Back in time: The Wallflowers – One Headlight

Ho comprato Bringing Down the Horse della bands america The Wallflowers nel 2001, durante il mio primo periodo londinese perchè mi piaceva il singolo One Headlight. Trovavo questa canzone irresistibile. Ancora adesso penso di aver fatto bene. Ma la musica si sa è una cosa molto soggettiva…

The Wallflowers – One Headlight (1996)

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Circolo chiuso (The Closed Circle) di Jonathan Coe

È un’Inghilterra che conosco e riconosco questa raccontata da Jonathan Coe in The Closed Circle (Circolo Chiuso) che questo è il Paese in cui sono atterrata in quel lontano Aprile del 1999. Un Paese da poco rimasto orfano di due donne carismatiche come Margaret Thatcher e Lady Diana, la prima silurata nel 1992 (e sostituita per un breve e irrilevante mandato dall’altrettanto irrilevante John Major) la seconda morta tragicamente in un incidente stradale a Parigi nel 1997 e in disperato bisogno di una mano ferma, ma amichevole. Almeno all’apparenza. La mano del giovane e carismatico Tony Blair.

Sotto l’egida del New Labour di Balir la Gran Bretagna si trasforma nella Cool Britannia  delle Spice Girls e la bandiera nazionale, la Union Jack diventa un brand per tutto, dalle teiere agli ombrelli che tanto piacciono ai turisti perchè fanno tanto Londra. Nella Londra degli anni Novanta l’aria era elettrica, l’economia girava al massimo e la nazione era talmente ricca che si poteva trovare lavoro semplicemente stando seduti su di una panchina a mangiare un panino nel parco (e questo lo dico per esperienza personale, lo so perché mi è capitato). L’ottimismo, l’apertura all’Europa, i caffè all’aperto, il culto del cibo che trasforma improvvisamente l’Inghilterra da una nazione di filistei culinari in una di foodies ossessionata di ristoranti, ricettari e celebrity chefs. Quello che si vedeva meno erano cose tanto piu’ tragiche proprio in quanto cosi’ banali come il dramma del lavoro operaio, sottoposto alla morsa e alle costrizioni della globalizzazione. E tragedie ferroviaria senza precedenti, come qulla di Paddington del 1999, in cui persero la vita 31 persone e 400 restarono feriti. E la chiusura dello stabilimento di Longbridge, vicino a Birmingham, dal 1905 vitale per l’economia locale e non solo. E la tragedia dell11 Settembre, la guerra in Afganistan e quella in Iraq – contro la quale il 15 Febbraio del 2003 ci furono una serie di manifestazioni coordinate in tutta Europa. Tra le 750,000 che marciarono lungo il Tamigi fino ad Hyde Park c’ero anch’io. Queste sono tutte cose che ho vissuto sul posto e che non dimenticherò tanto facilmente. E che ho ritrovato nel Circolo Chiuso insieme agli eroi de La Banda dei Brocchi. Più vecchi (sono trascorsi vent’anni), più cinici, certamente più incattiviti da un mondo in cui il denaro e l’immagine la fanno da padroni. Alle soglie del capodanno del 2000 Claire Newman, reduce da un matrimonio fallito e da un altrettanto fallito lungo soggiorno in Italia, decide di tornare a Birmingham. Pensa sia venuto il momento, dopo più di vent’anni, di scoprire definitivamente cosa sia successo a sua sorella Miriam, scomparsa misteriosamente all’improvviso nel 1978.
Ma tornare a Birmingham significa anche rientrare in contatto con amici e conoscenti persi di vista e riannodare rapporti complessi, quello con suo figlio, per esempio, che aveva deciso di restare a vivere con il padre in Inghilterra. Pochissimi giorni dopo il rientro, incontra per caso un vecchio amico, Benjamin Trotter, in compagnia di una bellissima ragazza, Malvina: Claire sospetta che tra i due possa esserci qualcosa, mentre in realtà Malvina, della quale nulla si sa fino alla fine del romanzo, è innamorata di Paul Trotter, fratello di Benjamin e deputato del New Labour di Tony Blair.
Insomma, neanche in questo romanzo manca la pienezza a cui Jonathan Coe ci ha abituati: infatti, sebbene sia un romanzo in sé stesso compiuto, Circolo Chiuso rappresenta insieme a La banda dei brocchi (anni settanta) e a La famiglia Winshaw (anni ottanta), la conclusione di un grande affresco del recente passato e del presente dell’Inghilterra del XX secolo.

