Lo Schiaccianoci

 

Evviva! Arriva Natale e con esso anche il più natalizio dei balletti classici, Lo Schiaccianoci che da queste parti si chiama The Nutcraker. Cerco di andare ogni anno a vederlo alla Royal Opera House, ma quest’anno la mia recente discesa in Italia per fare visita alla famiglia ha coinciso con il mio appuntamento con la Fata Confetto e Clara, lo Schiaccianoci e il Re Topo. Per fortuna c’è il blog Balletto Classico a riempire il vuoto con questo bellissimo post! Buona lettura!

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Steven McRae as The Prince and Sarah Lamb as The Sugar Plum Fairy in the Royal Opera House The Nutcracker

 

 

 

Balletto Classico

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Lo schiaccianoci (in russo Щелкунчик, Ščelkunčik) è un balletto tardoromantico del 1892, che attinge al patrimonio fiabesco, su coreografia di Marius Petipa e Lev Ivanov e con musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij (op. 71).

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Margot Fonteyn

La storia della partnership tra l’allora quarantenne Prima Ballerina Assoluta del Royal Ballet di Londra Margot Fonteyn e il ventenne scavezzacollo Rudolf Nureyev ha fatto discutere e sognare intere generazioni di amanti del balletto. Ma la gran dama del Royal Ballet era in realtà una donna piena di spirito e di passione e la sua vita è stata tutt’altro che quieta… E allora buona lettura!

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Balletto Classico

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Margot Fonteyn, il cui vero nome era Margaret Evelyn Hookham, nacque a Reigate, nel Surrey, in Inghilterra, il 18 maggio 1919, da padre inglese e madre irlandese.

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Addio a Dmitri Hvorostovsky

Avevo parlato di lui solo una settimana fa nel mio post dedicato al baritono. Insieme al bel Christopher Maltman, l’avevo chiamato “il rubacuori” dell’opera. E bello Dmitri Hvorostovsky lo era davvero, con quella criniera di capelli bianchi su quella faccia ancora giovane.

Ed io ho avuto la fortuna di incontrarlo una sera di Novembre di un anno fa al museo, in occasione di una serata di beneficenza di cui lui, Hvorostovsky era l’ospite d’onore. A dire il vero, io lavoravo, ma l’event manager, che ama l’opera come la amo io, mi ha fatto sgattaiolare insieme ad un paio di colleghe altrettanto appasionate, nella nella sala dei Cartoni di Raffaello illuminata a festa. Qui, accompagnato da un pianoforte, il bel Dmitri ha deliziato i pochi eletti di quella serata speciale con struggenti melodie russe rese con quella sua voce potente e soave.

Alla fine della performance ha raggiunto gli ospiti al party che si teneva nella hall del nostro bellissimo museo socializzando allegramente tutti e dispensando sorrisi, chiacchiere a destra e manca e posando di buon grado per innumerevoli selfies (anche con noi dello staff), affabile e gentile come solo una vera superstar sa fare.

Poi stammatina l’annuncio sulla sua pagina Facebook:

“Da parte della famiglia, con il cuore pieno di tristezza annunciamo la morte di Dmitri Hvorostovsky a 55 anni amato baritono, marito, padre, figlio e amico. Dopo due anni e mezzo di battaglia contro un tumore al cervello, è morto serenamente stamattina nella sua casa nei dintorni di Londra, circondato dai suoi familiari. Possa il calore della sua voce e del suo spirito essere sempre con noi”.

