Disegnate gente, disegnate…

Da quando qualche settimana fa un male informato giornalista chiamato Oliver Wainwright ha pubblicato sulle pagine di quello che è di solito un quotidiano di qualità come il Guardian un articolo erroneo e mal scritto sul fatto che non si possa disegnare nelle mostre temporanee (in questo caso Undressed, la mostra sulla storia della biancheria intima) si è scatenato un vero putiferio mediatico. Un telefono senza fili che ha fatto di una mosca un elefante, tanto che pare che disegnare sia vietato ovunque nel Museo. Neanche a dirlo questa e’ una cosa assolutamente infondata, ma che ha dato la possibilità a tutti coloro che ad un certo pnto della loro vita sentono il bisognosi di indignarsi per qualcosa di irrilevante, di formare gruppi su Twitter che hanno portato ad inscenare occasionali proteste all’interno mostre ospitate dal Museo di South Kensington.

Photograph: Oliver Wainwright/Guardian

Photograph: Oliver Wainwright/Guardian

Inutile dire che nessuno dei 790 indignati che hanno commentato l’articolo del Guardian o che hanno protestato sui social media, sembra essere al corrente del fatto che non solo è possibile disegnare negli 11 km circa del Museo, ma che il suddetto museo spesso fornisce anche il materiale per farlo. Il fatto che disegnare non sia permesso all’interno delle mostre temporanee è dovuto, oltre che alle clausole del contratto di prestito delle opere d’arte da parte di altre istituzioni, anche allo sforzo di tutelare spazi come quelli in cui si svolgono le mostre, notoriamente limitati, e a mantenere fluida la circolazione evitando (per quanto possibile) il sovraffollamento. Sovraffollamento che, diciamocelo, rende l’esperienza sgradevole agli altri visitatori che hanno anche loro pagato e i cui diritti devono ugualmente essere rispettati. Va bene  che sono di parte, mi pare sensato, o no? Ma purtroppo in questo mondo di egoisti nessuno sembra ricordare la bellissima frase di Martin Luther King “La mia libertà finisce dove comincia la vostra.” A meno che non li riguardi in prima persona, ovviamente.

The Renaissance City©Victoria and Albert Museum

Fortunatamente non è sempre cosi e qualche giorno fa mi sono trovata a lavorare nelle sale dedicate all’Epoca Stuart. Stavomentalmente  ringraziando il cielo (e la mia supervisor) della mia buona fortuna che invece che nella suddetta  mostra dedicata alla biancheria intima mi ha  affidato questa parte del museo che mi piace tanto, quando una scolaresca di ragazzini delle superiori mi piomba in galleria come un’orda di Unni. Posso solo immaginare com’è stato il Sacco di Roma. Sembrano fatti in serie: pantaloni abbassati (letteralmente!) sui fianchi a mostrare l’elastico dei boxer Bench o Calvin Klein, le stesse frange lunghe a coprire gli occhi modello One Direction (o qualcuno più moderno che non conosco…), lo stesso passo strascicato delle All Star colorate. Tutti con le cuffiette dell’iPhone nelle orecchie a volume così alto che mi chiedo se non gli si nebulizzi il cervello (o forse è già successo e questo è il risultato finale). Ai miei tempi c’era il Walkman, e pesava così tanto che uno dopo ci po’ ci si rinunciava, sfinito dallo sforzo. Certamente io ci ho rinunciato, che essere trendy negli anni Ottanta era davvero troppo faticoso… 😉

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Sony Walkman. Photo by Paola Cacciari.

Seduto su una panca, uno di questi cloni sta disegnando con gusto una balaustra barocca, apparentemente ignaro del caos mediatico delle ultime settimane sulla linea di condotta riguardo certamente ancora troppo giovane per preoccuparsi di leggere articoli che contengono più di 142 caratteri come gli articoli dei giornali (anche quelli scritti male e con informazioni errate) e indignarsi. Lo guardo incantata disegnare con mano sicura mentre il resto del suo corpo si muove a tempo di musica – qualcosa di molto rumoroso e molto rock. Poi mi nota ferma ad osservarlo e togliendosi uno degli auricolari mi strilla contento: ‘That’s great! This Baroque thing rocks!’ e mi mostra contento un (eccellente, devo dire) schizzo a matita del busto di Carlo II che troneggia alle mie spalle. Mi scappa una risatina davanti all’entusiamo di questo artista in erba entusiasmato da quesllo che più che Barocco, mi pare una versione tutta sua di Barock ‘n’ roll. Ma non importa che anche questa è una dimostrazione di quanto ancora oggi il Museo continui a portare avanti la missione di Henry Cole del Principe Alberto, cioè: educare il grande pubblico all’arte e al disegno. Alla faccia di chi dice il contrario…

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2 pensieri su “Disegnate gente, disegnate…

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