 

 

Il Museo di Sherlock Holmes, Londra e le sue particolarità

Da sempre adoro Sherlock Holmes, il più famoso “londinese” che non è mai esistito. Ma ammetto che, nonostante quasi vent’anni di permanenza nella Capitale, non sono anora andata a visitare il Museo a lui dedicato. Fortuna che ci ha pensato 50 Sfumature di Viaggio a colmare questa mia lacuna. Almeno per il momento… Buona lettura!

50 Sfumature di viaggio

museo sherlock holmes ingresso

Il Museo di Sherlock Holmes (Sherlock Holmes Museum) si trova a Londra, in Baker Street al civico 239, accanto al 221B di Baker Street, che era l’indirizzo scelto da Sir Arthur Conan Doyle, per la residenza dell’investigatore. Il museo è gestito dall’organizzazione non profit Sherlock Holmes International Society.

Sherlock Holmes probabilmente è nato il 6 gennaio 1854 e, per più di un secolo il suo nome è stato conosciuto in ogni paese del mondo. Non era noto solamente il suo nome, ma anche il suo aspetto e le caratteristiche che lo rendevano unico: gli occhi penetranti. la vestaglia e la pipa, il cappello e la lente d’ingrandimento. Questi dettagli sono così familiari che se dovesse apparire tra noi oggi, lo riconosceremo subito.

holmes statua in casaÈ una figura enigmatica, avvolta nel mistero, come i crimini che ha cercato di risolvere e, come nella maggior parte delle leggende, è spesso difficile…

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Ciao, Dolores

Un altro pezzo della mia giovinezza che se ne va… 😦 RIP Dolores. #Cranberries

https://youtu.be/Zz-DJr1Qs54

My World...

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Adesso si che è un Blue Monday

Scrivo per dare l’ultimo saluto a Dolores O’ Riordan, vocalist dei Cranberries, attraverso una delle canzoni che apprezzo di più. Questa è Linger.

Buon viaggio, Dolores.

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L’incubo del “Brexit New World”

Il fatto che io non ne abbia parlato su questo blog già da un po’ non significa che il problema non sussista più. La Brexit dico. Ma il problema c’è eccome, e l’inizio del nuovo anno porta inevitabilmente qualche riflessione.

Non vorrei sembrare tragica o esagerata, ma la forma che la Gran Bretagna post-Brexit (e di fatto direi l’Europa post Brexit, che mi sa che questo sia solo l’inizio della fine dell’UE…) mi sa tanto di Brave New World, Il Mondo Nuovo descritto da Aldous Huxley nel libro omonimo del 1932. Che lungi dal procedere verso una soluzione di qualche tipo, il problema di come districarsi dall’Unione Europea è per la Gran Bretagna più vivo e incasinato che mai. Il fatto è che nessuno sa cosa succederà se e quando Brexit diventerà una realtà, meno che meno sembra saperlo Theresa May, secondo la quale questo dovrebbe accadere nel corso del 2019.

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Ma accadrà davvero? La Brexit, dico. L’atmosfera è accesa da entrambe le parti e sa quasi di guerriglia metropolitana. La gente è arrabbiata e non teme di esprimerlo, ma sempre in the “English way”, cioè con tanta, tanta ironia. E dalle T-shirts con la faccia del leader laburista Jeremy Corbyn nei panni di Che Guevara, alle Christmas jumpers di sapore europeista che parafrasano la canzone natalizia di Mariah Carey All I Want for Christmas Is You” , sostituendo il pronome ‘you’ con l’acronimo inglese EU…

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…per arrivare a modi decisamente piu’ punk, come il piccolo adesivo che ho trovato qualche giorno fa appiccicato ad una vetrina dell’affollata High Street Kensington, uno dei molti a dire il vero, con l’ashtag #bollockstobrexit (qualcosa del tipo ‘fanculo a Brexit’ se c’erano ancora dubbi)…

Ed è  vero, che come dice il piccolo adesivo verde (vedi sotto), ‘It’s not a done deal’, l’affare non è ancora fatto. E dopo che venerdì scorso Lord Andrew Adonis, ministro delle infrastrutture, si è dimesso per protesta dal Governo della May che, secondo lui, sta gestendo la Brexit in un modo “pericolosamente populista e con uno spasmo nazionalistico degno di Trump”, l’affare sembra essere sempre piu’ lontano. Ed ad aggiungere al danno la beffa, ci si è messo il mitico Lord conservatore Michael Heseltine, vice Primo Ministro tra 1995 e il 1997, figura di spicco nei governi di Margaret Thatcher e John Major (e, diciamolo, uno dei fautori della caduta del governo Thatcher). A quasi 85 anni, Lord Heseltine non ha bisogno di moderare il linguaggio ed è stato uno dei pochi Tories che hanno avuto il coraggio di opporsi a Brexit (cosa che gli è costata il posto nel governo di Theresa May). E anche stavolta ha causato una vera e propria tempesta  all’interno del partito conservatore quando, la settimana scorsa, ha affermato che un governo Labour capeggiato Jeremy Corbyn sarebbe meno dannoso per il paese di una Brexit guidata dal suo stesso partito. Ouch!!

