Gli anni Sessanta: la decade che ha cambiato il mondo

Nessun’altro periodo è stato mitizzato, venerato, catalogato e sezionato come gli anni Sessanta.  Ma questo non sorprende se si considera che quelli furono gli anni in cui un’intera generazione, quella dei figli della guerra, diventa adolescente. E questo terremoto generazionale investe tutto e tutti: gli anni sessanta furono semplicemente la decade in cui tutto esplose. E con l’emancipazione finanziaria dei giovani, cresce un fiorente contro-culura che investe come un ciclone l’arte, la cultura, la musica e la moda e con esse anche la coscienza politica della nuove generazioni. Ispirati da personaggi come Che Guevara e Martin Luther King che, all’epoca non ancora soggetti di cartoline e poster, ma radicali rivoluzionari – i  giovani degli anni sessanta volevano cambiare il mondo. E per un breve, elettrizzante periodo sembro’ che ci riuscissero.

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Questo (e molto altro) è il soggetto di You Say you Want a Revolution: Records and Rebels 1966-1970 l’ennesima incredibile mostra del Victoria and Albert Museum, il cui titolo è una strofa dell’omonima canzone dei Beatles, Revolution. Cinque anni, 1.826 giorni che scuotono la societa’ del dopo guerra e gettano le basi per il modo di vivere che conosciamo.landscape-1474388766-twiggy-ronald-traeger-1967-ronald-traeger

Londra diventa improvvisamente la metropoli più cool del mondo e con essa i personaggi che la popolano si tratti di Biba e Mary Quant o del Primo Ministro Labour Harold Wilson, dei Beatles e dei Rolling Stones o di Michael Caine – questi ultimi immortalati dalla lente del fotografo “cockney” David Baley, lui stesso un’icona della della Swinging London. Ogni decade è rappresentata da una città, dice l’editoriale del settimanale Time del 1966. E ripensandoci ha ragione: se l’inizio del secolo, con gli artisti della Secessione, gli Asburgo e il Valzer appartengono a Vienna, gli anni Venti sono della Parigi di Picasso e i Trenta della Berlino del Bahuaus. E se New York diventa il centro della vita creativa, politica e culturale durante negli anni Quaranta della Seconda Guerra Mondiale e gli anni Cinquanta sono della Roma di Federico Fellini, Audrey Hepburn e della Dolce Vita, Londra negli anni Sessanta è l’ombelico del mondo, il luogo in cui accadeva tutto e dove tutto sembrava possibile – almeno per alcuni.  Che, diciamocelo, non tutti avevano la fortuna di trovarsi al momento giusto nel posto giusto per godere degli aspetti più divertenti ed interessante della Swinging London, come andare alle feste, fare cose, vedere gente. Ma il senso di euforia e e di cambiamente che era nell’aria era infettivo: Winston Churchill era morto, l’aborto stava per essere legalizzato e la disoccupaziore era quasi inesistente. Il futuro sembrava a portata di mano.

Ma questa non è una mostra sulla Londra degli anni Sessanta, perlomeno non solo e grande spazio è dato alle manifestazioni contro la guerra del Vietnam e alle lotte per i diritti razziali, delle donne e dei gay che, come un fiume in piena, stavano straripando fuori dai confini degli Stati Uniti, portate  dalle parole di Frank Zappa, di Allen Ginsberg e dei Velvet Underground.  L’estate del 1966 fu, per San Francisco, totalmente indimenticabile.

Anti-vietnam demonstrators at the pentagon building 1967. Photo Bernie Boston / The Washington Post via Getty Images

Anti-vietnam demonstrators at the pentagon building 1967. Photo Bernie Boston / The Washington Post via Getty Images

I miei oggetti preferiti? Una carta di credito della Barclays del 1966, la prima banca ad estendere il credito alle donne britanniche – tutte le altre dovettero aspettare il 1973. O le parrucche da uomo appositamente create per nascondere i capelli lunghi ai colloqui di lavoro, che suggerisce l’esistenza di un’astuta razza di giovani hippy da weekend. E che dire della sala in cui – erba finta sul pavimento e megaschermi alle pareti – e’ stato ricreato il concerto di Woodstock? Gli ex giovani degli anni Sessanta, che quel periodo l’anno vissuto, abbandonano per un momento il loro ruolo di ‘persone anziane’per ritornare i giovani che in quel periodo volevano cambiare il mondo. Ed e’ bellissimo osservarli ballare, ed esclamare “Io c’ero!”

