Gli Uffizi hanno bisogno di Tiktok? La risposta è Sì

Dare un contatto diretto, un assaggio dell’arte, durante il distanziamento sociale causato dall’emergenza Covid-19. Le Gallerie degli Uffizi come nuovo esempio di promozione del patrimonio, e i social network per il rinnovo della Pubblica Amministrazione. Profilo Tiktok degli Uffizi Martedì 24 novembre si è tenuto il seminario “Social Media e Promozione del Patrimonio Culturale” con […]

Gli Uffizi hanno bisogno di Tiktok? La risposta è Sì

Dario Franceschini: “Adesso chiuderanno anche i musei”

Il Ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini, in merito al nuovo DPCM, anticipa, in collegamento con Fabio Fazio, su Rai Tre, la chiusura dei musei. Ha infatti dichiarato: “adesso chiuderanno anche i musei…” Continue reading Dario Franceschini: “Adesso chiuderanno anche i musei” at Uozzart.

Dario Franceschini: “Adesso chiuderanno anche i musei”

Dalle cortigiane a Guerre Stellari: il Kimono si racconta 👘

Nella tristezza generale che avvolge questo Ottobre punteggiato da crisi, ristrutturazioni e licenziamenti anche nel museo in cui lavoro, la visita fuori orario alla mostra Kimono: Kyoto to Catwalk, è stato un raro momento di leggerezza. In fondo, la bellezza fa sempre bene al cuore. E di bellezza in quelle sale ce n’era in abbondanza.

Un semplice pezzo di tessuto con cuciture dritte che viene avvolto da sinistra a destra intono al corpo, fissato con una fascia chiamata obi, il kimono è esattemente quello che dice di essere: “una cosa da indossare”.

Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari

E se per i giapponesi continua ad essere il simbolo della cultura nazionale, per noi altri comuni mortali resta un qualcosa di esotico e affascinante che sa dei tessuti leggeri di Paul Poiret e Mariano Fortuny. Che d’altronde utilizzano a piene mani questo indumento per rivoluzionare la moda femminile e liberare il corpo delle donne dalle costrizioni della moda dell’epoca.

Il kimono è sconcertante per chiunque sia abituato ai principi dell’abbigliamento occidentale. Invece di esaltare o esagerare il corpo, il kimono lo ignora: un singolo pezzo di stoffa fatto per esaltare disegno, tessuto e colore, non la forma.

Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari


La storia del kimono comincia all’inizio del XVII secolo, quando la stabilità economica e politica assicurata al Giappone dalla dinastia Edo (1603-1868) permette alla gente di dedicarsi ad altre cose oltre che alla guerra. A quel tempo il kimono è, per cosi dire, un indumento democratico, indossato da tutti, senza differenza di genere o status. Ma le cose erano destinate a cambiare.

1847-52 woodblock print by Utagawa Kunisada. Photograph: Courtesy of the Victoria and Albert Museum, London.

Anche nell’elegante Giappone di quel tempo le tendenze di costume erano dettate da soliti “pochi” (samurai, artisti e cortigiane) ed erano avidamente seguite dai “molti”, la classe media che, assetata di novità e ossessionata dalla necessità di stabilire il proprio status nella gerarchia sociale, si getta con entusiasmo nell’imitazione dell’elite. Il che significa l’acquisto smodato di stoffe e kimono sempre più lussuosi e sorprendenti. E come accadeva in Occidente, anche nel Giappone all’inizio del XIX secolo artisti, negozianti ed editori di stampe si gettano con gioia in quella che considerano come una magnifica opportunità di business.

Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari

Quando poi, nel 1850, quando il Giappone è costretto dalle potenze straniere presenti sul suo territorio, ad aprire i suoi porti al commerci con il resto del mondo, la sua industria tessile evolve rapidissima e il kimono comincia a furoreggiare ovunque, la sua forma avvolgente che colpisce l’immaginazione dei designer del XX secolo – da Paul Poiret, Paul Poiret (autore di un avvolgente mantello color senape, che pende liberamente dalle spalle ed è catturato lateralmente da un grande fiocco piatto) a Mariano Fortuny e Arthur Liberty

