Nuove scoperte alle Serpentine Galleries #1

È il nostro week-end anche se è Mercoledì ed io la mia dolce metà ce ne stiamo placidamente sdraiati sul prato verde di Kensington Gardens che lavorando entrambi al museo la nostra settimana non coincide mai con quella dei comuni mortali che hanno una vita ‘monday to Friday’. Il giornale aperto davanti, libro e crema solare (che quando decide di farsi vedere il sole brucia parecchio anche a queste latitudini) ci stiamo godendo questa mini-ondata di caldo di BEN due settimane che dicono che sia l’Estate. “Cosa c’è da vedere alla Serpentine Gallery?” Sto sonnecchiando pigra assaporando il calore del sole riscaldarmi le ossa sentendomi molto vicina al D’Annunzio in Meriggio (quando sono al sole mi viene sempre in mente la prof. d’italiano delle superiori leggerci estatica questa poesia: ciao prof!!) quando mi arriva la domanda da parte del mio lui che evidentemente da bravo inglese, si è già stancato di arrostirsi corpo e cervello modello lucertola.

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Lynette Yadom-Boakye, Serpentine Gallery, London. 2015 © Paola Cacciari

Non ricordo il nome dell’artista in questione, molto probabilmente perché non ne ho mai sentito parlare prima che, come si sarà capito dalla natura delle mie peregrinazioni artistiche tra le mostre ed io musei di Londra, l’arte contempoaranea non è davvero il mio forte. E comunque se vogliamo arrivare in tempo prima della chiusura bisogna che ci sbrighiamo, ci incamminiamo più o meno pigramente verso una degli spazi espositivi più carini di Londra.

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Lynette Yadom-Boakye, Serpentine Gallery, London. 2015 © Paola Cacciari

Lynette Yadom-Boakye. Dice il cartello fuori dall’edificio. Africana di origine e londinese di nascita, l’artista crea ritratti un po’ surreali di donne e uomini volutamente indefiniti e altrettanto volutamente anonimi, dipinti con la pennellata larga, frastagliata e carica di colore che mi piace tanto e che qui rende i protagonisti di questi ritratti ancora più sradicati da ogni contesto storico e sociale. Non ci sono costume o fondali che ci possano aiutare a farci un’idea della provenienza geografica o del periodo storico: sono solo persone. E basta. Una cosa sola salta immediatamente all’occhio: tutti i suoi soggetti sono persone di colore. Da sempre marginalizzate nella storia dell’arte occidentale e costretti in ruoli precisi quando dipinti (lo schiavo, il valletto, il cameriere, il musicista jazz) in un mondo di bianchi, qui costituiscono la normalità. E credo sia questo ciò che l’artista vuole dimostrare, che la diversità non è altro che la stessa realtà osservata da un punto di vista diverso.

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Lynette Yadom-Boakye, Interstellar, 2012. Serpentine Gallery, London © Paola Cacciari

Attraversando poi il ponte su Exhibition Road che passa sul lago, appare all’orizzonte la Serpentine Sackler Gallery, la succursale della Serpentine Gallery inaugurata nel 2013  e ricavata da un’ex-polveriera costruita nel 1805  e ora dotata di un futuristico padiglione adiacente alla galleria che ospita il Restaurant Magazine disegnato nientepopodimeno che dalla gran dama dell’architettura, sua maestà Zaha Hadid. Con 900 metri quadrati di nuova galleria,  negozio e spazi culturali, la “seconda casa” della Serpentine nei Kensington Gardens è diventata una nuova meta culturale nel cuore di Londra.

 

Serpentine Galleries‬ Lynette Yiadom-Boakye: Verses After Dusk

Londra // fino al 13 Settembre;

serpentinegalleries.org

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