Oltre Caravaggio (ci sono i caravaggeschi). A Londra.

È difficile pensare ad un artista la cui vita sia più avvincente  di quella di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571–1610). Ho sempre pensato a lui come un Baudelaire in versione pittorica: geniale, violento, autodistruttivo e decisamente fuori dagli schemi. Certamente la sua vita sembra uscire da un romanzo d’avventure. Basti pensare che nei primi anni del XVII secolo, fu citato in tribunale in almeno 11 occasioni con accuse che andavano dall’imprecare contro un agente, allo scrivere versi satirici a spese di un pittore rivale, e tirare un piatto di carciofi in faccia a un cameriere. Che avesse un caratteraccio appare chiaro fin da subito ce lo dice Giovan Pietro Bellori (1613-1696) he di Caravaggio fu uno dei biografi, il quale sostiene che, intorno al 1590-1592, Caravaggio, già famoso per le risse tra bande di giovinastri, avrebbe commesso un omicidio durante una rissa. In fuga da Milano, scappa dapprima a Venezia per poi investire la Roma papalina con la violenza di un ciclone, spazzando via le sdolcinate immagini di santi che popolavano l’iconografia contemporanea e sostituendole con le sue vigorose visioni della cruda realtà. Ma nel 1606 fu costretto a fuggire anche da Roma, dopo aver ferito mortalmente Ranuccio Tomassoni durante una rissa in Campo Marzio causata da una controversia su una partita di pallacorda, una sorta di tennis. Il verdetto del processo fu severissimo e Caravaggio viene condannato a morte. Trova rifugio nella Napoli spagnola. Trascorse il resto della sua vita a fuggire dalle sue azioni, prima di collassare sulle sponde della Toscana, morendo a Porto Ercole il 18 luglio del 1610 durante il viaggio di ritorno a Roma per chiedere perdono al Papa.

E i suoi dipinti non erano meno audaci e provocatori dell’uomo che li aveva creati. A cominciare dal fatto che il nostro Caravaggio ricorresse per i suoi quadri alla gente comune, il popolino, che utilizzava come modelli dipingendoli dal vero, direttamente sulla tela ignorando allegramente i precetti dell’accademia sul disegno preparatorio. L’altra novità è il drammatico chiaroscuro che più che un come violento contrasto di parti illuminate e di parti in ombra. Secondo il Bellori, il nostro eroe:

“non faceva mai uscire all’aperto del Sole alcuna delle sue figure, ma trovò una maniera di campirle entro l’aria bruna di una camera rinchiusa, pigliando un lume alto, che scendeva a piombo sopra la parte principale del corpo, e lasciando il rimanente in ombra, affine di recar forza con veemenza di chiaro e di scuro”.

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Michelangelo Merisi da Caravaggio Saint John the Baptist in the Wilderness, about 1603-4. The Nelson – Atkins Museum of Art, Kansas City, Missouri.

Questa luce, che piomba improvvisa nell’ambiente oscuro, colpisce gli oggetti e le figure, illuminandone alcuni lati, altri lasciandone nell’ombra, modellando i corpi, facendone risaltare il volume e la massa. Ma questa luce che sembra provenire da una sorgente ben definita e’ in realtà molto meno vera di quella di un Tiziano o di un Tintoretto. L’ombra di Caravaggio ha un valore negativo di qualcosa che esiste solo in assenza della luce. Da questa oscurità emergono le figure, in primo piano, davanti all’osservatore. Sfido chiunque a guardare il magnifico San Giovanni Battista di Kansas City senza farsi venire le palpitazioni, anche Ottavio Costa, il banchiere che lo aveva commissionato nel 1604 come pala d’altare per il piccolo oratorio di un feudo di sua proprietà. Pare che il dipinto gli piacque al punto tale che ne fece fare una copia per l’oratorio conservando l’originale nella sua collezione…

Questa combinazione di realismo e luce drammatica fa di Caravaggio l’indiscussa superstar della Controriforma: tutti volevano i suoi dipinti (tutti quelli che non erano il popolo, sia chiaro – che quest’ultimo non amava vedersi ritratto troppo fedelmente…) e tutti volevano dipingere come lui anche se, diciamocelo chiaramente, nessuno ci riesce nonostante alcuni eccezionai tentativi come quelli di Mattia Preti di Jusepe de Ribera.

