St Bartholomew the Great

La chiesa di St Bartholomew the Great (affettuosamente abbreviata in Great St Bart’s) è una delle più antiche chiese parrocchiali di Londra. E di queste, dopo la Riforma protestante e la dissoluzione dei monasteri, non ne sono rimaste molte. Anzi.

Situata a Smithfield, nel cuore della City di Londra, Great St Bart’s fu fondata da Rahere, cortigiano e favorito del re Enrico I. La morte della moglie del re Matilda, seguita due anni più tardi dall’annegamento del loro erede, il principe William, e altre tragedie familiari che spinsero Rahere a rinunciare alla sua professione e a compiere un pellegrinaggio a Roma. A Roma, come molti pellegrini, si ammalò. Mentre giaceva in delirio, pregò per la sua vita giurando che, se fosse sopravvissuto, avrebbe aperto un ospedale per i poveri a Londra. Le sue preghiere furono esaudite e si riprese. Mentre si dirigeva verso casa gli apparve la visione di San Bartolomeo che gli indicò il luogo nel sobborgo di Londra chiamato Smithfield dove avrebbe fondato una chiesa in suo nome. Fedele alla sua parola, Rahere istituì sia una chiesa, un priorato di canonici agostiniani, sia l’ospedale e visse abbastanza a lungo per vedere il loro completamento, servendo come priore del priorato e come maestro dell’ospedale. Morì nel 1145 e la sua tomba si trova nella chiesa.

La costruzione iniziò nel 1123 con il presbiterio normanno e l’abside della chiesa, che oggi costituiscono la parte piú grande dell’edificio ancora in piedi. La chiesa è infatti una fortunata sopravvissuta degli travolsero la storia britannica, sfuggita miracolosamente alla dissoluzione dei monasteri, al grande incendio che nel 1666 distrusse gran parte della Londra medievale, e alle bombe della seconda guerra mondiale che obliterarono la vicina area di Barbican (la cui suggestiva architettura brutalista torreggia in lontananza, dietro la chiesa), ma che risparmiarono in qualche modo gran parte dell’area di Smithfield. La sua sopravvivenza significa che è ancora una delle chiese più suggestive di Londra con una storia affascinante.

Dal 1230 furono aggiunti i transetti e una grande navata. Ma se i transetti sono ancora visibili, la maggior parte della navata della chiesa del priorato fu saccheggiata, prima di essere demolita nel 1543 in seguito alla dissoluzione dei monasteri. Il fatto che la chiesa nel frattempo fosse stata trasformata in chiesa parrocchiale per il territorio, non bastò a salvare la grande navata fu demolita e a lasciare che i transetti cadessero in rovina. L’estremità sud della navata fu venduta per essere edificata, o essere utilizzata come sepolcreto. L’attuale torre fu aggiunta nel 1638 tra il transetto nord e l’unica campata rimasta della grande navata come ingresso più grandioso all’edificio.

St Bartholomew the Great, London. 2021 Photo by Paola Cacciari

Il Priorato fu sciolto nel 1539 e la navata della Chiesa fu demolita. Gli edifici monastici furono lasciati in gran parte intatti e il coro e il santuario dei Canonici furono conservati per uso parrocchiale. Sotto la regina Mary I (la “sanguinaria”), l’edificio fu brevemente adibito a dimora per i frati domenicani, prima che tornasse ad essere una chiesa parrocchiale sotto la regina Elisabeth I.

La chiesa fu restaurata più volte durante l’era vittoriana, prima nel 1860 e poi nel 1886, dall’architetto Aston Web (che avrebbe poi progettato l’iconica ma noiosa facciata di Buckingham Palace nel 1913, e l’altrettanto iconica e decisamente più bella facciata del Victoria and Albert Museum). Entrambi i restauri erano relatività in sintonia con la chiesa, a differenza di molti altri avvenuti in città nello stesso periodo. All’interno, l’esito più evidente dei lavori è stato il restauro dell’abside che era stata sezionata con una parete piana in qualche punto probabilmente nel XVII o XVIII secolo. Il muro è stato rimosso e la curva originale è stata ripristinata. The Lady Chapel, la cappella della Madonna all’estremità orientale, sopravvissuta al tempo e alle demolizioni fu utilizzata per scopi commerciali e trasformata in una tipografia, e fu proprio lì che l’americano Benjamin Franklin lavorò per un anno come tipografo durante la sua permanenza a Londra tra il 1750 e la metà del 1770,. Il transetto nord, invece era impiegato come come fucina di un fabbro.

