Sonia Delaunay, la donna che fece danzare il colore

Ci sono cose che Tate Modern fa davvero bene, come il dare ad artisti sottovalutati dalla storia dell’arte il dovuto riconoscimento. E in questo caso nulla è più vero di Sonia Terk (1885-1979), russa (ucraina per essere precisi…) di nascita e parigina d’adozione che ha trovato la sua voce tra le avanguardie della Parigi del primo Novecento e che merita in tutto e per tutto questa bellissima mostra. Che questa donna straordinaria quando si parla di astrattismo ci sa davvero fare. Così tanto che presto comincia ad utilizzare questo suo talento per creare tessuti e oggetti per l’arredamento che poi vende. Le prime sale (forse le mie preferite) ci offrono l’immagine di una giovane artista che vede il mondo in colori complementari e dove l’influenza del Fauvismo dell’Espressionismo sono evidentissimi nei verdi acidi, nei gialli accesi a malapena contenuti da una grossa linea di contorno che sembra cedere alla forza del colore da un momento all’altro.

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Sonia Dealynay, Philomene (1907)

Il passaggio all’astrattismo avviene in modo quasi brusco, contemporaneamente al suo matrimonio con Robert Delaunay e insieme sviluppano il Cubismo Orfico (anche detto Orfismo). E improvvisamente la sua creatività è liberata. Ma Sonia rifiuta di limitare se stessa alla pittura, portando l’Orfismo oltre i confini della tela.

Sonia Delaunay, Prismes electriques 1914 (Download high resolution image 670.56 KB) Prismes electriques 1914 © Pracusa 2013057 © CNAP

Sonia Delaunay, Prismes electriques 1914 Prismes electriques 1914 © Pracusa 2013057 © CNAP

La sua arte si espande ai tessuti e agli arazzi all’arredamento d’interni arrivando persino alla danza con la sua collaborazione per i rivoluzionari costumi per i Ballets Russes di Sergei Pavlovich Diaghilev.

Coat made for Gloria Swanson 1923-24. Private collection © Pracus

Coat made for Gloria Swanson 1923-24. Private collection © Pracus

Le sue creazioni piacciono alle star di Hollywood come Gloria Swanson e sono vedute da Liberty of London e i suoi tessuti diventano così popolari che, negli anni Venti, Sonia finisce con l’aprire a Parigi l’Atelier Simultané. I suoi tessuti sono veri e propri wearable art-pieces, realizzati con i colori vivaci delle sue pitture e sapentemente pubblicizzati da foto in bianco e nero che la ritraggono nella sua casa di Parigi circondata da oggetti d’arredamento da lei creati e indossando abiti da lei disegnati. Ma bisogna aspettare la morte del marito Robert nel 1941. perchè il genio creativo di Sonia Dealunay sia pienamente riconosciuto (fu la prima donna a cui fu dedicata una retrospettiva al Louvre nel 1964 e ad essere decorata con la Legion d’Onore francese nel 1975) dopo essere stata oscurato dalla fama del marito per gran parte della sua vita. Come ancora oggi spesso accade alle donne che lavorano, la Delaunay-madre ha avuto il sopravvento sull’artista e per molti anni Sonia smise i dipingere per dedicarsi alla famiglia e al figlio. Senza dimenticare che è stato il suo successo come designer che ha permesso alla famiglia (e a Robert) di sopravvivere.

Court shoes, 1925. Courtesy Musée de la Mode et du Textile, Paris

Court shoes, 1925. Courtesy Musée de la Mode et du Textile, Paris

Questa è la storia di una donna resistente ed esuberante che ha visto l’arte in tutto e nonostante disastri familiari e finanziari e due guerre mondiali non si è mai arresa e ha continuato a reinventarsi, risorgendo dai suoi fallimenti come l’araba fenice per colorare il suo mondo (e quello degli altri) dei colori della sua anima. Questa è la prima mostra a lei dedicata in Gran Bretagna ed è davvero da non perdere.

Londra// Sonia Dealunay, fino al al 9 Agosto

Tate Modern

tate.org.uk

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