Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere? (Why Men Don’t Listen And Women Can’t Read Maps) di Allan Pease, Barbara Pease

Perchè le bambine vogliono le bambole e i maschietti le pistole? Perché gli uomini sono competitivi e le donne hanno l’istinto materno? Ci sono domande che per generazioni hanno occupato (e preoccupato) sociologi e antropologi. E che incuriosiscono anche me visto che da piccola invece che con le bambole giocavo con i soldatini (ma facevo sempre vincere gli indiani) e che, come ho già detto in passato, la mia mancanza di istinto materno è stata più volte attribuita ad un difetto di fabbricazione genetico. E questo mi ricorda un libro che ho letto molti anni fa e che ho riletto di recente, Why Men Don’t Listen and Women Can’t Read Maps (tradotto in italiano come un inesatto Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?).

Libro semi-serio scritto da una coppia di psicoterapeuti australiani, Allan e Barbara Pease, esperti di comunicazione e body language e che dice molto semplicemente che il percorso formativo del cervello non è stabilito nell’utero e che il cervello maschile e  quello femminile siano semplicemente programmati in due modi diversi, impostati milleni fa in modo diverso dalle differenti necessità. Che fin dalla Preistoria erano andare a caccia per l’uomo (ergo la necessità di prendere la mira e valutare visivamente le distanze con la massima precisione) e accudire il focolare e i piccoli per la donna. Costretta a vivere in un habitat più limitato la donna ha sviluppato una visione periferica. Il che spiega perché (in genere) gli uomini possono fare una cosa sola alla volta mentre le donne ne possono fare tante allo stesso tempo (e il perché quando il mia dolce metà apre il frigo e non vede il burro a meno che non sia nel ripiano davanti al suo naso…).

Così in giornate come oggi in cui sono un po’ annoiata e decido di dedicarmi al mio passatempo preferito (ossia guardare la gente e orecchiare spezzoni di vita…), noto che se è vero che le donne non sanno leggere le cartine (ma su questo non ci metterei la mano sul fuoco…), nelle coppie che si aggirano al museo è quasi sempre la donna a portare la mappa del museo, la guida di Londra, la cartina dell’Inghilterra. Non sapranno leggere le cartine, ma certamente le donne hanno molti meno problemi degli uomini a chiedere informazioni all’amichevole gallery assistant (che sarei poi io…) che osserva sorridendo (e con una punta di sadismo) l’evoluzione degli eventi. Che piuttosto che umiliare il loro ego con una semplice richiesta d’aiuto, questi ultimi preferiscono girare in tondo per ore in un museo che per complessità schizzofrenia topografica è secondo solo al labirinto del Nome della Rosa. Solo per poi soccombere all’ira della compagna che, sfinita dagli innumerevoli tetativi miseramente falliti di trovarare il ristorante/il bagno/il negozio/il vestito di Lady D/il vaso di Picasso (etc etc etc) decide di porre fine a quel loro vagare senza meta spesso con un brusco ‘Oh insomma!! Sono stanca, adesso vado a chiedere!!”

La cosa curiosa è che spesso è proprio colei che chiede l’informazione (la donna) che mi liquida frettolosamente con un “Grazie, ho capito tutto!” non appena apro bocca, come se un “Dunque…” iniziale svelasse i segreti di 146 sale che si srotolano per 11 leggendari km. Chi ha detto che le donne sanno ascoltare? Sarà una questione evolutiva?

 

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13 pensieri su “Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere? (Why Men Don’t Listen And Women Can’t Read Maps) di Allan Pease, Barbara Pease

  1. Più che un post è una summa di verità inossidabili.
    Poi, a proposito delle tue esperienze nel tuo zoo, mi viene da dire che, sotto certi aspetti, non ci sono differenze di bandiera: quello che per te è il museo (Londra) per me è la strada (Milano) e mi fai venire in mente tra i vari casi, non posso citarli tutti, uno memorabile: una sera cupa e buia d’inverno, la strada deserta e l’unica macchina che mi accosta con due donne, toni fermi e… virili: «Per andare alla Fiera!».
    Rispondo: «State andando nella direzione esattamente opposta, siete ancora in tempo per girare…». Inizio a sbracciarmi, caso mai le parole non bastassero.
    «Impossibile!» tronca la folle al volante e via, prosegue. Non arrivo a farle sapere che io lì ci sono praticamente nato.
    (Due così, le avrei sposate tutt’e due in una volta sola, in blocco. Con grande gioia di mia moglie, suppongo).

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  2. Ahhahahahahaha mi fai morire.. donc allor… e si l’uomo non può chiedere.. ammetterebbe di non essere pespicace…. e ciò denigrerebbe la loro autostima eh eh eh… e si di contro la realtà dei fatti è che loro ascoltano molto di più che non noi donne….. il mio compagno ci mette molto a chiedere….. e qiando siamo on posti dove l’inglese domina devo aspettare che si smuova lui… che io pecco di gran lunga… ma dopo una volta che è partito è capace di sventrare anche il più piccolo sassolino non lasciato li per caso… anche io sono in generale una persona curiosa e che vuole sapere e anche io nei miei trip adoro chiedere e sapere.. ma gioco forza ho questo limite imposto dalle lingue.. non tanto nella comprensione. .. il più delle volte.. ma nell’esposizione…… farò anche io una vacanza studio in inghilterra in tempi migliori.. chissà

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  3. mah..io le cartine le leggo benissimo, le città sconosciute sono un divertimento e non ho mai giocato con le bambole, han smesso di regalarmele quandi si sono accorti che le trinciavo per vedere come erano fatte dentro…libro divertente, comunque 😀 ciao paola

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