Dmitri Hvorostovsky as Onegin, ‘Eugene Onegin’ Opera performed at the Royal Opera House, London, UK, 16 Dec 2015

Mi è dispiaciuto proprio tanto. E il mondo oggi è un posto un po’ più triste, privato com’è di uno dei suoi più carismatici interpreti di Rigoletto e Eugene Onegin. #RIPDmitriHvorostovsky

Le molte facce del baritono

Quando si parla di musica lirica la mente va ai grandi tenori – che tenori! Enrico Caruso, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Roberto Alagna fino ad arrivare al divo di oggi, il bel tenebroso Jonas Kaufamann. Oppure si pensa alle grandi soprano come Maria Callas, Katia Ricciarelli (nella mia memoria associate per sempre a Pippo Baudo) e alla diva ex-moglie del bel Roberto sopracitato (Alagna) Angela Gheorghiu.

Ma spesso si tende a dimenticare il terzo del triangolo: il baritono. Forse perché per la natura della sua voce è destinato spesso a fare la parte del cattivo della situazione. O forse perché la maggioranza delle grandi arie, quelle più famose, che rimangono in testa e che si possono cantare sotto la doccia sono per i tenori (Nessun dorma docet…).

Basta tuttavia fare un attimo di attenzione per vedere che ci sono ruoli indimenticabili creati per il baritono. E se un baritono è del calibro del gallese Bryn Terfel allora siamo a cavallo. Terfel ha dato vita, volto (e corporatura) ad alcuni tra i più memorabili “cattivi” del melodramma italiano e non, dal perfido barone Scarpia della Tosca pucciniana…

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Angela Gheorghiu e BrynTerfel in Tosca, Londra Royal Opera House

… allo splendido e ironico Mefistofele nel Faust di Charles Gounod…

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BrynTerfel come Mafistofele in Faust, Londra Royal Opera House 2014

fino ad arrivare al tormentato Olandese Volante di Wagner, destinato a vagare per i mari per l’eternità fino a quando non troverà una donna che gli giura fedeltà fino alla morte. Uh!

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BrynTerfel in Der Fliegende Hollander, Londra Royal Opera House 2015

E non finisce qui. Che dal Gérard dei Andrea Chenier di Umberto Giordano allo stra-famoso Rigoletto verdiano, passando dal Don Giovanni di  Mozart, i ruoli per baritono nell’opera sono davvero infiniti (basta guardare la pagina di Wikipedia per credere!). E da quando il grande Placido Domingo ha rinunciato (per raggiunti limiti d’ età) ai ruoli da tenore, l’esercito dei baritoni ha guadagnato un’altra presenza stellare. Nabucco, Giorgio Germont ne La Traviata e il Doge Francesco Foscari de I due Foscari ringraziano!

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Placido Domingo nei panni di Francesco Foscari. I due Foscari, Londra, Royal opera House, 2014.

E anche tra i baritoni ci sono i rubacuori e tra le due pin-up del momento ci sono il russo Dmitri Hvorostovsky, famoso per il suo repertorio verdiano e per la sua interpretazione di Eugene Onegin  nell’omonima opera di Tchaikovsky tratta dal romanzo in versi di Aleksandr Sergeevič Puškin, e l’inglese Christopher Maltman, davvero bravissimo nel ruolo dei perfidi Don Giovanni e Conte di Luna de Il Trovatore.

Ma ci sono anche grandi baritoni nell’opera buffa e non bisogna essere appassionati dell’opera per conoscere, anche solo di fama, il più famoso barbiere del mondo quel Figaro del Barbiere di Siviglia di Rossini passato alla storia per Largo al factotum, o il Papageno del Flauto Magico di Mozart il giovane uccellatore al servizio della Regina della Notte, alla disperata ricerca della sua Papagena. E quando la trova la sua felicità è alle stelle, com’è evidente in questo divertentissimo duetto. E non dimentichiamo lui, il Gianni Schicchi di Puccini a cui la figlia Lauretta canta la mia aria preferita, O mio babbino caro… 🙂

L’altra metà dei Communards

“Excuse me Miss, could you telle me where is the Lecture Theatre? I’m givig a talk tonight and I’m a bit lost…” mi chiede sorridente il corpulento vicario anglicano entrato insieme ad un paio di compagni alla Reception del Museo. Quel viso mi è famigliare (quella fossetta… quel sorriso… dove li ho già visti??) ma il nome non mi dice nulla (io con i nomi sono un disastro) ed è solo quando una signora molto emozionata mi mostra a fine serata il libro autografato che mi si accende la lampadina e mi esce una risatina incredula. Che mi era appena capitato di incontrare l’altra metà (quella strumentale) di The Communards!Uh!