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Sta di fatto che, mentre il Governo di Theresa May perde tempo in inutili bisticci interni, le immediate conseguenze del Referendum si stanno già facendo sentire sul Paese. Pare che fin’ora la Brexit sia già costata alla Gran Bretagna l’1% del suo PIL, come ben sanno i consumatori che come me sono colpiti dalla svalutazione della sterlina causata dell’instabilità economica e dalla caotica gestine del post-referendum. Il quotidiano di sinistra The Observer stima che la Brexit sia già costata al Paese 350 milioni di sterline alla settimana – la stessa cifra che quel testone di Nigel Farage aveva promesso all’NHS, il servizio sanitario britannico, qualora la Gran Bretagna avesse lasciato l’UE (naturalmente si legge l’opposto sulle pagine di The Sun, che oscilla tra la destra e la sinistra a seconda della convenienza…).

La Gran Bretagna post-Brexit è decisamente un posto meno invitante della Cool Britannia in cui sono arrivata quasi vent’anni fa, quella che ancora credeva nel miracolo del New Labour di Tony Blair. Ma è casa, è diventata casa. Una casa che ho scelto e voluto e in cui intendo restare. E allora incrociamo le dita e vediamo cosa porterà questo nuovo anno.

 

Buon 2018 a tutti!

Anche quest’anno ci siamo arrivati, a Capodanno dico. E allora colgo l’occasione per augurare a ognuno di voi un felice anno nuovo. Da quando, molti anni fa, ho deciso di cercare di divertirmi a tutti i costi Capodanno è diventato un’occasione molto più simpatica. Il fatto poi che in genere sia io che la mia dolce meta’ si lavora in questi giorni che il museo non si ferma mai ha contribuito a rendere i nostri capodanni serate ancora più tranquille.

Il frigo è pieno, Harry Potter and The Deathly Hallows (parte 2) è in televisone il Prosecco e’ al fresco: celebreremo guardando i fuochi artificiali sul Tamigi trasmessi dalla BBC e poi continueremo con il programma musicale di Jools Holland, fino a quando arriverà il momento di andare a dormire per essere sufficientemente svegli domani.
E quindi, all’anno prossimo! 🙂

Happy New Year Everyone! 

Buon Natale a tutti!

 

E anche quest’anno ci siamo arrivati… 😉

Queen's Gallery, London 2017. Photo by Paola Cacciari

Queen’s Gallery, London 2017. Photo by Paola Cacciari

 

Buon Natale a tutti voi!

Natale a Kew Gardens

Dopo quasi vent’anni di Londra, pensavo di aver visto se non tutto, almeno molto. Certo avevo visto i Kew Gardens (i magnifici giardini botanici nella zona Ovest della Capitale) diverse volte che io e la mia dolce metàci andiamo regolamente in Primavera e in Autunno per ammirane i gloriosi colori. Ma per Natale non c’ero mai stata. Fortunatamente la mia autoctona (ed energetica) amica-collega Nicky ha posto fine a questa mia grave lacuna e, in una gelida sera del Dicembre britannico insieme ad altri due amici-colleghi, ci siamo avventurati alla scoperta del Natale a Kew Gardens che per l’occasione sono aperto fino alle 22.00.

Christmas at Kew gardens. London, 2017 © Paola Cacciari

Christmas at Kew gardens. London, 2017 © Paola Cacciari

E che rivelazione! Alla sera il giardino è illuminato da migliaia di luci colorare che donano all’ambiente circostante un’atmosfera incantata. Alberi di Natale dalle chiome luccicanti, ponti magici e luci verticali a cascata e colorate, un tunnel di luce e un giardino di fuoco.

E musica di sottofondo. Wow!! Uno spettacolo davvero indimenticabile!! E se come me siete freddolosi, niente paura: ci sono numerosi chioschi lungo il percorso che vendono Mulled wine (vin brûlé) e mince pies, i tipici dolcetti natalizi di di pastafrolla ricoperti di zucchero a velo e ripieni di frutta e aromatizzati da cannella e chiodi di garofano. Yummy!!! E dopo un paio di bicchieroni di vino aromatizzato caldo e qualche torina, non sentirete piu’ nulla!! E allora buon divertimento e Buon Natale!! 🙂

Londra//fino al 1 Gennaio 2018

Royal Bothanic Gardens Kew

kew.org

Buon compleanno Harry Potter!

