Ora è l’estate del nostro scontento

Now is the winter of our discontent, made glorious summer by this sun of York” proclama un cupo Benedict Cumberbatch nei panni di Riccardo III nella serie televisiva The Hollow Crown. È stato trasmesso solo due mesi fa dalla BBC per celebrare i 400 anni della morte di Shakespeare, ma sembra un’altra vita. Forse perché lo era.  Ma “l’inverno del nostro scontento” di Shakespeare invece di mutarsi nella splendida estate auspicata da Riccardo di Gloucester, si sta rivelando essere una vera e propria “estate del nostro scontento”, il cui già timido sole è stato in sole due settimane completamente offuscato dal post-Brexit.
Il mio blog si chiama Vita da Museo perché questo è quello che faccio per lavoro (lavorare in un museo) ed è quello che mi piace fare nel mio tempo libero (andare per ALTRI musei). La rubrica di attualità varia ed eventuale che ho battezzato Life in UK doveva essere un’occasionale sguardo sul mondo che mi circonda, una finestra aperta sulla società (quella britannica) e sulla città (Londra) in cui vivo da quasi un paio di decadi. Per cui mi scuso con chi mi legge se insito sul fattore Brexit, ma con la politica britannica, di solito così sonnolenta, in caduta libera tutto il resto, incluso il Bardo e i musei sono passati in secondo piano.

Le conseguenza di Brexit poi mi toccano in prima persona, se non altro per la posizione ambigua assunta da Theresa May, ministro degli Interni proprio oggi eletta leader dei conservatori e prossimo Primo Ministro al posto di David Cameron, nei riguardi dei circa tre milioni di cittadini europei residenti in Gran Bretagna. La May infatti si ostina a non fare nessuna promessa formale sul fatto che i diritti di noi europei (mi ci metto in mezzo anch’io) non saranno alterati e che potremo restare nel Regno Unito a tempo indeterminato. E se è chiaro che il temporeggiamento della May è tattico, ovvero ottenere analoghe garanzie per il milione e mezzo di cittadini britannici residenti negli altri 27 paesi della UE, vivere in questa terra di nessuno che è la Gran Bretagna dell’estate del 2016 non è piacevole.

Home Secretary Theresa May Getty

Home Secretary Theresa May Getty

Ma la vita continua e il primo segnale che il peggio dello shock è passato è l’improvviso ritorno tra amici e colleghi, soprattutto britannici, del senso dell’umorismo – e con esso la constatazione (ma sarebbe meglio dire assegnazione) he alla fine non ci sarà un secondo referendum sull’Unione Europea, nonostante una petizone che circolava online abbia raccolto più di 4 milioni e 100 mila firme visto che la legge sul referendum non stabilisce una percentuale minima per l’approvazione, quindi la richiesta avanzata dalla petizione non può essere accolta.

La cosa più assurda che uno alla volta sono spariti tutti i fautori di questo casino, neanche fossimo in un surreale rifacimento di Dieci piccoli indiani di Agatha Chistie. Il primo a scomparire è stato David Cameron, dimessosi immediatamente dopo la vittoria di Brexit; poi è stata la volta di Boris Johnson, ritiratosi dopo l’infame “tradimento” di Michael Gove, dapprima suo socio nella missione Brexit poi pugnalatore fratricida degno di un dramma shakespiriano (“Et tu, Brute?” gli avrebbe fatto dire il Bardo in Giulio Cesare…). E infine Nigel Farage che, compiuta la sua missione di fare saltare in aria la Gran Bretagna, ha deciso di lavarsene le mani come Pilato e di prendersi un “meritato riposo visto che ora non c’è più bisogno di lui.” Quello del riordinare questo pasticcio e rimettere insieme i cocci di un’intera nazione, sarà il compito di Theresa May.

Michael Gove and Boris Johnson

Sembra una battaglia navale scrive Enrico Franceschini nel suo blog My Tube, o “Tre uomini in barca – per tacere del quarto, Jeremy Corbyn, che in nome di non si sa quale ideologia di sinistra non ha fatto niente per fermare Brexit e ora non ne sembra nemmeno tanto dispiaciuto, ma potrebbe presto a sua volta dimettersi.” Ci sarebbe da ridere se non fosse che ad affondare non è una barchetta qualsiasi, ma l’ammiraglia del Regno Unito. Michael Heseltine, membro del parlamento dal 1966 al 2001 e figura di spicco nei governi di Margaret Thatcher e John Major è spietato nella sua condanna di Boris Johnson che accusa di aver fatto a pezzi il partito conservatore e di aver creato la più grande crisi costituzionale in tempo di pace degli ultimi tempi. Per non parlare della svalutazione che della sterlina il cui valore non era cosi basso dal 1985. Boris Johnson, continua Lord Heseltine, si è comportato come un generale che marcia con il suo esercito, ma che quando vede il campo di battaglia lo abbandona. La metafora sembra appropriata.

E mentre metà della nazione cerca di farsi una ragione del fatto di essersi addormentata in un Paese e di essersi svegliati in un altro, l’altra metà – quella che ha creduto alle balle di Boris, Gove e Farage e ha votato Brexit, resta senza leader sul campo di battaglia, abbandonata ad una Scozia infuriata che minaccia la seccessione. Spero vivamente che tutte queste persone si stiano chiedendo se per caso non abbiano fatto una cazzata a votare Leave. Come ha scritto un mio amico bolognese sul suo profilo FB: “Dopo la “tragedia greca”, “la commedia all’italiana”… è arrivata la farsa all’inglese!”

Nigel-Farage

Nigel Farage

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8 pensieri su “Ora è l’estate del nostro scontento

  1. Hai dato ancora una volta una sintesi chiara e immediata. Complimenti.
    Personalmente, ne ero più o meno al corrente, anche perchè gli echi arrivano sul Continente, Italia compresa, per l’ondata lunga conseguente e i riassetti inevitabili in corso dei vari comparti.
    Penso che la posizione degli “stranieri” in GB conoscerà tempi lunghi prima di essere definita. La Brexit ha posto tanti quei problemi più grossi e urgenti, e vitali – che il politico di turno, quando finalmente emergerà, ne avrà abbastanza a cercare di dirimerli. È noto il cinismo dei politici di qualsiasi epoca e nazione. La vita delle persone conta come quella delle foglie d’autunno davanti a casa. E “gli stranieri” non votano.
    Nota: Sto proprio leggendo Robert Harris, «Imperium», protagonista Cicerone, docu-romanzo. Istruttivo, come tra i fatti di duemila anni fa e gli attuali ci sia la sola differenza d’essere tanto ingenui da illuderci che il mondo possa cambiare.

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    • Caro Guido, temo che più che bisogno di “informare” il mio bisogno di raccontare sia in realtà un mio bisogno di capire quello che mi sta accadendo attorno. E’ come se qualcuno mi avesse tolto il tappeto da sotto i piedi. Almeno male che vada posso sempre ritornare in Italia o andare in un’altro paese dell’UE, ma ai miei amici e familiari britannici questo diritto e’ stato tolto e non si può tornare indietro, almeno fino a quando un altro Primo Ministro vorrà indire un altro referendum. 😦

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    • Mi piace molto Robert Harris e ho letto quasi tutti i suoi libri e la sua trilogia su Cicerone e’ fantastica. Anche L’ufficiale e la spia, sul caso Dreyfuss e’ splendido e agghiacciante nel suo documentare la corruzione delle istituzioni…

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  2. Pingback: Gli artisti degli artisti alla National Gallery | Vita da Museo

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