Fatima Mernissi | La terrazza proibita. Vita nell’harem

Ho letto La terrazza proibita di Fatima Mernissi molti anni fa e l’avevo dimenticato. A torto, perchè è davvero un bel libro. Grazie a “Il giro del mondo attraverso i libri” per avermelo fatto ricordare. 🙂

Il giro del mondo attraverso i libri

Zia Habìba era convinta che tutte noi avessimo dentro della magia, intessuta nei nostri sogni. “Quando ci si trova in trappola, impotenti dietro a delle mura, rinchiuse in un harem a vita”, diceva, “allora si sogna di evadere. E la magia fiorisce quando quel sogno viene espresso e fa svanire le frontiere. I sogni possono cambiare la vita, e, con il tempo, anche il mondo (…)”.
Anche io potevo far svanire le frontiere – questo era il messaggio che recepivo, seduta sul cuscino, lassù in terrazza (…) A Fez, nelle notti d’estate, le remote galassie si univano al nostro teatro, e la speranza non aveva confini.

La terrazza proibita, Fatima Mernissi, trad. R. R. D’Acquarica

Fatima nasce nel 1940 in un harem nella medina Fez, una città marocchina, a poche strade di distanza dalla Ville Nouvelle dei francesi. Lo stesso giorno in cui nasce Fatima, nasce anche Samir, il cugino…

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Policemen attacking defenceless women around the world in 2021

Belarus Belarus police and militia men arrest a woman protesting peacefully in Minsk, Belarus Myanmar Armed and helmeted policemen arrest a woman protester in Myanmar Iran Armed policemen arrest Nazanin Zaghari-Ratcliffe in Iran Russia It takes four armed and helmeted Russian policemen to arrest one woman protester in Moscow Hong Kong Two armed policemen force […]

Policemen attacking defenceless women around the world in 2021

Christine Granville, la spia preferita di Churchill

Al numero 1 di Lexam Gardens, appena fuori dalla trafficata Cromwell Road, una targa blu su una bel palazzo vittoriano ricorda l’abitazione di colei che Winston Churchill definì “la sua spia preferita”. Che impiegata come SOE (Special Operations Executive), Christine Granville (1908-1952) fu la prima agente speciale donna della Gran Bretagna, nonché una delle più efficaci. Tanto che fu sicuramente a lei che Ian Fleming si ispirò per il suo personaggio Vesper Lynd in Casino Royale – anche se leggendo la sua storia, a me pare che Christine abbia molto più in comune con James Bond che con una Bond girl…

Christina Granville, SOE (Special Operations Executive) Agent . London, 2021. By Paola Cacciari.

Nata Maria Krystyna Janina Skarbek a Varsavia nel 1908 in una famiglia della ricca aristocrazia cattolica polacca (il padre era il conte Jerzy Skarbek, mentre la madre, Stefania Goldfeder, proveniva da una famiglia ebraica di banchieri, ma si era convertita al cattolicesimo) Christine crebbe libera in una grande tenuta di campagna, tra cavalcate selvagge e corse a perdifiato. La giovane Krystyna era un vero e proprio maschiaccio e oltre ad essere una provetta sciatrice, presto imparò anche ad usare pistole e coltelli – un addestramento che le fu molto utile anni dopo, quando la Germania invase la Polonia nel 1939 e lei (dopo qualche insistenza) riusci a farsi reclutare dal Secret Intelligence Service (MI6) britannico come agente speciale. La prima donna dell’organizzazione.

Fu proprio le sue doti di sciatrice provetta che le permisero di portare a termine, nell’inverno del 1939-1940, una serie di missioni dentro e fuori la Polonia, facendo trekking e sciando oltre il confine a temperature di -30°C contrabbandando denaro, armi ed esplosivi e riportando preziose informazioni una volta su rotoli di microfilm trasportati nei suoi guanti. Più tardi avrebbe contrabbandato le prime prove cinematografiche dell’operazione Barbarossa, l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica – un risultato che ha portato Churchill a definirla la sua “spia preferita”.

