Lo Schiaccianoci

Ah, Lo Schiaccianoci! Uno dei classici di Natale, di quei balletti universali in grado di coinvolgere tutti, grandi e piccini, spettatori appassionati e occasionali. E insieme a Il Lago dei Cigni e La Bella Addormentata è certamente uno dei più famosi della tradizione russa, con alcune tra le melodie più famose e riconoscibili del Romanticismo. Non occorre essere un esperto di musica classica per conoscere la musica delValzer dei fiori, della Danza russa o quella inconfondibile della Danza della Fata Confetto, se non altro per averle sentite almeno una volta in qualche film o in televisione?

Abitando a Londra, la versione che conosco meglio e quella del Royal Ballet, e avendo mancato il loro splendido Nutcracker per qualche anno di seguito, quest’anno mi sono precipitata a vederlo, prima che un nuovo lockdown o come è accaduto a Berlino, il politically correct – lo togliessero nuovamente dal palcoscenico. Che sì, a Berlino il balletto di Ciaikovskij è stato giudicato razzista e per questo tolto dal repertorio in attesa di essere riveduto e corretto.

La storia è semplice: Clara Stahlbaum e la sua famiglia stanno organizzando una grande festa di Natale, i regali sono ammassati sotto il grande albero e i presenti mangiano, bevono e si divertono. Il giocattolaio Drosselmeyer, il misterioso padrino di Clara, dona alla bambina una bellissima bambola di legno, lo Schiaccianoci. Ma Fritz, il fratello di Clara, è geloso del dono. I due litigano rompendo lo Schiaccianoci si rompe, che viene prontamente riparato da Drosselmeyer.

Francesca Hayward as Clara and Gary Avis as Drosselmeyer in the Royal Ballet Nutcracker

Più tardi quella notte, Clara scende di soppiatto per controllare il suo amato nuovo giocattolo. L’orologio suona la mezzanotte e all’improvviso tutti i giocattoli prendono vita e Clara si ritrova all’improvviso nel bel mezzo di una battaglia tra i soldatini comandati dallo Schiaccianoci e i topolini del Re dei Topi.

Clara aiuta coraggiosamente lo Schiaccianoci, e grazie a lei il Re dei Topi è sconfitto e l’incantesimo è rotto e la bambola si trasforma in un giovane, Hans Peter, il nipote di Drosselmeyer che è stato maledetto dalla madre del re dei topi molti anni fa. Ma le avventure di Clara non sono finite e insieme ad Hans-Peter e Drosselmeyer viaggia su una slitta, guidata dall’angelo dell’albero di Natale, verso terre lontane. Attraversano il Paese delle Nevi arrivando infine nel Regno dei Dolci dove incontrano la Fata Confetto e del Principe Coqueluch, che li accolgono nel loro regno e li presentano ai loro amici. Tutti ballano per festeggiare, e in onore della giovane eroina, viene prodotta una celebrazione di dolci provenienti da tutto il mondo: La Cioccolata – Danza spagnola, Il Caffè – Danza araba, Il Tè – Danza cinese, I bastoncini di zucchero: Trepak – Danza russa, I pastorelli di marzapane: Pastorale – Danza degli zufoli (o dei “flauti di canna”).

Vadim Muntagirov and Marianela Nuñez in the Royal Ballet’s The Nutcracker

Ma i tempi sono cambiati e da esotici intermezzi, questi divertissements – cioè una suite di brani puramente strumentali in sequenza libera, dal carattere per lo più scorrevole e leggero, sono al giorno d’oggi accusati di essere intollerabili caricature etniche e sono stati cambiati o addirittura tagliati per evitare di offendere la suscettibilità della Woke generation. Come se i bambini di adesso attaccati come sono a Internet e ai socials non sapessero già anche troppo del mondo per credere agli stereotipi.

Dance of the Sugar Plum Fairy from The Nutcracker (The Royal Ballet)

Ispirato dal libro La storia di uno schiaccianoci di Alexandre Dumas che a sua volta aveva adattato e addolcito la fiaba originale Lo schiaccianoci e il re dei topi scritta da E.T.A Hoffmann nel 1816, con musiche di Pyotr Ilyich Tchaikovsky e coreografia di Marius Petipa e Lev Ivanov, Lo Schiaccianoci fu rappresentata per la prima volta al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo nel 1892. La produzione e l’interpretazione della storia del Royal Ballet sono state create da Sir Peter Wright e hanno debuttato alla Royal Opera House nel 1984.