St Bartholomew the Great è una chiesa attiva e funzionante, ma uno ha la sensazione che qui ci sia spazio per tutti, cattolici, anglicani, protestanti e coloro senza un particolare credo religioso, che la sua magnifica architettura e il senso della storia che vi si respira sono aperti a tutti.

2021 by Paola Cacciari

Famous Londoners – Thomas Crapper…

One of the most famous plumbers in the world, Thomas Crapper was the founder of London-based sanitary equipment company, Thomas Crapper & Co, and a man whose name has become synonymous with toilets (although he was not, contrary to popular belief, the inventor of the flushing toilet). A portrait of Thomas Crapper. PICTURE: Via Wikipedia. […]

Famous Londoners – Thomas Crapper…

10 London hills – 2. Cornhill…

The highest of the city’s three ancient hills (at 17.7 metres or 58 feet above sea level), it was on Cornhill that the first Romans settled following the invasion of 43AD and the later the site of the basilica. In medieval times, a grain market was established on Cornhill which gave it the name it […]

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10 London hills – 1. Ludgate Hill…

Le colline non sono la prima cosa che ci viene in mente quando si pensa a Londra, ma la Capitale possiede un numero niente affatto trascurabile di colline e collinette che hanno influenzato lo sviluppo urbano della città fin dall’antichità. Nel cuore della City of London la zona che ospita il nucleo romano della città, Ludgate Hill è con Tower Hill e Cornhill una delle tre antiche colline di Londra. Ora vi sorge la Cattedrale di Saint Paul, costruita (almeno secondo la leggenda) sulle rovine di un tempio romano dedicato alla dea Diana

Lud Gate era la porta più occidentale del London Wall (il muro di conta della Londra romana). Da lì passava la strada che portava al principale luogo di sepoltura dei romani in quella che oggi è Fleet Street, vicino ad un piccolo affluente del Tamigi che ora scorre sottoterra, il Fleet River. La tradizione dice che la porta venne costruita da re Lud, nel 66 a.C. ma è più facile che essa sia stata edificata dai romani e abbia soltanto preso il nome da Lud. Godetevi il post del blog Exploring London 🙂

Rome has its seven hills, Athens has the Acropolis and Paris – well, who can go past Montmatre? Yet, while hills may not be the first thing which come to mind when thinking of London, the city is home to numerous (low) peaks which have shaped the urban environment since ancient times (and some of […]

10 London hills – 1. Ludgate Hill…

LondonLife – The Bow Street Police Museum opens its doors…

The Bow Street Magistrates’ Court in 2006, the year of its closure. PICTURE: Edward (public domain) The Bow Street Police Museum, located on the site of the 1881 Bow Street Magistrates’ Court and Police Station, has opened its doors in Covent Garden. The museum tells the story of the early Bow Street Runners, the first […]

LondonLife – The Bow Street Police Museum opens its doors…

Lost London – Bear Garden, Southwark

The Bear Garden as depicted in Visscher’s Map of London which was published in 1616 but represented the city as it was several years earlier. The Bear Garden was among numerous structures built in Southwark during the Elizabethan era for public amusement: in this case the “amusement” being what we now see as the rather cruel […]

Lost London – Bear Garden, Southwark

Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80

Dall’archivio del passato, anno 2012: un po’ turimo, un po’ storia sociale, è Londra vista da fotografi stranieri.

