Esiliato speciale: Ugo Foscolo nella Londra della Reggenza (1816-1827)

Ah il Romanticismo! Quante lacrime ho versato per gli eroi romantici di Foscolo e Goethe! Ma nonostante abbia sospirato con il giovane Werther goethiano, la mia preferenza andava inequivocabilmente alle Ultime lettere di Jacopo Ortis, con la sua tragica storia di doppia infelicità – per l’amata Teresa, che deve sposare l’odioso Odoardo, e per la Patria, passata da Napoleone agli Austriaci senza pensarci due volte. D’altra parte sono sempre stata un’adolescente che passava troppo tempo da sola, incline a sognare ad occhi aperti.. Ora, passata la pubertà e il bisogno delle emozioni forti (ahem…😉) provviste dalle vicende dell’Ortis, continuo a provare un grande affetto per Ugo Foscolo (1778-1827). Che, giunto a Londra in esilio volontario il 12 settembre 1816, vive qui per gli ultimi undici anni della sua vita. E che accidentalmente ha abitato non troppo lontano da casa mia.

Al numero 19 di Edwardes Square, un’elegante piazza georgiana di Kensington costruita tra 1811 e il 1820 a pochi passi da Holland Park, una delle mitiche Blue Plaques dell’English Heritage indica la casa in cui il nostro poeta visse tra il settembre 1817 e l’aprile 1818, prima di trasferirsi nel 1819, in un piccolo appartamento sopra un negozio di tessuti al 154 di New Bond Street. Il primo dei molti traslochi che caratterizeranno la sua permanenza nella capitale.

Ma quello londinese non fu il primo esilio per Foscolo. che, dopo aver esultato per l’entrata delle truppe napoleoniche in Italia, si ritrova amaramente deluso dalla firma del Trattato di Campoformio del 1797, con cui Bonaparte cedeva Venezia (fino a quel momento libera repubblica, anche se ormai controllata dai francesi), all’Austria asburgica.

Da radicale qual’era, Foscolo abbandonò Venezia e si trasferì a Milano dove si arruolò nella Guardia Nazionale della Repubblica Cisalpina e combattendo con quella che si sarebbero poi chiamata Grande Armata francese. Nel 1803 si unisce alla divisione italiana di stanza in Francia, dove Napoleone stava raccogliendo le truppe per un’invasione dell’Inghilterra che non si sarebbe mai verificata. A Valenciennes conobbe una giovane inglese, Lady Fanny Emerytt Hamilton (da lui chiamata anche Sophia) che doveva aiutarlo con la lingua in vista dell’invasione dell’isola e con la quale ha una fugace relazione nel 1805 e da cui nasce una figlia di cui lui resta all’oscuro per molto tempo.

Poi Napoleone cadde e gli Austriaci si ripresero Milano e Foscolo si ritrovò daccapo. A dire il vero, il governatore austriaco gli offrì la possibilità di collaborare con il nuovo governo, dirigendo una rivista letteraria che sarebbe diventata la futura “Biblioteca italiana”, incarico che il poeta accettò prima di realizzare che la proposta comportava l’obbligo di giuramento al nuovo regime. Deciso a non farlo, Foscolo preferì lasciò abbandonare l’Italia, fuggendo  la notte prima di prestare giuramento. A quel tempo erano pochi i paradisi europei per i liberali irredentisti come lui. Provò prima la Svizzera, poi si decise per Londra.

François-Xavier Fabre (1766-1837), Portrait of Ugo Foscolo, 1813, Florence, Biblioteca Nazionale Centrale

A differenza di quanto accede oggi, infatti, nell’Inghilterra georgiana lingue come il latino, il francese e il tedesco erano ampiamente diffuse tra l’aristocrazia. Molte persone di alto rango conoscevano e parlavano anche l’italiano, che resta una diffusa tra i circoli intellettuali e letterari dell’epoca. La decisione poi di preferire l’esilio piuttosto che prestare giuramento di fedeltà agli austriaci aprirono a Foscolo le porte dei circoli liberali londinesi, come quello del Henry Richard Vassall-Fox, III Baron Holland che presiedeva nella sua dimora di Kensington un salotto letterario e politico di alto livello frequentato, oltre che da intelletuali, letterati e politici, anche da esiliati politici come il nostro poeta

