10 London hills – 2. Cornhill…

The highest of the city’s three ancient hills (at 17.7 metres or 58 feet above sea level), it was on Cornhill that the first Romans settled following the invasion of 43AD and the later the site of the basilica. In medieval times, a grain market was established on Cornhill which gave it the name it […]

10 London hills – 2. Cornhill…

10 London hills – 1. Ludgate Hill…

Le colline non sono la prima cosa che ci viene in mente quando si pensa a Londra, ma la Capitale possiede un numero niente affatto trascurabile di colline e collinette che hanno influenzato lo sviluppo urbano della città fin dall’antichità. Nel cuore della City of London la zona che ospita il nucleo romano della città, Ludgate Hill è con Tower Hill e Cornhill una delle tre antiche colline di Londra. Ora vi sorge la Cattedrale di Saint Paul, costruita (almeno secondo la leggenda) sulle rovine di un tempio romano dedicato alla dea Diana

Lud Gate era la porta più occidentale del London Wall (il muro di conta della Londra romana). Da lì passava la strada che portava al principale luogo di sepoltura dei romani in quella che oggi è Fleet Street, vicino ad un piccolo affluente del Tamigi che ora scorre sottoterra, il Fleet River. La tradizione dice che la porta venne costruita da re Lud, nel 66 a.C. ma è più facile che essa sia stata edificata dai romani e abbia soltanto preso il nome da Lud. Godetevi il post del blog Exploring London 🙂

Rome has its seven hills, Athens has the Acropolis and Paris – well, who can go past Montmatre? Yet, while hills may not be the first thing which come to mind when thinking of London, the city is home to numerous (low) peaks which have shaped the urban environment since ancient times (and some of […]

10 London hills – 1. Ludgate Hill…

LondonLife – The Bow Street Police Museum opens its doors…

The Bow Street Magistrates’ Court in 2006, the year of its closure. PICTURE: Edward (public domain) The Bow Street Police Museum, located on the site of the 1881 Bow Street Magistrates’ Court and Police Station, has opened its doors in Covent Garden. The museum tells the story of the early Bow Street Runners, the first […]

LondonLife – The Bow Street Police Museum opens its doors…

Lost London – Bear Garden, Southwark

The Bear Garden as depicted in Visscher’s Map of London which was published in 1616 but represented the city as it was several years earlier. The Bear Garden was among numerous structures built in Southwark during the Elizabethan era for public amusement: in this case the “amusement” being what we now see as the rather cruel […]

Lost London – Bear Garden, Southwark

Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80

Dall’archivio del passato, anno 2012: un po’ turimo, un po’ storia sociale, è Londra vista da fotografi stranieri.

Vita da Museo

Dopo settimane di apnea lavorativa, finalmente un giorno libero da dedicare al mio passatempo preferito: andare in giro per mostre. Che questa Londra olimpica abbonda se possibile ancora di più di mostre, eventi, conferenze etc etc etc, e non c’è niente di più frustrante che avere i denti (l’entrata libera) e non avere il pane (il tempo) per vederle.
Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80a Tate Britain è uno show che sembra stato allestito pensando ai turisti: ci sono i bobbies, gli autobus a due piani, il Big Ben, le guardie della regina con il berrettone d’orso e naturalmente la nebbia. Non mancano neppure i monelli dell’East End e i gentlemen della City con l’ombrello e la bombetta. Che ieri come oggi Londra è una città che affascina e stimola l’occhio e la curiosità, con la sua diversità culturale, la sua multienicità e le sue tipologie…

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I Mews di Londra: le case nelle stalle

Per molto tempo non ho avuto idea di cosa fossero i “mews“, le piccole stradine (private e non) che a Londra sembrano fare capolino dietro ogni casa signorile che si rispetti. Ne’ per tutti gli anni in cui ho abitato a Londra il non saperlo mi ha creato problemi, perfettamente contenta com’ero della definizione che avevo desunto dal contesto topografico della capitale. Ai miei occhi e ai mai piedi che li percorrevano, si trattava stradine piccole di conseguenza dovevano essere vicoli o qualcosa di simile. Neppure la presenza della stessa parola nel nome Royal Mews mi aveva illuminato, non avendo mai visitato le scuderie reali, ma limitandomi sempre e solo alla Queen’s Gallery poco distante. Se mi fossi soffermata a considerare il fatto che la parola mews era li’ usata in relazione con le scuderie reali dico, ecco, forse mi sarei posta prima prima la domanda sulla funzione originale dei mews.
O forse no, e sarei stata perfettamente felice ugualmente. Questo ci fa il lockdown: restringendo la nostra vita, ci fa guardare con occhi nuovi a cose che fino a quel momento avevamo visto senza vederle davvero. Certamente lo ha fatto a me.