Revolution exhibition photography © Victoria and Albert Museum, London

 

Londra// fino al 26 Febbraio 2017

You Say You Want A Revolution? Records and Rebels 1966-1970

Victoria al Albert Museum

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16 pensieri su “Gli anni Sessanta: la decade che ha cambiato il mondo

  1. Bellissimo ritratto. L’unica mia paura è quella di romanticizzare troppo un qualcosa che non ha bisogno di essere romanticizzato. Spesso l’uomo cerca scuse per avere nostalgia del passato e non vivere il presente, per lasciare succedere immense cose in città tanto lontane e non impegnarsi nelle piccole e indolenti città dove si trova… Grazie per l’articolo molto gradevole

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  2. Apri, non intenzionalmente, ovvio – un discorso su cui ci sarebbe da argomentare. Ma altrettanto ovvio è che questo, per quanto piacevole, non è un ritrovo dove soggiornare a piacimento centellinando sorsi di tè e parole. 🙂
    Resta il tuo dovere di reporter assolto, a puntino, com’è tua abitudine.
    Alla prossima, Paola!!!! 🙂

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    • E perche’ no caro Guido? Magari mancano il tè e i pasticcini, ma per come lo vedo io, il blog E’ un salotto in cui discutere tra amici di vari argomenti, un po’ come i salotti letterari dell’Ottocento. Chiaramente senza volermi paragonare a Madame de Staël… 😉

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      • Mi ricorrono le combinazioni, vengo proprio ora da un giro di mail (di altri, io per conoscenza, quindi io neutrale) col ’68 come oggetto di di dibattito.
        La sintesi delle sintesi: chi lo vede come innovatore di rapporti positivi (famiglia-sociali-la donna ecc.) e chi come anticamera poi del terrorismo micidiale anni ’70. Beh, dovendo qui dare un giudizio, credimi, non saprei a che parte incominciare. Per mancanza di idee? Al contrario. Per un eccesso trasbordante, che proprio essendo tale, andrebbe arginato, classificato, ampliato che non diventi un’operazione personale-nostalgia, ma sia anche posto in relazione ai frutti e quindi al presente, presente che a sua volta richiederebbe una sua analisi, non facile. Insomma, per non parlare a spunti, a flash scoordinati, saremmo alla tesina, prima meditata e infine diligentemente compitata.
        Aspetto un tuo nugolo di frecce. Mi sembra di sentirne già il sibilo.

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      • Una certa superficialità è stata una critica abbastanza generale dei giornali britannici, il vedere il passato con gli “occhiali rosa” e in parte è vero che in una mostra del genere c’è una componente nostalgica che non si può evitare. Ma c’è anche un’altra parte, quella politica, molto importante quella dei diritti civili (etc etc etc) e della presa di coscienza di una generazione sulla quale io non mi sono dilungata troppo perche’ altrimenti invece di un post avrei dovut scrivere un saggio. Certo, dopo “alti” di questo tipo i “bassi” sono inevitabili: gli studenti adolescenti degli anni Sessanta non avrebbero mai pensato che dopo il boom economico che avevano vissuto potesse esserci in agguato la recessione, e la Thatcher. E comunque solo pochi hanno avuto la fortuna di godere la Swinging London, certo non i miei suoceri, persone molto normali che non sono mai andati a parties con Michael Caine o David Bayley anche se forse gli sarebbe piaciuto farlo… 🙂

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  3. Leggo sul Corriere d’oggi, cronache di Milano, una lettera in cui si parla del museo di Brera.
    Lamenta il lettore l’assoluta mancanza di controllo sia all’ingresso, per cui pagare il biglietto è affidato… al buon cuore del visitatore – sia all’interno.
    Eppure, nota il lettore, c’è gente che entra con zaini e borsoni… 🙂

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