John Wykeham Archer, Holland House, Source Wikipedia

Attorno a Foscolo finiscono inevitabilmente per radunarsi i numerosi esuli italiani che si erano rifugiati a Londra dopo il fallimento dei moti del 1821. Nacquero grandi amicizie, come con gli esuli Giuseppe Pecchio e Giovita Scalvini, ma il suo carattere difficile gli alienò molte simpatie tra i patrioti in esilio. Pare infatti che Gabriele Pasquale Giuseppe Rossetti, padre del Dante Gabriel Rossetti preraffaellita, anch’egli esiliato a Londra per aver appoggiato i moti liberali del 1820 non l’abbia ricordato con molta simpatia nelle sue memorie, e non era certo l’unico. Presto anche altri patrioti italiani, risentiti dalle critiche del poeta nei confronti dei tentativi rivoluzionari nel Lombardo-Veneto (tentativi che Foscolo, dopo anni all’estero, vedeva in un’ottica di disincantato realismo politico) e lo accusavano di danneggaire la causa italiana.

Sarà anche stato un grande letterato e un coraggioso patriota, ma una cosa che Ugo Foscolo non sembrava in grado di fare era gestire le proprie finanze. E nonostante l’intensa attività editoriale e numerosi articoli e saggi letterari e di critica scritti per le grandi riviste dell’epoca, come la prestigiosa rivista letteraria Edinburgh Review (dove si occupa di letteratura italiana, di filologia e critica letteraria), e il fatto che fosse un ospite semi-permanente del circolo liberale di Holland House, Foscolo trascorse i primi anni a Londra in dignitosa povertà, traslocando spesso tra diverse zone della capitale, a seconda della situazione finanziaria del momento.

Questo almeno fino al 1822, quando Foscolo – che nel frattempo aveva ritrovato la figlia naturale Mary Emerytt Hamilton (e da lui prontamente ribattezzata con il più romantico “Floriana”), decise di investire l’inaspettata somma di denato portatagli dalla giovane (probabilmente la sua dote) quando era andata a vivere con lui alla morte della nonna Lady Walker, in uno dei cottage che allora si stavano costruendo tra Regent’s Park e St. John’s Wood, e che costavano molto meno degli elengatissimi edifici in stile Regency costruiti da John Nash per l’aristocrazia londinese..

Foscolo era deciso a fare di questa villa sulle rive del Regent’s Canal, che aveva battezzato Digamma Cottage (dal nome di un saggio di filologia: Sul digamma eolico, Storia del testo di Omero) sarebbe diventato la casa dei suoi sogni, come scrive ad un amico, “my home, my workshop, my prison and my Champs Elysées.” Arredato (in gran parte a credito) in perfetto stile Regency, Digramma doveva contenere anche mausoleo che sarebbe stato decorato con un monumento funebre o con un’urna in stile Sepolcri, nel il quale Foscolo sperava di essere sepolto. Il cottage era dotato anche di un grande giardino dove (a sentire l’amico esule Giovita Scalvini) Foscolo appendeva limoni e arance agli alberi, per ricordargli il clima greco. Ma temo che il vedere il Regent Canal, che scorreva in fondo al suo giardino, solcato da rozze chiatte di carbone invece che dalle imbarcazioni greche della sua immaginazione, dovette essere per il nostro romantico poeta una grande delusione…

Ugo Foscolo cenothaph in Chiswick Old Cemetery, London. Photo: Paola Cacciari

Il sogno della casa ideale durò solo un paio d’anni. Spesa l’eredità di Floriana e non potendo pagare i debiti, nel 1824 Foscolo deve abbandonare Digamma; finisce pure in prigione per un breve periodo. Uscito dal carcere fu costretto a sopravvivere nei quartieri più poveri e malsani di Londra, assumendo spesso false identità (Lord Emerytt, dal nome della figlia era una di queste) per sfuggire ai creditori. Malato di idropisia polmonare, probabilmente contratta in quegli ultimi, difficili anni, Ugo Foscolo mori nel 1827 a Turnham Green, un verdeggiante sobborgo nelle zona Ovest dove sie era trasferitao nell’ultimo dei suoi traslochi, assistito dalla figlia e da pochi amici. Fu seppellito nel cimitero di Chiswick, all’ombra dei cipressi che aveva tanto amato, prima di ritornare nel 1871 in un’Italia unita.

