Dalla Brexit britannica alla “Brexit plus” americana. Enrico Franceschini

Dopo quello di Brexit, un’altro brutto risveglio quello di ieri, che ha confermato che Donald Trump sara’ il futuro inquilino della Casa Bianca. Enrico Franceschini, l’inviato di Repubblica a Londra, ma che per molti anni ha vissuto anche negli Stati Uniti, ci ha scritto un post sul suo blog My Tube. Non ho la forza di raccogliere le idee e scrivere qualcosa di mio, per cui ve lo riporto qui, pari pari. Buona lettura.

“Donald Trump l’aveva previsto nel suo ultimo comizio (come segnalato nel mio blog di ieri): le presidenziali americane avrebbero avuto come risultato una “Brexit plus plus plus”, una Brexit all’ennesima  potenza, una sorpresa ancora più grande di quella del referendum del giugno scorso con cui la Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’Unione Europea. Ci sono certamente differenze tra i due eventi, ma anche importanti somiglianze.

Da un lato, un diffuso scontento economico: come scrive Martin Wolf sul Financial Times di oggi, il crescente gap ricchi-poveri e il calo del reddito medio delle famiglie (sceso negli Usa in termini reali ai livelli precedenti il 2000) sono fra le ragioni di un voto di protesta contro l’establishment che accomuna Stati Uniti e Regno Unito (e che vale anche per altri paesi in procinto di votare nei prossimi mesi, Italia, Francia, Germania).

Ma l’economia non spiega tutto, come Jonathan Freedland nota stamane sul Guardian:  Trump ha vinto il 63 per cento dei voti fra gli uomini bianchi e il 52 per cento fra le donne bianche. Non tutti questi cittadini bianchi possono essere vittime di un declino economico. Molti di essi, scrive Freedland, sono stati attirati da un messaggio che in parte e in codice prometteva di restaurare il privilegio bianco. Un desiderio di rivincita probabilmente accentuato negli Usa dalla presenza alla Casa Bianca per 8 anni del primo presidente nero della storia. Ma un desiderio presente anche altrove in Occidente di fronte allo sviluppo di un modello di società multietnica, multiculturale e globalizzata.

La Brexit britannica, come la “Brexit plus” americana, come analoghi movimenti anti-establishment, anti-globalizzazione, anti modello di capitalismo democratico liberale, sono un rifiuto del multiculturalismo: un “fermate il mondo, voglio scendere”, per ritornare a un presunto mondo migliore, più tradizionale e sicuro, del passato. Se qualcosa si può fare, anzi si deve fare, per rispondere allo scontento economico (riducendo il gap ricchi-poveri, aiutando la classe media a recuperare ottimismo e capacità d’acquisto, chiudendo i privilegi fiscali delle multinazionali e le speculazioni fini a se stesse della finanza), non si può invece fermare il mondo per riportarlo a un arcaico passato monoculturale. Farlo o tentare di farlo è altamente pericoloso. Chi continua a credere nel modello democratico liberale, nei mercati senza frontiere, nella globalizzazione, dovrà ora difendere ostinatamente il multiculturalismo dalle sirene del nazionalismo populista.”

 

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2 pensieri su “Dalla Brexit britannica alla “Brexit plus” americana. Enrico Franceschini

  1. Di comune tra Brexit e Brexit plusplus e che a questo punto mi viene da prevedere anche per Italia e varie elezioni prossime europee (già in Ungheria si è prodotto) è che la gente ragiona o viene emozionata dal quotidiano: da quello che vive e vede ogni giorno da che si sveglia alla mattina. Non arriva a ragionare di alta finanza, economia, non ha nè la cultura nè la voglia . E quello che invece vede non è multiculturalismo (parola grossa insieme a integrazione di culture e bla bla bla) ma vede (e subisce) mendicanti neri o neri felici che girano in bicicletta a spasso e che non c’erano, che non pagano i mezzi pubblici, mentre i nativi vanno a lavorare – vede arroganze da parte dei nuovi “ospiti”, case occupate dagli stessi, ospedali già scarsi intasati. Rendendo le classi più disagiate locali ancora più escluse e in difficoltà. Di qui la reazione. Se io ho soldi, non ho problemi. Ho i migliori medici, l’appartamento nel quartiere alla moda ecc.
    Senza contare che nel caso italiano, quello dell’ “accoglienza” è ormai un business, ci stanno guadagnando in tanti (esentasse), organizzazioni religiose e mafia organizzata compresa (vedi atti giudiziari processi in corso a Roma)..Sulla situazione italiana che è quella che ovviamente conosco meglio, si potrebbe fare ormai un dossier sulla cecità-l’impreparazione-lo snobismo- il distacco dalla base elettorale di chi avrebbe dovuto provvedere – su un fenomeno, quello migratorio, che non è da oggi ma da vent’anni (ricordi i vu’ cumprà?… siamo negli anni 90 – fine 80!!!!)

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    • caro Guido, “il distacco dalla base elettorale di chi avrebbe dovuto provvedere” come dici tu e’ purtoppo una realta’ globale. Proprio questo distacco ha causato le varie Brexit (normal and plus) e sono convinta che se fosse data la possibilita’, molti altri stati farebbero lo stesso solo sulle basi del limitare l’immigrazione. Mi pare che ci sia alla base anche molta paura da parte delle varie nazioni di perdere la propria identita’ sociale e culturale. Comprensibile, in Inghilterra come in Italia. E’ la globale ascesa della destra mi fa una paura terribile… :/

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