Ma come accadde a molte altre donne dell’epoca, inclusa la straordinaria Lee Miller, la fine della guerra fu anche per Christine Gtanville una grande delusione. Impegnate attivamente nello sforzo bellico, alla fine del conflitto le donne si ritrovano nuovamente relegate al ruolo originario di mogli, madri e custodi del focolare domestico. Non soprrende che dopo aver sperimentato la libertà e l’appagamento di una vita attiva, molte trovarono il riabituarsi alla normalità e alle limitazioni imposte dalla quotidianità, insostenibili.

Christine Granville, or Krystyna Skarbek, at the age of 19 © Apic/Getty Images

Nel caso di Christine “gli orrori della pace” come lei definì il suo ritorno alla vita da civile, portarono incertezza politica e difficoltà economiche. Liquidata dalla SOE mentre gli uomini con cui lei aveva servito furono traferiti e reimpiegati altrove nell’ambito governativo, lei si trasferì permanentemente a Londra all’inizio del 1949, dovendo lottare anche per ottenere la cittadinanza britannica. Il nome che decide di mantene era uno degli pseudonimi usati da Krystyna durante il suo periodo con l’intelligence, l’unica cosa ce le resta della sua vita da spia. Nella Capitale, la donna si stabilisce allo Shellbourne Hotel di Lexham Gardens, un albergo gestito dalla Società di Soccorso polacca che provvedeva alloggi a prezzi economici agli emigrati polacchi che avevano deciso di non ritornare in patria dopo la guerra.

Nonostante il suo servizio durante la guerra, Christine fu in grado di trovare un impiego stabile e fu costretta a sbarcare il lunario tra una serie di lavori umili di breve durata prima di trovare impiego come hostess sulle navi da crociera. Fu durante uno di questi viaggi che incontrò Dennis Muldowney, uno steward sulla stessa nave con cui ebbe una breve relazione e che divenne ossessionato da lei. Quando Christine lei lo respinse, lui iniziò a perseguitarla e il 15 giugno 1952 la pugnalò a morte nel corridoio dell’Hotel Shellbourne.

Christine Granville in about 1950 © Keystone/Hulton Archive/Getty Image

Nel 1971 lo Shelbourne Hotel fu acquistato da un gruppo polacco; in un ripostiglio, furono ritrovati un baule, contenente i suoi vestiti, i documenti e il pugnale emesso dal SOE. Questo pugnale, le sue medaglie e alcune delle sue carte sono ora conservate nell’Istituto polacco e nel Museo Sikorski al 20 Prince’s Gate, Kensington, a pochi passi da Hyde Park. Christine Granville è stata sepolta nel cimitero cattolico romano di Kensal Green, nell’area nord-ovest di Londra.

L’ultima battaglia di Nakano Takeko, la donna samurai

Nakano Takeko nacque in una nobile famiglia di samurai di Edo (Tokyo) nel 1847. Educata nella calligrafia e nella letteratura eccelleva, però, nelle arti marziali. All’epoca, infatti, le nobildonne imparavano a combattere, sempre, però, in un’ottica di doveri domestici: la difesa della casa e dell’onore familiare quando gli uomini erano lontani. Ma Takeko era diversa. […]

L’ultima battaglia di Nakano Takeko, la donna samurai

The Bangles – Walk Like an Egyptian

The Bangles – Walk Like an Egyptian (1986)

All the old paintings on the tombs
They do the sand dance don’t you know?
If they move too quick (oh whey oh)
They’re falling down like a domino

All the bazaar men by the Nile
They got the money on a bet
Gold crocodiles (oh whey oh)
They snap their teeth on your cigarette

Foreign types with the hookah pipes say
(Whey oh whey oh, ay oh whey oh)
Walk like an Egyptian

The blonde waitresses take their trays
They spin around and they cross the floor
They’ve got the moves (oh whey oh)
You drop your drink, then they bring you more

All the school kids so sick of books
They like the punk and the metal band
When the buzzer rings (oh whey oh)
They’re walking like an Egyptian

