Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain,

Ultimamante penso sempre più spesso che il COVID-19 ha costretto la nostra la società a rimodellare il proprio ideale di personalità e ad adottarne uno prima d’ora raramente consentito: l’introverso. Il che significa che in questo momento posso essere apertamente me stessa senza sentirmi sbagliata.

Che prima di leggere Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain, ho sempre pensato di essere sbagliata, troppo timida, troppo amante dei libri, troppo impacciata in situazioni sociali. Peccato che ho letto questo libro solo tre anni fa grazie al consiglio di Claudia di London SE4: la mia vita sarebbe stata moto più facile se avessi potuto dare prima un nome al mio amore per al solitudine.

Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare - Susan Cain - copertina

Essere introversi, significa aver bisogno di trascorrere tempo da soli per ricaricare le batteria. Questo non significa che io odi socializzare, ma – al contrario degli estroversi, che sono stimolati dal tempo trascorso con altre persone, senza mi manca il tempo necessario per “riprendermi” dallo stare in compagnia di altre persone, mi sento terribilmente stanca e affaticata, e divento acida e nervosa e tutt’altro che piacevole.

Susan Cain, un ex avvocato di Wall Street, celebra cosidetta personalita’ ‘contemplativa’ nel contesto di una società che ha sempre favorito l’azione. Eppure a quasi un decennio dalla pubblicazione di questo, l’estroversione è ancora considerata un modello di successo, soprattutto nei luoghi di lavoro in cui prevale quella che Susan Cain descrive come “l’onnipresente convinzione che la persona ideale sia gregaria, e sempre a proprio agio sotto i riflettori”. Lavorare in un ufficio open space (o nel mio caso, in un museo pieno di gente) prendere parte alle riunioni quotidiane, parlare in pubblico sono tutte attività che soddisfano il bisogno di stimolo dell’estroverso, a scapito degli introversi che faticano molto di piu’ a farsi notare, nonostante non manchino loro le qualità per avere successo nella vita e nel lavoro.

Secondo lo psicologo tedesco Hans Eysenck, la ragione delle differenze tra estroversi e introversi risiede nella diversa sensibilità all’ambiente circostante e al rumore. Gli introversi hanno bisogno di meno stimolazione per raggiungere il loro punto massimo di eccitazione sociale rispetto agli estroversi, il che li porta prima di questi ultimi a rifugiarsi nella quiete della solitudine. Io posso studiare e leggere solo se in silenzio. Il che rende la mia vita al Museo una perpetua lotta alla ricerca di attimi di pace che, durante la pausa panzo, sembro trovare solamente chiudermi nel bagno delle signore.

“Introversione ed estroversione non sono concetti binari”, continua la Cain. E in realtà non esiste il qualcuno solo introverso o solo estroverso, ma esiste una miscela delle due personalità. Il modo in cui interagiamo gli uni con gli altri varia a seconda dell’umore, dell’ambiente e delle persone che ci circondano: la chiave è capire come raggiungere e mantenere nella nostra vita l’equilibrio necessario a proteggere e mantenere la nostra salute mentale.

2020 ©Paola Cacciari

6 thoughts on “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare di Susan Cain,

  1. Mi sembra ragionevole e condivisibile la tesi della signora da te citata.
    I contatti non più immediati causa il virus chissà come incide e inciderà sull’estroverso. Vero che la tecnologia supplisce ma – mi sembra – un conto è il calore di interlocutori in carne e ossa, lì disponibili ad abbracci o semplici buffetti o pacca sulla spalla, e un conto è uno schermo.
    Che poi dato che nessun essere umano è un’isola anche un introverso si nutre alla fin fine di contatti e scambi.
    È tutto un gioco di equilibri variabili e soggettivi.
    Tanto per cambiare, mi sembra di sintetizzare che sia questo il messaggio dell’avvocatessa. O no?
    Post interessante, Paola.

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    1. Sono d’accordo sul fatto che nessun uomo è un’isola anche un introverso ha bisogno del contatto umano. Ma e’ buffo che ci sia voluto un qualcuno che ci scrivesse un libro perche’ le persone più quiete si decidessero finalmente ad “alzare la voce” (e’ un controsenso lo so) dicendo che a loro il rumore non piace. A scuola ero timida e mi piaceva farmi i fatti miei, ma ai miei genitori era detto in continuazione che ero troppo quieta e non socializzavo. Così i miei hanno passato la mia infanzia a cercare di spingermi tra la gente, ed io cercare di evitarla. Questo mi ha causato un sacco di complessi, quando di fatto non sono asociale, sono solo molto selettiva. 😉

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  2. Sicuramente la maggiore resilienza degli introversi in quarantena è imputabile alla predilezione per periodi di tempo da soli, svolgendo attività che non richiedono la compagnia di altri, come leggere, scrivere, fare lavori di giardinaggio o cucinare. Questo non significa che gli estroversi non siano resilienti. Sono spesso quelli che si sono reinventati con video, tutorial e aperitivi su varie piattaforme digitali. Però è innegabile che, porre dei limiti alla loro interazione con gli altri, come in quarantena, rende gli estroversi più vulnerabili, perché si loro si energizzano socializzando. Personalmente, adesso che non devo nemmeno fingere di essere estroversa mi sento meno prosciugata dal punto di vista energetico, specialmente perché, lavorando nel settore dell’ospitalità e del turismo, dovevo parlare con molti visitatori ogni giorno. Nel tempo ho imparato abbastanza bene a gestire le mie riserve di energie e, ad esempio, so che non funziono bene con i grupponi (vedi signora guida con ombrellino o bandierina), ma con piccoli nuclei, più selezionati. Sono di nicchia? Pazienza :).
    Sicuramente, nella società moderna, dove apparire è fondamentale, gli estroversi hanno vita più semplice ed attirano facilmente il consenso. Gli introversi, invece, vengono spesso considerati poco socievoli e snob.

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