🎄🎁🎄🎁🎄🎁

Freddie Mercury, 30 anni dopo: i cinque album più belli dei Queen — Uozzart

In occasione dei trent’anni dalla morte di Freddie Mercury, avvenuta il 24 novembre 1991 a Londra, ripercorriamo le tappe principali della band di cui è stato il frontman, diventando protagonista di alcune delle pagine più belle della musica mondiale. L’articolo Freddie Mercury, 30 anni dopo: i cinque album più belli dei Queen proviene da Uozzart.

Freddie Mercury, 30 anni dopo: i cinque album più belli dei Queen — Uozzart

Righeira – Vamos a la playa

Era il 1983, la Vita Spericolata di Vasco Rossi imperversava ovunque, la mia”playa” era Rimini e io pensavo che i Righeira davvero fossero spagnoli 🇪🇸 ignara che mai come in quell’anno il mondo è stato sull’orlo del precipizio e ha rischiato la distruzione. Beata ignoranza…

Raffaella Carrà – “Ballo ballo”

Da bambina ho passato ore davanti allo specchio cercando di imitarne il sorriso, lo sguardo e la repentina alzata di testa che le scompigliava la frangia bionda e le dava quell’aria allo stesso tempo sexy e sbarazzina.

Ma la Carrà era inimitabile, e non solo nel caschetto biondo, ma anche nella sua umanità che la rendeva a tutti così cara. E anche se io da lì a poco avrei scoperto i Duran Duran e il “mullet” di Simon le Bon, la cosa non mi ha mai impedito di guardare ogni puntata di Fantastico e Pronto Raffaella e di essere un po’ orgogliosa della mia concittadina … 😄

Con Milva e Battiato anche questo è un pezzo della mia storia che se ne va. Ciao Raffaella. 💕🎤💃

Deutschland 89

Dopo quella che mi è sembrata un’eternità, inconsolabile orfana di Martin Rauch e delle sue avventure, Channel 4 ha finalmente reso disponibile l’ultima parte della trilogia ambientata nella Germania della Guerra Fredda, Deutschland 89.

Che tutti sanno che nel 1989 il muro che divideva Berlino è caduto e, sotto gli occhi increduli del mondo, gli abitanti delle due parti della città si sono abbracciati e hanno festeggiato la fine del comunismo. La Germania è diveuta un paese unico e la DDR ha di esistere. “E tutti vissero felici e contenti…”

Ma se nelle favole la storia finisce qui, che a nessuno interessa conoscere cosa succede a Cenerentola e il Principe Azzurro dopo il matrimonio, la realtà per la Germania (soprattutto quella dell’Est) non è affatto stata così semplice. Agli abbracci e au festeggiamenti sono seguiti il caos e il vuoto di potere. Le vecchie strutture sono cadute, senza che ce ne fossero di nuove a rimpiazzarle. Il paese ha dovuto reinventarsi, così come molti dei personaggi politici che lo guidavano.

L’anno scorso, reduce com’ero da una settimana di intenso binge-watching di Deutschland 83 e Deutschland 86 avvenuto durante la prima quarantena (che adesso le quarantene hanno una successione cronologica…), ho sentito il bisogno di saperne di più, che negli anni Ottanta ero un’adolescente troppo presa da me stessa e dalla mia piccola vita per prestare attenzione a quello che accadeva nel mondo. Semplicemente non ero in grado di comprendere la portata di un evento che avrebbe avuto conseguenze apocalittiche come la caduta del muro di Berlino.

Stasiland di Anna Funder è un libro agghiacciante e straordinario, che racconta storie altrettanto agghiaccianti straordinarie dal ventre dell’ex Germania dell’Est, un paese in cui il quartier generale della polizia segreta, la Stasi può diventare un museo letteralmente dall’oggi al domani, e in cui un abitante su cinquanta informava (volente o nolente) sui propri vicini di casa e colleghi. La Funder raccoglie le testimonianze di persone che quella storia l’hanno vissuta sulla propria pelle, sia le di vittime che i carnefici. E devo dire che sono state le storie di questi ultimino che mi hanno affascinato di più. Storie complesse, in cui la realtà non è mai totalmente bianca o nera, ma è fatta da molte sfumature di grigio.

Deutschland 89, racconta la storia della caduta del Muro, ma quello che è accaduto dopo. E lo fa con una colonna sonora spettacolare che mi ha riportato indietro al tempo di Nena e dei suoi 99 Red Balloons, e  David BowieNew Order Eurythmics solo per citarne alcuni.

E che dire della moda? La ricordo bene la moda di quel periodo, nel bene e nel male così come i tagli di capelli…

Major Tom (Coming Home) Peter Schilling  1983