L’estate è magica con la Summer Exhibition 2015

Guerre e rivoluzioni vanno e vengono, monarchi e Primi Ministri si susseguono, ma la Summer Exhibition resta una delle assolute certezze dell’estate londinese – con Wimbledon e i Proms e la pioggia.

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The Royal Academy, Burlington House, London. 2015 © Paola Cacciari

Nata nell’anno in cui Napoleone viene alla luce ad Ajaccio e il Capitano James Cook sbarca in Nuova Zelanda, la Summer Exhibition non manca dalla Capitale dal 1769 e nei 246 anni della sua esistenza è rimasta un potente barometro per misurare il polso della situazione dell’arte contemporanea Britannica, e in questo nulla è cambiato dal tempo in cui Turner e Costable nel 1832 trovarono le loro tele appese l’una accanto all’altra scatenando (se non era già accaduto prima) una delle più plateali rivalità della storia dell’arte moderna. Ma il motivo di tanto successo non sta nel fatto che Turner, Constable e i Preraffaelliti hanno visto le loro opere appese alle pareti della famosa istituzione poco meno di un paio di secoli fa, quanto nella sua formula rivoluzionaria che rende questa esposizione unica nel mondo dell’arte. Per qualche settimana infatti, le opere di maestri di fama mondiale sono “democraticamente” esposte accanto a quelle di illustri sconosciuti che sperano di diventare il Damien Hirst del futuro. Uno degli obbiettivi principali dell’Accademia infatti, sin dalla sua fondazione nel 1768 era proprio quello di istituire una grande esposizione annuale aperta ad tutti gli artisti di merito e al pubblico pagante. E ieri come oggi, tutte (o quasi) le opere esposte sono in vendita, con tanto di prezzo dovutamente indicato nel catalogo. E come in passato, il 30% dei proventi è destinato al finanziamento della Scuola della Royal Academy dove nascono, crescono e sono lanciate nel mondo dell’arte le future generazioni di artisti.

Gallery III of the Summer Exhibition 2015 (c) David Parry, Royal Academy of Arts
Gallery III of the Summer Exhibition 2015 (c) David Parry, Royal Academy of Arts

Per poche centinaia di sterline pertanto, chiunque può tornare a casa con un disegno di un artista emergente o (per qualche centinaia di sterline in più) con una stampa dell’immancabile Tracey Emin, la ragazza terribile di Margate diventata famosa nel 1999 il suo letto disfatto e che nel 2011 ha scambiato il suo anticonformismo con un ruolo come artista associata della Royal Academy – il che dimostra ancora una volta come gli antagonisti di ieri, con l’età (e un discreto conto in banca), finiscano per trovarsi incredibilmente a proprio agio nel mainstream di oggi.

Quest’anno la mostra è coordinata dall’artista concettuale irlandese Michael Craig-Martin, famoso per aver coltivato talenti come Gary Hume, Sarah Lucas e il suddetto Damien Hirst, e che insieme ad un comitato costituito da artisti e architetti (come vuole la secolare tradizione dell’Accademia) ha selezionato circa 1100 opere da esporre sulle pareti di Burlington House, sede della Royal Academy, e che in una spettacolare rottura con la tradizione, invece del solito bianco abbagliante sono state dipinte in gioiosi toni di turchese, rosa confetto e blu cielo.

Michael Craig-Martin CBE RA unveiling a new site-specific artwork by Jim Lambie for the Summer Exhibition 2015  © David Parry, Royal Academy of Arts
Michael Craig-Martin CBE RA unveiling a new site-specific artwork by Jim Lambie for the Summer Exhibition 2015 © David Parry, Royal Academy of Arts

Che Craig-Martin fosse un artista fuori dalla norma era un fatto risaputo – almeno da coloro che conoscono i suoi pictorial readymades che mostrano oggetti d’uso comune come un iPhone che, estrapolati da fotografie, sono disegnati e colorati con gli stessi colori accesi ed esagerati che decorano le sale centrali della Royal Academy. Ma la sua personalità eccentrica e innovativa non si esaurisce in questo esercizio di imbiancatura, ma è palpabile nell’atmosfera totalmente insolita e (perché no?) decisamente edificante dell’edizione di quest’anno. E sebbene la pittura continui a regnare sovrana, con diverse opere dello stesso Craig-Martin presenti in varie sale e di Norman Ackroyd, non mancano grandi nomi della scultura come Anish Kapoor, Mimmo Paladino e Anthony Gormley e progetti e modelli di divinità dell’architettura come Renzo Piano e Zaha Hadid, oltre a numerosi disegni e stampe e una sala interamente dedicata alla fotografia.

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Grayson Perry tapestry, London. 2015 © Paola Cacciari

Da un Budda creato con grucce di ferro da David Mach ad un coloratissimo arazzo di Grayson Perry, dalle peculiari installazioni di ferro rugginoso di Ron Arad agli immancabili (e stranamente rassicuranti nella loro normalità) omaggi al Venezia dipinti dall’onnipresente Ken Howard, la Summer Exhibition è tutto questo: un miscuglio di nomi famosi e di perfetti sconosciuti, del tradizionale e dell’eccentrico, del piccolo e del gigantesco, del bello e dell’assurdo dove le opere più disparate lottano per contendersi l’attenzione dei presenti. Soprattutto non occorre essere esperti di arte contemporanea per godersi questo pezzo di storia culturale della Capitale: basta la piccola guida alle opere in mostra, una biro per scribacchiare nomi che si finirà per dimenticare all’uscita e una buona dose di curiosità.

