La moda durante il razionamento all’Imperial War Museum

L’Imperial War Museum è uno di quei luoghi in cui vado poco e malvolentieri, in genere per vedere una mostra, e da cui non vedo l’ora di uscire. Non che non sia un bel museo – anzi! – anche se devo dire che lo preferivo prima dell’ammodernamento di rito che ne ha fatto un altro Luna-Park che va ad aggiungersi ai tanti musei-luna park di Londra. È solo che con tutto quello che si vede al telegiornale nel mio tempo libero preferisco fare qualcosa che non coinvolga necessariamente guerre e olocausti.  Ma bisogna dire che l’IWM London organizza sempre mostre insolite ed interessanti come quella fotografica dedicata a Cecil Beaton fotografo di guerra del 2012 (che trovate qui...) o una altrettanto divertente ed istruttiva come quella del 2008 dedicata a Ian Fleming (il papa’ di 007) e opportunamente chiamata For Your Eyes Only.

Ora è il turno di Fashion on the Ration: 1940s Street Style, che esplora la lotta delle donne britanniche per rimanere chic in tempo di austerità e i diversi modi che trovano per reinventarsi l’abbigliamento date le (molto) limitate circostanze. Certo, ripensando ai racconti dei nonni, l’essere eleganti non mi è mai parsa una priorità in tempo di guerra, ma è anche vero che gli  inglesi hanno avuto una guerra diversa, non meno tragica (i bombardamenti tedeschi hanno distrutto interi quartieri di Londra e raso al suolo intere città come Coventry), ma nonostante tutto diversa da quella del resto dell’Europa. Hanno combattutto e sofferto gravi perdite militari e civili, ma mon hanno vissuto gli orrori dell’occupazione e questo indubbiabente ha influito non poco nel modo in cui la popolazione ha sopportato quegli anni cosi difficili.

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An official Ministry of Information Photo Division wartime photograph showing four fashionable young ladies enjoying a stroll in the spring sunshine Photo: Imperial War Museum

Mantenere alto il morale era un dovere civile che lo stato richiedeva ai cittadini. Gli abiti e il make-up diventano per le donne un’armatura a cui fare ricorso per fronteggiare le difficoltà di ogni giorno. La moda non solo sopravvive durante la guerra, ma addirittura fiorisce. La gente usa la fantasia e trova nuovi modi di vestire utilizzando quello che era disponibile, cioè davvero poco.   Tra il 1939 e il 1945 il British Board of Trade impone infatti un rigido razionamento che resta in vigore ben oltre la fine della guerra.

Le donne erano specialmente invitate ad avere cura di sé (la fabbricazione di cosmetici, seppure ridotta, viene mantenuta per tutta la durata della guerra): capelli in ordine e un filo di rossetto mandavano un segnale forte alla nazione che tutto andava per il meglio, mentre disordine e trasandatezza (segno di depressione e morale basso) avrebbero avuto effetti deleteri sul risultato finale del conflitto. C’era una genuina preoccupazione ai vertici del governo britannico che la gente continuasse a vestire bene, seppure con mezzi limitati.

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A member of Air Raid Precautions staff applies her lipstick between emergency calls (IWM)

Le uniformi con la loro linea pratica e i loro tessuti caldi e resistenti hanno una grande influenza sullo stile degli abiti civili, che si fanno sempre più simili a quelli militari. A sarti e stilisti si richiedono giacche ad un petto singolo con sole due tasche e senza risvolti per gli uomini, e gonne dritte senza pieghe per le donne per risparmiare tessuto.
Make do and Mend diventa il mantra del razionamento (così come lo diventano altre frasi come il tormentone Keep Calm Carry On) e le donne mostrano di possedere grandi risorse e altrettanto grande fantasia nel combinare praticità e glamour, come la borsetta con lo scomparto per la maschera antigas o i bottoni fluorescenti per essere viste nell’oscurità del coprifuoco. Quando poi il Governo voleva incoraggiare le donne a fare qualcosa (tipo a tagliare i capelli corti, molto piu’ pratici per lavorare in fabbrica) allora commissionava un articolo a Vogue magari corredato da splendide foto di Cecil Beaton.

Un matrimonio in tempo di guerra non significava dovessero mancare le damigelle, soprattutto se c’era a portata di mano la seta di un paracadute da cui ricavare un delizioso abito bianco. Tra gli oggetti più particolari della mostra, un braccialetto fatto da componenti aeronautici e una parure di biancheria intima ricavata da mappe di seta dell’aereonautica militare creata per la Countessa Mountbatten.

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A model shows off her scarlet and white spot-printed utility rayon shirt dress with front-buttoning. The dress cost 7 coupons and 53/- (IWM)

In Inghilterra il razionamento durò almeno fino al 1947, quando anche sulle coste della perfida Albione approda il rivoluzionario New Look di Christian Dior: inutile dire che dopo anni di make do and mend, le donne non riescono a saziarsi delle sue gonne così decadentemente ampie. Certo, al giorno d’oggi l’idea di rammendare qualcosa non credo passi per la testa quasi a nessuno. E perchè si dovrebbe, con tanti negozi che vendono abiti che costano nulla (forse perchè fabbricati in Asia da manodopera sottopagata??), ma l’idea di poca spesa molta resa almeno è rimasta la stessa. Certe cose almeno non sono cambiate…

 

Londra//fino al 31 Agosto

Imperial War Museum

iwm.org.uk

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