Il treno dell’ultima notte di Dacia Maraini

Ci sono autori che non si dovrebbereo leggere prima di una certa età o almeno prima di raggiungere una certa maturità. Cosa che io non ho fatto con Dacia Maraini, di cui ho letto I sogni di Clitennestra e altre commedie (1981) quando ero ancora troppo giovane per apprezzarne le straordinarie qualità di scrittrice. Cosa che, per molto tempo, mi ha erroneamente dissuaso dal leggere altri libri suoi.

Così quando, qualche settimana fa, la neve che ha sommerso Bologna (e l’Italia in genere) mi ha costretto a rimandare il volo di ritorno a Londra e a trascorrere sei lunghissime ore all’Aereoporto Guglielmo Marconi prima di riuscire finalmente a partire alla volta della Capitale, è stato con una certa riluttanza che ho aperto alla prima pagina un libro che avevo infilato nello zaino nel caso non trovassi nulla di meglio nella libreria dell’aereoporto. Quel libro era Il treno dell’ultima notte, libro che mi era stato regalato tempo fa e che non avevo ancora letto e che, sinceramente non avrei mai pensato avrei letto. Quanto mi sbagliavo!

Il libro racconta la storia di Emanuele, un bambino ribelle e pieno di vita, dalle ginocchia permanentemente scortecciate per il troppo arrampicarsi sui ciliegi e buttarsi a capofitto in bicicletta giù per strade sterrate della Toscana. Il suo sogno è costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Ma tutto ciò che resta di lui sono qualche lettera e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz quando la sua famiglia austriaca ed ebrea, viene cacciata da Vienna. Con la scusa di scrivere una serie di articoli per il giornale per cui lavora, Amara, l’inseparabile amica d’infanzia di Emanuele, decide di mettersi alla ricerca del suo compagno di giochi, e colui che pensava sarebbe diventato il suo compagno di vita. Inizia così un racconto strordinario di uno straordinario viaggio attraverso l’Europa comunista del 1956, su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra e sapone di pessima qualità e sul quale conosce Hans Wilkosky, giornalista austro-ungherese mezzo ebreo che diventerà il suo compagno di viaggio e la aiuterà nella ricerca di Emanuele. Amara visita sgomenta ciò che resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau. Con Hans percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Un libro staordinario di una scrittrice straodinaria. #DaciaMaraini

9646901

 2018 ©Paola Cacciari

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