By Paola Cacciari

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Fino al 16 Agosto 2015,

Summer Exhibition

Royal Academy,

Burlington House, Piccadilly, London W1J 0BD

royalacademy.org.uk

Photo London: la prima grande fiera internazionale di fotografia. A Londra.

Photo London 2015La fotografia è arte o è solo uno strumento con cui documentare la realtà? Da quando fu inventata nei primi anni del XIX secolo, questa tecnica non ha mai cessato di far discutere. Ancora negli anni Sessanta o Settanta l’idea che la fotografia potesse essere qualcosa di più di un puro mezzo meccanico utile a riprodurre fedelmente la realtà era considerata con sospetto. Quello della fotografia d’arte era un mondo sotterraneo, abitato da un pubblico di appassionati che si muoveva tra piccole gallerie commerciali e leggeva pubblicazioni specializzate.

Ma nelle ultime decadi questa domanda sulla natura della fotografia è stata posta con sempre meno frequenza e con voce sempre più debole. Negli ultimi anni anni solo a Londra le mostre fotografiche si sono moltiplicate, con istituzioni come la Photographer’s Gallery diventate vere e propri pilastri del panorama artistico e culturale della Capitale e con nuovi spazi espositivi come il Media Space allo Science Museum dedicati solo ed esclusivamente alle esposizioni fotografiche.The Edmond J. Safra Fountain Court © Marcus Ginns

Ed è in questo effervescente contesto culturale, nella sontuosa cornice di Sommerset House, sullo Strand – il luogo in cui si dice che l’astronomo, matematico e chimico inglese John Hershel abbia coniato per la prima volta il termine fotografia- che dal 21 al 24 di Maggio si terrà Photo London, la prima fiera internazionale di fotografia.

Photo London è un evento unico nel suo genere: una grande celebrazione della fotografia in tutte le sue forme. Suddivisa in sei aree tematiche che vanno dalla fotografia d’epoca all’opera di affermati fotografi contemporanei e di artisti emergent, al fotogiornalismo e a spettacolari immagini del mondo naturale, la fiera conta 70 espositori – tra gallerie d’arte e case editrici specializzate nel settore della fotografia provenienti da tutta Europa, dagli Stati Uniti, dal Giappone e dall’Australia. Il pubblico di Photo London avrà così la possibilità di ammirare e acquistare alcuni tra i migliori esempi di immagini create dalla nascita della fotografia – dai classici “vintage”del XIX e XX secolo alle gemme del contemporaneo. Uno spazio è inoltre dedicato anche a nove gallerie emergenti, riunite nella sezione Discovery.

Mayne Girl Jiving
Roger Mayne “Girl Jiving” 1957Copyright Estate of Roger Mayne

Ma le sorprese non si fermano qui. Oltre alle immagini offerte dalle gallerie partecipanti infatti, Photo London ha commissionato tre mostre e due installazioni che si svolgeranno in contemporanea alla fiera – cinque percorsi tematici alternativi creati appositamente per incoraggiare il pubblico di questo grande evento ad esplorare l’universo della fotografia e le diverse possibilità offerte da questa tecnica così versatile. Da non perdere sono Beneath the Surface, una mostra nella mostra organizzata e curata dal Victoria and Albert Museum, che attinge agli immensi archivi fotografici del museo di South Kensington; una selezione delle strepitose immagini appartenenti a Genesis di Sebastião Salgado, uno straordinario viaggio attraverso il nostro incredibile pianeta; la prima personale del fotografo iraniano Kaveh Golestan in Gran Bretagna con immagini dalla serie Prostitute; e i diorama di Sohei Nishino: CITIES raffiguranti Londra. Il programma della fiera include anche un’esposizione delle opere dei laureati del corso di fotografia del Royal College of Art, mentre The Teaser, un’installazione appositamente commissionata a Rut Blees Luxembourg, abiterà il grande cortile interno al Sommerset House.

Elina Brotherus, En Novembre. 2011, C-Type print, Edition of 6 Copyright: The Artist Courtesy: The Artists and The Wapping Project Bankside
Elina Brotherus, En Novembre. 2011, C-Type print, Edition of 6
Copyright: The Artist Courtesy: The Artists and The Wapping Project Bankside

Photo London è accompagnata da un ricco programma di eventi pubblici diretto ad un pubblico di appassionati, collezionisti o semplici amanti della tecnica con conferenze, concerti e presentazioni di libri e pubblicazioni. Tate Modern inoltre ospiterà nei locali della Turbine Hall una fiera del libro dedicata alla fotografia in concomitanza con Photo London.

