche che costituivano l’anima di un quartiere. Soho e il West End in generale stanno diventato un parco dei divertimenti artificiale per turisti e ricchi businessman dove a parte i teatri non è rimasto quasi nulla di originale: solo alberghi, catene di pub e ristoranti “etnici” che servono cibo mediocre a prezzi stellari a turisti.

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London, Gloucester Road. 2014 Nebbiadilondra

I Laburisti di Ed Miliband per ora sono stati gli unici che hanno deciso di inserire nel loro programma politico una serie di leggi per regolamentare gli affitti selvaggi. Nessun altro sembra curarsene. Non sorprende pertanto che i Laburisti stiano guadagnando (o riguadagnando) terreno sui Conservatori. Che si tratti di appartamenti (uno scantinato umido conta come appartamento)  o di negozi, l’unico scopo dei proprietari di locali e appartamenti a Londra sia quello di strizzare quanti più soldi possibile dai pori degli inquilini. E naturalmente sono sempre meno coloro che possono pagare l’affitto. Questo vale soprattutto per il ceto medio e basso, i lavoratori del settore pubblico – i normali impiegati, il personale ospedaliero, scolastico e del settore pubblico, delle arti & cultura. Sono i nuovi “poveri”,  quelli più colpiti dalla crisi, strozzati da affitti stellari in continua salita e stipendi bloccati da anni e legati a contratti Zero Hours, i contratti a chiamata venduti dal datore di lavoro come contratti flessibili, che in realtà sono una forma di sfruttamento regolamentato e non offrono sicurezza di nessun tipo.

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Auto di lusso parcheggiate davanti ai magazzini Harrods.

Ma secondo Cameron si tratta di un miracolo lavorativo quello operato dal suo governo. Come se la creazione di infiniti contratti part-time e a chiamata pagati una sciocchezza abbia da solo rimesso in piedi l’economia. Certo, grazie a questi contratti il numero di disoccupati è sceso, che non importa quanto poco lavorino, questi “flessibili” figurano comunque come “impiegati”. Suona familiare anche questo?

E così la storia si ripete, con gli impiegati del settore Pubblico e del Terziario che devono spostarsi sempre più in periferia, pagando cifre astronomiche  per il lusso  di viaggiare pigiati come sardine in una scatola troppo stretta su treni e metropolitane che dai sobborghi li portano ad un posto di lavoro che permetterà loro di guadagnare lo stretto necessario che serve per pagare l’affitto, il trasporto e poco altro. E questo vale soprattutto per coloro che hanno un contratto a Zero Ore, che non possono affittare una casa e tantomeno accendere un mutuo – ammesso che una casa ce l’abbiano. Ma tanto non c’è pericolo, che tanto con quello che costa, una casa è un sogno impossibile a meno  che non si tratti di un miliardario straniero o di un City Banker. È una tragica ironia della sorte che chi fa funzionare Londra non possa piú viverci.

 

 

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