The Verve – Lucky Man (1997)

Periodo di grossa crisi nella mia vita quello della fine degli anni Novanta, in cui come accade nella Legge di Murphy, tutto quello che poteva andare male lo aveva fatto. Tutto. Una vera catastrofe. E non scherzo.

Per qualche strano motivo questa canzone dei Verve, nel cui cui video la band sembra diverstirsi un sacco in quello che ora so essere Thames Reach, adiacente al complesso del Thames Wharf, progettato dall’architetto Richard Rogers (l’amico di Renzo Piano, insieme sono stati i responsabili del Centre Pompidou di Parigi) vicino ad Hammersmith, nella zona Ovest di Londra, mi sembrava il simbolo di titto quello a cui aspiravo. Un po’ di felicità.

Qui, un Richard Ashcroft alto ed allampanato (lo stereotipo dell’inglese metropolitano degli anni Novanta) canta accompagnadosi da una chitarra acustica, mentre il resto del gruppo lo guarda.  Vedevo il sole, il fiume, ascoltavo quelle parole che dicevano:

Happiness
More or less
It’s just a change in me
Something in my liberty
Oh, my, my
Happiness
Coming and going
I watch you look at me
Watch my fever growing
I know just where I am.

Ed io volevo essere lì, in quel momento. A Londra. Nel sole. Sul fiume. Happiness. More or less. Londra. Nel mio caso, much, much more, rather THAN less. 😉

 

The Verve – Lucky Man 1997

12 thoughts on “The Verve – Lucky Man (1997)

      1. Guarda che non l’ho copiata, me la sono ritrovata fresce e secca sulla tastiera, da non escludere di riusarla in sede debita (vedi di capirmi circa il riutilizzo, vengo da una generazione che i cappotti li rivoltava come in Gogol)

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      2. Che bello Gogol! Lo sto leggendo adesso! Per anni non sono risucita ad appassionarmi alla letteratura russa, ed ora non faccio altro che leggere roba sulla Russia! Speravo di ritornarci presto, ma con quello che sta accadendo politicamente, il mio tempismo non poteva essere piu’ sbagliato! :/

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      3. E Cechov? Mi riesca addirittura più coinvolgente e vario di Gogol, il quale appunto è Gogol!
        Tolstoi… Anna Karenina!!!!!
        Ecco, Dostoievski, certamente il mio è pregiudizio, lo tengo in naftalina, sarà che vivo in un Paese di delitti e scarsi castighi…

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