Nel 2017 si sono celebrate molte cose: nascite, morti, rivoluzioni politiche e religiose che hanno cambiato il corso della storia umana. Ma davanti alla creazione di J.K. Rowling, anche eventi come il bicentenario della morte di Jane Austen, il cento anni della Rivoluzione Russa e i cinquecento della Riforma Protestante sembrano passare in secondo piano. Che chi come me ha letto Harry Potter and the Philosopher’s Stone quando era ancora un semplice libro per ragazzi e non un caso letterario di proporzioni globali, deve rassegnarsi al fatto che siano già passati vent’anni dalla sua pubblicazione. E così, per celebrare l’evento, qualche mese fa ho deciso che era arrivato il momento di rileggerlo. E alla luce di quasi due decadi di vita nella terra del Fish and Chips e forte della mia nuova pratica linguistica, la mia opinione non è cambiata: Harry Potter continua a piacermi adesso come la prima volta che l’ho letto. Tanto che dopo aver letto il primo, sono andata in libreria e ho ricomprato tutti gli altri libri della saga, che stupidamente avevo regalato in giro (insieme a molti alti libri) in vista di un trasloco una decina di anni fa, e li sto rileggendo poco a poco, con calma – un magico antidoto ad un periodo un po’ difficile.

Il fatto è  che sono molto affezionata a questo ragazzino e al suo magico mondo, visto che Harry Potter and the Philosophers’ Stone è stato in assoluto il primo libro che ho letto per intero in inglese senza dovermi fermare ogni 5 minuti a cercare la parola sul dizionario. Posso dire che entrare nel mondo magico di Hogwarths mi ha aiutato ad apprendere i primi rudimenti dell’inglese. E per questo sarò sempre grata alla Rowling.

E vista la marea umana che si accalca ad ogni momento del giorno e della notte (sì, anche delle notte, confermo) davanti a Platform 9/3, il negozio nella stazione di King’s Cross dove ogni babbano (Muggle, nella versione inglese) può sognare per un momento di poter entrare nel mondo magico di Hogwarts, non sono la sola ad apprezzare l’abilità letteraria della scrittrice. Una marea umana destinata (se possibile) ad accrescersi, visto che alla vicina British Library si è da poco inaugurata una mostra dedicata non tanto al maghetto, ma alla storia della magia sulla quale si basa molto del mondo di Harry Potter & C. Il titolo? Ma naturalmente Harry Potter: A History of Magic. Poteva forse essere diverso?

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Londra// fino al 28 Febbraio 2018

Harry Potter: A History of Magic.

The British Library

#BLHarryPotter  #HarryPotter20

 

Addio a Dmitri Hvorostovsky

Avevo parlato di lui solo una settimana fa nel mio post dedicato al baritono. Insieme al bel Christopher Maltman, l’avevo chiamato “il rubacuori” dell’opera. E bello Dmitri Hvorostovsky lo era davvero, con quella criniera di capelli bianchi su quella faccia ancora giovane.

Ed io ho avuto la fortuna di incontrarlo una sera di Novembre di un anno fa al museo, in occasione di una serata di beneficenza di cui lui, Hvorostovsky era l’ospite d’onore. A dire il vero, io lavoravo, ma l’event manager, che ama l’opera come la amo io, mi ha fatto sgattaiolare insieme ad un paio di colleghe altrettanto appasionate, nella nella sala dei Cartoni di Raffaello illuminata a festa. Qui, accompagnato da un pianoforte, il bel Dmitri ha deliziato i pochi eletti di quella serata speciale con struggenti melodie russe rese con quella sua voce potente e soave.

Alla fine della performance ha raggiunto gli ospiti al party che si teneva nella hall del nostro bellissimo museo socializzando allegramente tutti e dispensando sorrisi, chiacchiere a destra e manca e posando di buon grado per innumerevoli selfies (anche con noi dello staff), affabile e gentile come solo una vera superstar sa fare.

Poi stammatina l’annuncio sulla sua pagina Facebook:

“Da parte della famiglia, con il cuore pieno di tristezza annunciamo la morte di Dmitri Hvorostovsky a 55 anni amato baritono, marito, padre, figlio e amico. Dopo due anni e mezzo di battaglia contro un tumore al cervello, è morto serenamente stamattina nella sua casa nei dintorni di Londra, circondato dai suoi familiari. Possa il calore della sua voce e del suo spirito essere sempre con noi”.

Dmitri Hvorostovsky as Onegin, ‘Eugene Onegin’ Opera performed at the Royal Opera House, London, UK, 16 Dec 2015

Mi è dispiaciuto proprio tanto. E il mondo oggi è un posto un po’ più triste, privato com’è di uno dei suoi più carismatici interpreti di Rigoletto e Eugene Onegin. #RIPDmitriHvorostovsky