Che gli ex-adolescenti degli anni Ottanta che come me sono cresciuti con una dieta di MTV e VideoMusic non possono non ricordare tormentoni come Don’t Leave Me This Way (1986), Never Can Say Goodbye (1987) e l’esuberante falsetto di Jimmy Somerville. Conosciutisi nei Bronsky Beat, Sommerville (che mio cugino chiamava Fagiolino) e Coles decidono di formare The Communards. Ma sebbene molto più alto e talentuoso di Sommerville, Richard Coles non era tagliato per le luci della ribalta e nel 1990, mentre decide cosa fare “da grande” trova (o ri-trova) la fede e decide che forse studiare teologia gli si addice di più che fare la pop star. Si laurea al King’s College di Londra, prende i voti et voilà! Entri il Reverendo Richard Coles, giornalista, scrittore e presentatore del popolarissimo programma radiofonisco domenicale Saturday Live in onda sulla BBC Radio 4 (il suo twitter account @RevRichardColes  ha oltre 139,000 followers), e dal 2005 sacerdote anglicano e responsabile, insieme al suo compagno David (anch’egli vicario anglicano) delle anime dei parrocchiani del piccolo villaggio di Finedon, nel Northamptonshire una regione delle Midlands Orientali, dove due dei suoi antenati già fossero Vicari nel XVII secolo.

Per me che sono crescita in un paese come l’Italia, dove la vita è ancora dominata dal tradizionalismo polveroso della Chiesa cattolica e dove le unioni civili sono ancora considerate con sospetto, quando non sono apertamente ostracizzate, l’immagine di un sacredote ex-musicista pop apertamente gay e felicemente in coppia nella sicurezza dell’unione civile, è davvero una ventata di aria fresca.

Se questo non bastava, ora il Reverendo è uno dei partecipanti alla versione inglese di Ballando con le stelle, che qui si chiama Strictly Come Dancing. Inutile dire che il reverendo irriverente è già il mio preferito, nonostante il suo disatroso Cha Cha Cha… ! 🙂

Her last ballet (Mini film)

“Dancing is music made visible.”

George Balanchine

Chi l’avrebbe mai detto che in un filemato di un solo minuto si potesse racchiudere così tanta poesia?

Short film by Rahim Moledina music by Miranda Shvangiradze

 

Che vita sarebbe senza Puccini?

Portare una mandria di piccoli sacchetti di ormoni pronti ad esplodere in ogni momento (come solo i ragazzini della terza media possono essere) all’opera è tempo perso. Lo so, perchè c’ero anch’io. E pur non essendo in fase ormonale come molti miei compagni delle scuole medie (sono sempre arrivata in ritardo su tutto io, anche su questo) ricordo di essermi placidamente annoiata per un paio di pomeriggi. Che se non altro avevo avuto l’occasione di dare una sbirciata all’interno del Teatro Comunale di Bologna e sognare di vivere in un altra epoca. O in un altro mondo…

Poi ho visto Camera con vista e mi sono innamorata. Dell’opera. E di Giacomo Puccini. La bellezza patinata di Firenze e della campagna inglese, i costumi del primo Novecento, la bellezza eterea di Helena Bonham-Carter persa tra i fiori delle colline toscane, ma soprattutto la musica stupenda di Puccini mi faceva venire la pelle d’oca (mentre Julian Sands nei panni del “fusto” in abiti edoardiani faceva il resto…).

