Jean-Étienne Liotard e il potere dei pastelli

Tra gli innumerevoli musei di Londra la Royal Academy è stata forse quella che più di tutti ha contribuito ad ampliare la mia conoscenza storico-artistica facendomi conoscere artisti come Vilhelm Hammershøi, i Glasgow Boys e Johann Zoffany (vere e prorie illuminazioni!!) e facendomi approfondire la conoscenza con altri geni come  Daumier, Modigliani e Gian Battista Moroni e dello svizzero Liotard.

Jean-Etienne Liotard’s Self-Portrait Laughing, c1770. Photograph: Bettina Jacot-Descombes/Musee d'art et d'histoire, Geneva

Jean-Etienne Liotard’s Self-Portrait Laughing, c1770. Photograph: Bettina Jacot-Descombes/Musee d’art et d’histoire, Geneva

Se c’era qualcuno che aveva capito da subito il potere della pubblicità quello era Jean-Étienne Liotard (1702-1789). Se fosse nato ai giorno d’oggi avrebbe sbancato Instagram. E invece nacque a Ginevra nel 1702, ma questo non gli impedì di sfruttare al massimo il suo talento mettendolo al servizio dei ricchi e famosi e diventando una vera e propria celebrità della società dell’Europa del XVIII secolo.

Con una scatola di pastelli e un incredibile fiuto per gli affari che farebbe intimidire Damien Hirst, nel 1735 Liotard si trasferisce in Italia, dove rimane per due anni e mezzo spostandosi tra Firenze, Roma e Napoli al seguito dei giovani aristocratici impegnati nel Grand Tour prima di trasferirsi a Costantinopoli nel 1739.

Jean-Etienne Liotard, Woman on a Sofa Reading, 1752

Jean-Etienne Liotard, Woman on a Sofa Reading, 1752. Galleria degli Uffizi, Florence Photo Gabinetto Fotografico dell’Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze

Qui conosce Everard Fawkener, che lo introduce nel bel mondo dell’aristocrazia austriaca, britannica e francese, dei ricchi mercanti e della corte del sultano – un mondo che ritrae in centinaia di disegni a matita nera o a sanguigna fatto di diplomatici, dame europee e servi, ma anche di interni spogli e silenziosi e variopinti costumi resi con un’attenzione  a dir poco ossessiva. Sono abbagliata: pastelli, nelle mani di chi li sa usare, fanno davvero miracoli.

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Jean-Étienne Liotard, 1743-44. Gemäldegalerie Alte Meister, Dresden

Incontrarlo per le strade di Londra, dove era approdato nel 1753 (rimandovi fino al 1755) doveva essere un’esperienza indimenticabile: con la lunga barba che si era fatto crescere a Costantinopoli (e che si tagliò dovutamente quando sposò Marie Fargues nel 1757) e il cafetano rosso che aveva preso ad indossare durante gli anni trascorsi in Turchia doveva apparire alquanto eccentrico… Non soprtrende che nella capitale britannica in preda alla passione per l’Orientalismo, il successo del “Turco” (com’è conosciuto al suo ritorno in Europa) sia stato immediato!

A Londra ritrae numerosi appartenenti alla famiglia reale, inclusi eredi e discendenti di Giorgio II di Hannover e persino il giovane pretendente al trono scozzese, Charles Edward Stuart, ‘Bonnie Prince Charlie’ (1720-88) nipote di quel Giacomo II Stuart che fu l’ultimo sovrano della dinastia decaduta con la Gloriosa rivoluzione.

E se alcuni dei sui ritratti tendono ad essere un po’ zuccherosi, non erano idealizzati: what you see is what you get direbbero gli inglesi che tutto in questi ritratti è così realistico che viene voglia di allungare la mano e toccare i volti paffuti di quei bambini che emergono da cascate di pizzo…

Di tutti i dipinti in mostra l’unico che conosco è La cioccolataia di Dresda che raffigura una giovane cameriera che porta un vassoio con una tazza di cioccolato porcellana e un bicchiere d’acqua e mi chiedo perché si è aspettato fino ad ora per dedicare una mostra a questo fantastico pittore che sembra eccellere in ogni tecnica a cui mette mano – guardare le miniature smaltate del suo amico e patrono Everat Fawakner per credere. Forse per la natura stessa della tecnica o per il fatto che molti erano ritratti privati, ma dopo qualche anno dalla sua morte, la fama di Liotard era praticamente evaporata – con grande soddisfazione di Joshua Reynolds che non lo poteva sopportare (anche se questo non fa testo che pare che Reynolds non potesse sopportare molti altri pittori altrettanto dotati …).

Jean-Etienne Liotard, Archduchess Marie-Antoinette of Austria, 1762 Cabinet d'arts graphiques des Musees d'art et d'histoire, Geneva. Photo Musee d'art et d'histoire, Geneva. Photography: Bettina Jacot-Descombes

Jean-Etienne Liotard, Archduchess Marie-Antoinette of Austria, 1762 Cabinet d’arts graphiques des Musees d’art et d’histoire, Geneva. Photo Musee d’art et d’histoire, Geneva. Photography: Bettina Jacot-Descombes

Quella immortalata dai soffici pastelli di Liotard è la gioiosa società della prima metà del XVIII secolo. Un mondo fragile e delicato che di lì a poco sarà sovvertito dalla Rivoluzione Francese che insieme al vecchio regime si sarebbe portata via tanti personaggi da lui immortalati, inclusa la povera Maria Antonietta, che Liotard ritrae nel 1762 quando era una rosea arciduchessa d’Austria di sette anni, ignara di cosa l’aspettava.

Fortunatamente per lui, il pittore non visse abbastanza a lungo per assistere in prima persona alla rivoluzione, morendo di vecchiaia nel Giugno 1789, un mese prima del famigerato assalto della Bastiglia. Opportunista fino alla fine…

Londra// fino al 31 gennaio 2016.

royalacademy.org.uk

 

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