London 2020 © Paola Cacciari
Kynance Mews, Kensington. London 2021 © Paola Cacciari

Originariamente indicante il luogo in cui, durante il regno di Enrico VIII erano racchiusi i falchi e gli uccelli rapaci, col tempo la parola mews diventò sinonimo di stalle. O nel caso di Londra, di una strada di servizio o un piccolo cortile su cui si affacciano una fila (o file) di stalle e rimesse per le carrozze con alloggi sopra di loro, costruiti dietro grandi case di città prima che i veicoli a motore sostituissero i cavalli all’inizio del XX secolo. I Mews di solito si trovano in zone residenziali come Kensington e Chelsea, Mayfair, Belgravia, Marylebone, Bayswater e sono un fenomeno quasi esclusivamente londinese essendo stati costruiti per provvedere ai cavalli, ai cocchieri e ai servitori delle scuderie dei ricchi residenti.

London 2021 © Paola Cacciari
Redcliffe Mews, Earl’s Court. London 2021 © Paola Cacciari

Che quando tra il XVIII e il XIX secolo la zona Ovest di Londra si coprì di imponenti residenze signorili costruite nell’architettura classica in stucco bianco furono intorno alle ampie strade, alle piazze e ai giardini di Belgravia e dintorni, era fuori questione che le stalle o l’entrata per i commercianti potessero rovinare la vista della facciata.

La soluzione ideale era quella di mettere sul retro una strada di servizio, a volte semi-nascosta dietro un arco, in cui in piacevoli ma semplici edifici erano sistemati tanto i cavalli e le carrozze dei ricchi residenti che i garzoni e cocchieri che li attendevano, ma senza che ne gli ne gli altri dessero troppo nell’occhio – e certemante senza che l’odore dei cavalli arrivasse alle delicate narici delle signore vittoriane.

Quando, nel XX secolo, l’automobile e lo sviluppo della metropolitana e della ferrovia resero obsoleti cavalli e carrozze, sia le stalle che i piccoli edifici che le ospitavano furono trasformati in garage o abitazioni.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, i mews divennero popolari tra gli artisti e personaggi anticonvenzionali come indirizzi economici e discreti nei quartiri migliori. Francis Bacon fu tra i primi ad abitare una di queste ex-scuderie convertire, al numero 7 Reece Mews, a pochi passi dalla stazione della metropolitana di South Kensington, dove la blue plaque di rito ne celebra la residenza. Ora i mews costano milioni. Come cambiano le cose…

Francis Bacon mural in Reece Mews, Kensington. London 2021 © Paola Cacciari

La seconda vita di Cosby Hall, Chelsea

Lungo il Chelsea Embankment, all’angolo tra Cheynee walk e Danver Street, sorge Cosby Hall. E’ un bell’edificio in stile Tudor, tutto mattoni rossi e torrette, perfettamente in armonia con l’architettura neogotica e neo-Tudor del vittoriano quartiere di Kensingron and Chelsea. Non stona perché Cosby Hall Tudor lo è davvero, almeno la Great Hall che è l’unica parte sopravvissuta del palazzo medievale che un tempo sorgeva a Bishopsgate, nella City di Londra. Una vera testimonianza della Londra medievale, miracolosamente sopravvissuta tanto al grande fuoco di Londra del 1666 che alle bombe di Hitler durante il Blitz su Londra tra il 1940 e il 1941.

Crosby Hall, Chelsea. London 2021 © Paola Cacciari

Costruita tra il 1466 e il 1472 dal ricco mercante di lana e cortigiano Sir John Cosby, nel 1483 Cosby Hall fu poi acquisita da Riccardo all’epoca ancora solo duca di Gloucester, che la usa come una delle sue residenze londinesi anche una volta divenuto Riccardo III, ragion per cui Shakespeare ambienta molte scene del suo dramma omonimo qui.

