I diari del COVID-19 #3

La mattina quando mi alzo apro la finestra e lascio entrare l’aria fresca. Mi è sempre piaciuto annusare l’aria, contiene un sacco di informazioni. E’ un po’ più caldo, ma fa ancora fresco a queste latitudini. Il cielo è blu e la primavera è scoppiata in tutti i suoi colori, alla faccia del COVID-19 e i rami dell’albero che vedo fuori dalla finestra sono coperti da foglie verde billante.

Odori, profumi di fiori, di terra, il canto degli uccelli che prima faticavo a sentire per via del traffico. Mi accordo di attendere con gioia il momento in cui devo uscire a portare la spazzatura e mi attardo sul marciapiede ad osservare incredula la surreale immagine di una delle strade più trafficate di Londra virtualmente deserta…

Al momento la mia realtà ha ritmi diversi, forse davvero per la prima volta in vita mia, ha i MIEI ritmi. E nella tragedia, questo è stato per me un piacere inaspettato. Mi ha dato il tempo di fermarmi a respirare e dedicarmi alle cose che amo di più. Leggere, scrivere, dedicarmi allo studio e allo sfruttamento a indeterminato dei doni gratuiti dispensati da musei e teatri di tutto il mondo sui loro canali YouTube, indulgendo per ore e totalmente libera da sensi di colpa (che non ci sono altre cose pressanti da fare diciamocelo, a parte passare il tempo) in opere, balletti e tour virtuali di musei europei e mondiali, quasi tutti i giorni, a volte più volte al giorno, cortesia della mia connessione internet.

Per questo mi sembra eccessivo paragonare il COVID-19 alla. Seconda Guerra Mondiale. O ad una delle tante guerre che hanno piagato la nostra storia contemporanea.  Una collega croata venuta in Inghilterra negli anni Novanta come rifugiata a causa della guerra nella ex-Yugolavia mi ha detto che era normale, che per quattro anni le persone quasi non sono uscite di casa. Un mese contro quattro anni. Certo, essere agli arresti domiciliari è surreale ed inquietante per la nostra generazione che non ha mai vissuto restrizioni di questo tipo, ma la nostra (e parlo di chi ha la fortuna di essere in salute durante questa pandemia), è una ‘guerra’ dorata, combattuta sul divano di casa, con il frigo pieno, libri e giornali a disposizione, e la connessione internet. Chi fa la ‘guerra’ è il personale sanitario, i commessi dei supermercati, gli autisti degli autobus, i netturbini, la polizia e tutti coloro che mandano avanti la baracca mentre noi siamo a casa a guardare Netflix.

2020 ©Paola Cacciari

5 thoughts on “I diari del COVID-19 #3

  1. Provo la stessa sua sensazione di vivere in una situazione anomala e lunare e anche quella di vedere una natura che esplode malgrado tutto bellissima e indifferente…. la globalizzazione mi sa c’è anche su questo fronte 🙂
    Condivido pienamente che non c’è paragone con una guerra.
    Non ci sarebbe il cibo a traboccare dal frigorifero pieno e neanche il frigorifero stesso 🙂

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