Modì, mon amour!

Se c’è stato qualcuno che ha fatta sua l’arte del networking, quello è stato il nostro Amedeo Modigliani (1884-1920). Nato a Livorno nel 1884 da una colta da una famiglia ebraica che incoraggia il suo talento, Modigliani sa che se vuole fare carriera nel mondo dell’arte c’è solo un posto dove può realizzare il suo sogno. E così nel 1906 si trasferisce a Parigi.

 Modigliani in his studio, photographed by Paul Guillaume, c1915. Photograph: © RMN-Grand Palais (Musée de l’Orangerie)
Modigliani in his studio, photographed by Paul Guillaume, c1915. Photograph: © RMN-Grand Palais (Musée de l’Orangerie)

La Parigi d’inizio secolo era la Mecca artistica dell’avanguardia, che cavalcava ancora la scia dell’Esposizione di Parigi del 1900. Come Picasso sei anni prima, anche Modì cerca un alloggio sulla collina di Montmartre, un altro forestiero tra i molti che già avevano cercato riparo lungo il pendio della collina, che andava ad ingrossare la popolazione indigen di quel area, fatta di piccoli commercianti, intrattenitori, piccoli criminali, prostitute (in pratica tutti coloro che erano stati eradicati dagli sventramenti voluti da Napoleone III e portati avanti dal politico, urbanista e funzionario Georges Eugène Haussmann (meglio noto come Barone Haussmann) oltre a, naturalmente, numerosi artisti attirati dall’economicità dalla zona.

E dato che oltre ad essere fuori dei confini della città (e pertanto libera dalle tasse municipali), poteva vantare una produzione di vino locale (tuttora conserva le uniche vigne di Parigi), non sorprende che Montmartre divenne in breve il centro dell’intrattenimento (meglio se decadente), con i suoi cabaret tra cui il Moulin Rouge e de Le Chat noir e le Lupin Agile.

Come tutti coloro che non potevano permettersi altro, anche Modigliani trova un alloggio nei pressi de Le Bateau-Lavoir, lo stabile al numero 13 di place Émile-Goudeau che aveva visto tempi migliori come fabbrica di pianoforti  e che all’epoca era l’abitazione di numerosi artisti, tra cui uno squattrinato Picasso, ma anche Georges Braque, Max Jacob, Marie Laurencin, Guillaume Apollinaire e André Salmon. In breve Modì comincia a frequentare il gruppo di Picasso (restando pero’ sempre ai margini del cubismo), stringe una profonda amicizia con il russo Chaïm Soutine, conosce Brancusi e si fa affascinare dall’arte africana e, sulla scia di Henri de Toulouse-Lautrec e Paul Cézanne, insieme agli altri si diede da fare per dare il suo contributo alla creazione dell’arte moderna.

Modigliani, Pablo Picasso and André Salmon, 1916
Modigliani, Pablo Picasso and André Salmon, 1916

Ma Modì non vuole essere associato a nessun altro e come Brancusi prima di lui resta fieramente indipendente dalle correnti delle nuove avanguardie. Il suo stile è unico, i volti allungati che rigordano vagamente le maschere africane, resi con linee pure, dagli occhi a mandorla e nasi storti che torreggiano su bocche enigmatiche. Come Picasso, anche Modigliani riduce la forma umana all’essenziale.

Modigliani amava dipingere, ma la sua vera passione era la scultura. Una passione che porta avanti con difficoltà visto che era cosi squattrinato che doveva rubare i blocchi da scolpire ai muratori delle imprese edili che stavano poco a poco gentrificando la collina di Montmartre, e che deve abbandonare dopo pochi anni in quanto la sua tubercolosi peggiorava causa delle polveri generate dalla scultura.

Dal 1914 torna così alla pittura, ritraendo gli amici di baldoria di Montmatre e del Le Bateau-Lavoir, come l’amico Chaïm Soutine, la scrittrice e giornalista inglese Beatrice Hastings, alla quale rimase legato sentimentalmente per due anni dal 1914 al 1916, e ancora Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob e gli scrittori Blaise Cendrars e Jean Cocteau. Modì sembra essere in grado di riuscire ad evocare la vita interiore del soggetto dipinto con pochi, rapidi tratti. Il suo stile unico e inconfondibile lo rendeva ansioso e insicuro, la sua non appartenenza lo rendeva curioso e sospetto specialmente in una piccola comunità come quella degli artisti di Montmatre, dove sapeva di essere attentamente sorvegliato da coloro che avevano già tentato prima di lui di sfondare nel mondo dell’arte e avevano fallito o stavano ancora cercando di fare il grande colpo..

