Buon compleanno Shakespeare!

Non era così che avrei voluto celebrare il compleanno  il compleanno di William Shakespeare. Questo è il giorno in cui il Globe Theatre sul Tamigi apre le porte alla nuova stagione teatrale e io, quando il portafoglio lo permette (e al Globe con i biglietti a 5 sterline, il portafoglio lo permette spesso) cerco sempre di trovare un biglietto per il primo spettacolo della Stagione. Ma con l’Inghilterra e Londra ancora parzialmente in lockdown la mitica “wooden “O” del Globe Theatre. è ancora off-limits, e allora devo limitarmi ad augurare al bardo buon compleanno dal mio blog. Che il 23 Aprile  Shakespeare compie 457 anni – o almeno si pensa lo faccia, visto che non si sa con certezza la data della sua nascita.

Globe Theatre, London. Photo by Paola Cacciari

Adoro l’atmosfera del Globe il suo spazio intimo che sembra voler abbracciare attori e spettatori. To be or not be. Dubito esista ancora qualcuno al mondo che non ha sentito, almeno di sfuggita questa frase, una delle più celebri della letteratura di tutti i tempi. Scritta nel 1599 la tragedia di Amleto ha visto la luce in un momento particolarmente difficile dal punto di vista politico e religioso. Nato in un mondo in cui la vecchia religione è stata rimpiazzata da una nuova e in trepida attesa della fine imminente del Regno di Elisabetta I e della dinastia Tudor, Shakespeare era cosciente di stare vivendo in un momento di cambiamento epocale. Un’incertezza, quella per un mondo passato ma non ancora completamente sepolto particolarmente sentita nell’ Amleto, il cui padre ritorna sotto forma di Fantasma dicendo di essere in purgatorio, poiché morto senza l’estrema unzione.  Il problema religioso, la successione al trono, la morte della cavalleria e dei suoi ideali:  Shakespeare non era certo a corto di materiale a cui ispirarsi per scrivere le sue tragedie e tutte le opera scritte in questo anno (Giulio Cesare, Enrico V, Come ti piace) affrontano in un modo o nell’altro queste tematiche. Shakespeare costringe Amleto a lottare con la sua coscienza prima di agire che culmina nel soliloquio più famoso del mondo e che spesso è stato associato all’idea del suicidio.

La sua lingua è difficile, non solo perché arcaica, ma perché i lettori moderni non hanno più le conoscenza della Bibbia e dell’antichità classica che il pubblico elisabettiano aveva. E se il suo vocabolari era già molto vasto se paragonato a quello di altri drammaturghi, nell’Amleto Shakespeare usa più parole di quante ne abbia mia usate prima. E quelle che non esistono le inventa (si dice che abbia coniato circa 600 nuove parole solo per questo dramma).  E non sono solo le parole che sceglie, ma il modo in cui le usa, che rende il linguaggio di Amleto cosi difficile – e non solo per chi come me non è inglese di madrelingua. Shakespeare voleva che il suo pubblico si sforzasse e fa largo uso di endiadi (letteralmente dal greco ἕν διὰ δυοῖν, cioè “una parola attraverso due”- grazie Wikipedia!), una figura retorica che consiste nell’utilizzo di due o più parole per esprimere un unico concetto. Nei versi di Shakespeare il significato delle parole comincia ad oscillare  causando nello spettatore una vera e propria vertigine mentale. Giuro che ci sono stati momenti in cui avrei volute le note a fondo pagina. Ma la musicalità della lingua di Shakespeare ha la meglio. Ancora una volta la magia del Bardo ha funzionato.

2021 © Paola Cacciari

Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80

Dall’archivio del passato, anno 2012: un po’ turimo, un po’ storia sociale, è Londra vista da fotografi stranieri.

Vita da Museo

Dopo settimane di apnea lavorativa, finalmente un giorno libero da dedicare al mio passatempo preferito: andare in giro per mostre. Che questa Londra olimpica abbonda se possibile ancora di più di mostre, eventi, conferenze etc etc etc, e non c’è niente di più frustrante che avere i denti (l’entrata libera) e non avere il pane (il tempo) per vederle.
Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80a Tate Britain è uno show che sembra stato allestito pensando ai turisti: ci sono i bobbies, gli autobus a due piani, il Big Ben, le guardie della regina con il berrettone d’orso e naturalmente la nebbia. Non mancano neppure i monelli dell’East End e i gentlemen della City con l’ombrello e la bombetta. Che ieri come oggi Londra è una città che affascina e stimola l’occhio e la curiosità, con la sua diversità culturale, la sua multienicità e le sue tipologie…

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La piccola Venezia di Paddington

Oggi sono stata a Venezia. Ok, non proprio ma in una bella giornata di sole come oggi la piccola oasi di verde di Little Venice ha comunque il suo fascino. Stretta tra Maida Vale e Westmister, nella parte Nord della Capitale a due passi dalla frenetica stazione di Paddington, Little Venice si trova alla convergenza delle tre vie navigabili che attraversano Londra: il Grand Union Canal, il Regent’s Canal e il Paddington Basin.

Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari
Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari

Fu Lord Byron ad uscirsene con il nome Little Venice, paragonando questa parte di Londra che si trova all’incrocio tra il Regent’s Canal e il Grand Union Canal, a Venezia. Altri invece sostengono che fu il poeta Robert Browning (che tra il 1862 e il 1887 visse a Beauchamp Lodge, 19 Warwick Crescent) ad inventarlo, e dato che la pittoresca laguna triangolare formata dall’incontro dei tre canali e su cui si affacciano magnifici palazzi in stucco bianco in stile Regency, si chiama Browning’s pool , le probabilità sembrano pendere verso quest’ultimo. Indipendentemente da chi fu l’autore del nome, l’area era inizialmente conosciuta semplicemente come la Venezia di Londra: l’aggettivo il “Piccola” fu un’aggiunta successiva, con buona pace dei due poeti.

Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari
Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari

Poco distante, al numero 2 Warrington Crescente, una blue plaque indica la casa in cui naque Alan Turing (1912-1954), il matematico inglese impersonato da Benedict Cumberbatch nello splendido The Imitation Game che, durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò a Bletchley Park, il principale centro di crittoanalisi britannico e trovò il modo di decodificare i codici tedeschi creati dalla macchina crittografica Enigma. Nel 1952 fu arrestato e condannato per omosessualità, e costretto a scegliere tra il carcere o la castrazione chimica. Turing scelse la seconda, ma la depressione seguita al trattamento e l’umiliazione subita, lo spinsero al suicido che il 7 giugno 1954.

Inaugurato nel 1801, il Paddington Basin è il capolinea del braccio di Paddington del Grand Junction Canal. La scelta cadde su Paddington per via della sua posizione sulla New Road, la strada che portava ad Est, ottima per il trasporto delle merci. All’epoca del suo massimo splendore, il bacino era un importante nodo di trasbordo per le merci arrivate via fiume. Anche se lo sviluppo del bacino è spesso considerato come parte di Little Venice, il stile architettonico non potrebbe essere più lontano dal resto della zona..

Rolling Bridge di Thomas Heatherwick, Paddingron Basin. London, 2021 © Paola Cacciari

L’atmosfera moderna della sua architetura distingue il Paddington Basin dal resto della zona. Qui si trova anche il Rolling Bridge, un tipo di ponte mobile curling progettato da Thomas Heatherwick, il prodigio del design britannico diventato famoso anche fra i non addetti al lavori per aver progettato il Calderone per la fiamma olimpica nel 2012 e i nuovi autobus Routemasters voluti da Boris Johnson, quando era ancora sindaco di Londra nel 2010. Il ponte, completato nel 2004 come parte del progetto di risanamento e kmodernizzazione dell’are, il ponte si arriccia in un ottagono ed è programmato per srotolarsi sul canale ogni mercoledì e venerdì a mezzogiorno e ogni sabato alle 14:00.

Little Venice. Paddington Basin. London 2021 © Paola Cacciari

In un giorno di sole come oggi è davvero piacevole passeggiare lungo il canale, con le vecchie barche ristrutturate adibite a case galleggianti, a caffè, a ristoranti, una è stata persino trasformata in un teatrino delle marionette, il Puppet Theatre Barge. Serve anche come capolinea per varie compagnie di barche sul canale e ospita l’annuale IWA Canalway Cavalcade, che si svolge dal 1983. Da qui un servizio regolare di vaporetto porta da Little Venice a Regent Park, e a Camden Town, fermando allo Zoo di Londra. E questo mi da l’idea per un’altra mini–avventura post Covid…

2021 © Paola Cacciari

Madness – Our House (Official HD Remastered Video)

In these mad times, here you go: the Madness. Mi sembra appropriato. Buona settimana! 😄

Our House – Madness (1982)

Father wears his Sunday best
Mother’s tired, she needs a rest
The kids are playing up downstairs
Sister’s sighing in her sleep
Brother’s got a date to keep
He can’t hang around

Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our

Our house it has a crowd
There’s always something happening
And it’s usually quite loud
Our mum, she’s so house-proud
Nothing ever slows her down
And a mess is not allowed

Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our
Our house, in the middle of our street
Our house (Something tells you)
(That you’ve got to move away from it) In the middle of our

Father gets up late for work
Mother has to iron his shirt
Then she sends the kids to school
Sees them off with a small kiss (Ah, ah, ah, ah)
She’s the one they’re going to miss
In lots of ways

Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our

I remember way back then
When everything was true and when
We would have such a very good time
Such a fine time, such a happy time
And I remember how we’d play
Simply waste the day away
Then we’d say nothing would come between us
Two dreamersFather wears his Sunday best
Mother’s tired she needs a rest
The kids are playing up downstairs
Sister’s sighing in her sleep
Brother’s got a date to keep
He can’t hang around

Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our street
Our house, in the middle of our

Our house, was our castle and our keep
Our house, in the middle of our street
Our house, that was where we used to sleep
Our house, in the middle of our street
Our house

Staying Power: Photographs of Black British Experience 1950s-1990s.

Dall’archivio del passato, anno 2015: Staying Power, una mostra fotografica- inno all’integrazione e al multiculturalismo.

  Al Vandenberg, High Street Kensington from the series On a Good Day, 1970s,  © The Estate of Al Vandenberg / Victoria and Albert Museum, London  Armet Francis, ‘Self-Portrait in Mirror’, London, 1964,  © Armet Francis / Victoria and Albert, London  Normski, African Homeboy - Brixton, London, 1987, printed 2011,  © Normski / Victoria and Albert, London  Yinka Shonibare, Diary of a Victorian Dandy, 1998,  © Yinka Shonibare / Victoria and Albert, London
Al Vandenberg, High Street Kensington from the series On a Good Day, 1970s,
© The Estate of Al Vandenberg / Victoria and Albert Museum, London

Vita da Museo

Il V&A non è solo Alexander McQueen, sebbene per arrivare all’ingresso della sala della fotografia bisogna lottare per aprirsi un varco tra la folla in fila per entrare a vedere la mostra della anno. È ancheStaying Power: Photographs of Black British Experience 1950s-1990s.

Questa piccola e affascinante mostra nella Sala della Fotografia è il frutto della collaborazione tra il Victoria and Albert Museum e il Black Cultural Archive – il risultato di un progetto durato sette anni e di una collaborazione che ha permesso al museo di raccogliere 118 opere di 17 artisti di colore, oltre alle testimonianze orali dei fotografi stessi, delle loro famiglie e delle persone immortalate nelle loro immagini. La mostra prende il nome dal famoso libro di of Peter Fryer, Staying Power: The History of Black People in Britain (1984) che spiega come gli africani, gli asiatici e i loro discendenti…

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Policemen attacking defenceless women around the world in 2021

Belarus Belarus police and militia men arrest a woman protesting peacefully in Minsk, Belarus Myanmar Armed and helmeted policemen arrest a woman protester in Myanmar Iran Armed policemen arrest Nazanin Zaghari-Ratcliffe in Iran Russia It takes four armed and helmeted Russian policemen to arrest one woman protester in Moscow Hong Kong Two armed policemen force […]

Policemen attacking defenceless women around the world in 2021

Only in England: a Londra la fotografia di Tony Ray-Jones e Martin Parr

Un’altra mostra dall’archivo del (mio) passato di avida visitatrice di mostre, quella bellissima Tony Ray Jones e Martin Parr del 2013 😄📸

Vita da Museo

Sono una fotografa frustrata. Vorrei essere brava, ma semplicemente mi manca una delle doti principali dei grandi fotografi: la pazienza. E allora mi godo le mostre fotografiche altrui. Come questa che lo Science Museum ha dedicato ai due fotografi inglesiTony Ray-Jones(1941-1972) e Martin Parr(1952-) il cui titolo Only in England: Photographs by Tony Ray-Jones and Martin Parrsa tanto delle abitudini eccentriche di questa eccentrica nazione. E per chi come me ama la sociologia e la fotografia come strumento sociale per documentare usi e costumi e catturare momenti di adorabile eccentricità questa è la mostra perfetta.

Glyndebourne, 1967 by Tony Ray-Jones Glyndebourne, 1967 by Tony Ray-Jones

Divisa in tre sezioni, questa è la mostra perfetta per chi come me ama la fotografia come strumento sociale. Niente arzigogolate pretese artistiche, ma solo buona fotografica in bianco e nero per documentare usi e costumi e catturare momenti di adorabile eccentricità. La  prima parte è…

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