Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80

Dall’archivio del passato, anno 2012: un po’ turimo, un po’ storia sociale, è Londra vista da fotografi stranieri.

Vita da Museo

Dopo settimane di apnea lavorativa, finalmente un giorno libero da dedicare al mio passatempo preferito: andare in giro per mostre. Che questa Londra olimpica abbonda se possibile ancora di più di mostre, eventi, conferenze etc etc etc, e non c’è niente di più frustrante che avere i denti (l’entrata libera) e non avere il pane (il tempo) per vederle.
Another London: International Phothographers Capture City Life 1930-80a Tate Britain è uno show che sembra stato allestito pensando ai turisti: ci sono i bobbies, gli autobus a due piani, il Big Ben, le guardie della regina con il berrettone d’orso e naturalmente la nebbia. Non mancano neppure i monelli dell’East End e i gentlemen della City con l’ombrello e la bombetta. Che ieri come oggi Londra è una città che affascina e stimola l’occhio e la curiosità, con la sua diversità culturale, la sua multienicità e le sue tipologie…

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Cecil Beaton: Theatre of War

Dall’archivio del passato, anno 2013: un’insolito Cecil Beaton fotografo di guerra, una vera scoperta…

Vita da Museo

C’erano molte cose che non sapevo di Cecil Beaton prima di visitare questa bellissima mostra all‘Imperial War Museum. Non sapevo che avesse disegnato i costumi di  scena per  opere famose come la Turandot di Puccini per la Royal Opera House di Londra nel 1961-62 per esempio. O per musical famosi come Gigi e My fair Lady, due produzioni che gli valsero l’Oscar. O che avesse disegnato il mitico vestito bianco e nero indossato da Audrey Hepburn. E non sapevo neanche che  la sua vera passione fosse  il teatro, ma non avendo  abbastanza talento per fare l’attore e che non potendo mantenersi come costumista e scenografo, per sbarcare il lunario, avesse cominciato a fotografare attrici famose e ricche signore per Vogue.
Audrey Hepburn in 'My Fair Lady', costume by Cecil Beaton
Ma soprattutto non sapevo che tra il 1939 e il 1945 fosse stato uno dei  fotografi ufficiali del Ministero dell’Informazione…

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Charles Booth e la mappa della povertà di Londra

Se fossi vissuta a South Kensington nel 1890 quando il sociologo e armatore britannico Charles Booth (1840-1916) stava lavorando alla compilazione della mappa della povertà di Londra probabilmente sarei rientrata nella categoria del colore Viola, che indicava un reddito misto con famiglie più o meno agiate e altre decisamente più povere. Che quando furono costruite i palazzi simili a quello in cui vivo adesso, Earl’s Court era già scivolato dalla zona rossa (classe media, agiata) a quella rosa (piccola borghesia, abbastanza agiata, guadagni ordinari) prima di scivolare nella suddetta viola. Nella mia strada rifugiati e tossicodipendenti convivono con ricchi borghesi e milionari con la Ferrari. In mezzo stanno tutti gli altri, la massa informe di chi vive dignitosamente in affitto, ma non si potrà mai permettere il lusso di comprare una casa in questa zona.

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Nato a Liverpool nel 1840, allora uno dei centri del commercio mondiale e la cui popolazione esplose nel giro di pochi anni, Booth era perfettamente qualificato per analizzare gli effetti della rivoluzione industriale sulle infrastrutture delle città vittoriane. Soprattutto quelle che, come Londra vedono la loro popolazione moltiplicare quasi all’improvviso.

Charles Booth

Londra era una città di estremi – estrema povertà ed estrame ricchezza (non e’ cambiato nulla) in cui coloro che si erano arricchiti lo avevano fatto a scapito di coloro che avevano lavoraro per provvedere questa ricchezza e che nel processo si erano invece impoveriti,- cli stessi che ora queste classi abbienti cercavano di tagliare della loro vita e dalla loro vista. Ancora oggi idilliche enclaves benestanti con palazzi bianchi e giardini privati, si contrappongono a zone di criminalita’ e violenza delle periferie. non esistono più gli slums, ma solo sulla carta.

Nel tentativo di refutare la teorie socialiste che sostenevano che un quarto della popolazione della Captale viveva in povertà, Booth inizio a tracciare una mappa delle relazione tra povertà e depravazione a Londra solo per scoprire, nel corso della su indagine che la cifra era molto più alta. Quello che crea e’ un vero e proprio rilevamento topografico in cui il livello di ricchezza/povertà era codificato da colori che andavano dal nero che indicava la classe più abbietta, semicriminale e aggressiva, al giallo della ricca alta borghesia.

