Time Out London

10 thoughts on “Time Out London

  1. Ammirevole dichiarazione.
    Noi qui a Milano siamo all’avanguardia, dichiarazioni di quel tipo non si è mai posta la necessità di farne. Da noi, giusto per fare un esempio che è un dettaglio ma significativo, qualsiasi (people of the world) viaggia sui mezzi pubblici gratuitamente, nessuno si prende la preoccupazione di controllargli il biglietto, e nella metro che ci sono i tornelli, gli basta scavalcarli. L’addetto nella guardiola non vede. L’ultimo salto di tornello l’ho visto un’ora fa lasciando la mia stazione, e il colore di pelle dell’atleta non lasciava dubbi sulla provenienza. D’altra parte a coprire i costi del servizio sono sempre i soliti, quelli che sono anche i soli a pagare le tasse. Impiegati e pensionati (italiani).

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  2. Questo editoriale e’ stato pubblicato dalla rivista settimanale Time Out London all’indomani del referendum per l’uscita dall’EU. Nato nel 1968, il Time Out London (o “la Bibbia di Londra” come lo chiamo io che qui ci si trova di tutto, mostre, teatro, cinema,ristoranti etc etc etc…) e’ diventato gratuito nel 2012 e da allora non me ne sono fatta scappare una copia. E’ la rivista che forse più di tutte rappresenta Londra e misura il polso della città. L’esito negativo del referendum e’ stato particolarmente sentito qui a Londra, una città fortemente multiculturale e con questo editoriale Time Out ha voluto rassicurare i suoi abitanti. Nei giorni seguenti questa pagina, strappata dai giornali, la si vedeva appesa in giro un po’ ovunque, anche nei posti piu’ impensati. Qualcuno ne aveva appeso una copia anche nella sala del personale del museo, che in fondo siamo in 300 impiegati non britannici…
    Per quanto riguarda il salto del tornello, capita anche qui. Ma non alla metropolitana (praticamente impossibile), ma nei bagni pubblici… 🙂

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    1. Qualcosa di simile a ToL lo fa il Corriere con un supplemento settimanale, Vivimilano. Lungi però dal solo sfiorare questioni che esulino dall’intrattenimento, cosa plausibile bastando il quotidiano e gli altri supplementi.
      Interessante anche la tua postilla sui bagni pubblici.

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      1. Hahahahah!:) Ma sono molto triste per la scomparsa di Paolo Villaggio. Il Ragionier Fantozzi e’ un monumento all’antropologia umana e alla storia d’Italia allo stesso tempo. Mi manchera’ molto.

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      2. Pensa che io, a suo tempo, e quindi in seguito, lo snobbavo e l’ho snobbato. (Non faccio apposta a fare lo snob, mi capita). Consideravo Fantozzi un sottoprodotto, una derivazione aggiornata del noto Monsu Travet, da cui il termine travet (in sostanza spregiativo-emarginante) entrato nel linguaggio comune.
        Sere fa, in pizzeria, un amico “consumato bancario” e ammiratore di Fantozzi, mi ha raccontato episodi della propria vita in banca e, onestamente, ho dovuto rivedere il mio primo giudizio su Villaggio.
        Tra l’altro pare che i suoi libri, quindi farina esclusiva dels uo sacco, siano migliori dei film, dove – inevitabile – c’è la mediazione di altri fattori e persone.

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      3. Caro Guido, a volte la vita vera supera persino la piu’ fantasiosa letteratura. Parola di Mrs Garrick che vive in un museoe ha a che fare tutto il giorno con la gente … 😉

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