Vita da Museo

Dopo settimane di apnea lavorativa, finalmente un giorno libero da dedicare al mio passatempo preferito: andare in giro per mostre. Che questa Londra olimpica abbonda se possibile ancora di più di mostre, eventi, conferenze etc etc etc, e non c’è niente di più frustrante che avere i denti (l’entrata libera) e non avere il pane (il tempo) per vederle.
Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80a Tate Britain è uno show che sembra stato allestito pensando ai turisti: ci sono i bobbies, gli autobus a due piani, il Big Ben, le guardie della regina con il berrettone d’orso e naturalmente la nebbia. Non mancano neppure i monelli dell’East End e i gentlemen della City con l’ombrello e la bombetta. Che ieri come oggi Londra è una città che affascina e stimola l’occhio e la curiosità, con la sua diversità culturale, la sua multienicità e le sue tipologie…

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I Mews di Londra: le case nelle stalle

Per molto tempo non ho avuto idea di cosa fossero i “mews“, le piccole stradine (private e non) che a Londra sembrano fare capolino dietro ogni casa signorile che si rispetti. Ne’ per tutti gli anni in cui ho abitato a Londra il non saperlo mi ha creato problemi, perfettamente contenta com’ero della definizione che avevo desunto dal contesto topografico della capitale. Ai miei occhi e ai mai piedi che li percorrevano, si trattava stradine piccole di conseguenza dovevano essere vicoli o qualcosa di simile. Neppure la presenza della stessa parola nel nome Royal Mews mi aveva illuminato, non avendo mai visitato le scuderie reali, ma limitandomi sempre e solo alla Queen’s Gallery poco distante. Se mi fossi soffermata a considerare il fatto che la parola mews era li’ usata in relazione con le scuderie reali dico, ecco, forse mi sarei posta prima prima la domanda sulla funzione originale dei mews.
O forse no, e sarei stata perfettamente felice ugualmente. Questo ci fa il lockdown: restringendo la nostra vita, ci fa guardare con occhi nuovi a cose che fino a quel momento avevamo visto senza vederle davvero. Certamente lo ha fatto a me.

London 2020 © Paola Cacciari
Kynance Mews, Kensington. London 2021 © Paola Cacciari

Originariamente indicante il luogo in cui, durante il regno di Enrico VIII erano racchiusi i falchi e gli uccelli rapaci, col tempo la parola mews diventò sinonimo di stalle. O nel caso di Londra, di una strada di servizio o un piccolo cortile su cui si affacciano una fila (o file) di stalle e rimesse per le carrozze con alloggi sopra di loro, costruiti dietro grandi case di città prima che i veicoli a motore sostituissero i cavalli all’inizio del XX secolo. I Mews di solito si trovano in zone residenziali come Kensington e Chelsea, Mayfair, Belgravia, Marylebone, Bayswater e sono un fenomeno quasi esclusivamente londinese essendo stati costruiti per provvedere ai cavalli, ai cocchieri e ai servitori delle scuderie dei ricchi residenti.

London 2021 © Paola Cacciari
Redcliffe Mews, Earl’s Court. London 2021 © Paola Cacciari

Che quando tra il XVIII e il XIX secolo la zona Ovest di Londra si coprì di imponenti residenze signorili costruite nell’architettura classica in stucco bianco furono intorno alle ampie strade, alle piazze e ai giardini di Belgravia e dintorni, era fuori questione che le stalle o l’entrata per i commercianti potessero rovinare la vista della facciata.

La soluzione ideale era quella di mettere sul retro una strada di servizio, a volte semi-nascosta dietro un arco, in cui in piacevoli ma semplici edifici erano sistemati tanto i cavalli e le carrozze dei ricchi residenti che i garzoni e cocchieri che li attendevano, ma senza che ne gli ne gli altri dessero troppo nell’occhio – e certemante senza che l’odore dei cavalli arrivasse alle delicate narici delle signore vittoriane.

Quando, nel XX secolo, l’automobile e lo sviluppo della metropolitana e della ferrovia resero obsoleti cavalli e carrozze, sia le stalle che i piccoli edifici che le ospitavano furono trasformati in garage o abitazioni.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, i mews divennero popolari tra gli artisti e personaggi anticonvenzionali come indirizzi economici e discreti nei quartiri migliori. Francis Bacon fu tra i primi ad abitare una di queste ex-scuderie convertire, al numero 7 Reece Mews, a pochi passi dalla stazione della metropolitana di South Kensington, dove la blue plaque di rito ne celebra la residenza. Ora i mews costano milioni. Come cambiano le cose…

