La vita quotidiana a Londra al tempo di Dickens

L’avvicinarsi del Natale mi fa sempre venire il desiderio di leggere qualcosa di Charles Dickens (1812-1870). E non solo per la sua incredibile galleria di personaggi (chi non conosce il perfido Ebenezer Scrooge di Canto di Natale, il monello Oliver Twist o l’orfano Philip Pirrip detto “Pip” di Grandi Speranze?), ma perchè tra tutti i personaggi dipinti nelle sue storie, quello che più ha colpito la mia immaginazione è lei, Londra. Che è impossibile leggere un romanzo di Dickens senza immaginare di trovarsi immersi nel ventre pulsante della metropoli vittoriana.

Covent Garden Market, Phoebus Levin, 1864. Museum of London.
Covent Garden Market, Phoebus Levin, 1864. Museum of London.

Charles Dickens era un camminatore instancabile. Inquieto e sofferente d’insonnia, si dice percorresse dalle 5 alle 30 miglia al giorno tra Londra e dintorni, a volte camminando a piedi per tutta la notte. Camminava veloce (si calcola tenesse un ritmo di 4 miglia e mezzo all’ora), ma la sua velocità non gli impedì di essere un attento osservatore del mondo circostante.  Tanto che un contemporaneo dello scrittore disse famosamente che se si dava a Dickens il nome di una qualsiasi via di Londra, lui sarebbe stato in grado di elencare tutto – dai negozi a quanti pezzi di buccia d’arancia c’erano sul marciapiede.

victorian-city-cov_2367185aIl ritratto della città che esce dai romanzi di Dickens è addirittura diventato un saggio nelle mani capaci della storica Judith Flanders che con contagioso entusiasmo esplora luoghi, odori, suoni di quella che era allora la più grande città del mondo. The Victorian City: Everyday Life in Dickens London racconta la storia di una città dura ed eccitante in cui contrasti sociali erano forti, costantemente sommersa da una spessa cappa di fumo che per anni è stata scambiata per nebbia (per la nebbia vera fatevi un giro nella Pianura Padana!), percorsa da fiumiciattoli puzzolenti che sfocianovano in quella grande fogna a cielo aperto che era il Tamigi. Un po’ come adesso. Solo che adesso al fumo del carbone si è  sostituito l’ossido di carbonio e non so cosa sia meglio…

2016 ©Paola Cacciari

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