Il pianista di Varsavia: la straordinaria storia di Władysław Szpilman (e del nazista che lo salvò)

Credo di essere stata una delle poche persone al mondo a non aver mai visto Il Pianista di Roman Polanski, lo straordinario racconto di sopravvivenza di Władysław Szpilman nella Varsavia occupata dai nazisti. Almeno fino all’anno scorso quando il lockdown mi ha dato la possibilità di mettermi in pari con i film che avevo perso negli ultimi vent’anni. E il film mi èpiaciuto cosi tanto che ho sentito l’urgenza di leggere il libro, e ho fatto bene.

Dire che è un bel libro non rende l’idea, che come si può valutare un libro come questo? Il mio cuore e la mia mente erano in completo subbuglio quando l’ho chiuso. La voce di Szpilman non è mai amara, e anche nei momenti più difficili e disperati mai una volta si lascia prendere dall’odio nei confronti dei tedeschi, lui che ne avrebbe avute tutte le ragioni. Anzi, il suo racconto è quasi distaccato, ma suppongo sia parte della ragione per cui scrisse questo libro in primo luogo: elaborare il trauma. La sua intenzione non era quella di sputare dichiarazioni politiche sulla Seconda Guerra Mondiale. Il libro è semplicemente la straordinaria storia di questo straordinario individuo che, grazie ad una fortunata serie di circostanze che mettono sulla sua strada persone che lo aiutano e ad un’incrollabile determinazione, riesce a sopravvivere mentre l’intera Europa crolla nel nel caos.

Ma quella narrata ne Il Pianista, non è solo la storia di Wladyslaw Szpilman. Una sorpresa attende l’ignaro lettore alla fine, sotto forma di brani del diario di Wilhelm Hosenfeld (1895-1952), l’ufficiale della Wehrmacht che, negli ultimi mesi del 1944, non solo tacque agli altri ufficiali delle SS la presenza di Szpilman nell’unico edificio a più piani rimasto in piedi a Varsavia, ma lo salvò da morte certa procurandogli cibo, acqua e coperte (gli lasciò persino il suo pesante cappotto) per sopravvivere alla fame e al freddo dell’inverno polacco.

Wilhelm Hosenfeld

Alcuni dei passaggi più toccanti, inquietanti e riflessivi della narrazione vengono proprio dal suo diario, che è stato recuperato anni dopo e incorporato nel libro di memorie di Szpilman. “Il male e la brutalità si annidano nel cuore umano. Se gli viene permesso di svilupparsi liberamente, prosperano, emettendo terribili ramificazioni …”

Cresciuto in una famiglia devotamente cattolica che gli inclulc ò l’importanza della carità e con una moglie pacifista, Hosenfield era tuttavia un patriota e come tale abituato all’obbedineza prussiana. Si unisce al partito nazista nel 1935, solo per ritrovarsi in guerra disilluso e inorridito dalle sue politiche. Durante il suo periodo a Varsavia, Hosenfeld usò la sua posizione per dare rifugio a persone, indipendentemente dall’etnia o dalla fede politica, all’occorenza fornendo loro persino i documenti necessari e un posto di lavoro nello stadio sportivo che era sotto la sua supervisione. Hosenfeld si arrese ai sovietici a Błonie, una piccola città polacca a circa 30 km a ovest di Varsavia, con gli uomini di una compagnia della Wehrmacht che guidava e fu condannato a 25 anni di lavori forzati per crimini di guerra semplicemente sulla base della sua unità militare d’appartenenza.

Il 25 novembre 2008, Yad Vashem, il memoriale ufficiale di Israele per le vittime dell’Olocausto, ha riconosciuto postumo Hosenfeld come Giusto tra le nazioni.

Sa di miracolo che nel mezzo di tanto orrore proprio ufficiale tedesco sembri essere stato l’unico ad aver avuto la forza morale di ammettere cio’ che altri non sarebbero riusciti ad ammettere che molto, molto tempo dopo.

“Tutta la nostra nazione dovrà pagare per tutti questi torti e questa infelicità, tutti i crimini che abbiamo commesso. Molte persone innocenti devono essere sacrificate prima che la colpa di sangue che abbiamo subito possa essere spazzata via. Questa è una legge inesorabile in piccolo e cose grandi allo stesso modo.”

E se bisogna celebrare il coraggio di Wladyslaw Szpilman, che aiutò la resistenza ebraica nel ghetto di Varsavia, nonostante la costante minaccia alla sua stessa vita, lo stesso vale per Wilm Hosenfeld per essersi aggrappato alla sua coscienza in un momento in cui la moralità e la compassione scarseggiavano. Una storia questa come tante altre che non si conosceranno mai, e che mi fa ancora credere al trionfo dello spirito umano.

2021 © Paola Cacciari

10 thoughts on “Il pianista di Varsavia: la straordinaria storia di Władysław Szpilman (e del nazista che lo salvò)

  1. Storie da sapere per ricordare e …. prevedere. Perchè se è vero che all’apparenza tutto cambia, le vicende si ripetono, cambiano le etichette ma non i contenuti, comportamenti e sentimenti.

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  2. La seconda guerra mondiale… Il mio argomento preferito, non so il perché, forse per via dei continui racconti di mia nonna, delle sue notti passate nei rifugi, sola e con una bimba di appena un anno (mia madre). I suoi racconti li ho talmente assimilati che dormendo mi capita di sognare e vivere i bombardamenti in prima persona, sentire il rumore terrificante degli stivali dei nazisti. Forse quel periodo l’ho vissuto veramente… forse…. Conosco bene il libro e anche il film, magnifici entrambi.

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    1. Anch’io ho conosciuto la Seconda guerra mondiale tramite I racconti dei nonni, ma al contrario di te mi avevano terrorizzato tanto che per anni non ho mai avuto il coraggio di affrontare l’argomento. Ci voleva il covid e i continui parallelismi con quella tragedia per darmi la spinta necessaria a rompere il ghiaccio. ❤

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  3. Trovato anche in tedesco e messo nel carello. Grazie per la raccomandazione! Saranno i libri e i film da prendere in mano il compito di raccontarci per non dimenticare. L’altro giorno, mia figlia in terza media trattava il tema nazismo, e ho potuto fare vedere e leggere insieme le note manoscritte del mio papa, che purtroppo non c’è più. Lui aveva 13 anni in 1945. Sono preziosi questi ricordi, per loro che sono nati “una sentita eternità” dopo. Importantissimo imparare per non ripetere certi errori e capire le tendenze magari pericolosi nella società di oggi.

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    1. Verissimo, il populismo di oggi mi preoccupa moltissimo. Per questo e’ importante ricordare, conosere e capire. Purtoppo non parlo tedesco e posso leggere poco del tuo blog. Solo occasionalmente. Tuo papa’ era tedesco quindi? io rimpiango molto il fatto di non aver chiesto di pui’ ai nonni, ed ora e’ troppo tardi…

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      1. Infatti. Dico sempre alle mie figlie di chiedere ancora alla nonna, quindi mia mamma, tutto quello che gli viene in mente.
        Si sì, sono tedesca, nata e cresciuta in Germania. Dal 2001 vivo in Italia e ho sposato un italiano.
        Ultimamente scrivo poco in italiano, lo so. Anche perché mi serve l’aiuto di mio marito come madrelingua, ma lui più che “scrittore” è uno specialista web, perfetto per la parte tecnica, ma chiederlo per i testi, ci vuole tantissima persuasione. 😉

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