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La strana storia del decennio inglese di Foscolo è stata raccontata due volte: Ugo Foscolo: An Italian in Regency England (1953) di ER Vincent, A. Life in Exile: Ugo Foscolo a London 1816-27 (1977) di Carlo Maria Franzero,

2022 ©Paola Cacciari

Fine della corsa per i “Boris Buses” di Londra?

Oh dear! Chi l’avrebbe detto che l’ultimo modello di Routemasters, quello super sleek disegnato da Thomas Heatherwick potrebbe essere arrivato al capolinea?

Prodigio del design britannico, il nome di Heatherwick è diventato famoso anche fra i non addetti al lavori per aver progettato il Calderone per la fiamma olimpica del 2012, il Curling Bridge a Paddington Basin e, con in squadra con lo stesso Boris Johnson, l’elaborato (e interrotto) Garden Bridge il ponte-giardino completo di erba, alberi, fiori e piante selvatiche che doveva offrire un’alternativa al traffico e all’inquinamento degli altri ponti.

Thomas Heatherwick

Introdotti nel 2012 da Bori Johnson quando era sindaco di Londra, i “Boris Bus” (gli autobus erano stati inizialmente soprannominati gli “Heatherwick busses”, ma così come era accaduto con le biciclette a noleggio che punteggiano le strade di Londra che divennero le “Boris Bikes”, il nome è stato cambiato in “Boris Busses”: chiaramente ai londinesi piacciono le allitterazioni…) dovevano sostituire e onorare i famosi Routemaster di Londra, introdotti negli anni Cinquanta e ancora ampiamente utilizzati nel ventunesimo secolo e dovevano durare almeno 14 anni.

Tuttavia, il design di Thomas Heatherwick incontrò quasi subito una serie di problemi. I nuovi autobus erano enormi, molto più lunghi degli originali e difficili da manovrare per le strade di Londra, e la loro eco-efficienza è presto risultata molto meno ecologica di quanto previsto dal loro motore ibrido. Il fatto poi he fossero stati concepiti senza finestrini apribili in quanto gli autobus erano tecnicamente dotati di aria condizionata (che era spesso non funzionante per mantenere la eco-efficenza) li rendeva roventi trappole infernali in cui era preferibile non avventurarsi soprattutto in estate, non li rendeva particolarmente popolari tra i commuters. Infine, c’era il prezzo: ogni New Routemaster costava l’incredibile cifra di £ 355.000, circa il doppio di un normale autobus a due piani.

Nel 2017 il sindaco Sadiq Khan ha annunciato che Tfl, (Transport for London) non avrebbe comprato nessun nuovo Routemasters. Ogni nuovo autobus era stato concepito per durare 14 anni, ma ora dopo dieci anni di uso, la flotta di 1.000 autobus ha bisogno di una ristrutturazione di 31 milioni di sterline che il povero TfL, duramente colpito dalla pandemia con la gente che lavora da casa e la mancanza di turisti, semplicemente non può permettersi.

London New Routemaster Heatherwick Studio

La questione ora è: cosa ci si fa con un migliaio di super complicati mega-autobus? Quando il neo-eletto sindaco Boris ha fatto piazza pulita dei bendy buses (gli autobus snodabili) introdotti dal suo predecessore Ken Livingstone e giudicati pericolosi e causa di numerosi incidenti, almeno è riuscito a sbolognarli a Malta. Ma mentre i bendy buses avevano un motore Mercedes che garantiva facili riparazioni, l’unicità del London New Routemaster rende manutenzioni e riparazioni molto più difficili e costose, e rende la sua futura permanenza nelle strade di Londra davvero molto incerta.

Tuttavia, devo dire che questi veicoli sono ancora fantastici – un po’ sciupati dal tempo e dall’uso, vero, ma ancora bellissimi. Gli interni sono confortevoli ed eleganti nonostante dieci anni di maltrattamenti, e l’esterno, dalla slanciata linea retrò-futuristica, è certamente molto più accattivante di mezzi utilizzati in altre città del mondo. Ah, e dopo qualche modifica ora è anche possibile aprire i finestrini e lasciare entrare aria fresca durante la cosa… What more one should want? 😉

2022 ©Paola Cacciari

UK’s first LGBTQ+ museum to open in London

The Queer Britain team outside the Art Fund building in Kings Cross, London
The Queer Britain team outside the Art Fund building in Kings Cross, London

The Art Fund has announced that the UK’s first national LGBTQ+ museum will open at its London headquarters in 2022.