One of Amedeo Modigliani’s nudes, painted in 1917 Credit: Private Collection

Ma è con i suoi nudi che Modigliani che scandalizzò il pubblico benpensante in quel periodo, mandando in fumo così le sue possibilità di carriera. Che se la resa grafica dei peli pubici di per sé non era abbastanza scandalosa, lo sguardo invitante delle sue modelle (un ovvio riconoscimento di un cambiamento nel costumi sessali delle donne d’inizio secolo, raccolto anche da Richard Strauss nella sua Salome, rappresentata per la prima volta il 9 dicembre 1905 a di Dresda) era imperdonabile.  Poco importa che altri pittori – da Giorgione a Tiziano, Velazques e Manet avessero dipinto il soggetto prima di lui. E così la prima (ed unica) mostra personale che Modì ebbe durante la sua vita, organizzata nel 1917 con grandi difficoltà dal suo amico e patrono Léopold Zborowski nella Gallerie Berthe Weill, fu costretta a chiudere ancora prima di essere aperta da uno scandalizzato capo della polizia, offeso dai dipinti di nudi distesi messi in vetrina per attirare i passanti.

Modiglian’s partner Jeanne Hebuterne, 1919. Photograph: http://www.scalarchives.com

Come tutti ben sappiamo, Modigliani sarebbe di lì a poco diventato una celebrità, ma come spesso accade nei casi delle meteore che bruciano troppo e troppo in fretta, non visse abbastanza a lungo da godersi il successo. Per questo l’ultima sala di questa gloriosa mostra è allo stesso tempo la più serena e la più tragica. Mentre è sorprendente che, in questo periodo tra le droghe, l’alcool e la tisi, Modigliani fosse ancora in grado di tenere un pennello in mano, il dipinti di questo periodo sono caratterizzati da una sensazione di quasi-classica serenità. Aveva incontrato l’amore. La giovane pittrice Jeanne Hébuterne, era la modella più amata da Modì. Proveniente da una famiglia borghese cattolica e conservatrice, che la disconosce a causa della sua relazione con Modigliani (che considervano poco più di un derelitto debosciato) Jeanne Hébuterne ne diventa la compagna; nel 1918 da’ alla luce la loro bambina e, nonostante le obbiezioni della sua famiglia, i due decidono di sposarsi. Ma a questo punto la salute di Modigliani, aggravata da complicazioni causate da abuso di sostanze, si stava deteriorando rapidamente e l’artista muore il 24 Gennaio 1920, tanto povero che gli amici del pittore fecero una colletta per saldare la fattura del funerale.

Alla notizia della morte dell’amato Amedeo, Jeanne, che era incinta del loro secondo figlio, si gettò da una finestra al quinto piano morendo sul colpo. Una tragedia nella tragedia. Dovranno trascorrere dieci anni perchè la famiglia Hébuterne permettesse ai resti di Jeanne di essere trasferiti al cimitero di Père Lachaise, per riposare accanto al suo Modigliani.

Londra// fino al 2 Aprile 2018

Modigliani @ Tate Modern #Modigliani

tate.org.uk

2018 ©Paola Cacciari

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13 pensieri riguardo “Modì, mon amour!

  1. Bellissimo post cara Paola. Ti regalo una cosa. Spero ti piaccia. Un abbraccio. Isabella

    Sensualità

    Ho sciolto
    i capelli,
    lunghi,
    sulle spalle,
    come piacciono
    a te.
    Accarezzali.
    E poi
    accarezza me.
    Abbracciami,
    ma con dolcezza,
    tenendomi stretta.
    Baciami,
    ma teneramente,
    che il desiderio
    cresca piano.
    Brividi
    correranno
    lungo
    la schiena.
    E sarà allora
    il nostro,
    l’abbandono
    più dolce,
    totale,
    appagante.

    Isabella Scotti dicembre 2015
    testo : legge copyright 22 ottobre 1941 n° 633

    Scrissi questa poesia e l’ho sul mio blog pubblicata abbinando il ritratto fattole da Modì. Ciao Paola, una bella coincidenza ti pare ?

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