Julian Sands e Helena Bonham Carter in Camera con vista

Da allora O mio Babbino caro dal Gianni Schicchi è una delle mie arie preferite, ho consumato il CD con le più belle opere di Puccini a forza di ascoltarlo; anni fa ho avuto la fortuna di sentire quell’aria cantata da Angela Gheorgiu alla Royal Festival Hall in un modo così sublime che alla fine mi sono commossa sotto gli occhi allibiti della mia dolce metà, ma non avevo mai visto l’opera. Anzi, non avevo mai visto Il Trittico.  Che a quanto pare non è molto rappresentato. Ed è stata un’eperienza. Bello e sanguigno Il Tabarro, bella e straziante la storia di Suor Angelica, ma io aspettavo solo Gianni Schicchi. E anche stavolta, in una Royal Opera House stipata fino all’inverosimile, mi è venuta la pelle d’oca che davanti alla bellezza mi commuovo sempre… Che in fondo, che vita sarebbe senza musica e senza teatro? E che vita sarebbe senza Puccini??

Hamlet @ Harold Pinter Theatre (Almeida Transfer)

Come dice il mio bravissimo Rory di All Theatre Reviews, Amleto non ha bisogno di presentazioni. Se poi oltre al genio di Shakespeare si unisce il fatto che a vestire i panni del nevrotico Principe di Danimarca c’era Andrew Scott, il terribile Jim Moriarty nemesi dello Sherlock interpretato da Benedict Cumberbatch, si capisce che la combinazione era troppo golosa per lasciarsela scappare. Un’esperienza che neppure i biglietti economici a sole £15 sterline che io e la mia dolce meta’ siamo riusciti ad assicurarci ha diminuito. Ode al West Est! To be or not to be…

All Theatre Reviews

Hamlet @ Harold Pinter Theatre

Monday 19/06/17

Cast Includes Andrew Scott, Juliet Stevenson and Angus Wright

Running Time: 3 hours 30 mins, inc. Interval and ‘Pause’

 

Hamlet needs no introduction. As Shakespeare’s longest work, and yet one of those most appealing to actors, it has recently been frequently revived in the West End – the past few years have seen David Tennant and Benedict Cumberbatch both take on the part. It is Cumberbatch’s Sherlock co-star Andrew Scott who takes on the role in this production that has transferred from the Almeida with direction by Robert Icke.

One of the first and most major things to comment on is Scott’s central performance, which is truly amazing. He makes the verse sound fresh and spontaneous, giving the piece a true vitality throughout, with each major speech being made his own. He also manages to inject a lot of humour in the…

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Bellezza o inaspettatamente bello?

In un mondo come quello in cui viviamo dove la bruttura morale sembra essere divenuta la norma, mi ritrovo sempre più spesso a cercare rifugio nella bellezza, sia essa quella della natura, quella dell’arte o della danza. Perchè come dice Stefania nel suo blog
“StefaniaSanlorenzo ~ 4 passi di danza e dintorni” la danza è legata alla bellezza. E non solo. Buona lettura! 🙂

StefaniaSanlorenzo

IL BELLO E ‘LO SPALATORE DI NUVOLE’

Quando una parte importante del tuo mondo è fatta di arte visiva, ciò che incontri è l’INASPETTATO. Cerchi magari qualcosa di specifico, ma non puoi sapere che cosa troverai veramente.

Potrebbe essere uno degli slanci che animano la passione per la DANZA, che coinvolge la mia vita da circa 40 anni (il circa è per alleggerire l’impatto psico-temporale, ma matematicamente non ha nessuna ragione d’essere).