The project is led by Queer Britain, a charity set up in 2018 to create a space dedicated to telling the stories of the UK’s LGBTQ+ community. Queer Britain, which is leasing the space from the Art Fund, will occupy the ground floor of the building in Kings Cross. This was previously taken by the House of Illustration, which is moving to a larger space.

Queer Britain trustee Lisa Power said: “I’m really excited that Queer Britain is finally going to have a space to show what we can do and that we’re here for all the community, from old lesbian feminist warhorses like me to young queer folk of all genders and ethnicities. Queer Britain aims to tell our many and diverse histories, and now we have a home to do that from.”

The museum will be free to enter and will initially employ about 10 people, ranging from front-of-house, curatorial, design, development and operations roles.

Queer Britain has started collecting objects, which range from costumes, photography, documents and campaigning material. The launch show will contain a mixture of items from its own collection and loans.

Objects already in the collection include Stonewall‘s founding document signed around actor Ian McKellen’s kitchen table; material from the world’s only queer cricket club; and costumes from musician and actor Olly Alexander and Hi-NRG singer Hazell Dean.

The Queer Britain project is funded by patrons, a membership scheme and corporate support from companies such as Levi’s, Coutts and Allen and Overy.

The Art Fund is the national fundraising charity for art. It helps museums to acquire and share works of art across the UK.

The origina article is here 👉 Museum Association

London Pub Signs – The Churchill Arms, Kensington…

The Churchill Arms decorated for Christmas in 2015. PICTURE: Loco Steve (licensed under CC BY-SA 2.0) It’s Christmas in London and for such a festive occasion, one pub immediately springs to mind – The Churchill Arms. The name is certainly not a mystery and doesn’t really have anything to do with the Christmas theme. It […]

London Pub Signs – The Churchill Arms, Kensington…

Lost London – Arundel House… — Exploring London

Arundel House, from the south, by Wenceslas Hollar. Via Wikimedia Commons. One of a string of massive residences built along the Strand during the Middle Ages, Arundel House was previously the London townhouse of the Bishops of Bath and Wells (it was then known as ‘Bath Inn’ and Cardinal Thomas Wolsey was among those who […]

Lost London – Arundel House… — Exploring London

Quando Kensington aveva un canale

Chi l’avrebbe mai detto! Che durante la Reggenza anche il quartiere di Kensington avesse una via navigabile come il più famoso Regent’s Canal! Da anni bazzico in quest’area per lavoro e per piacere, ma non sapevo dell’esistenza di un bacino e tantomeno di un canale.

Ok, non era proprio un canale, all’inizio era più un ruscello che altro, il Counter’s Creek che attraversava il quartiere da da Nord a Sud, passando da Kensal Green Cemetery, Kensington Olympia e, oltrepassando Earl’s Court e West Brompton costeggiava il Brompton Cemetery e quello che è ora è il luogo in cui sorge lo stadio del Chelsea F.C. a Stamford Bridge, per poi buttarsi nel Tamigi. Sul luogo sorge la centrale elettrica (ancora per poco) in disuso di Lots Road, ovest del ponte di Battersea. Dico ancora per poco, perché come tutte le cose che possono portare soldi e “gentrificazione” a Londra ( e non solo), anche questo iconico edificio come la Battersea Power Station, è in procinto di diventare un blocco di appartamenti super lusso con vista sul Tamigi.

Lots Road Power Station, London, England. Photographed by Adrian Pingstone

Ma torniamo al nostro canale. Nel 1820, l’apertura del Regent’s Canal che congiungeva il vicino bacino del Grand Junction Canal a quelli di Paddington, Limehouse e al Tamigi trasportando un traffico ampio e in rapido aumento, convinse William Edwardes, il secondo Lord Kensington, che sarebbe stata una buona idea trasformare quella parte del Counter’s Creek che attraversava la sua proprietà in un canale navigabile come il Regent’s Canal. Allettato dall’idea di arricchirsi con pedaggi e commercio, affidò al geometra William Cutbush, il compito di prepare un progetto adatto allo scopo e tra il 1824 e il 1828 la parte più a sud del torrente fu sviluppata nel Canale di Kensington.

