Riflessioni sulla quarantena.

Penso a tutte le esperienze che ho fatto durante la quarantena. E non parlo solo della serie di incredibili balletti che il Teatro Bolshoi e la Royal Opera House hanno messo a disposizione gratuitamente sui loro canali YouTube; o delle opere (sempre gratuite) in streaming on demand sul sito del Metropolitan Teatre di New York; o dell’abbonamento a Prime Video fatto per errore (sono sempre stata restia, non chiedetemi perché…) e che mi ha fatto scoprire il mondo straordinario dei film e delle serie TV internazionali – russe, e tedesche, e francesi e italiane – si’, anche quelle di casa nostra, che quando vengo in Italia non ho mai tempo di andare al cinema o guardare la TV. Ma di tutte le cose che ho imparato, o ri-imparato.

La quarantena mi ha riabituato a pensare all’oggi, a vivere nel presente, a cercare di godermi gli attimi di felicità che la vita mi mette davanti di continuo e che troppo spesso ho scelto di non vedere. Come guardare per la centesima volta L’Ispettore Barnaby sul divano con la mia dolce metà 😉 mangiando il tiramisù che avevo fatto nel pomeriggio, e senza sentirmi in colpa perché non sto stirando, per esempio.

Da quando ho ricominciato a lavorare, ho  smesso di affannarmi a cercare di infilare quante più cose possibili nella mia giornata di libertà come facevo prima, tutta presa com’ero dalla paura di perdermi anche solo un attimo di quella Londra straordinaria che niente e nessuno avrebbero mai potuto restituirmi. Eccetto che nella mia foga di “vedre gente e fare cose” (per quotare il Nanni Moretti di Ecce Bombo) non mi accorgevo che la mia vita stava andando più veloce di me, ed io non riuscivo a starle dietro. Poi il Covid ha tirato il freno a mano e tutto si è fermato di colpo. E ho scoperto che tanta fretta non mi manca. Non mi manca più. E non lo dico solo per il fatto che, nonostante mostre e musei stiano riaprendo (i teatri sono ancora off-limits per il pubblico), ma perché semplicemente non riesco a vedere più lontano della settimana prossima. Non parliamo quindi di biglietti per l’opera comprati con sei mesi di anticipo – che da qui a sei mesi con la Brexit che incombe, l’inverno e la probabile seconda ondata di Covid e la crisi economica che aleggia cupamente nell’aria, chissà come saranno le cose, come sarà l’economia, se ci sarà ancora un un’economia o lavoro con cui pagare il teatro, o un teatro in cui andare e a vedere il balletto. Chissà.

2020 ©Paola Cacciari

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