Fare la fila? Ma per chi mi prende!

E anche un altro stereotipo se ne va. Quello dell’inglese che attende paziente in file ordinate, anche per prendere l’autobus. Saltare la fila era un crimine perdonato solo agli stranieri e ai turisti. Nessun inglese serio lo avrebbe mai fatto. La vergogna sarebbe stata troppa e troppo grande.

Ma l’Inghilterra si sta globalizzando, ne ho avuto la conferma l’altro giorno al museo quando, al banco informazioni ho assistito ad una scena agghiacciante. Dal serpentone che si snodava ben oltre la Grand Entrance si stacca una signora con bambino. Ignorando le occhiate di rimprovero degli altri compagni di sventura punta diretta al mio collega alla cassa e sbatte sul banco una manciata di banconote e ordina di darle subito due biglietti, che era uno scandalo che non ci fosse un’entrata fast track per chi come lei non aveva tempo da perdere. E se anche il mio collega aveva intenzione di accomodarla per evitare una scenata da tragedia greca, l’intenzione gli si è spenta sul volto alla pronuncia della frase fast track. Neanche fossimo in un aeroporto invece che in uno dei piu’ prestigiosi musei di Londra.

Il fatto è che a nessuno piace stare in fila e tutti sanno che nei ristoranti di lusso da sempre una buona mancia al maître accorcia l’attesa (non che io frequenti ristoranti di lusso, ma ho visto molti film…). Ma negli ultimi anni pare che vendere i diritti di passare davanti al prossimo sia diventata la norma. E per norma intendo non solo le file negli aeroporti (a quelle ci siamo da tempo abituati), ma anche nei parchi divertimenti e adesso anche nei musei. La durata della fila è proporzionale al prezzo che si paga per non farla. E diventando soci o semplicemente pagando un sovrapprezzo (priority boarding la chiamano le compagnie aeree) la gente può mettere un prezzo al proprio tempo. Oppure pagare qualcuno per fare la fila al posto suo e comprare un biglietto per mostre-evento come quelle di Leonardo, David Bowie o Alexander McQueen, o l’ultima versione dell’iPhone con il minimo sforzo. Tutto è in vendita. Rassegniamoci.

people-queueing

10 thoughts on “Fare la fila? Ma per chi mi prende!

  1. Brava, brava a informare.
    Non solo sulle glorie e le bellezze del passato ma anche sulle meschinità e le bruttezze del presente.
    E ci sarà chi se la prenderà sull’americanizzazione (materializzazione, money) del mondo e altri che ribatteranno che è il Sud del mondo che ormai ha invaso il Nord. Altri più sofisticati troveranno altre cause. Resta quello che tu registri: l’attesa di… classe (con buona pace del signor Carletto detto anche Marx)

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  2. Il post mi lascia esterefatta, perché se non si fanno più le file ordinate neanche in Inghilterra chissà qua in Italia come potremo ancora peggiorare… Ma la cosa che più incuriosisce è un’altra: perché nei commenti si parla di Sottsass?

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      1. Ah, perfetto, grazie! Per me lui è sempre stato un grande punto di riferimento… E’ un mio quasi-concittadino, ho visitato la sua mostra I Wonder Why qualche anno fa e lo cito spesso anch’io nei miei post 🙂

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      2. Sì, l’ho visto ieri! In realtà quello che amo di Sottsass non è tanto il suo lavoro di designer (che non ho neanche la competenza di valutare) ma soprattutto il suo pensiero, la sua filosofia, i suoi scritti e la sua visione del mondo… (tutte cose che poi sono state espresse nelle sue creazioni) diciamo che è stato anche lui in parte a farmi amare e capire il senso dell’architettura, del viaggio, e di tanti altri aspetti della vita… una citazione di Sottsass ha inaugurato la mia mostra di fotografia, mentre un suo brano ha inaugurato il mio blog…
        https://stellassj.wordpress.com/2012/02/16/il-senso-del-viaggio-rovine-1992/

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