Brompton Cemetery and Kensington Canal by William Cowen

Il Kensington Canal fu inaugurato il 12 agosto 1828, con l’idea di estenderlo fino ai bacini del Grand Junction e di Westbourne, ma l’enorme costo per le undici chiuse necessarie all’operazione finì con il dissuadere Lord Kensington, che dovette rassegnarsi al fatto che il suo nuovo canale si stesse rivelando già dall’inizio un buco nell’acqua. Il fatto era che, in realtà il Canale non era altro che il fiumiciattolo Counter’s Creek migliorato e ampliato; e in quanto più fiume che canale, era soggetto (come il Tamigi in cui si buttava) alle maree – cosa che ne limitava il traffico e di conseguenza le entrate pecuniarie che sin da subito si dimostrarono sostanzialmente inferiori a quanto sperato.

Kensington Canal, plan of basin and lock near Warwick Road in c. 1850

Altro fattore che il nostro Lord Kensington non aveva considerato era stato l’effetto tornado dell’arrivo dell’era ferroviaria, che a Londra in particolare diede il colpo di grazia alla navigazione fluviale. Il canale fu quindi acquistato dalla ferrovia nel 1839 e per costruire la West London Railway che, tramite il Kensington Canal, avrebbe collegato l’Inghilterra Nord Occidentale con il bacino di Kensington, consentendo l’accesso, smistamento e trasporto delle merci ai vari moli di Londra. Inaugurato nel 1844, nonostante un inizio promettente, anche questo progetto si rivelò tuttavia un buco nell’acqua. Gli introiti erano bassi e la ferrovia chiuse appena sei mesi dopo l’apertura. Le uniche vestigia ancora visibili ai nostri giorni sono un fosso verdeggiante accanto al binario 4 (treni per Olympia) della stazione della metropolitana di West Brompton. Le scoperte fatte durante il lockdown….

2021 by Paola Cacciari

St Bartholomew the Great

La chiesa di St Bartholomew the Great (affettuosamente abbreviata in Great St Bart’s) è una delle più antiche chiese parrocchiali di Londra. E di queste, dopo la Riforma protestante e la dissoluzione dei monasteri, non ne sono rimaste molte. Anzi.

Situata a Smithfield, nel cuore della City di Londra, Great St Bart’s fu fondata da Rahere, cortigiano e favorito del re Enrico I. La morte della moglie del re Matilda, seguita due anni più tardi dall’annegamento del loro erede, il principe William, e altre tragedie familiari che spinsero Rahere a rinunciare alla sua professione e a compiere un pellegrinaggio a Roma. A Roma, come molti pellegrini, si ammalò. Mentre giaceva in delirio, pregò per la sua vita giurando che, se fosse sopravvissuto, avrebbe aperto un ospedale per i poveri a Londra. Le sue preghiere furono esaudite e si riprese. Mentre si dirigeva verso casa gli apparve la visione di San Bartolomeo che gli indicò il luogo nel sobborgo di Londra chiamato Smithfield dove avrebbe fondato una chiesa in suo nome. Fedele alla sua parola, Rahere istituì sia una chiesa, un priorato di canonici agostiniani, sia l’ospedale e visse abbastanza a lungo per vedere il loro completamento, servendo come priore del priorato e come maestro dell’ospedale. Morì nel 1145 e la sua tomba si trova nella chiesa.

La costruzione iniziò nel 1123 con il presbiterio normanno e l’abside della chiesa, che oggi costituiscono la parte piú grande dell’edificio ancora in piedi. La chiesa è infatti una fortunata sopravvissuta degli travolsero la storia britannica, sfuggita miracolosamente alla dissoluzione dei monasteri, al grande incendio che nel 1666 distrusse gran parte della Londra medievale, e alle bombe della seconda guerra mondiale che obliterarono la vicina area di Barbican (la cui suggestiva architettura brutalista torreggia in lontananza, dietro la chiesa), ma che risparmiarono in qualche modo gran parte dell’area di Smithfield. La sua sopravvivenza significa che è ancora una delle chiese più suggestive di Londra con una storia affascinante.

Dal 1230 furono aggiunti i transetti e una grande navata. Ma se i transetti sono ancora visibili, la maggior parte della navata della chiesa del priorato fu saccheggiata, prima di essere demolita nel 1543 in seguito alla dissoluzione dei monasteri. Il fatto che la chiesa nel frattempo fosse stata trasformata in chiesa parrocchiale per il territorio, non bastò a salvare la grande navata fu demolita e a lasciare che i transetti cadessero in rovina. L’estremità sud della navata fu venduta per essere edificata, o essere utilizzata come sepolcreto. L’attuale torre fu aggiunta nel 1638 tra il transetto nord e l’unica campata rimasta della grande navata come ingresso più grandioso all’edificio.