Senza girarci troppo intorno: nella danza “il brutto” in sé non assume un valore artistico, magari brutto è cattivo, magari grottesco…. ma si tratta di un artificio scenico. La danza è legata alla bellezza. Ora bisognerebbe anche definire che la bellezza ha dei canoni variabili, qualcosa di imperscrutabile, che il tempo, la moda, il sentire modificano nella sensibilità dei più, permettendoci di uscire, almeno ogni tanto, da stereotipi, validi ma alla lunga noiosi. Tutto ciò che non…

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La Bayadère

Quando si parla di bellezza, basta una parola: Mariinskij. Il Corpo di ballo del Teatro Mariinskij, affiliato al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo che deve il suo nome alla principessa Maria Aleksandrovna, è famoso per aver  visto il debutto di alcune delle più importanti opere e balletti russe – dall’opera Boris Godunov di Modest Musorgskij nel 1874, alle più importanti opere di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, come La bella addormentata, Lo schiaccianoci e Il lago dei cigni. Anche La forza del destino di Giuseppe Verdi fu rappresentata qui in prima assoluta il 10 novembre 1862.

Quella del  Mariinski è una delle compagnie di danza classica più famose della storia. Nota come Balletto Imperiale prima del 1900, la compagnia scuola di balletto del Teatro Mariinskij ha lanciato le carriere di artisti come  Vaslav Nijinsky, la star dei Balletti Russi di Diaghilev, un numero incredibile di ballerini e icone come Rudolf Nureyev e Mikhail Baryshnikov. E in questo periodo è in tournee a Londra per una manciata di date alla Royal Opera House. Un’occasione unica che io naturalmente non mi sono fatta scappare.

Da quando qualche mese fa ho letto la biografia di Rudolf Nureyev, non vedevo l’ora di vedere La Bayadère, la splendida creazione di Marius Petipa (con musica è di Ludwig Minkus ) per vedere la scena de Il regno delle ombre che lui ha coreografato nel 1963 e che l’ha reso questo balletto famoso nel mondo occidentale. Un classico in Russia, La Bayadère era quasi del tutto sconosciuta in occidente prima che, nel 1961, il balleto Kirov mettesse in scena Il regno delle ombre al Palais Garnier di Parigi, con un ventitreenne Rudolf Nureyev nel ruolo di Solor che fece scalpore (anche grazie alla sua defezione nel Giugno del  1961 proprio durante quella tournè), rendendo balletto e ballerino famosi dal giorno alla notte.

Fu la versione del Kirov che Rudolf Nureyev  mette in scena per il Royal Ballet due anni più tardi, nel 1963, con Margot Fonteyn nel ruolo della Bayadère Nikiya, la danzatrice del tempio. La musica di Minkus furiorchestrata da John Lanchbery, l’allora compositore/direttore d’orchestra della Royal Opera House. Inutile dire che la prima fu un grande successo, ed è considerata tra i momenti più importanti della storia del balletto. Attualmente, La Bayadère è presentata soprattutto in due versioni differenti, quelle derivate dalla messa in scena per il balletto del Kirov (come il Teatro Mariinskij fu ribattezzata tra il 1934 in seguito all’assassinio del rivoluzionario Sergej Kirov, ma ritorno’ al nome originale nel 1991 dopo la caduta del comunismo) da parte di Vakhtang Chabukiani e Vladimir Ponomarev nel 1941 e quelle derivate dalla produzione del 1980 di Natalia Makarova per l’American Ballet Theatre.

Ma le ballerine russe hanno le braccia più lunghe delle altre? Riescono ad alzare le gambe più delle altre? Riescono a volare piu’ in alto degli altri comuni mortali? Che tutti i ballerini, uomini e donne, sembravano volare (letteralmente) da una parte all’altra del palco senza fare rumore, neanche fossero fatti di qualche sostanza immateriale invece che di carne e sangue. E mentre mi godevo le acrobazie delle étoiles del Mariinskij, non riuscivo a non pensare a come sarebbe stato incredibile vedere il ruolo del guerriero Solor interpretato da Nureyev.

Ma la vita è fatta così: un po’ bastarda… Non avendo trovato su You Tube un video decente di Nureyev godetevi questo di Roberto Bolle, sempre molto apprezzabile! 🙂