Paola Cacciari

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Dal 21 – 24 May 2015

Photo London 2015, Sommerset House, Strand, London WC2R 1LA

photolondon.org

 

Moda e modi: Cinque mostre di Primavera

Non siete riusciti ad appropriarvi di uno degli oltre settantamila biglietti venduti per la retrospettiva dedicata ad Alexander Mc Queen? Su con la vita, che l’universo della moda londinese non si esaurisce con la grande retrospettiva del Victoria and Albert Museum. Ecco qualche suggerimento alternativo.
1. Women Fashion Power. Design Museum, fino al 26 Aprile 2015
Che si tratti di spalline e twinsets o piume e giacche di pelle, quello che una donna indossa è una delle forme più complesse di auto-espressione. Da sempre donne carismatiche hanno usato la moda a loro vantaggio e sbirciando negli armadi di venti tra le più potenti donne del mondo (tra cui il pluripremiato architetto Zaha Hadid, che ha disegnato questa mostra) Women Fashion Power esplora centocinquant’anni di storia della moda femminile come indicatore di stato sociale. Un viaggio che dalle Suffragettes a Lady Gaga ci porta nel mondo degli abiti intesi come strumento di comunicazione. Tra i pezzi da non perdere, un abito di perline in stile “ flapper” del 1920, l’iconico abito blu di Margaret Thatcher quando era a capo del Partito Conservatore nel 1975, e l’abito da sera di Jacques Azagury indossato da Diana, Principessa del Galles per il suo trentaquattresimo compleanno. designmuseum.org

Zandra Rhodes Photograph by Gene Nocon

2. Thea Porter: Bohemian Chic. Fashion and Textile Museum, fino al 3 Maggio 2015
Nata a Gerusalemme nel 1927 e cresciuta in Siria, Thea Porter si trasferì a Londra nel 1960, ma la il ticordo della sua infanzia in Medio Oriente non la abbandonò, continuando ad essere per lei un’inestimabile fonte d’ispirazione. I suoi abiti proponevano lo stesso tipo di fantasia orientalista che aveva caratterizzato il lavoro di Barbara Hulanicki da Biba, ma ad un costo molto più alto. Thea Porter è stata, insieme a personaggi come i Zandra Rhodes e Bill Gibb, alla guida della rinascita bohémien della moda britannica e tra il 1960 e il 1970 ha vestito Elizabeth Taylor, la principessa Margaret e i Pink Floyd, per i quali ha creato le giacche e le camicie immortalate sulla copertina del loro primo album, Piper at the Gates of Dawn. La mostra esplora la sua vita familiare nel Medio Oriente negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, la sua evoluzione da arredatrice a stilista di moda negli anni Sessanta e il suo successo internazionale negli anni che seguirono. Con oltre 150 oggetti, tra tessuti, abbigliamento, opere d’arte e fotografie, la mostra include anche una ricostruzione dell’interno del suo negozio di Soho. ftmlondon.org

TP 113. Fashion Rules. Kensington Palace, Kensington Gardens, fino al 4 Luglio 2015.
Se si sente stanca di essere costantemente sotto osservazione per suoi abiti, che devono essere allo stesso tempo regali, eleganti e alla moda, l’impeccabile Duchessa di Cambridge può consolarsi Fashion Rules (le regole della moda) la mostra che si tiene a poca distanza dai suoi appartamenti. Una mostra che, come dice il titolo, esplora il modo in cui le altre tre donne della famiglia reale prima di lei (Sua Maestà la Regina Elisabetta II negli anni Cinquanta, la Principessa Margaret negli anni Sessanta e Lady Diana negli anni Ottanta) se la sono cavata nell’applicare le regole dettate dall’etichetta reale alla moda, e viceversa. E se gli abiti della Regina sono certamente i più belli, con la loro sobria sontuosità, quelli della principessa Margaret appaiono certamente quelli in cui la sua proprietaria si è divertita di più. Interessante e istruttiva è aperta fino all’estate 2015. hrp.org.uk

The Queen's dress by Norman Hartnell,  Photo Getty4. Fashion on the Ration: 1940s Street Style. IWM London (Imperial War Museums), fino al 31 Agosto 2015.
Essere eleganti di solito non costituisce una priorità in tempo di guerra, ma l’IWM London sembra pensarla diversamente. Fashion on the Ration: 1940s Street Style esplora la lotta delle donne britanniche per rimanere chic in tempo di austerità e i diversi modi che trovano per reinventarsi l’abbigliamento date le (molto) limitate circostanze. Tra gli oggetti più particolari, un braccialetto fatto da componenti aeronautici e una parure di biancheria intima ricavata da mappe di seta dell’aereonautica militare creata per la Countessa Mountbatten. Piú che una mostra, una celebrazione della fantasia, dell’immaginazione e della creatività con cui il governo e la popolazione hanno mantenuto alto il morale durante la Seconda Guerra Mondiale. iwm.org.uk