St Bartholomew the Great, London. 2021 Photo by Paola Cacciari

Il Priorato fu sciolto nel 1539 e la navata della Chiesa fu demolita. Gli edifici monastici furono lasciati in gran parte intatti e il coro e il santuario dei Canonici furono conservati per uso parrocchiale. Sotto la regina Mary I (la “sanguinaria”), l’edificio fu brevemente adibito a dimora per i frati domenicani, prima che tornasse ad essere una chiesa parrocchiale sotto la regina Elisabeth I.

La chiesa fu restaurata più volte durante l’era vittoriana, prima nel 1860 e poi nel 1886, dall’architetto Aston Web (che avrebbe poi progettato l’iconica ma noiosa facciata di Buckingham Palace nel 1913, e l’altrettanto iconica e decisamente più bella facciata del Victoria and Albert Museum). Entrambi i restauri erano relatività in sintonia con la chiesa, a differenza di molti altri avvenuti in città nello stesso periodo. All’interno, l’esito più evidente dei lavori è stato il restauro dell’abside che era stata sezionata con una parete piana in qualche punto probabilmente nel XVII o XVIII secolo. Il muro è stato rimosso e la curva originale è stata ripristinata. The Lady Chapel, la cappella della Madonna all’estremità orientale, sopravvissuta al tempo e alle demolizioni fu utilizzata per scopi commerciali e trasformata in una tipografia, e fu proprio lì che l’americano Benjamin Franklin lavorò per un anno come tipografo durante la sua permanenza a Londra tra il 1750 e la metà del 1770,. Il transetto nord, invece era impiegato come come fucina di un fabbro.

St Bartholomew the Great è una chiesa attiva e funzionante, ma uno ha la sensazione che qui ci sia spazio per tutti, cattolici, anglicani, protestanti e coloro senza un particolare credo religioso, che la sua magnifica architettura e il senso della storia che vi si respira sono aperti a tutti.

2021 by Paola Cacciari

Famous Londoners – Thomas Crapper…

One of the most famous plumbers in the world, Thomas Crapper was the founder of London-based sanitary equipment company, Thomas Crapper & Co, and a man whose name has become synonymous with toilets (although he was not, contrary to popular belief, the inventor of the flushing toilet). A portrait of Thomas Crapper. PICTURE: Via Wikipedia. […]

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10 London hills – 2. Cornhill…

The highest of the city’s three ancient hills (at 17.7 metres or 58 feet above sea level), it was on Cornhill that the first Romans settled following the invasion of 43AD and the later the site of the basilica. In medieval times, a grain market was established on Cornhill which gave it the name it […]

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10 London hills – 1. Ludgate Hill…

Le colline non sono la prima cosa che ci viene in mente quando si pensa a Londra, ma la Capitale possiede un numero niente affatto trascurabile di colline e collinette che hanno influenzato lo sviluppo urbano della città fin dall’antichità. Nel cuore della City of London la zona che ospita il nucleo romano della città, Ludgate Hill è con Tower Hill e Cornhill una delle tre antiche colline di Londra. Ora vi sorge la Cattedrale di Saint Paul, costruita (almeno secondo la leggenda) sulle rovine di un tempio romano dedicato alla dea Diana

Lud Gate era la porta più occidentale del London Wall (il muro di conta della Londra romana). Da lì passava la strada che portava al principale luogo di sepoltura dei romani in quella che oggi è Fleet Street, vicino ad un piccolo affluente del Tamigi che ora scorre sottoterra, il Fleet River. La tradizione dice che la porta venne costruita da re Lud, nel 66 a.C. ma è più facile che essa sia stata edificata dai romani e abbia soltanto preso il nome da Lud. Godetevi il post del blog Exploring London 🙂

Rome has its seven hills, Athens has the Acropolis and Paris – well, who can go past Montmatre? Yet, while hills may not be the first thing which come to mind when thinking of London, the city is home to numerous (low) peaks which have shaped the urban environment since ancient times (and some of […]

10 London hills – 1. Ludgate Hill…