All the kids in the marketplace say
(Whey oh whey oh, ay oh whey oh)
Walk like an Egyptian

Slide…

Miss Beatrix Potter

Ieri sono uscita a camminare per il quartiere. Era freddo e aveva appena smesso di piovere e non mi andava di allontanarmi troppo dalla mia tana. Camminare per Londra è come muoversi in una time capsule. La zona in cui abito io è vittoriana, costruita sull’espansione della metropolitana verso Ovest. Ci sono piccole stradine, i Mews, che un tempo ospitavano le stalle e le carrozze e gli alloggi di cocchieri e stallieri di quelle classi sociali che potevano permettersi un tale lusso, e prima che l’avvento della ferroria permettesse anche alla piccola borghesie il privilegio di muoversi per Londra anche senza il privilegio di una carrozza rendendo tali costuzioni obsolete.

Ancora dopo tanti anni, Londra continua a sorprendermi: a volte basta solo camminare dal lato opposto della strada – quello in cui non si cammina mai perchè fuori dal nostro pilota automatico – per scoprire qualcosa di nuovo. Come la piccola targa blu sul muro di una scuola materna al n. 2 di Bolton Garden, che che commemora la casa in cui nacque e visse Beatrix Potter e davanti a cui sono passata per anni senza mai notare.

Oggigiorno Bolton Gardens in South Kensington è sede di ambasciate, Ladies, Lords e ricconi vari, ma negli anni sessanta dell’Ottocento era una parte semi-rurale di Londra. La famiglia in cui era nata Beatrix Potter (1866-1943) apparteneva all’alta borghesia arricchitasi con il commercio del cotone ed era ben introdotta nella società dell’epoca, annoverando tra la cerchia di amici del padre personaggi come l’artista Sir John Everett Millais. La famiglia aveva tendenze artistiche. Helen, sua madre, era una raffinata ricamatrice e acquarellista, e suo padre Rupert, sebbene qualificato come avvocato, concentrò gran parte del suo tempo sulla sua passione per la nuova forma d’arte della fotografia (fu eletto alla Photographic Society di Londra nel 1869 ).

Nonostrante il museo in cui lavoro abbia sempre (e dico SEMPRE) una selezione dei suoi deliziosi disegni in esposizione, non ho mai prestato molta arttenzione a Beatrix Potter come persona. Fino a quando, lo stesso giorno della mia scoperta, Prime Video mi ha messo sotto il naso il film Miss Potter – quello tutto scarina con Renée Zellweger e Ewan McGregor. Il film si concentra solo su pochi anni nella vita della Potter, a partire dal 1901 quando pubblicò privatamente il suo primo libro, “The Tale of Peter Rabbit“. Il libro si rivelò così popolare da convincerla a portalo all’editore Frederick Warne che lo aveva originariamente rifiutato, e che lo accettò una volta che Beatrix Potter acconsentì a ri-illustrarlo a colori.

Pubblicato nel 1902, fu un enorme successo, e i soldi che guadagnò da esso e dalla merchandise era un passo verso l’indipendenza economica dalla sua pretenziosa famiglia di nouveau-riche vittoriani. In questo suo rifiutarsi di rassegnarsi al matrimonio a tutti i costi come unica “carriera” accettabile per una donna, Beatrix Potter è molto simile a Jane Austen, ma più fortunata di quest’ultima in quanto a differenza della sua collega, la Potter riesce a vivere dei proventi della sua penna. Anzi, da abile donna d’affari qual’era, diverta persino piuttosto ricca. Il che, ancora adesso nel caso di una donna, è un passo necessario verso la libertà e l’autonomia. Nel 1909, attraverso l’acquisto della prima delle numerose proprietà che finira’ con l’acquistare nel Lake Distrik, Beatrix Potter incontrò William Heelis, un avvocato del luogo che diventerà suo marito nel 1913 nonostrante le obiezioni dei suoi genitori che non approvavano la sua relazione della figlia con “un avvocato di campagna.”