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5. Sonia Delaunay. Tate Modern, dal 15 Aprile al 9 Agosto 2015
A Parigi, dove si trasferisce nel 1906 per unirsi alle Avanguardie, l’ucraina Sonia Terk (1885–1979) conosce e sposa Robert Delaunay e insieme i due sviluppano il cubismo orfico. Ma Sonia rifiuta di limitare se stessa alla pittura, portando l’Orfismo oltre i confini della tela. La sua arte si espande ai tessuti e agli arazzi all’arredamento d’interni e suoi sono i rivoluzionari costumi per i Ballets Russes di Sergei Pavlovich Diaghilev. Le sue creazioni piacciono alle star di Hollywood come Gloria Swanson e sono vedute da Liberty of London e i suoi tessuti diventano così popolari che, negli anni Venti, Sonia finisce con l’aprire a Parigi l’Atelier Simultané. Ma come spesso accade, il genio creativo di Sonia Dealunay è stato pienamente riconosciuto solo dopo la morte del marito Robert nel 1941, la prima donna a cui fu dedicata una retrospettiva al Louvre nel 1964 e ad essere decorata con la Legion d’Onore francese nel 1975. Questa è la prima mostra a ledi dedicata in Gran Bretagna. Davvero da non perdere. tate.org.uk

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A spasso tra arte e geni: è tempo di London Art Fair

Stanchi della pioggia e del freddo? Afflitti dalla depressione post-natalizia? Allora è tempo di allietare il vostro gennaio con uno degli eventi artistici più importanti dell’anno: la London Art Fair.
London Art Fair 2014 © James Champion
London Art Fair 2014 © James Champion

Seminascosto tra palazzi e negozi della super-trendy upper street, nel quartiere di Angel, al nord di Londra, il Business Design Centre ospita anche quest’anno dal 21 al 25 gennaio questa gemma dell’inverno londinese, giunta ormai alla sua 27esima edizione. Con le sue 128 gallerie, la London Art Fair è la più grande fiera di arte moderna e contemporanea del Regno Unito: qui artisti famosi vanno di pari passo con perfetti sconosciuti; qui nascono nuovi talenti e si confermano quelli già noti. Un evento imperdibile per artisti, collezionisti, appassionati dell’arte contemporanea e per tutti coloro che non vogliono farsi scappare una splendida occasione per godere della frizzante atmosfera culturale offerta dalla Capitale.

Julio Galeote - Excess n.1, 2012
Julio Galeote – Excess n.1, 2012

Sulla scia del successo ottenuto lo scorso anno dalla partnership con Hepworth Wakefield – il museo d’arte contemporanea dello Yorkshire – l’insolita collaborazione tra una fiera ed un museo ritorna nell’edizione del 2015 con la prestigiosa Pallant House di Chichester.  Simon Martin, il direttore artistico di Pallant House, è il curatore di The Figure in Modern British Art: highlights from the Pallant House Gallery Collection. Situata in un padiglione a parte all’ingresso della fiera, la mostra esplorerà il modo in cui artisti si sono avvicinati alla figura umana e presenterà una selezione di opere provenienti dalla collezione permanente della Galleria. Molti i grandi nomi presenti – da Walter Sickert a Lucian Freud e Frank Auerbach – insieme ad esempi della sua famosa collezione di Pop Art Britannica, qui rappresentata da artisti come Richard Hamilton, Eduardo Paolozzi e Peter Blake.  Tornano anche Arts Projects, sezione dedicato alle gallerie emergent, e Photo 50, lo spazio dedicato alla fotografia contemporanea.

Maria Rivans, Lady Valentina 2014 courtesy of Maria Rivans for Liberty Gallery
Maria Rivans, Lady Valentina 2014 courtesy of Maria Rivans for Liberty Gallery

Affidata ad Anna Colin, che in ottobre curerà làottava edizione del British Art Show, la sezione Arts Projects intitolata Dialogues è composta da 32 gallerie e presenta  gli ultimi sviluppi del contemporaneo britannico e non, con  installazioni, mostre personali e collettive. Ampio spazio è come sempre dato alla fotografia con Photo 50 2015, una vera e propria mostra nella mostra, curata quest’anno da Sheyi Bankale editore della rivista fotografica Next Level.  Intitolata Against Nature in omaggio al grande romanzo decadente di Joris Karl Huysmans, la mostra vuole (come il romanzo di Huysmans) rompere con la tradizione corrente e andare alla scoperta di nuovi modi di raccontare una storia utilizzando la fotografia.
Ad accompagnare la fiera, non manca un fittissimo programma di eventi, inclusi film, talks e visite guidate organizzate da Sotheby’s Institute of Art.  Armatevi di scarpe comode: ne avrete bisogno!

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INFO:  Business Design Centre, 52 Upper Street London N1 0QH – biglietto intero giornaliero: £14 (prevendita online), £20 (in giornata); ridotto £13 – http://www.londonartfair.co.uk/