Caterina d’Aragona vi risiedette con il suo seguito sulla via per la (vecchia) Cattedrale di San Paolo dove avrebbe sposato il principe Arthur, figlio maggiore e poi erede di re Enrico VII (e fratello maggiore di re Enrico VIII). Per poi passare a Thomas More che la acquisisce con il suo nuovo titolo di Lord Chancellor (cancelliere) nel 1523-24, titolo eredita da Thomas Worsley caduti in disgrazia per non essere riuscito a procurare l’annullamento del matrimonio di proprio da Enrico VIII e che a sua volta lo farà decapitare. ma che forse non ci abito mai anche se c’è chi sostiene che scrisse qui il suo saggio Utopia. Il navigatore inglese Walter Raleigh ci abito nel 1601, mentre mentre dal 1621 al 1638 Cosby Hall ospitò la sede della East India Company, e fu adibita nel cosro del tempo a varie altre funzioni, da casa di riunione presbiteriana a magazzino e ristorante, durante la Prima Guerra Mondiale divenne luogo d’asilo per rifugiati belgi. Tra il 1925–1927 la British Federation of Women Graduates (BFUW) la utilizza come residenza universitaria per le studentesse universitarie in visita che avevano ricevuto borse di studio per viaggiare e studiare.

Cosby Hall fu demolita nel 1908, ma i mattoni furono conservati e l’edificio fu ricostruito nel 1920 a Chelsea, proprio accanto al sito su cui un tempo sorgeva la dimora di Thomas More, la cui statua sorge a pochi passi da la Chiesa in cui Enrico VIII sposò Jane Seymour in segreto. Corsi e ricorsi della storia…

2021 © Paola Cacciari

Cecil Beaton: Theatre of War

Dall’archivio del passato, anno 2013: un’insolito Cecil Beaton fotografo di guerra, una vera scoperta…

Vita da Museo

C’erano molte cose che non sapevo di Cecil Beaton prima di visitare questa bellissima mostra all‘Imperial War Museum. Non sapevo che avesse disegnato i costumi di  scena per  opere famose come la Turandot di Puccini per la Royal Opera House di Londra nel 1961-62 per esempio. O per musical famosi come Gigi e My fair Lady, due produzioni che gli valsero l’Oscar. O che avesse disegnato il mitico vestito bianco e nero indossato da Audrey Hepburn. E non sapevo neanche che  la sua vera passione fosse  il teatro, ma non avendo  abbastanza talento per fare l’attore e che non potendo mantenersi come costumista e scenografo, per sbarcare il lunario, avesse cominciato a fotografare attrici famose e ricche signore per Vogue.
Audrey Hepburn in 'My Fair Lady', costume by Cecil Beaton
Ma soprattutto non sapevo che tra il 1939 e il 1945 fosse stato uno dei  fotografi ufficiali del Ministero dell’Informazione…

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La piccola Venezia di Paddington

Oggi sono stata a Venezia. Ok, non proprio ma in una bella giornata di sole come oggi la piccola oasi di verde di Little Venice ha comunque il suo fascino. Stretta tra Maida Vale e Westmister, nella parte Nord della Capitale a due passi dalla frenetica stazione di Paddington, Little Venice si trova alla convergenza delle tre vie navigabili che attraversano Londra: il Grand Union Canal, il Regent’s Canal e il Paddington Basin.

Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari
Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari

Fu Lord Byron ad uscirsene con il nome Little Venice, paragonando questa parte di Londra che si trova all’incrocio tra il Regent’s Canal e il Grand Union Canal, a Venezia. Altri invece sostengono che fu il poeta Robert Browning (che tra il 1862 e il 1887 visse a Beauchamp Lodge, 19 Warwick Crescent) ad inventarlo, e dato che la pittoresca laguna triangolare formata dall’incontro dei tre canali e su cui si affacciano magnifici palazzi in stucco bianco in stile Regency, si chiama Browning’s pool , le probabilità sembrano pendere verso quest’ultimo. Indipendentemente da chi fu l’autore del nome, l’area era inizialmente conosciuta semplicemente come la Venezia di Londra: l’aggettivo il “Piccola” fu un’aggiunta successiva, con buona pace dei due poeti.

Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari
Little Venice. London 2021 © Paola Cacciari

Poco distante, al numero 2 Warrington Crescente, una blue plaque indica la casa in cui naque Alan Turing (1912-1954), il matematico inglese impersonato da Benedict Cumberbatch nello splendido The Imitation Game che, durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò a Bletchley Park, il principale centro di crittoanalisi britannico e trovò il modo di decodificare i codici tedeschi creati dalla macchina crittografica Enigma. Nel 1952 fu arrestato e condannato per omosessualità, e costretto a scegliere tra il carcere o la castrazione chimica. Turing scelse la seconda, ma la depressione seguita al trattamento e l’umiliazione subita, lo spinsero al suicido che il 7 giugno 1954.

Inaugurato nel 1801, il Paddington Basin è il capolinea del braccio di Paddington del Grand Junction Canal. La scelta cadde su Paddington per via della sua posizione sulla New Road, la strada che portava ad Est, ottima per il trasporto delle merci. All’epoca del suo massimo splendore, il bacino era un importante nodo di trasbordo per le merci arrivate via fiume. Anche se lo sviluppo del bacino è spesso considerato come parte di Little Venice, il stile architettonico non potrebbe essere più lontano dal resto della zona..

Rolling Bridge di Thomas Heatherwick, Paddingron Basin. London, 2021 © Paola Cacciari

L’atmosfera moderna della sua architetura distingue il Paddington Basin dal resto della zona. Qui si trova anche il Rolling Bridge, un tipo di ponte mobile curling progettato da Thomas Heatherwick, il prodigio del design britannico diventato famoso anche fra i non addetti al lavori per aver progettato il Calderone per la fiamma olimpica nel 2012 e i nuovi autobus Routemasters voluti da Boris Johnson, quando era ancora sindaco di Londra nel 2010. Il ponte, completato nel 2004 come parte del progetto di risanamento e kmodernizzazione dell’are, il ponte si arriccia in un ottagono ed è programmato per srotolarsi sul canale ogni mercoledì e venerdì a mezzogiorno e ogni sabato alle 14:00.

Little Venice. Paddington Basin. London 2021 © Paola Cacciari

In un giorno di sole come oggi è davvero piacevole passeggiare lungo il canale, con le vecchie barche ristrutturate adibite a case galleggianti, a caffè, a ristoranti, una è stata persino trasformata in un teatrino delle marionette, il Puppet Theatre Barge. Serve anche come capolinea per varie compagnie di barche sul canale e ospita l’annuale IWA Canalway Cavalcade, che si svolge dal 1983. Da qui un servizio regolare di vaporetto porta da Little Venice a Regent Park, e a Camden Town, fermando allo Zoo di Londra. E questo mi da l’idea per un’altra mini–avventura post Covid…

2021 © Paola Cacciari

Staying Power: Photographs of Black British Experience 1950s-1990s.

Dall’archivio del passato, anno 2015: Staying Power, una mostra fotografica- inno all’integrazione e al multiculturalismo.

  Al Vandenberg, High Street Kensington from the series On a Good Day, 1970s,  © The Estate of Al Vandenberg / Victoria and Albert Museum, London  Armet Francis, ‘Self-Portrait in Mirror’, London, 1964,  © Armet Francis / Victoria and Albert, London  Normski, African Homeboy - Brixton, London, 1987, printed 2011,  © Normski / Victoria and Albert, London  Yinka Shonibare, Diary of a Victorian Dandy, 1998,  © Yinka Shonibare / Victoria and Albert, London
Al Vandenberg, High Street Kensington from the series On a Good Day, 1970s,
© The Estate of Al Vandenberg / Victoria and Albert Museum, London

Vita da Museo

Il V&A non è solo Alexander McQueen, sebbene per arrivare all’ingresso della sala della fotografia bisogna lottare per aprirsi un varco tra la folla in fila per entrare a vedere la mostra della anno. È ancheStaying Power: Photographs of Black British Experience 1950s-1990s.

Questa piccola e affascinante mostra nella Sala della Fotografia è il frutto della collaborazione tra il Victoria and Albert Museum e il Black Cultural Archive – il risultato di un progetto durato sette anni e di una collaborazione che ha permesso al museo di raccogliere 118 opere di 17 artisti di colore, oltre alle testimonianze orali dei fotografi stessi, delle loro famiglie e delle persone immortalate nelle loro immagini. La mostra prende il nome dal famoso libro di of Peter Fryer, Staying Power: The History of Black People in Britain (1984) che spiega come gli africani, gli asiatici e i loro discendenti…

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