Alla sua morte nel 1943, Betrix Potter lasciò quasi tutte le sue proprietà al National Trust, inclusi oltre 4.000 acri (16 km2) di terra, sedici fattorie, cottage e mandrie di bovini e pecore di razza Herdwick – uno dei più grandi lasciti dell’epoca al National Trust, che ha permesso la conservazione della terra ora inclusa nel Lake District National Park e la continuazione dell’agricoltura. L’ufficio centrale del National Trust a Swindon è stato chiamato “Heelis” nel 2005 in memoria di William Heelis, che continuò la sua gestione delle loro proprietà e dell’opera letteraria e artistica della moglie per i venti mesi in cui le sopravvisse. Quando morì nell’agosto del 1945, lasciò il resto al National Trust.

2021 Paola Cacciari

Quando Nilde Iotti divenne la prima donna Presidente della Camera

Nilde Iotti era stata una staffetta porta-ordini durante la Resistenza ed entrò nella Costituente e poi in Parlamento con la Repubblica. Fu la prima donna a ricoprire una delle tre massime cariche dello stato, per questo la ricordiamo oggi che il partito a cui apparteneva non ha espresso neanche una donna nel Governo Draghi. Nilde […]

Quando Nilde Iotti divenne la prima donna Presidente della Camera

Martha Gellhorn

“Nothing is better for self-esteem than survival” scrive Martha Gellhorn (1908-1998) in Travel with Myself an another: a Memoir. Scrisse questo libro nel 1978 quando aveva settant’anni, proprio nella bella casa vittoriana al numero 72 di Cadogan Square in Knightsbridge davanti a cui mi trovo adesso. A corto di mostre da recensire e di storie da museo da raccontare a causa del terzo lockdown, sono ritornata alla mia vecchia passione per le storie dietro le London Blue Plaques, possibilmente quelle raggiungibili a piedi. E oggi la mia passeggiata quotidiana mi ha portato in quest’elegante piazza alberata nascosta tra le trafficate arterie di Knigthsbridge e Sloane Street, a porgere i miei omaggi a quella che è considerata una delle grandi corrispondenti di guerra del XX secolo.

E con giusta ragione, che la Gellhorn ha coperto quasi tutti i principali conflitti mondiali che hanno avuto luogo durante i suoi 60 anni di carriera, oltre a scrivere romanzi e racconti e questo “libro di viaggio” Travels with Myself and Another (1978) ­in cui lei racconta alcuni dei suoi viaggi più terribili, quelli in cui da perfetta legge di Murphy, tutto ciò che poteva andare male lo fa. L’ “altro” in questione, quello del titolo, è riferito al suo ex marito, lo scrittore Ernest Hemingway.

London 2021 © Paola Cacciari

Nata nel Missouri nel 1908, Martha Gellhorn era certamente una donna fuori degli schemi. D’altra parte con una madre attivista come Edna Fischel Gellhorn, impegnata nella lotta per i diritti della donna nonché una delle fondatrici e vicepresidente della National League of Women Voters americana, difficilmente poteva esser diversa. Determinata a diventare corrispondente estera, nel 1930 Martha si trasferisce in Francia, dove lavora presso l’ufficio della United Press di Parigi, prima di essere licenziata per aver denunciato molestie sessuali da parte di un collega dell’agenzia. Sicuramente furiosa, ma per nulla scoraggiata, trascorre il resto della sua permanenza europea viaggiando e scrivendo per giornali di Parigi e St. Louis e coprendo articoli di moda per Vogue, prima di tornare negli Stati Uniti nel 1932.

In America la sua carriera decolla. Non solo viene  inviatata dal Presidente Roosvelt e dalla moglie Eleanor Roosevelt a trasferirsi alla Casa Bianca per aiutare la First lady a rispondere alla corrispondenza e a scrivere “My Day” la colonna giornaliera che Eleanor tenne su Women’s Home Companion fino al 1936, ma inizia a lavorare per la Federal Emergency Relief Administration (FERA), creata da Franklin D. Roosevelt per aiutare a porre fine alla Grande Depressione. In qualità di osservatrice sul campo per la FERA, la Gellhorn viaggia attraverso gli Stati Uniti  per riferire su come la depressione stava influenzando il paese.  Il risultato  è  un potente  reportage, The Trouble I’ve Seen pubblicato nel 1936 in cui la Gellhorn documenta con il suo uno stile chiaro e semplice, la vita quotidiana degli affamati e dei senzatetto. 

