Quarterflash – Harden My Heart (Official Video)

Era il 1981 e avevo scoperto da poco la Superclassifica Show e il suo conduttore, Maurizio Seymandi. Andava in onda la domenica all’ora di pranzo, ed io cercavo di mangiare in fretta per godermi indisturbata le mie canzoni la Hit Parade della settimana, cioè i primi dieci singoli 45 giri più ascoltati  della settimana. Con TV Sorrisi e Canzoni (di cui Seymandi era uno stimato collaboratore dal 1974) aperto sotto agli occhi per meglio ricordare quei nomi stranieri, seguivo passo passo le statistiche di gradimento dei miei connazionali.

Un tuffo nel passato con questo Harden My Heart del gruppo americano Quarterflash, una band (almeno in Italia) da one hit wonder. Ma come mi piaceva quell’intro al saxofono …

Jennifer Packer: The Eye Is Not Satisfied With Seeing

La prima volta volta che ho sentito il nome di Jennifer Paker è stato durante la pausa pranzo un paio di settimane fa, quando la mia collega spagnola, come me entusiasta di mostre e musei, mi ha mostrato alcune foto sul suo smartphone. Non ho molta passione per l’arte contemporanea, ma devo dire che questa personale dedicata a quest’artista afro-americana mi ha entusiasmato.

La prima cosa che salta agli occhi entrando nella bianca quesite della Serpentine Gallery sono i colori sgargianti e la qualità fluida della sua pittura, rapida e al tempo stesso attenta ai dettagli (come i calzini multicolori della modella di Tia che sembrano voler uscire dalla tela). Dettagli che emergono come per magia dalla superficie del dipinto, riflettendo la sua preoccupazione per il visibile e l’invisibile.

Jennifer Packer, Tia, 2017. Collection of Joel Wachs. Photo: Paola Cacciari

Jennifer Packer è nata a Philadelphia 36 anni fa, vive e lavora nel Bronx. Generi tradizionali come il ritratto e la natura morta, sono avvicinati con approccio contemporaneo e al tempo stesso sono carichi dell’eredità emotiva del movimento Black Lives. E se le persone che popolano i suoi ritratti sono famigliari, amici e colleghi artisti, la sua scelta di rappresentare soggetti di colore è politica: “La rappresentazione, l’osservazione della vita, sono modi di testimoniare e condividere la testimonianza.”

Le sue figure sono fluide, fatte di acqua e aria, sembrano quasi dissolversi sotto i nostri occhi se non prestiamo la dovuta attenzione. Eric si appoggia allo schienale della sedia, perso nella sua mente, mentre posa per l’artista. Indossa calzini spaiati e vistose scarpe viola. Gli oggetti che lo circondano sembrano fluttuare intorno a lui come pensieri in libertà. Lo sguardo obliquo di Eric, le pieghe rigide della sua giacca: tutto è allo stesso tempo nitido e allo stesso tempo astratto. L’atmosfera del ritratto è pensosa come il suo soggetto. Eric Mack è un amico dell’artista e come lei pittore. E non è necessario leggere la spiegazione accanto al ritratto per sentire l’intimità che esistente tra loro.

Eric (II), 2013. Photo 2021 © Paola Cacciari

Ma sono le sue nature morte quelle che mi colpiscono di piú. Hanno una qualità tattile, vivente, sembra di poter sentirne il profumo, la morbidezza dei petali dei fiori, la consistenza delle foglie.

Dice la Packer “Avevo visto i quadri di Fantin Latour al Metropolitan Museum of New York e ho pensato che fossero straordinari. Ho pensato: Come può un dipinto di un bouquet di fiori essere più avvincente del ritratto che di una persona? Come sento l’umanità di una cosa?”

Sai Her Name (2017) è dedicato alla memoria di Sandra Bland, la donna afroamericana di 28 anni trovata morta in una cella di polizia nel 2015 dopo essere stata arrestata per una piccola violazione del codice stradale. I fiori della Packer sono un promemoria all’impermanenza della vita, al suo essere temporanea – come questo bouquet, idealmente posato sulla bara della Bland.

