Londra è di nuovo sveglia, ma qualcosa è cambiato.

Dopo i tre mesi di lockdown in cui si è fermata, Londra, la città in moto perpetuo, è di nuovo sveglia. Le strade si sono ripopolate, la gente ha ricominciato ad uscire riversandosi nei parchi e nei pub, avida di contatto umano e di Estate. Tanto da farmi dubitare di aver davvero visto solo in Aprile sui social media, le immagini  di luoghi di solito pieni di gente fino a scoppiare come Piccadilly Circus, Trafalgar Square, Oxford Street, completamente deserti, surreali come un quadro di Dali. Negozi e ristoranti hanno riaperto, gli aerei hanno ricominciato a volare e le persone hanno (dapprima cautamente, poi sempre più incoscientemente) ripreso ad andare in vacanza. La vita insomma si è rimessa in moto. Ed ora, poco a poco, uno alla volta, stanno riaprendo anche i musei. Anche quello in cui lavoro io.

Tornare nelle sale del museo è stata per me un’esperienza surreale. A prima vista tutto sembra come prima – l’edificio, le sale, l’uniforme, le procedure: tutto torna alla mente, uguale, automatico, come se nulla fosse cambiato. Eccetto che non lo è: tutto è diverso e non so se tornerà mai come prima. Certamente tutto è diverso per me. Io sono cambiata, e molto.

Il primo giorno di lavoro dopo la quarantena è stato il più strano di tutti. Mi sentivo un po’ come la spettatrice privilegiata di un film che non riusciva a coinvolgermi emotivamente. Era come se tra me e le mie azioni ci fosse una barriera trasparente: mi vedevo vivere come si vedono i pesci attraverso il vetro di un acquario. D’altronde, dopo mesi in cui non ho visto quasi nessuno, chiusa com’ero nella mia bolla fatta di libri, scrittura, studi online e film in streaming, il riabituarsi ad interagire con altri esseri umani che non fossero il mio compagno o le commesse del supermercato, è stato a dir poco estenuante… Tutto al museo – le sale in cui ho trascorso tanto tempo, le opere d’arte che ho tanto amato e ammirato e che mi hanno accompagnato durante le mie giornate, i miei colleghi/amici che tanta parte avevano nella mia vita prima del lockdown – tutto dicevo, era lontano e allo stesso tempo incredibilmente familiare. Come se la mia vita non si fosse mai interrotta in Marzo.

Eccetto che si è interrotta eccome, la mia vita, in Marzo. E me lo ricordano quotidianamente le mie azioni ogni volta che mi fermo di colpo prima di abbracciare parenti, amici e colleghi, ogni volta che corro a lavarmi le mani appena rientro in casa o che me le disinfetto quando non c’e’ un lavandino disponibile, che pulisco con la candeggina interruttori della luce, il cellulare e la tastiera del computer, o che controllo di avere una mascherina o due prima di uscire di casa. Si chiama nuova normalità, ma di normale non ha proprio niente.

London, England. A mural by street artist Lionel Stanhope on a bridge wall in Ladywell, south-east London Photograph: Matt Dunham/AP
London, England. A mural by street artist Lionel Stanhope on a bridge wall in Ladywell, south-east London Photograph: Matt Dunham/AP

 

Addio a Philippe Daverio

È morto Philippe Daverio, ultimo divulgatore dell'arte in televisione

Gli occhiali tondi e il farfallino, la erre moscia e la simpatia: Philippe Daverio era un entusiasta amate dell’arte, una passione che riusciva a trasmettere agli spettatori dei suoi programmi e ai lettori delle sue pubblicazioni, forse perche’ parlava una lingua che la gente comune, i non appartenenti al settore dico, poteva comprendere. Per leggere i suoi articoli non occorreva una laurea in Storia dell’Arte, proprio per questo la gente lo seguiva, perche’ da lui imparava che tutti potevano apprezzare l’arte. Che divulgare non significa abbassare il livello, ma solo usare un linguaggio che la gente può capire. Daverio amava raccontare non solo la storia dell’arte, ma le storie nell’arte, con competenza di un esperto, e la simpatia di un amatore. Ho letto Art e Dossier per anni e i ho amato i suoi editoriali. Mi dispiace che se ne sia andato.

R.I.P Philippe Daverio (17 October 1949 – 2 September 2020)

Tiziano Terzani

Io questa vita me la sono inventata   Ognuno lo può fare,   ci vuole solo coraggio e determinazione     Tiziano Terzani nacque a Firenze, – Italia –, il 14 settembre del 1938.  Morì a Pistoia, – Toscana –, il 28 luglio del 2004. Tiziano Terzani è stato un giornalista, scrittore e filosofo […]

Tiziano Terzani

Svetlana Zakharova & Vladislav Lantratov – Spartacus Pas De Deux

Svetlana Zakharova & Vladislav Lantratov – Spartacus Pas De Deux

Svetlana Zakharova as Aegina and Vladislav Lantratov as Crassus perform a pas de deux from Grigorovich’s Spartacus with the Bolshoi Ballet. The music is by Aram Khachaturian.

What to do in Bologna for free in august — Flaneur in Bologna

It took me some time (you know, some errands here, a pandemia there) but I’m back. Just in time for giving away some tips on how to face this weird august in the city, with less tourists than the years before and more locals around because the economic consequences of the recent lockdown made it […]

via What to do in Bologna for free in august — Flaneur in Bologna

Oscar italiani – La grande bellezza di Paolo Sorrentino: la mondanità, lo sfarzo, il nulla — Uozzart

La grande bellezza (2013) di Paolo Sorrentino con Tony Servillo, Sabrina Ferilli, Carlo Verdone e Galatea Renzi. Premio oscar come miglior film straniero. Sorrentino celebra la poetica del disincanto dove il significante incontra il significato. Un’opera che ha spogliato una società dalle sue falsità donando al cinema un dialogo profondo con la natura umana. Continue…

via Oscar italiani – La grande bellezza di Paolo Sorrentino: la mondanità, lo sfarzo, il nulla — Uozzart

Oscar italiani – Mediterraneo, il viaggio epico rivisitato attraverso la lente della denuncia contemporanea: Il non ritorno ad “Itaca”, la fuga

Mediterraneo (1991) di Gabriele Salvatores. Premio oscar come miglior film straniero con Diego Abatantuono, Claudio Bigagli, Giuseppe Cederna, Claudio Bisio e Vana Barba. Il non ritorno ad “Itaca” di Ulisse, il viaggio della fuga. Ultimo film della trilogia della fuga di Gabriele Salvatores

Oscar italiani – Mediterraneo, il viaggio epico rivisitato attraverso la lente della denuncia contemporanea: Il non ritorno ad “Itaca”, la fuga