Martha Gellhorn. Photograph: FPG/Getty Images

Lo stesso anno durante una vacanza in Florida con la madre, incontra Ernest Hemingway. I due si sposarono nel 1940, dopo quattro anni di turbolenta convivenza (Hemingway era ancora sposato con la sua seconda moglie Pauline Pfeiffer fino al 1939) e si trasferirono a Cuba. Ma per una donna indipendente, abituata a viaggiare e a “vivere della sua penna”, l’essere considerata solo la (terza) Signora Hemingway andava molto stretto e Martha Gellhorn non perde tempo a sottolineare che non aveva nessuna intenzione di “essere una nota a piè di pagina nella vita di qualcun altro” e concedeva interviste solo a patto che non si menzionasse il nome di Hemingway.

Certamente Hemingway era sempre più risentito dalle lunghe assenze della moglie a causa dei suoi incarichi di corrispondente di guerra e nel 1943, tanto che quando lei era in partenza per l’Europa per coprire il Fronte italiano, le chiese se era una corrispondente di guerra o una moglie. Le cose non migliorarono quando Hemingway a sua volta partì per l’Europa nel 1944, dove sarebbe andato al fronte con le truppe americane a coprite lo sbarco in Normandia tra la costernazione di Martha, che stava incontrando immense difficoltà in quanto l’esercito americano disapprovava delle corrispondenti di guerra donne (Lee Miller aveva avuto lo stesso problema). Determinato ad ostacolarle il viaggio, Hemingway si rifiuta di aiutarla a ottenere un lasciapassare giornalistico per viaggiare in aereo. Non una da arrendersi facilmente, Martha trova un passaggio per attraversare l’Atlantico su una nave norvegese carica di esplosivo. Gellhorn trascorse il resto della guerra sgattaiolando da un fronte all’altro, scrivendo articoli come e quando poteva, prima di arrivare una Londra devastata dalla guerra, e dire ad Hemingway che ne aveva avuto abbastanza della loro relazione. I due divorziarono nel 1945. Nel frattempo, mentre lei continuava a coprire la seconda guerra mondiale, inclusa la liberazione di Dachau – Hemingway aveva già pronta la moglie numero quattro.

Martha Gellhorn talks to Indian soldiers of the British Army in Italy in 1944 © Keystone/Getty Images

Nonostante detestasse il clima inglese (dopo aver vissuto per anni a Cuba la si può capire…), la Gellhorn mantiene una base a Londra dove continua a vivere di tanto in tanto dal 1953, per trasferirsi permanentemente nella Capitale nel 1970. Vivrà nella casa di Cadogan Square, per il resto della sua vita. Nel 1998, quasi cieca e devastata dal cancro alle ovaie Martha Gellron si suicidò con una capsula di cianuro. Una fine appropriata per colei che aveva vissuto la sua vita sempre all’attacco.

2021 © Paola Cacciari

Madre migrante: la vera storia dello scatto di Dorothea Lange

E’ Florence Leona Christine Thompson (1903 – 1983), operaia statunitense, la famosa “Madre Migrante” immortalata dalla fotografa Dorothea Lange. Ecco la sua storia… Continue reading Madre migrante: la vera storia dello scatto di Dorothea Lange at Uozzart.

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Le violenze maschili contro le donne in tempo di guerra e in tempo di pace

Ogni giovedì, presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, la professoressa Pina Lalli, insieme all’Avvocatessa Milly Virgilio, coordina online un ciclo di seminari sulle violenze maschili contro le donne al quale partecipano studiosi ed esperti per un approfondimento interdisciplinare delle questioni e dei temi connessi a questo fenomeno. Lo scorso 19 novembre, Marco Balboni, […]

Le violenze maschili contro le donne in tempo di guerra e in tempo di pace