Mantle, 1913 by Paul Poiret. Photograph: V&A

Ma anche ai nostri giorni la linea del Kimono non cessa di ispirare gli stilisti contemporanei, come dimostrano gli abiti creati da Alexander McQueen per Björk per la copertina dell’album Homogenic e Jean Paul Gaultier per il video di Madonna Nothing Really Matters esibiti accanto ad una sorta di vestaglia appartenuta a Freddie Mercury. Accanto, i costumi di Star Wars – e anche una tiepida amante del cinema come lo sono io non può non sostare con una certa devota trepidazione davanti al leggendario costume indossato da Alec Guinness per il ruolo di Obi-Wan Kenobi film del 1977…

Per gli appassionati di moda, l’elemento contemporaneo dell’ultima parte della mostra è certamente il più avvincente. Fin dai primi giorni della sua esportazione, il kimono ha subito infinite trasformazioni, le più recenti delle quali includono i modelli di John Galliano e Rei Kawakubo, oltre al sopra citato

Per gli appassionati di moda, l’elemento contemporaneo dell’ultima parte della mostra è certamente il più avvincente. Fin dai primi giorni della sua esportazione, il kimono ha subito infinite trasformazioni, le più recenti delle quali includono i modelli di John Galliano e Rei Kawakubo, oltre al sopra citato Alexander McQueen.

Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari
Kimono: Kyoto to Catwalk, Victoria and Albert Museum. London, 2020© Paola Cacciari

2020© Paola C. Cacciari

“BE A LEADER & TAKE A PAY CUT!”

Shout out to our Deputy Director Tim Reeve and Director Tristram Hunt for turning up to VE Briefing this morning to face one of the departments they are planning to make redundant! OH WAIT, THEY DIDN’T SHOW! (Isn’t that ironic)
So here’s what you wouldn’t let staff say to your face- BE A LEADER & TAKE A PAY CUT!

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V&A to make 10% of staff redundant amid coronavirus pandemic

The Victoria and Albert Museum is planning to make 103 retail and visitor experience staff redundant – approximately 10% of its overall workforce – with job losses in other departments set to follow.

Staff were briefed on Tuesday about a process to reduce costs by £10m annually to tackle what the London museum described as “the most significant financial challenge” in its history.

Tristram Hunt, the museum’s director, said the redundancies were needed “in order to secure the V&A’s survival and prepare for the challenging years ahead”.

He added: “Every colleague plays a vital role in the success of the V&A – their creativity and expertise are unparalleled, and the loss of their institutional knowledge will be felt for years to come. We will do everything we can to consult openly and transparently, to support our staff community during this exceptionally difficult time, and to rebuild the V&A once more.”

The V&A said it had been through three of its most successful years before 2020, building self-generated income to 55% of its annual turnover.

But the coronavirus pandemic had closed the museum for five months, led to a collapse in tourism and social distancing requirements had reduced capacity, meaning its ability to generate income had been significantly reduced.

In a statement the V&A said: “With visitor figures currently down by 85% and likely to remain severely depressed for some time, we anticipate that our financial recovery will take several years, and are facing the very real prospect that we might never return to the level of visitation and associated income we were able to generate pre-Covid-19.”

Since the start of the pandemic, the V&A said it had “taken every step” to reduce costs including cancelling or postponing sections of its programme, furloughing the majority of staff, freezing recruitment, cancelling staff bonuses and only opening on five days a week.

It has also received emergency money from the government “which gave us a crucial lifeline and some time to stabilise and plan, but unfortunately, this only supports us for this financial year and not beyond March 2021”.

The redundancy proposal is for 103 roles in retail and visitor experience to be cut, which is 85 full-time equivalents. More, as yet unquantified, job losses will follow in phases involving “staff at all levels across every department”.

The Public and Commercial Services union (PCS) said: “Management’s decision to immediately enter a consultation for compulsory redundancy for front-of-house workers, while running a voluntary-only redundancy scheme for all other departments, is a direct attack on the most diverse and some of the lowest-paid workers at the museum.

“It is a disgrace that the V&A has chosen not to use the government job support scheme when jobs across the museum, even with reduced visitor numbers, are sustainable.

“PCS will not accept the museum’s current approach and call for an immediate end to compulsory redundancies and to engage constructively with PCS, Prospect, and FDA unions.”

The Guardian