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The Crucifixion of Saint Peter (1656–59), Mattia Preti, called II Calabrese. © The Barber Institute of Fine Arts, University of Birmingham

È solo che l’opera di Caravaggio possiede un fuoco interiore che nessun seguace riesce a riprodurre. Sembra impossibile che la stessa mano che maneggiava la spada con tanta facilità potesse accarezzare il pennello con tanta destrezza e maestria. Prendiamo la Cattura di Cristo che prima d’ora non aveva mai visto dal vivo. Dire che è un capolavoro è riduttivo. Quel quadro sembra parlare. La violenza del dramma si svolge sotto il nostri occhi con un dramma immutato dal tempo: l’espressione rassegnata di Gesù condannato dal bacio di Giuda, la metallica solidità del gendarme in armatura che contrasta con le sofficii pieghe della veste di Cristo, l’urlo sconvolto di San Giovanni in fuga, in netto contrasto con l’espressione pragmatica del personaggio che con la lanterna che illumina la scena (secondo Roberto Longhi un autoritratto del Caravaggio stesso) simbolo della ricerca della fede e della redenzione a cui il pittore aspirava.

Caravaggio, Cattura di Cristo, 1598. Dublino, National Gallery of Ireland.

Caravaggio, Cattura di Cristo, 1598. Dublino, National Gallery of Ireland.

Davanti ad una pittura così rivoluzionaria, a quel realismo che raggiunge vette impensate (i piedi, le unghie sporche) e che spaventava i popolani, ma attirava nobili e cardinali come le  mosche, non sorprende che molti pittori cercassero di imitarlo e di imitare il suo uso del chiaroscuro. E questi suoi seguaci, i cosidetti caravaggeschi, sono  il soggetto della mostra della National Gallery – l’indizio è nel titolo Beyond Caravaggio anche se pochi notano quel “beyond” saltando direttamente al “Caravaggio” che lo segue. Una dimostrazione che ancora una volta basta mettere il suo nome nel titolo di una mostra per garantire code che girano intorno al isolato.

Di fatto pochi seguaci di Caravaggio lo incontrarono di persona a Roma, ma molti di loro restarono travolti dalla sua pittura come da una mareggiata violenta. Almeno fino a quando la mareggiata non si ritito’ e questi seguaci decisero di intraprendere altre strade. Che a differenza dei suoi etreni rivali i bolognesi Carracci, il nostro Michelangelo Merisi era troppo impegnato a bisticciare con tutti e a scappare dalle conseguienze deille sue azioni per fermarsi e pensare a intituire un’accademia come quella carraccesca a Bologna di cui potesse essere il caposcuola. ma nel frattempo per gran parte del XVII secolo il caravaggismo diventa uno degli stili pittorici piu’ affermari a Roma e in Europa. Il chiaroscuro caravaggesco piace e così si ha chi cerca di copiarlo fedelmente, come il suo servitore, assistente, modello e amante Cecco di Caravaggio e i pittori della sua cerchia, come Antiveduto Grammatica e Bartolomeo Manfredi, e chi ne prende il chiaroscuro e il vigore espressivo adattandolo al proprio stile classico come il mio concittadino carracesco Guido Reni. La lista è lunga, e include pittori del calibro di Orazio Gentileschi, che era stato amico di Caravaggio ed era l’unico dei suoi seguaci ad essere piú anziano di lui, e sua figlia Artemisia

Gerrit van Honthorst, 'Christ before the High Priest', about 1617

Gerrit van Honthorst, ‘Christ before the High Priest’, about 1617

Certo, coloro che abitavano a Roma o vi erano di passati ad un certo punto della loro vita, erano avvantaggiati dal fatto di avere (o aver avuto per qualche tempo) sotto gli occhi i dipinti del maestro, come il fiammingo Gerrit van Honthurst detto anche “Gherardo delle Notti” che visitò Roma in gioventù e non dimenticò mai la lezione del chiaroscuro caravaggesco, riproponendolo in scene di taverna con musicisti e giocatori d’azzardo, ma anche scene della vita di Cristo, sempre illuminate da una sola candela.

Ma la mancanza degli originali non ha mai fermato mai nessuno dei suoi seguaci, neanche quelli che a Roma non c’erano mai stati e l’opera di Caravaggio la conoscevano solo attraverso le copie di altri, come il francese Georges de La Tour con le suggestive scene notturne illuminate da candele e molti altri caravaggeschi d’oltralpe. C’è poi chi rielabora il drammatico chiaroscuro del maestro adattandolo ad una tradizione culturale diversa, creando uno stile originalissimo, come il divino Pieter Paul Rubens. Ma questa, ancora una volta, è un altra storia.

 

Londra// fino al 15 Gennaio 2017
Beyond Caravaggio
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