Il Garden Bridge di Thomas Heaterwick

Courtesy of Heatherwick Studio/Arup

Era il luglio del 2013 quando Thomas Heatherwick – l’architetto autore dell’incredibile braciere delle Olimpiadi di Londra 2012 e dei nuovi Routemaster, gli autobus rossi a due piani che sono una delle caratteristiche della Capitale – e l’attrice/attivista Joanna Lumley hanno unito le loro forze per regalare a Londra un nuovo ponte. E se l’idea di un ponte-giardino completo di erba, alberi, fiori e piante selvatiche che offra un’alternativa al traffico e all’inquinamento degli altri ponti è partita dalla Lumley, Heatherwick non ha esitato a cogliere al volo un’occasione per regalare a Londra un altro stupefacente progetto. Inutile dire che i due insoliti alleati hanno trovato nel sindaco Boris Johnson un entusiasta sostenitore, e proprio questi giorni è stato dato da Westminster il via libera al progetto. “L’idea è semplice”, dice Heatherwick: “collegare il Nord e il Sud di Londra con un giardino”. Un giardino a tutti gli effetti, dotato di circa 270 alberi che rappresentano 45 specie, cespugli, piante rampicanti, siepi e fiori: un’iconica infrastruttura verde sul modello della High Line di New York, il parco realizzato nel West Side di Manhattan sul sito di una ferrovia soprelevata in disuso. Strategicamente inserito tra quelli di Waterloo e Blackfriars, il nuovo ponte – il primo dall’apertura del tanto discusso Millennium Bridge nel 2002 – non solo creerebbe un nuovo collegamento pedonale tra aree densamente popolate come Covent Garden e Soho e i tratti relativamente tranquilli della riva Sud del Tamigi, ma fornirebbe un’ulteriore via di attraversamento del fiume ai pendolari diretti alla stazione di Waterloo. Ma il via libera dipende dalla capacità di Heatherwick Studio – impegnato nello sviluppo dell’idea con gli ingegneri della ditta Arup – di raccogliere da sponsor privati i 65 milioni di sterline necessari alla realizzazione del progetto visto che la Greater London Authority, l’ente che amministra i 1579 km² della capitale, è determinato a non utilizzare denaro pubblico. E senza l’intervento dei finanziamenti privati il progetto, che costa 175 milioni di sterline, non potrà partire. Ma le cose promettono bene. Il Garden Bridge Trust, l’organizzazione benefica che sovrintende la realizzazione del progetto, ha già promesso 30 milioni di sterline così come Transport for London, responsabile della gara di appalto volta a trovare nuove idee per migliorare l’accesso pedonale sul fiume (appalto vinto da Heatherwick), e il Ministero del Tesoro. Una volta trovati i fondi necessari, i lavori di costruzione del ponte potrebbero iniziare già nel dicembre 2015 con il ponte aperto al pubblico nell’estate del 2018. –

Paola Cacciari Artricolo pubblicato su Artribune

Hyde Park Winter Wonderland 2014

E anche quest’anno è arrivato, il parco dei divertimenti più famoso di Londra! Giunto alla sua settima edizione, Winter Wonderland è una grande festa per grandi e piccini, uno degli eventi da non perdere nell’inverno londinese. E le interminabili file che si formano all’entrata durante il week-end ne sono una testimonianza evidente…

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Hyde Park Winter Wonderalnd. London 2014©Paola Cacciari

Inutile dire che cose da fare sono moltissime e vanno dalla pista di pattinaggio su ghiaccio al Regno Magico, per non parlare di giostre e Luna Park, una ruota panoramica che offre un fantastico panorama su Hyde Park, concerti di Natale e numerosi altri eventi per ogni età. E naturalmente non può mancare la Grotta di Babbo Natale…

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Hyde Park Winter Wonderalnd. London 2014©Paola Cacciari

Ma non finsice qui. C’è anche un autentico German Christmas market, il mercatino di natale tedesco con tante, coloratissime bancarelle, chioschi per caffè e bevande calde e, naturalmente, il classico vin brulé.

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Hyde Park Winter Wonderalnd. London 2014©Paola Cacciari

Godetevi l’atmosfera di festa nel Bavarian Village, il delizioso villaggio bavarese dove tra bratwurst e birra tedesca potrete deliziare le vostre orecchie ascoltando bande musicali eseguire dal vivo canzoni tipiche bavaresi o, in mancanza degli ottoni, musica pop tedesca (inclusa Nena e i suoi 99 palloncini – per chi è troppo giovane per ricordare gli anni Ottanta o all’epoca era distratto, guardate qui).

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Hyde Park Winter Wonderalnd. London 2014©Paola Cacciari

L’ingresso è gratuito, ma le attrazioni sono a pagamento. Ma non andate senza soldi che il concetto di “ingresso gratuito” è relativo. Se siete dotati di una volontà di ferro riuscirete a passeggiare e assorbire l’atmosfera di festa senza soccombere alla festa di colori, odori e divertimento in offerta. Io non ci riesco mai...

Londra//fino al 4 Gennaio 2015.

Aperto tutti i giorni  dalle 10am alle 10pmPer la pista di pattinaggio è consigliata la prenotazione. Per ulteriori informazioni http://www.hydeparkwinterwonderland.com/ Winter Wonderland tornerà in Novembre 2015.

