La bellezza secondo gli antichi.

Il Discobolo, il Doriforo, la Divinità fluviale, affiancati dall’ l’Afrodite accovacciata e dall’Apoxyómenos: cinque dei più grandi capolavori delle statuaria greca racchiusi in una stanza. Un sogno? No, è solo la prima sala di Defining beauty: the body in ancient Greek art, la strepitosa mostra del British Museum. E non occorre essere storici dell’arte per conoscere o (ri-conoscere) alcune delle opere più importanti e più riprodotte di tutti i tempi per rimanere totalmente folgorati da tanta perfezione. È come essere improvvisamente catapultati tra le pagine di un manuale di Storia dell’Arte del Liceo, in un universo in cui canone, ponderazione e il corpo come misura di tutte le cose regnano supremi. E poco importa che solo due di queste sculture siano originali greci – l’Apoxiomenos e la Divinità fluviale – l’Afrodite e il Discobolo marmoree copie romane o, nel caso del Doriforo, una ricostruzione bronzea del 1920: dopo un inizio del genere, non si vede l’ora di proseguire nella visita per vedere quali altre sorprese ci attendono nelle sale successive.

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E le sorprese non mancano davvero. In una vasta sala, illuminata in modo teatrale, Defining Beauty ci racconta per immagini l’evoluzione della scultura greca dall’arcaismo del kouros, che racchiude ancora nelle sue forme la rigidità della statuaria egiziana, all’assoluta armonia del corpo classico, e dove una serie di copie in gesso provenienti dalla gipsoteca di Copenaghen e vivacemente colorate dimostrano quanto il colore fosse parte integrante dell’estetica greca e di quanto sbagliata fosse l’idea di bellezza tramandataci dal Neoclassicismo di un’arte ellenica tutta ieraticità e marmo bianco.

Ma quando la statuaria greca diventa matura? Quando avviene il salto dalla rigidità arcaica del kouros, alla suprema armonia matematica ottenuta di Mirone, Policleto e Fidia? Queste sono questioni fondamentali che il curatore Ian Jenkins ha deciso di non affrontare in questa sede, almeno non direttamente, preferendo un approccio tematico ad uno cronologico, con sezioni dedicate al matrimonio, alla donna, alla separazione dei sessi e alla morte, sapientemente contestualizzate da vasi di ceramica, statuette, armi e gioielli; un’arte quella della Grecia classica, che che arriva a permeare con le sue innovazioni persino terre lontane come gli odierni Afghanistan e Pakistan sotto Alessandro Magno (356 a.C. – 323 a.C.).

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The Discobolus of Myron (470-440 B.C). Photograph: PR

Il 480 a.C. anno della distruzione di Atene da parte dei persiani, si può adottare come spartiacque per la storia della arte greca, in quanto è con la costruzione dell’Acropoli promossa da Pericle (495 a.C.- 429 a.C.) che si afferma la nuova arte classica. Come per l’arte, anche per la democrazia ateniese (perché di Atene si parla per il VI e V secolo a.C.) non esistono modelli precostituiti, ma nasce dal quotidiano “essere cittadini” dei suoi abitanti. Esiste una stretta correlazione tra arte e politica, tra l’artigiano che prende dalla realtà gli aspetti migliori per creare un corpo umano realistico, ma al tempo stesso perfetto, e la ricerca di ordine e di razionalità del cittadino che partecipa attivamente alla vita politica. Il gesto di Socrate di bere la cicuta e di non fuggire dalla città che lo aveva condannato a morte per non violare le leggi che aveva difeso per tutta la vita, emana una un’infinita libertà di spirito: un gesto possibile solo in una società che concede al cittadino i suoi diritti. Quella della Grecia classica è un’arte che stimola l’imitazione. Al contrario dei popoli del vicino Oriente, la cui arte mira a creare timore reverenziale sottolineando la diversità tra uomo e il dio, nell’Atene di Pericle il mondo degli eroi e quello degli dei coincidono, rendendo così possibile un processo di immedesimazione tra l’ideale e il reale. Non sorprende, pertanto, che Platone e Aristotele utilizzino il corpo umano e le sue membra come metafora dell’armonia esistente tra la polis e gli individui che la componevano.  [Leggi il resto su Londonita ]

Paola Cacciari

Fino al 5 Luglio

British museum Great Russell Street
London WC1B 3DG

www.britishmuseum.org

5 thoughts on “La bellezza secondo gli antichi.

  1. Col fatto delle statue asportate nei secoli, vuoi vedere che ora l’attuale governo greco nella situazione in cui è, proporrà una compensazione con le rate dei prestiti da restituire?

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    1. non ci scherzerei troppo… una collega greca mi ha detto che ha letto qualcosa di simile sui gironali, anche se la compensazione era diretta alla germania per i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale…

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      1. Ma appunto, è da lì che ho preso l’ispirazione. E noi italiani, ringraziamo il cielo, che i greci non ci chiedano gli affitti con gli interessi per il Pireo, di quando ci passavano i galeoni veneziani. (Ciao, Paola, ti vedo sempre indomita sul campo 🙂 )

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