La cosa interessante è che la mappa non mostra solo i luoghi in cui vivevano ricchi e poveri, ma anche i luoghi prediletti dalla borghesia mercantile e commerciale, che tendono a concentrarsi attorno alle grandi arterie di comunicazione, mentre l’estrema povertà, come accade ancora adesso, si trova spesso attorno a stazioni ferroviarie, ai canali navigabili e ai vicoli dell’East End. E’ difficile pensare che Shadwell, Limehouse e Shoredich, prima di diventare i paradisi per hipster, “gli alternativi”, che conosciamo oggi fossero praticamente tutti colorati di nero; mentre l’elegantissima Chelsea, quando Booth la mappò, aveva una sacco di blu scuro ed era definita umida, sovrappopolata, con gente bisognosa che non paga l’affitto. Non per nulla Dante Gabriel Rossetti e altri artisti sempre a corto di soldi, scelgono di vivere qui: Chelsea all’epoca era economica, oltre che bohémien.

Part of Booth’s map of Whitechapel 1889. The red areas are “well-to-do”; the black areas are “semi-criminal”.

Certo ètutto molto astratto e Booth lo sapeva anche allora, ma fu il rimo passo verso una serie di riforme che portarono al all’introduzione dell’Housing of the Working Classes Act 1890 che eventualmente autorizzò le autorità locali a demolire gli slums dei bassifondi, e all’Old-Age Pensions Act 1908 approvato nel 1908, considerato come la base del moderno sussidio pubblico nell’attuale Regno Unito.

Nel 1951 gli fu dedicata una Blue Plaques dal London County Council nella casa in cui abitò al numero 6 Grenville Place, South Kensington. Neanche a dirlo, la sua starda era colorata in giallo.

Avevo gia’ palato di Chales Booth in questo post del 2019 dedicato alla mostra Architettura e salute in mostra alla wellcome Collection alla Wellcome Collection di Londra.

2021 © Paola Cacciari

L’ode alla Natura di Sebastião Salgado

Dall’archivio del passato, anno 2013: l’ode alla natura di Sebastiao Salgado.

Vita da Museo

Quando, alla fine del 1990, durante una malattia, Sebastião Salgado (n. 1944) decise di fare ritorno in Brasile, trovò il ranch in cui era cresciuto molto cambiato: la vegetazione rigogliosa e la fauna che ricordava erano pressoché scomparse. Fu in quel momento che il fotografo decise che era tempo di passare all’azione. Con l’aiuto della moglie e collaboratrice, Lélia Wanick, hanno ripiantato quasi due milioni di alberi e hanno osservato il paesaggio rinnovarsi, e gli uccelli e gli animali ritornare. Fu allora che nacque nella sua mente l’idea di Genesis: un progetto che è allo stesso tempo una lettera d’amore al nostro pianeta “una chiamata alle armi” per difenderlo.
Una chiamata alle armi a cui il Natural History Museum ha risposto con entusiasmo. Organizzata in cinque sezioni -Planet South, Sanctuaries, Africa, Amazonia and Pantanal, e Northern Spaces – Sebastião Salgado: Genesis è uno straordinario viaggio attraverso il nostro incredibile…

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Il magico mondo di Alighiero Boetti

Oggi ho cominciato a pensare ai viaggi che non posso fare e mi e’ venuta una gran voglia di vedere le mappe colorate di Alighiero Boetti…

Vita da Museo

Le visite a Tate Modern per me sono sempre “illuminanti”, nel bene e nel male. Che ogni volta imparo qualcosa di nuovo su un artista diverso. Sono curiosa, che ci volete fare. E se a volte rimpiango di essere andata dall’altra parte del mondo per qualcosa che non mi piace per nulla, a volte faccio piacevoli scoperte. E ieri ho fatto conoscenza con un connazionale che è stato fino ad oggi per me poco piu’ di un illustre sconosciuto: Alighiero Boetti(1940 –1994), uno degli esponenti dell’Arte Povera, il cui ironico Autoritratto fa bella mostra di sè su uno dei balconi di Tate Modern.

My Brain

Ed è stata una vera e propria rivelazione, un colpo di fulmine. Che molto prima di Damien Hirst con i suoi squali in formalina e pallini colorati, Boetti aveva deciso che un artista poteva considerarsi tale anche senza produrre le sue opere…

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La neve! ☃️❄️

A Londra non nevica spesso, abbondantemente dico. L’ultima volta, se non ricordo male e’ stato nel 2012… 🤔 Avendo aspettato sette anni per un po’ di biancume, non potevo non precipitarmi ad Hyde Park a fotografare la neve… 😁☃️❄️

London, Kensington Gardens. 2021©Paola Cacciari
London, Kensington Gardens. 2021©Paola Cacciari
London, Kensington Gardens. 2021©Paola Cacciari
London, Kensington Gardens. 2021©Paola Cacciari
London, Kensington Gardens. 2021©Paola Cacciari
London, Kensington Gardens. 2021©Paola Cacciari

A presto, Sala Borsa!

Qualche giorno fa, la newsletter che ricevo dall’Istituzione Biblioteche di Bologna (anzi no, l’Istituzione non esiste più, cancellata e riassorbita all’interno del Settore Cultura del Comune … ma questo è un altro discorso) conteneva l’invito a compilare un questionario predisposto da AIB (Associazione Italiana Biblioteche) per rilevare i bisogni negati dalla chiusura delle biblioteche e […]

A presto, Sala Borsa!