Jennifer Packer, Say Her Name, 2017. Courtesy the artist, Corvi-Mora, London, and Sikkema Jenkins & Co, New York. Photo: Paola Cacciari

2021 © Paola Cacciari

Londra//fino al 22 Agosto 2021

Jennifer Packer: The Eye Is Not Satisfied With Seeing

Serpentine Gallery South, Kensington Gardens

La scrittura può migliorare la salute mentale

Dal diario riflessivo alla prosa creativa, la scrittura può aiutare ad aumentare l’autostima, approfondire il senso di autocontrollo e migliorare la consapevolezza di sé. La scrittura può anche aiutare a ridurre lo stress, l’ansia e la depressione.

La scrittura può migliorare la salute mentale

We engaged for you: feminist collages

You might have seen some impacting messages stuck on walls by walking around the city of Bologna. The feminist collages became a part of the everyday life of Bolognese people since one year. The number of sentences which catch the eyes is no longer counted in Bologna today. Imported from France, this movement gathers women […]

We engaged for you: feminist collages

Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80

Dall’archivio del passato, anno 2012: un po’ turimo, un po’ storia sociale, è Londra vista da fotografi stranieri.

Vita da Museo

Dopo settimane di apnea lavorativa, finalmente un giorno libero da dedicare al mio passatempo preferito: andare in giro per mostre. Che questa Londra olimpica abbonda se possibile ancora di più di mostre, eventi, conferenze etc etc etc, e non c’è niente di più frustrante che avere i denti (l’entrata libera) e non avere il pane (il tempo) per vederle.
Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80a Tate Britain è uno show che sembra stato allestito pensando ai turisti: ci sono i bobbies, gli autobus a due piani, il Big Ben, le guardie della regina con il berrettone d’orso e naturalmente la nebbia. Non mancano neppure i monelli dell’East End e i gentlemen della City con l’ombrello e la bombetta. Che ieri come oggi Londra è una città che affascina e stimola l’occhio e la curiosità, con la sua diversità culturale, la sua multienicità e le sue tipologie…

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Cecil Beaton: Theatre of War

Dall’archivio del passato, anno 2013: un’insolito Cecil Beaton fotografo di guerra, una vera scoperta…

Vita da Museo

C’erano molte cose che non sapevo di Cecil Beaton prima di visitare questa bellissima mostra all‘Imperial War Museum. Non sapevo che avesse disegnato i costumi di  scena per  opere famose come la Turandot di Puccini per la Royal Opera House di Londra nel 1961-62 per esempio. O per musical famosi come Gigi e My fair Lady, due produzioni che gli valsero l’Oscar. O che avesse disegnato il mitico vestito bianco e nero indossato da Audrey Hepburn. E non sapevo neanche che  la sua vera passione fosse  il teatro, ma non avendo  abbastanza talento per fare l’attore e che non potendo mantenersi come costumista e scenografo, per sbarcare il lunario, avesse cominciato a fotografare attrici famose e ricche signore per Vogue.
Audrey Hepburn in 'My Fair Lady', costume by Cecil Beaton
Ma soprattutto non sapevo che tra il 1939 e il 1945 fosse stato uno dei  fotografi ufficiali del Ministero dell’Informazione…

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Charles Booth e la mappa della povertà di Londra

Se fossi vissuta a South Kensington nel 1890 quando il sociologo e armatore britannico Charles Booth (1840-1916) stava lavorando alla compilazione della mappa della povertà di Londra probabilmente sarei rientrata nella categoria del colore Viola, che indicava un reddito misto con famiglie più o meno agiate e altre decisamente più povere. Che quando furono costruite i palazzi simili a quello in cui vivo adesso, Earl’s Court era già scivolato dalla zona rossa (classe media, agiata) a quella rosa (piccola borghesia, abbastanza agiata, guadagni ordinari) prima di scivolare nella suddetta viola. Nella mia strada rifugiati e tossicodipendenti convivono con ricchi borghesi e milionari con la Ferrari. In mezzo stanno tutti gli altri, la massa informe di chi vive dignitosamente in affitto, ma non si potrà mai permettere il lusso di comprare una casa in questa zona.

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Nato a Liverpool nel 1840, allora uno dei centri del commercio mondiale e la cui popolazione esplose nel giro di pochi anni, Booth era perfettamente qualificato per analizzare gli effetti della rivoluzione industriale sulle infrastrutture delle città vittoriane. Soprattutto quelle che, come Londra vedono la loro popolazione moltiplicare quasi all’improvviso.