Open House London: alla scoperta dell’architettura nascosta

Ogni anno il Settembre londinese è allietato da quell’evento fantastico che si chiama Open House London, un week-end in cui palazzi storici (e non), musei, gallerie ed edifici di culto di tutte le fedi aprono al pubblico quelle parti che non sono normalmente accessibili (come gli uffici della BBC per esempio o la torre della BT, la British Telecom) o lo sono dietro il pagamento del biglietto d’accesso. E lo fanno gratis. Azione di marketing certo, ma anche perfettamente in linea con la democratica idea britannica che certe cose cose di patrimonio comune e allora si condividono. Anche se una volta all’anno…
Edifici come la bellissima cappella universitaria del King’s College London e il Foreign & Commonwealth Office (altrimenti detto Foreign Office o FCO, il dicastero responsabile della promozione degli interessi del Regno Unito all’estero), entrambi progettati da Sir George Gilbert Scott (quello dell’Albert Memorial e della Stazione di St Pancras) negli anni Sessanta del XIX secolo, sono una vera e propria chicca del revival gotico vittoriano, e sono visibili ai non addetti ai lavori (vedi: comuni mortali) solo di rado, in occasioni come queste delle case aperte. E allora aprofittiamone!
Foreign Office and India Office

Cinque mostre da vedere a Londra

Vikings: Life and Legend, British Museum
Razziatori sanguinari e predoni guerrafondai? Beh, non proprio o perlomeno non così tanto, almeno quanto sostiene la mostra di primavera del British Museum, che suggerisce che in realtà i Vichinghi erano un popolo culturalmente illuminato i cui viaggi in luoghi lontani li aveve portati a contato con culture, religioni e idee diverse. E non basta. Chi si aspetta una conferma dell’immagine tradizionale dei vichinghi sarà deluso: una moltitudine di nuove scoperte archeologiche hanno fatto luce su miti passati – incluso quello che non indossavano elmi le corna. Questa è la prima mostra nella nuova ala del museo, la Sainsbury’s Wing, il cui enorme spazio significa che il British Museum ha potuto includere la ricostruzione di una vera nave da guerra vichinga lunga 37m la più lunga mai ritrovata. http://www.britishmuseum.org/ Fino al 22 Giugno.

Veronese: Magnificence in Renaissance Venice, National Gallery
Vero e proprio maestro del colore, Paolo Veronese (1528-88) ha ispirato con il suo brillante cromatismo artisti del calibro di Van Dyck, Rubens e Delacroix – il che rende incredibile il fatto che il nostro compatriota fu quasi dimenticato nel XIX secolo. Ma niente paura: la splendida mostra della National Gallery – un carosello di ritratti, pale d’altare, allegorie mitologiche e opere a soggetto religioso, ha restituito a questo grande della pittura italiana il posto che merita nella storia dell’arte occidentale. Assolutamente da non perdere. http://www.nationalgallery.org.uk/ Fino al 15 Giugno.

3. The Fashion World of Jean Paul Gaultier: From the Sidewalk to the Catwalk, Barbican
Volete vedere il famoso reggisenoconicoindossato da Madonna negli anni ’90o i costumi disegnati per il film di fantascenza Il quinto elemento? Allora la Barbican Art Gallery è il posto per voi, dove le stravaganti creazioni di Jean PaulGaultier, il bambino terribile della moda, sono in mostra fino ad Estate inoltrata. Si tratta di un’affascinate viaggio nella mente creativa di uno dei più audaci stilisti contemporanei, un personaggio atipico i cui abiti celebrano una giocosa sessualità, il piacere dell’ostentazione e la diversità della bellezza femminile. http://www.barbican.org.uk/ Fino al 25 Agosto.

4. Matisse: The Cut-Outs, Tate Modern
In seguito ad una grave malattia che lo aveva costretto su una sedia a rotelle impedendogli di dipingere al cavalletto, Henri Matisse (1869-1954) avrebbe facilmente potuto ritirarsi dalla scena. Ma invece di arrendersi al destino il francese reinventò la sua pratica di lavoro sostituendo le forbici ai pennelli. E le sue forme ritagliate da carta colorata sono brillanti e colorate come la pittura dei suoi quadri. Vedere per credere nella magnifica retrospettiva che Tate Modern ha dedicato a questa fase della carriera di Matisse. Una fase, quella dei papiers découpé che prima d’ora non era mai stata esaminata nei dettagli non solo a causa della dispersione delle opere in collezioni internazionali, ma anche e soprattutto per la loro fragilità. Cosa che rende un’altra mostra di questa portata altamente improbabile nel prossimo futuro. http://www.tate.org.uk/ Fino al 7 Settembre.

5. Comics Unmasked: Art and Anarchy in the UK, British Library
Il più grande evento mai dedicato al fumetto britannico, la mostra della British Library include esempi che risalgono addirittura all’età vittoriana, quando l’illustrazione di questo tipo divenne un mezzo di comunicazione popolare. Rare e originali opere d’arte-da Batman al Sandman di Neil Gaiman -illustrano i diversi modi in cui i fumetti sono stati utilizzati per esplorare questioni politiche e sociali che vanno dalla violenza alla droga, dai conflitti di classe alla sessualità. Argomenti difficili e particolari quelli trattati che hanno fatto guadagnare a questa mostra l’etichetta di vietata ai minori di 16 anni. http://www.bl.uk/ Fino al 19 Agosto.