Francis Bacon mural in Reece Mews, Kensington. London 2021 © Paola Cacciari

La seconda vita di Cosby Hall, Chelsea

Lungo il Chelsea Embankment, all’angolo tra Cheynee walk e Danver Street, sorge Cosby Hall. E’ un bell’edificio in stile Tudor, tutto mattoni rossi e torrette, perfettamente in armonia con l’architettura neogotica e neo-Tudor del vittoriano quartiere di Kensingron and Chelsea. Non stona perché Cosby Hall Tudor lo è davvero, almeno la Great Hall che è l’unica parte sopravvissuta del palazzo medievale che un tempo sorgeva a Bishopsgate, nella City di Londra. Una vera testimonianza della Londra medievale, miracolosamente sopravvissuta tanto al grande fuoco di Londra del 1666 che alle bombe di Hitler durante il Blitz su Londra tra il 1940 e il 1941.

Crosby Hall, Chelsea. London 2021 © Paola Cacciari

Costruita tra il 1466 e il 1472 dal ricco mercante di lana e cortigiano Sir John Cosby, nel 1483 Cosby Hall fu poi acquisita da Riccardo all’epoca ancora solo duca di Gloucester, che la usa come una delle sue residenze londinesi anche una volta divenuto Riccardo III, ragion per cui Shakespeare ambienta molte scene del suo dramma omonimo qui.

Caterina d’Aragona vi risiedette con il suo seguito sulla via per la (vecchia) Cattedrale di San Paolo dove avrebbe sposato il principe Arthur, figlio maggiore e poi erede di re Enrico VII (e fratello maggiore di re Enrico VIII). Per poi passare a Thomas More che la acquisisce con il suo nuovo titolo di Lord Chancellor (cancelliere) nel 1523-24, titolo eredita da Thomas Worsley caduti in disgrazia per non essere riuscito a procurare l’annullamento del matrimonio di proprio da Enrico VIII e che a sua volta lo farà decapitare. ma che forse non ci abito mai anche se c’è chi sostiene che scrisse qui il suo saggio Utopia. Il navigatore inglese Walter Raleigh ci abito nel 1601, mentre mentre dal 1621 al 1638 Cosby Hall ospitò la sede della East India Company, e fu adibita nel cosro del tempo a varie altre funzioni, da casa di riunione presbiteriana a magazzino e ristorante, durante la Prima Guerra Mondiale divenne luogo d’asilo per rifugiati belgi. Tra il 1925–1927 la British Federation of Women Graduates (BFUW) la utilizza come residenza universitaria per le studentesse universitarie in visita che avevano ricevuto borse di studio per viaggiare e studiare.

Cosby Hall fu demolita nel 1908, ma i mattoni furono conservati e l’edificio fu ricostruito nel 1920 a Chelsea, proprio accanto al sito su cui un tempo sorgeva la dimora di Thomas More, la cui statua sorge a pochi passi da la Chiesa in cui Enrico VIII sposò Jane Seymour in segreto. Corsi e ricorsi della storia…

2021 © Paola Cacciari

Cecil Beaton: Theatre of War

Dall’archivio del passato, anno 2013: un’insolito Cecil Beaton fotografo di guerra, una vera scoperta…

Vita da Museo

C’erano molte cose che non sapevo di Cecil Beaton prima di visitare questa bellissima mostra all‘Imperial War Museum. Non sapevo che avesse disegnato i costumi di  scena per  opere famose come la Turandot di Puccini per la Royal Opera House di Londra nel 1961-62 per esempio. O per musical famosi come Gigi e My fair Lady, due produzioni che gli valsero l’Oscar. O che avesse disegnato il mitico vestito bianco e nero indossato da Audrey Hepburn. E non sapevo neanche che  la sua vera passione fosse  il teatro, ma non avendo  abbastanza talento per fare l’attore e che non potendo mantenersi come costumista e scenografo, per sbarcare il lunario, avesse cominciato a fotografare attrici famose e ricche signore per Vogue.
Audrey Hepburn in 'My Fair Lady', costume by Cecil Beaton
Ma soprattutto non sapevo che tra il 1939 e il 1945 fosse stato uno dei  fotografi ufficiali del Ministero dell’Informazione…

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