Charles Booth

Londra era una città di estremi – estrema povertà ed estrame ricchezza (non e’ cambiato nulla) in cui coloro che si erano arricchiti lo avevano fatto a scapito di coloro che avevano lavoraro per provvedere questa ricchezza e che nel processo si erano invece impoveriti,- cli stessi che ora queste classi abbienti cercavano di tagliare della loro vita e dalla loro vista. Ancora oggi idilliche enclaves benestanti con palazzi bianchi e giardini privati, si contrappongono a zone di criminalita’ e violenza delle periferie. non esistono più gli slums, ma solo sulla carta.

Nel tentativo di refutare la teorie socialiste che sostenevano che un quarto della popolazione della Captale viveva in povertà, Booth inizio a tracciare una mappa delle relazione tra povertà e depravazione a Londra solo per scoprire, nel corso della su indagine che la cifra era molto più alta. Quello che crea e’ un vero e proprio rilevamento topografico in cui il livello di ricchezza/povertà era codificato da colori che andavano dal nero che indicava la classe più abbietta, semicriminale e aggressiva, al giallo della ricca alta borghesia.

La cosa interessante è che la mappa non mostra solo i luoghi in cui vivevano ricchi e poveri, ma anche i luoghi prediletti dalla borghesia mercantile e commerciale, che tendono a concentrarsi attorno alle grandi arterie di comunicazione, mentre l’estrema povertà, come accade ancora adesso, si trova spesso attorno a stazioni ferroviarie, ai canali navigabili e ai vicoli dell’East End. E’ difficile pensare che Shadwell, Limehouse e Shoredich, prima di diventare i paradisi per hipster, “gli alternativi”, che conosciamo oggi fossero praticamente tutti colorati di nero; mentre l’elegantissima Chelsea, quando Booth la mappò, aveva una sacco di blu scuro ed era definita umida, sovrappopolata, con gente bisognosa che non paga l’affitto. Non per nulla Dante Gabriel Rossetti e altri artisti sempre a corto di soldi, scelgono di vivere qui: Chelsea all’epoca era economica, oltre che bohémien.

Part of Booth’s map of Whitechapel 1889. The red areas are “well-to-do”; the black areas are “semi-criminal”.

Certo ètutto molto astratto e Booth lo sapeva anche allora, ma fu il rimo passo verso una serie di riforme che portarono al all’introduzione dell’Housing of the Working Classes Act 1890 che eventualmente autorizzò le autorità locali a demolire gli slums dei bassifondi, e all’Old-Age Pensions Act 1908 approvato nel 1908, considerato come la base del moderno sussidio pubblico nell’attuale Regno Unito.

Nel 1951 gli fu dedicata una Blue Plaques dal London County Council nella casa in cui abitò al numero 6 Grenville Place, South Kensington. Neanche a dirlo, la sua starda era colorata in giallo.

Avevo gia’ palato di Chales Booth in questo post del 2019 dedicato alla mostra Architettura e salute in mostra alla wellcome Collection alla Wellcome Collection di Londra.

2021 © Paola Cacciari

L’ode alla Natura di Sebastião Salgado

Dall’archivio del passato, anno 2013: l’ode alla natura di Sebastiao Salgado.

Vita da Museo

Quando, alla fine del 1990, durante una malattia, Sebastião Salgado (n. 1944) decise di fare ritorno in Brasile, trovò il ranch in cui era cresciuto molto cambiato: la vegetazione rigogliosa e la fauna che ricordava erano pressoché scomparse. Fu in quel momento che il fotografo decise che era tempo di passare all’azione. Con l’aiuto della moglie e collaboratrice, Lélia Wanick, hanno ripiantato quasi due milioni di alberi e hanno osservato il paesaggio rinnovarsi, e gli uccelli e gli animali ritornare. Fu allora che nacque nella sua mente l’idea di Genesis: un progetto che è allo stesso tempo una lettera d’amore al nostro pianeta “una chiamata alle armi” per difenderlo.
Una chiamata alle armi a cui il Natural History Museum ha risposto con entusiasmo. Organizzata in cinque sezioni -Planet South, Sanctuaries, Africa, Amazonia and Pantanal, e Northern Spaces – Sebastião Salgado: Genesis è uno straordinario viaggio attraverso il nostro incredibile…

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