Paola Cacciari Pubblicato su Londonita 

La bella addormentata alla Royal Opera House

Tutti conoscono la storia della Bella Addormentata (o almeno si pensa che tutti la conoscano, anche in quest’era digitale di e-books e e-reader): alla corte di re Floristano, viene indetta una festa per il battesimo della principessa Aurora: cavalieri, dame e le fate buone del regno sono invitati al battesimo. Tutti tranne lei, la strega Carabosse che verde dalla rabbia si vendica dell’affronto gettando una maledizione alla piccola: al sedicesimo anno di età, la principessa morirà pungendosi con un fuso. Ma la fata dei Lillà modifica la maledizione e invece della morte la principessa sprofonderà in un sonno eterno e con lei tutta la corte. Solo il bacio di un giovane principe porrà fine all’incantesimo.

La Bella Addormentata ̬ il primo per cronologia di composizione, dei tre balletti creati da Pyotr Ilyich Tchaikovsky Рgli altri sono Lo Schiaccianoci (1892) e Il lago dei Cigni (1895). Il libretto, basato sulla fiaba di Charles Perrault e scritto interamente dal principe e sovrintendente dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo Ivan Vsevolozhsky, fu coreografato da Marius Petipa. La prima rappresentazione ebbe luogo il 3 gennaio 1890 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Russia: inutile dire che il successo fu immediato.

Steven McRae and Sarah Lamb in Sleeping Beauty
Steven McRae and Sarah Lamb in Sleeping Beauty

Ma ieri sera sono stati Steven Mc Rae nel ruolo del Principe e Sarah Lamb in quello di Aurora a gettare un incantesimo sull’intero auditorium della Royal Opera House che ha seguito le loro piroette in un silezio completamente rapito. E ci credo: i sue sono stati divini dall’inizio alla fine e il celebre passo a due, in cui i due promessi sposi danzano (e con loro anche tutti gli invitati in onore del futuro re e della futura regina e anche molti dei personaggi delle fiabe di Perrault  come Il gatto con gli stivali e la gatta bianca, Cenerentola e il Principe Fortuné, Cappuccetto rosso e il lupo) è un capolavoro di bravura, grazia e leggerezza. E se sono i movimenti diagonali che si notano subito con Sarah Lamb il modo in cui braccia, gambe e piedi formano linee perfette, l‘australiano McRae combina sensibilità di interpretazione con una mascolina eccellenza tecnica. Inutile dire che il loro virtuosismo e la perfezione tecnica dell’intero cast del Royal Ballet fa di questo balletto una performance assolutamente da non perdere.

Londra//fino al 9 Aprile 2014

Royal Opera House
Bow Street
Covent Garden
London WC2E 9DD

Le sale del Medioevo e del Rinascimento al Victoria and Albert Museum

Inaugurate nel Dicembre 2009 dopo quasi dieci anni di lavoro e di ricerca, le gallerie dedicate all’arte del Medioevo e del Rinascimento del Victoria and Albert Museum occupano una superficie espositiva pari a 3.300 metri quadrati e si sviluppano cronologicamente su tre livelli pertendo dal 300 D.C. per arrivare al 1600. Costate 30 milioni di sterline e affettuosamente abbreviate in ‘MedRen’ dagli addetti ai lavori, le dieci sale occupano un’intera ala dell’edificio originale progettato da Sir Aston Webb nel 1899. Con 1.800 oggetti costituiscono la più grande collezione di scultura italiana esistente all’estero.


Alla base di questo mastodontico progetto, è l’ambiziosa visione dei curatori di sfatare il mito negativo di un Medioevo senza luce, tutto cenere e preghiera, prima della rinascita avvenuta del XV secolo. Visione tradotta nella pratica con la creazione di armoniosi spazi espositivi, privi di rigidi confini architettonici che riflettono con la loro continuità spaziale un dialogo mai interrotto tra antichità, Medioevo e Rinascimento. L’idea era quella di raccontare una storia dell’arte e del design europeo che fosse più di una semplice carrellata di stili, e per dare al pubblico il senso dell’utilizzo pratico degli oggetti si è cercato di ricreare quanto più possibile il loro contesto originale.

Victoria and Albert Museum. Londra. 2009©Nebbiadilondra

Una gigantesca trifora romanica del XII secolo introduce il visitatore che arriva dal pianterreno nel più profondo passato. Questa prima parte delle gallerie (300-1250) esplora lo sviluppo dell’arte cristiana dal perido tardo antico al Pieno Medioevo, e di come la Chiesa e i primi sovrani medievali come Carlo Magno abbiano guardato indietro alle forme e ai valoridell’arte romana per adatterle ai loro necessità.

Qui si possono ammirare  capolavori assoluti come una valva del dittico eburneo di Simmaco (sec. VI), il cofanetto intagliato della Cattedrale di Veroli (sec. X-XI) e come il reliquiario smaltato in cui erano custoditi i resti di San Thomas Becket (sala 8) e il Candelabro di Gloucester, realizzato per la cattedrale di Gloucester, all’inizio del XII secolo, uno degli oggetti più rappresentativi della storia dell’arte inglese la cui ricca decorazione di fogliame dorato rivela piccole figure umane si muovono verso l’alto, impegnate in una lotta disperata con mostri spaventosi mentre cercano di raggiungere la luce della candela, simbolo di Dio. 

Nelle sale successive, dedicate all’ascesa del Gotico (1200–1350), da non perdere sono le vetrate della Sainte-Chapelle a Parigi(circa 1243-1248), il Crocifisso di Giovanni Pisano(circa 1285-1300) (sala 9), una minuscola figura scolpita in avorio, un vero e proprio capolavoro di potenza espressiva e di grande emozione e il gigantesco busto di un Profeta (1285-1297) sempre dello stesso Giovanni Pisano, realizzato per il Duomo di Siena (sala 10). In queste sale si trova anche uno dei famosi arazzi di caccia del Devonshire (sala 10a) un gruppo di quattro magnifici arazzi fiamminghi risalenti alla metà del XV secolo – gli altri tre sono nelle Tapestries Galleries al terzo livello (sala 94).

Victoria and Albert Museum. Londra. 2009©Nebbiadilondra

Al pianterreno, opere di grandi dimensioni  un tempo parte di imponenti palazzi rinascimentali e chiese, sono esposte nel contesto di un paesaggio urbano. Immaginate il cortile di un palazzo rinascimentale, con un giardino popolato da alberi e fontane e impoeneti sculture come il Sansone e il Filisteo di Giambologna (1560-1562) (50a). Ma passate attraverso la gigantesca balaustra che separava il coro dalla navata nella Cattedrale di San Giovanni a Hertogenbosch (1600-1613) in Olanda, uno degli oggetti più grandi in mostra e vi ritroverete in un’imponente chiesa (sala 50b), evocata da grandi pale d’altare e vetrate, dominata dalla Cappella di Santa Chiara, costruita a Firenze nel 1494, e che il V&A dice essere il solo edificio rinascimentale italiano esitente fuori dall’Italia. E comunque la collezione di scultura italiana appartenente al museo trova rivali solo a Firenze a Roma. 

Giambologna, Sansone e il Filisteo (1560-1562)

Al secondo piano  si esplora come tra il 1500 e il 1600 le idee e l’interesse per l’antichità classica hanno influenzato il processo creativo dell’artista e di come le nuove tecnologie, (in particolare la stampa) hanno contribuito a diffondere idee e progetti e come gli oggetti diventano espressione d’identità e delle ambizioni di una famiglia. Ma non solo: qui si prendono in esame anche i vari aspetti della vita e del rituale domestico e dei suoi risvolti sociali visti attraverso beni di lusso come gioielli, mobili, armature e oggetti relativi alla salute e alla bellezza (sale 62 e 63).  Oltre ad un autoritratto di Tintoretto (1548) monete di Pisanello e stampe di Dürer, è stato ricostruito lo studiolo rinascimentale di Pietro de Medicicon il soffitto a volta in cui sono incastonati i tondi di maiolica con i Mesi di Luca della Robbia (1450-1456) (sala 64).
In una società che fa tesoro dei libri non possono mancare i taccuini di Leonardo da Vinci che sono per la prima volta in mostra permanente (il V&A ne possiede cinque, che sono esibiti a rotazione) e grazie ad un computer si possono sfogliare -almeno virtualmente- le pagine (sala 64). Accanto a Leonardo, il minuscolo bozzetto in cera di uno Schiavo (1516- 1519), l’unica opera di Michelangeloposseduta dal V&A, mentre un’intera sala è dedicata Donatello e ai suoi contemporanei Agostino di Duccio e Antonio Rossellino (64a). I curatori hanno setacciato le immense collezioni del V&A, ma ne è valsa la pena: dai depositi del grande museo londinese sono emersi tesori che non vedevano la luce da anni, come lo straordinario arazzo fiammingo raffigurante la Guerra di Troia (1475) (sala 64) il cui restauro ha richiesto oltre quattromila ore di lavoro. 

Tapestry with scenes of the war of Troy, Tournai, Belgium, 1475-1490


Ogni centimetro quadrato di spazio inutilizzato è stato reclamato e convertito (o ri-convertito) in spazio espositivo; persino l’area esterna esistente tra due edifici è stata coperta da un tetto trasparente e trasformata in zona di studio e relax per il pubblico (sala 64b). in questa nuova galleria sono riuniti oggetti di grandi dimensioni, come la facciata della casa di Sir Paul Pindar un tempo nella City of London o la gigantesca scalinata in legno di quercia1522-1530 proveniente da una casa di Morlaix, in Bretagna, ma ci sono anche calchi in gesso del XIX secolo, inferriate in ferro battuto e portoni, tutti oggetti attraverso cui si vuole mettere in evidenza come frammenti del passato medievale e rinascimentale continuano ad abitare le città e i paesaggi rurali d’Europa.

2014 © Paola C. Cacciari  pubblicato sul sito Londra Culturale


Victoria and Albert Museum, Cromwell Road, London, SW7 2RL, UK
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle-17.45; Venerdì dalle 10 alle-22.00 (una selezione di gallerie aperte dopo le 18.00). Chiuso il 24, 25 & 26 Dicembre
Ingresso libero
Info: Tel. +44 (0)20 7942 2000
 vanda@vam.ac.uk